Verità, bene e bellezza: questa triade metafisica è un unico principio, è un’unica vita spirituale esaminata sotto vari punti di vista.
Pavel Florenskij 

Scopo di questo articolo è analizzare gli spunti di riflessione e gli elementi di costituzione della prospettiva filocalica. Questi aspetti testimoniano come la mistica e la esichia siano ancor oggi in grado di spiegare l’inspiegabile e sondare le profondità dello spirito.

Di questo fatto ne sono testimoni le continue ristampe della Filocalia dei padri della Chiesa d’Oriente, che racchiude negli Apoftegmi, una quantità indescrivibile di altissima spiritualità, unita ad una formulazione del tutto originale.

Il principio ispiratore dell’approccio filocalico è la riflessione del cuore e la preghiera continua, che si autorealizza in poche e sintetiche affermazioni, ma ancor più, questa metodologia può produrre anche un contributo a filocalizzare la filosofia e la teologia dogmatica, secondo una logica che è una confutazione per mezzo del “pensiero del cuore pulsante”.

Scriveva San Sofronio di Gerusalemme:
“La forza dell’amore è grande e vittoriosa, ma non è illimitata. Vi è infatti una parte dell’essere umano di cui neppure l’amore può impossessarsi, qualcosa che mette un limite al suo potere. Che cos’è? È la libertà.

La libertà dell’uomo è così grande e così vera che né il sacrificio di Cristo né coloro che hanno seguito il Cristo possono condurci necessariamente alla vittoria. Il Signore ha detto: «Quando sarò elevato da terra (cioè crocifisso) attirerò tutti a me» (Gv 12, 32-33). Poiché Cristo spera di attirare a sé tutti gli uomini discendendo fino nel profondo degli inferi.1

Il monaco orientale, raggiunge la risposta alla Verità attraverso un tragitto inconsueto nonché straordinariamente intellettivo a differenza delle teorie e delle filosofie prettamente razionaliste2. Infatti se la filosofia si spostasse un piano diverso e più alto, che possiamo definire come prettamente filocalico, potrebbe ampliare la sua veduta sul mondo misterico di Dio e diverrebbe, la filosofia medesima, pura Bellezza Creativa ed a cascata influenzerebbe le varie proposte filosofiche conducendole ad un ri-orientamento verso l’alto, verso la ricerca del Dio ignorato. Le varie soluzioni ai problemi teologici che si presentano in tale chiave, sono sempre elaborati come una sorta di voce-luce che chiarisce all’istante, attraverso la Sapienza, la capacità di elaborare risposte che sono una meditazione sulla Verità oltre che di concentrazione.

Stante questo aspetto dell’intellezione, bisogna anche comprendere come la predisposizione all’umiltà ed al rifiuto di utilizzare forme razionali fosse esattamente il trionfo della apertura del cuore alle risposte della coscienza.

In realtà non era tanto la cultura, ma la Sapienza che lo staretz cercava. Questo aspetto lo possiamo notare nelle persone ricche di una notevole massa di informazioni e culturalmente dotate ma incapaci di dare una risposta semplice, costituendo invece un elaborato razionalmente complesso e di difficile decifrazione. Gli “intellettuali” positivisti e razionalisti come i politici sono esattamente in questa categoria: parlano molto in modo di non dire nulla per timore di sbilanciarsi (ove nel caso fosse opportuno a livello generale cambiare idea e rovesciare le definizioni di quelle precedenti con formulazioni contrarie).

Quante volte abbiamo ascoltato le vecchiette di paese che definivano, senza fraintendimenti, magari in dialetto, ma con grande sicurezza, uno stato psichico, un evento, una persona, un fatto o un accadimento a volte con ironia a volte con grande ilarità. Le idee passionali che adesso vanno tanto di moda non hanno in genere molta presa nei paesi che mantengono una certa forma Tradizionale seppur contaminata, ma che permette una difesa naturale ed un nascondimento efficace. Questa Sapienza antica non richiede neppure lo studio, ma solo l’Amore vero a Gesù Cristo che è l’unica Via, Verità e Vita e l’Unica Conoscenza alla quale dobbiamo attingere. Si deve infatti partire da una ricerca continua, che dura per tutta la vita, e poi si può anche studiare e leggere di tutto perché la Sapienza cercata donerà il necessario discernimento per definire se un testo è nella direzione della Luce o in quella delle ombre.

