L’idea iniziale era di tradurre questo articolo, che mi sembrava interessante per gli spunti che offre, poi ho pensato che sarebbe stato più interessante usare gli spunti che quell’articolo offre, per scriverne uno ex novo.

In pratica nell’articolo ci si chiede se le strategie sull’immigrazione che l’Europa vorrebbe adottare siano finalizzate a frenare l’immigrazione clandestina in favore di quella regolamentata, oppure siano solo uno strumento atto ad aumentare indiscriminatamente l’immigrazione nel Vecchio Continente.

L’Europa sembra cercare di evitare in qualsiasi modo uno scontro frontale con i cosiddetti paesi di Visegrad, cioè i paesi aderenti alla UE che provengono dal vecchio blocco del Patto di Varsavia, assolutamente contrari ad una immigrazione di massa, per non dire ad una immigrazione tout court, clandestina o regolare che sia. Allo stesso tempo, però, sembra molto attiva nel cercare soluzioni che possano in qualche modo “vincere” le resistenze dei paesi dell’est per imporre una immigrazione più massiccia. “Poiché non esiste ancora un testo pubblicato che possa essere valutato” prosegue l’articolo, “questo problema fondamentale è rimasto senza risposta”.

In pratica la questione rimane aperta, tra più immigrazione incontrollata e una invece che prediliga i canali ufficiali che favoriscano l’asilo per chi ne ha diritto (profughi di guerra e da situazioni che oggettivamente impongano l’accoglienza) e il visto d’ingresso per le forze lavoro “necessarie” all’economia europea.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban sembra non avere dubbi: “Gli stati sovrani sono stati maggiormente messi a repentaglio da una rete globale che sostiene una società aperta, mirata all’eliminazione delle strutture nazionali. La rete di George Soros … mira a costruire società aperte di etnia mista accelerando la migrazione e smantellando le competenze decisionali nazionali e trasferendo tali competenze a un’élite globale. Quell’élite globale che non consentirebbe politiche in conflitto con i propri interessi nell’Europa centrale”. L’élite globale applicherà la stessa strategia in Ungheria nella campagna elettorale del 2022 come nelle elezioni presidenziali di quest’anno in Polonia. Sono forze del passato che hanno già distrutto il paese in passato. Quelle che una volta erano comunità indipendenti sono ora diventate un partito popolare di sinistra al servizio della rete di Soros, che si prepara per una battaglia decisiva nel 2022, sostenuta dai media internazionali, dai burocrati di Bruxelles e dalle ONG pseudo-autonome“.

In pratica, per Orban l’Europa si appresta a togliere la competenza sull’immigrazione di massa ai governi dei singoli paesi per concederla ad un organismo sovra nazionale che però non è “super partes” in questa questione ma persegue i fini che la rete messa su da Soros persegue da anni: creare in Europa un meticciato razziale-culturale in grado di stravolgere la società europea attuale.

In questo è cruciale il ruolo delle ONG e il salvataggio in mare dei migranti. Fateci caso, spesso queste ONG sono tedesche o appartenenti a paesi “satelliti” della Germania. Ma i paesi coinvolti nell’immigrazione clandestina di massa sono quelli periferici, Italia, Grecia e Spagna, alle prese con situazioni spesso al limite dell’ingestibilità. E nonostante i “buoni propositi”, che rimangono sempre disattesi, sulla redistribuzione dei migranti, tipo accordo di Malta o revisione della Convenzione di Dublino, i paesi chiamati a fare tutto il lavoro “sporco” sono sempre gli stessi, senza che i paesi a cui le ONG appartengono, muovano un dito per dare una mano concreta per la gestione del problema. Probabilmente si tratta della minestra riscaldata che già “assaporammo” in occasione della grande ondata migratoria al tempo del governo Renzi, quello che stipulò un patto, “sputtanato” da Emma Bonino, secondo il quale, in cambio di una certa flessibilità sui conti e sul deficit (Renzi voleva a tutti i costi varare il famoso bonus di 80 euro per ottenere più consenso) i migranti clandestini “salvati dalle acque” ce li dovevamo cuccare tutti noi. Oggi la situazione è analoga: in cambio del recovery fund, che ci concederebbe 209 miliardi di euro, se tutti i paesi UE fossero concordi, i “naufraghi” li prendiamo tutti, persino quelli rifiutati da Malta e Francia, e rimangono da noi, perchè nessuno li vuole. Una tattica grazie alla quale, agitando lo spettro della redistribuzione, si cerca di spezzare la resistenza all’accettazione del recovery fund da parte non solo dei cosiddetti “paesi frugali” dell’europa centro settentrionale, tipo Olanda, Austria, Finlandia, ma anche di Polonia e Ungheria.

La politica del “due piccioni con una fava” o della “botte piena e la moglie ubriaca” se si preferisce. La resistenza alla concessione dei finanziamenti del recovery fund viene piegata grazie allo strumento dell’immigrazione clandestina, che i paesi di Visegrad vedono come il rosso per i tori, oltre che i paesi frugali. L’Italia, e la Spagna, ottengono fondi grazie ai quali evitare gravi conseguenze sul piano economico che trascinerebbero nel baratro tutta l’Europa, in cambio si tengono i migranti, assieme alla Grecia, in maniera da tenere buoni sia i Visegrad sia i paesi dell’Europa centro-settentrionale dove i movimenti di estrema destra e contrari all’immigrazione di massa crescono a ritmi sostenuti, facendo in modo così che i flussi migratori gestiti dalla rete di Soros, secondo quanto sostenuto da Orban, non si interrompano.

Solo in questo modo si può spiegare la schizofrenia tutta europea secondo la quale nessuno vuole accollarsi una quota di migranti ma al tempo stesso si perseguono politiche, in maniera sia palese che occulta, atte a non interrompere il flusso migratorio che potrebbe diventare uno tsunami.

Il tutto, prosegue l’articolo originale, minimizzando o addirittura ignorando, le conseguenze che una immigrazione massiccia possono comportare nei paesi accoglienti: scarsa integrazione o impossibilità a integrare una massa consistente di persone culturalmente e socialmente molto distanti da coloro che accolgono, quindi creazione di ghetti, tensioni sociali e scontri inter etnici, stravolgimento e annientamento della cultura dei paesi ospitanti, criminalità, terrorismo, aumento di consensi per formazioni politiche estremiste e xenofobe.

Non si capisce bene se l’atteggiamento dei globalisti/progressisti/picoretti sia dettato da semplice miopia o stupidità, oppure dietro si celi un preciso disegno in cui la distruzione della civiltà europea sia un semplice effetto collaterale di un disegno più ampio, ma a giudicare da come si cerchi di non “urtare troppo” certi paesi UE continuando ad alimentare il flusso migratorio clandestino, direi che la seconda ipotesi resta la più probabile.