Prima di mandarvi tutti a fare la spesa e le provviste di ciò che più ritenete utile per il vostro ménage quotidiano partiamo da un post del canale Telegram Giubbe Rosse del 22 aprile:

«L’ingorgo di navi a Shanghai è letteralmente fuori scala, anche rispetto ai disordini dell’anno scorso. Le catene di approvvigionamento statunitensi e globali stanno per passare da “gravemente tese” a “completamente ferme”. Bisogno di qualcosa? Compralo Subito. E allacciati le cinture…»1.

Se ne è accorto anche il Sole 24 Ore: «Dopo Brexit, Covid e Ucraina il blocco delle merci nello scalo asiatico avrà dure conseguenze a livello globale e per le popolazioni locali, a cui mancano cibo e cure mediche»2.

Spostiamoci ora virtualmente sul sito Formiche che, due giorni prima aveva affidato a Rossana Miranda un pezzo prospettico sulle conseguenze economiche dell’attuale ondata pandemica di Shanghai citando una fonte, come dire, piuttosto attendibile:

«L’agenzia Bloomberg ha riportato ritardi per circa 40.000 auto di Tesla. Per questo motivo l’azienda ha deciso di fornire a ogni dipendente un sacco a pelo e un materasso e ha strutturato gli uffici con aree per dormire, per farsi la doccia e mangiare. Ai 400 dipendenti, “Tesla fornirà tre pasti al giorno insieme a un’indennità che varierà in base alla posizione e al livello all’interno dell’azienda”, si legge su Fortune. E Tesla non è l’unica. General Motors ha anche avviato un sistema “a circuito chiuso” per le sue operazioni a Shanghai, così come l’hanno fatto il Shanghai Port, il porto container più grande del mondo, e Quanta Computer, che produce laptop per Apple. Queste aziende hanno potuto riprendere le attività produttive perché sono incluse in una “lista bianca” creata dalle autorità cinesi per le catene di approvvigionamento colpite dalle limitazioni. In base a questo sistema, il governo seleziona le imprese da diversi settori ritenuti strategicamente importanti per l’economia e la società e le esonera da alcune restrizioni. La Shanghai Commission of Economy and Information Technology, autorità per lo sviluppo industriale della città, ha dichiarato di avere individuato 666 aziende, principalmente nei settori automobilistici, dei semiconduttori e dell’energia, secondo The South China Morning Post. Shanghai ha circa 50.000 aziende industriali registrate e le società nell’elenco includevano Tesla e anche il più grande produttore di chip della Cina, Semiconductor Manufacturing International Corporation e la casa automobilistica statale della città SAIC Motor Corp»3.

Se vi state chiedendo adesso quali fossero, quindi, le vere ragioni del lockdown di Shanghai possiamo andare indietro nel nostro orologio, quello che segna sempre l’Ora Zero, di altri due giorni, spostandoci sul sito Libero Pensare:

«La scelta di chiudere Shanghai non può essere un atto di rilancio della pandemia per l’affermazione del Grande Reset in associazione coi poteri forti occidentali. Se fosse stata questa l’intenzione della Cina, perché non ha imposto lo stesso lockdown anche a Pechino e Hong Kong, che avevano più o meno le stesse coperture vaccinali e gli stessi potenziali casi asintomatici di Shanghai? Invece, semplicemente le autorità cinesi realizzano fino a 8 milioni d test Covid al giorno a Shanghai, necessari per generare quanti più positivi asintomatici possibile, ma non fanno la stessa cosa a Pechino e Hong Kong. Perché puntare solo su Shangai, nonostante il tasso di casi sintomatici fosse così irrisorio? Secondo me, ed è la tesi centrale di questo breve saggio, la Cina ha in realtà sfruttato la narrazione pandemica globale promossa dai poteri forti occidentali, per colpire in maniera pesante, con una geniale mossa di judo politico, proprio quegli stessi poteri forti finanziari oggi schierati con l’America di Biden»4.

Hai capito che furbastri? Secondo Scoglio illudono l’opinione pubblica mondiale che Putin stia colpendo il Deep State del mondo in ossequio all’ortodossia multipolare e, mentre con la mano sinistra il cavalcatore di orsi schiaffona l’Ucraina, i cinesi zitti zitti con la mano destra tolgono quel poco che è rimasto nel portafoglio del baldo giovane statunitense intento a stringere mani immaginarie5.

A dire il vero l’articolo di Scoglio era già apparso il 15 aprile6, ma qua con l’orologio che abbiamo ‒ l’avrete certamente capito ‒ il tempo è relativo e quel che conta è la traiettoria da seguire, non le tappe da fare. Tant’è che adesso andiamo al 9 settembre 2021 quando uscì un’Ansa passata inosservata visto che, all’epoca, da noi si parlava essenzialmente di piccoli grandi Green Pass e della nazionale che aveva fatto cinque goal nientepopodimeno che alla Lituania7.