Lo Staretz era un testimone vivente del fatto che la conoscenza delle verità spirituali più elette non si ottiene mediante un’erudizione attinta all’esterno. Egli viveva in Dio e da Dio riceveva le sue illuminazioni, e la sua conoscenza non era per nulla un sapere astratto, ma la vita stessa3.

L’erudizione del monaco orientale era dovuta solo alla preghiera continua che esercitava con la forza di meditazione e di rinnovo di richiesta di aiuto a Cristo per risolvere quesiti, problemi, complicazioni ed ostacoli per pervenire ad una maggiore conoscenza del vero4. La concentrazione della parola invocativa era, pertanto, la formulazione di erudizione dall’alto, dalla piena intellezione con Dio.

Il pensiero dell’uomo può lavorare su livelli piuttosto discordanti:

  • Il livello psichico-mentale che in genere ha in sé una seduzione notevole verso il fanatismo, il settarismo, le esaltazioni e l’intransigenza spiritualistica positivista oltre che l’esaltazione delle passioni umane contrarie e molto spesso contro natura5.
  • Il livello exoterico che è prettamente dogmatico, categorico, inamovibile e non genuinamente creativo e con una notevole durezza applicativa. Esso è caratterizzato da una certa seduzione per la schiavitù e ad impedire l’elevazione e l’afflato dello spirito6.
  • Il livello esoterico che è riservato, celato, occulto e che dispone di una visione creativa con la capacità di porsi su svariati livelli o piani metafisici tali che può scorgere e percepire differenti e varie realtà anche in contrapposizione.
  • Il livello filocalico che dispone della capacità acuta di osservare la Verità e di esternalizzarla attraverso configurazioni concentrate ed energetiche di pochissime parole incasellate in un unico pensiero denominate Apoftegmi. Tale livello è definibile come la visione del cuore o anche intellezione7.

La preghiera filocalica8 si affianca sempre alla totale sobrietà che è la porta di accesso alla perfetta vigilanza, affinché forme ed immagini di natura psichica non contaminino la concentrazione e si sostituiscano ad essa riportando il livello di intellezione a quello puramente exoterico. Essa si manifesta anche nell’Icona; anche talune immagini occidentali si avvicinano alla concezione della Chiesa orientale, o perché vennero create durante il Medioevo allorché la civiltà occidentale subì profondamente l’influsso di Bisanzio, o perché per il loro soggetto, la trasfigurazione o la risurrezione di Cristo, lasciano trasparire, anche nella forma, la concezione figurativa teologico-orientale9.

La preghiera di Gesù impone una rigida disciplina interiore di controllo. Essa, è una visione profumata dell’orazione continua che, come petalo di un fiore si mostra nella piena bellezza, per questo è necessario che vi si applichi con il pieno libero intelletto e non con forme passionali che possono, al contrario, portare al caos completo10.”

Nel mondo occidentale queste forme non furono e, così oggi, non sono mai state comprese pienamente e si risolvono sempre in uno strambo mischiamento di psichicità su orizzonti vaghi e di preghiera non intellettiva, lasciando la mente a fluttuare un po’ ovunque senza la dovuta contrizione e concentrazione del cuore come punto unico di visione della vera supplica. I vari gruppi cattolici, di qualsiasi specie, ad esempio, tendono in molti casi a sfiorare delle forme isteriche di fanatismo che mal si convengono alla ricerca del Regno di Dio e della Sua Giustizia.

