Gretinismo imperante a parte, in questi giorni ho letto alcuni articoli che mi hanno fatto riflettere.

Tutti sanno che l’Amazzonia è devastata dagli incendi, effettivamente perdiamo un patrimonio importante di biodiversità animale e vegetale, ma dietro a tutto questo ci sono forti spinte economiche che originano questo fenomeno.

In Brasile c’è la potente lobby dell’agribusiness che ha supportato Jair Bolsonaro, è ovvio che per loro l’Amazzonia è un ostacolo al loro sviluppo. Ma anche il nostro consumo stimola le multinazionali, si deforesta ma si protegge così il nostro stile di vita e quello che normalmente consumiamo.

Pascoli per allevare, olio di palma, coltivazioni per mangimi, la ricerca e la domanda di nuove terre è sempre in aumento, poco importa quale terra dobbiamo depredare. Se la domanda è in perenne aumento, le multinazionali si attivano per soddisfare il tutto e massimizzare i propri guadagni. JBS, Bunge e Cargill, Stop & Shop, Costco, McDonald’s, Walmart/Asda e Sysco acquistano il prodotto, lo trasformano e lo vendono al pubblico. I Paesi in via di sviluppo hanno una forte domanda di cibo – specialmente di carne -di conseguenza il mercato si allarga.

Alle grandi aziende non interessa la sostenibilità della filiera, quest’ultima colpisce solo il gretinismo dilagante e il mondo occidentale soffre di grosse crisi di coscienza, i Paesi in via di sviluppo non non si fanno di certo certe seghe mentali questi scrupoli.

Altre foreste bruciano, anche l’Indonesia è interessata da questo problema. In questo caso dietro c’è l’industria dell’olio di palma, i big in questione sono Wilmar International, Mondelez e Unilever. Le tante multinazionali del settore poco si occupano di deforestazione, e i Governi non sembrano essere interessati, conta far arrivare i prodotti sulla tavola.

C’è poi il problema dei prodotti OGM non tracciati che l’Europa fa finta di non vedere.
Secondo Greenpeace più del 95% della soia prodotta in Brasile e Argentina è geneticamente modificata. La UE conosce il pericolo perché nessuna delle varietà di soia OGM coltivate in Sud America è autorizzata nel Vecchio Continente.

In questo articolo https://rapportorelationship.blogspot.com/2019/09/addestrati-per-diventare-dipendenti.html emerge lo stesso problema, ovvero che una manciata di corporazioni controlla il pianeta. Sono ormai società transnazionali che controllano i principali settori e creano un nuovo tipo governance. Controllano grosse fette di mercato (dalla produzione alla vendite) e hanno creato barriere che ostacolano le piccole imprese.

Il mondo si è svegliato da anni, ma non sono i gretini, i vegani e i vegetariani – e l’intero sistema che ti fa sentire tanto in colpa caro occidentale – che lo salveranno. Greenpeace va forse a fare le manfrine alla pancine affamate dei Paesi in via di sviluppo? No, rompe i coglioni a noi.

Il decadente mondo occidentale può e sicuramente molto farà… tra tasse inverosimili e auto elettriche (che chissà come si alimentano), dipendiamo da quello che altri decidono. Dipendiamo da tutto, ci fanno credere quello che vogliono. Cosa ci circonda? Lobby, corporazioni transnazionali, la lobby ecologista che ti tassa ma ti rende felice, la decrescita infelice, Governi manipolati che si piegano a tutto e sfruttano la nostra debolezza. Greta è sostenuta pur sempre da una lobby, che mai andrà a scontrarsi con le altre. Tra big mica si pestano i piedi, vi pare? Alessia C. F. (ALKA)

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.