Nel frattempo, a detta dell’Ansa, la Cina stava rilanciando l’area di Hong Kong-Guandong-Macao come polo centrale della nuova economia legata alle Nazioni BRICS: «I funzionari cinesi del Guangdong, di Hong Kong e di Macao oggi hanno reso noto che uniranno le forze per attuare dei piani per determinate aree di cooperazione allo sviluppo. Le autorità centrali cinesi hanno recentemente emesso un piano generale per costruire una zona di cooperazione approfondita Guangdong-Macao e un nuovo piano per sviluppare ulteriormente una zona di cooperazione Shenzhen-Hong Kong. Lee Ka-chiu, segretario capo per l’amministrazione del governo della Regione Amministrativa Speciale (Ras) di Hong Kong, ha dichiarato che il governo di Hong Kong ha accolto favorevolmente il piano Shenzhen-Hong Kong. Il segretario capo ha anche sottolineato che il governo di Hong Kong spera di poter usufruire del vantaggio istituzionale portato dal principio “un Paese, due sistemi” e ha aggiunto che la Ras di Hong Kong parteciperà allo sviluppo della moderna industria dei servizi della zona di cooperazione per esplorare lo spazio crescente nell’ambito dei servizi professionali. Anche Cheong Weng Chon, segretario per l’amministrazione e la giustizia della Ras di Macao, ha dichiarato che il governo regionale ha accolto positivamente il piano Guangdong-Macao, e si è detto grato alle autorità centrali. Cheong ha auspicato che la zona diventi una nuova piattaforma per stimolare la diversificazione economica di Macao, un nuovo spazio che migliori ulteriormente la vita e il lavoro dei residenti, un nuovo modello per arricchire la pratica di “un Paese, due sistemi”, così come un punto di vantaggio per costruire la Grande Baia del Guangdong-Hong Kong-Macao.
Lin Keqing, vice governatore esecutivo della provincia del Guangdong, ha dichiarato che in questa nuova fase, le due zone apporteranno nuove importanti opportunità storiche alla riforma e allo sviluppo della provincia»8.

Se non avete mai sentito parlare di quest’area e non l’avete manco presa in considerazione per le prossime vacanze potete mettervi per precauzione la FFP2 e prendere il vostro mappamondo oppure farvi un’idea su wikipedia9.

Mentre il vostro pollice gira il globo da scrivania che avete preso in prestito dalla cameretta dei vostri figli o scrolla il tablet sul quale state leggendo l’“enciclopedia libera” sarebbe il caso di tornare al 2022 con Raffaella Vitulano che, a sua volta, nel suo articolo, ne cita un altro:

«L’articolo “The Inside Track” di Reuters, datato 29 Marzo 2022, spiega che quando il lockdown a Shanghai era appena iniziato, la percentuale di casi asintomatici nei precedenti 7 giorni era stata dell’1.6%. Incredibile: con appena l’1.6% dei casi sintomatici, e con sintomi assimilabili a quelli di un normale raffreddore, la Cina ha chiuso Shanghai in un lockdown senza precedenti e il ricovero coatto dei positivi asintomatici. Tutto questo significa che la decisione delle autorità cinesi non ha nulla a che fare con esigenze sanitarie, ma politiche. La scelta puramente politica potrebbe spiegarsi col fatto che Shanghai rappresenta l’hub più concentrato della penetrazione occidentale dei poteri sia finanziari (Blackrock, Morgan Stanley, J.P., Morgan) sia industriali (automotive, informatica, alimentari, farmaceutici) in Cina. Se il progetto di costruire un ecosistema economico-finanziario parallelo e alternativo a quello “americano” deve affermarsi in questo periodo di alleanza con la Russia, la Cina potrebbe volersi svincolarsi dall’abbraccio soffocante con i poteri finanziario-multinazionali occidentali e spostare il baricentro a Hong Kong. Lo confermerebbe la stessa Cnn, quando informa che le restrizioni legate al Covid hanno costretto molte fabbriche a sospendere le attività a Shanghai e Kunshan (sobborgo di Shanghai), minacciando di interrompere le principali catene di approvvigionamento di automobili ed elettronica. Gli stabilimenti Volkswagen e Tesla a Shanghai sono stati chiusi per settimane. Pegatron, un fornitore chiave per Apple (Aapl), ha sospeso la produzione negli stabilimenti di Shanghai e Kunshan fino a nuovo avviso. Lo sviluppo di Hong Kong come primario centro economico cinese avrebbe il vantaggio di essersi liberata del controllo e dei legami con la Gran Bretagna essendo rientrata nel pieno controllo dei cinesi. Lo scopo del regime di Pechino, insomma, mirerebbe proprio ad eliminare la metropoli meridionale e il suo potente motore economico, e a rendere inoperante il suo immenso porto, centro necessario del mercato globale. La chiusura di Shanghai sta causando infatti una notevole congestione nei terminal portuali. Secondo quanto riferito dai media cinesi, la città ha emesso un avviso informando i residenti che la città sarà chiusa almeno fino al primo maggio»10.

Quindi nessuna emergenza Covid a Shanghai, ma solo il muscoloso Partito Comunista Cinese che punta al dominio economico globale: Xinjiang docet, insomma, dove il Lockdown tra fine della privacy e comunismo della sorveglianza11 era già ‒ oltre che un progetto pilota ‒ una realtà in tempi non sospetti.

Lo Xinjiang ieri, Shanghai oggi e domani? Lecito aspettarsi che arriverà definitivamente la questione Taiwan dove, guarda caso, proprio col Covid-19 sono iniziati i problemi di reperimento dei chip per Samsung, Apple, Siemens e Tesla. Non ha fatto eccezione la TSMC ‒ l’azienda più importante al mondo nella produzione di semiconduttori ‒ che, indovinate dove ha la sua sede principale? A Taiwan, ovvio e dove nel 2020 sono stati adottati protocolli specifici negli stabilimenti tra i quali la suddivisione del lavoro in team separati per ridurre al minimo il rischio che intere fabbriche venissero infettate12.

Un problema, quello del Covid-19 a Taiwan, che non è cessato manco nel 2021: tra aprile e maggio, il numero dei casi di contagio aveva ripreso un trend in ascesa superando quello della prima ondata13. Non solo la TSMC ha avuto questi problemi: almeno altri cinque produttori di semiconduttori a Sud-Ovest della capitale Taipei sono stati costretti a sospendere alcune operazioni poiché i lavoratori migranti si ammalavano più degli altri.

Quindi, guarda il caso, il temibile virus colpisce ‒ prima e dopo Putin ‒ tutte le aree più strategiche alla produzione di chip ben prima, ovviamente, che l’Ue traduca in pratica il Chip Act14 e si ritagli un piccolo spazio nella produzione. Che pensasse a gestire i profughi ucraini, insomma. E l’America, in tutto questo? Ha ben pensato di ritirarsi dall’Afghanistan che «possiede riserve minerarie e […] terre rare utili alla produzione di microchip essenziali per il funzionamento di dispositivi digitali»15 ma d’altra parte che può fare una nazione che è al primo posto nella classifica dei Paesi dove le acquisizioni nelle imprese ‘government-controlled’ sono state fatte da altri governi? E da quali governi, se non quello cinese?16. Provare per credere:

Paesi nei quali le acquisizioni sono state fatte da altri governi:

Governi che hanno effettuato acquisizioni nei Paesi ‘target’:

A questo punto gli ingredienti della ricetta cinese sono tutti sul tavolo: uso politico del lockdown, distrazione di massa con la guerra russo-ucraina, sciacallaggio dei prezzi dei semiconduttori nei confronti dell’America e dell’Ue, comunismo della sorveglianza mentre il mainstreaming declina l’infodemia ‒ prima in chiave pandemica ‒ ora in guerrodemia. Peccato che quella in Ucraina fosse in atto dal 201417 e l’unica guerra in corso sia quella della Cina all’economia occidentale.

Roberto Bonuglia & Alessia C. F. ALKA

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BIOGRAPHY: Roberto Bonuglia (Roma, 1978) ha conseguito il dottorato di ricerca in “Storia e formazione dei processi socio-culturali e politici dell'età contemporanea” presso il Dipartimento di Studi politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”. Assegnista di ricerca presso Laziodisu è stato consulente dell’Istituto Luce, caporedattore della rivista «Elite&Storia», tra gli organizzatori della “Settimana della Storia”, consulente dell’Istituto Luce e in occasione delle celebrazioni del 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia, ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana per il progetto “Storia dell’Unità italiana” svolto nelle Scuole Primarie del Lazio. Collabora con diverse riviste e testate come “Il Primato Nazionale”, “Il Pensiero Forte”, “Barbadillo”, i “Quaderni Culturali dell’Accademia Adriatica di Filosofia Nuova Italia”, "Il Corriere delle Regioni" e Nova Historica . Tra le sue pubblicazioni: L’imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione, Elite e storia nella narrativa napoletana, Da Khayyam alla globalizzazione, Tra economia e politica: Pasquale Saraceno. Ha curato, tra gli altri, i seguenti volumi collettanei: Gioacchino Volpe tra passato e presente, Economia e politica da Camaldoli a Saragat (1941-1971), Geopolitica del Terzo Millennio, Il Codice di Camaldoli e la “ricostruzione” cattolica. RESEARCH INTERESTS StoriografiaStoria economicaStoria ContemporaneaGeopolítica https://robertobonuglia.academia.edu/cv