L’autore ha assistito personalmente a riunioni di vari gruppi per questo o quel Santo, ma ha riscontrato amaramente come il fanatismo facesse fuggire proprio le persone più buone e più in linea con una profonda volontà di una ricerca interiore o le facesse diventare vittime di coloro che cercavano una propria severa volontà di potenza da applicare nei confronti del prossimo dimenticando il precetto principale dell’amore che attende ma non contende. Il popolo in potenza è affamato della Parola spirituale che teologi sconsiderati hanno incarcerato nei loro dogmi, con il fine di controllare le masse e in specie gli uomini desiderosi di amare il Cristo sconosciuto.

Questi aspetti non sono presenti nelle forme esicaste filocaliche più propriamente meditative ed intellettive.

Le stesse sette religiose sono, ad esempio, delle forme psichiche che inquadrano le persone come un esercito (di legioni) e la cosa più aberrante e che coloro che ne fanno parte sono felici e ne fanno un vanto di questa privazione della propria libertà personale e di ogni afflato religioso verso la Verità. Molte di queste invocano Gesù ma il Gesù supplicato da costoro non ha niente a che fare con il Cristo ma rimane una figura indefinita, non in linea con una ispirazione spirituale legata alla Tradizione. Queste forme settarie, oggi più o meno accettate dalla Chiesa Modernista hanno una grande somiglianza con il Comunismo: pensano che la storia inizi con loro.

Nulla più del Bene è incantevole, straordinario ed in una continua fase creativa, perpetuamente sorprendente e ricolmo di una dolce frescura. Nulla più del male è arido, malinconico, ripetitivo, fastidioso e desertico oltre che senza alcuna dinamicità.

Ma anche il male ha una sua forma di fascino che si manifesta quando ci si abbandona ad una percezione meramente sensoriale di realtà che, oggettivamente, non sono, per la loro natura, avvolte nella Luce della Verità e pertanto soggette alla meditazione ed alla rivelazione. La conoscenza sensoriale non innalza ma declassa l’uomo attraverso una “forma” seduttiva.

La visione filocalica del mondo non è una volontà di potenza, una volontà di dominio, ma è una summa di risposte-luce per l’uomo alla ricerca del Dio paterno e materno che lo attende pazientemente nascosto in qualche angolo del cuore11.

Sussiste successivamente un’altra comprensione del mondo che manifesta invece la dinamica dello spirito; questa percezione è quella che intravede, ovunque nel mondo, segni e simboli di un altro mondo, che riconosce il divino prima di tutto come mistero e come infinito…nulla di ciò che è relativo e momentaneo viene da essa considerato come universale e stabile.

Alla Chiesa è stato donato il compito di conservare la Verità, non di esserne al di sopra (vedasi Modernismo che è una forma neo-gnostica)12. Va inoltre chiarito come i simboli non riflettano affatto la fede o il sentimento religioso più, o meno spurio, bensì la vita di Dio, la profondità dell’essere che ritroviamo nella nostra esperienza spirituale in modo diverso da quella meramente psichica. Quando il simbolo viene assoggettato ad una realtà ultima, il mondo spirituale si sottomette a quello naturale perché perde la vibrazione creatrice.

La concentrazione della Parola d’Amore, per contatto, opera anche all’interno della fisiologia umana, circola nel sangue, si aggancia ai globuli rossi, a quelli bianchi ed alle piastrine, si unisce alle cellule del corpo, entra nella genetica complessa perché la Parola trascende ed attraversa tutto il corpo dell’uomo. Il miracolo non è altro che un cambiamento, cioè una guarigione fisiologica di una patologia che avviene per contatto con una Parola di Verità. Questa è la spiegazione sul perché i grandi Santi operano e continuano ad operare i miracoli.

Come capiamo che questa realtà è una presenza della Trinità viva in noi? Ce ne accorgiamo perché quando commettiamo qualcosa che non è giusto, ci sentiamo come osservati pur nel pieno isolamento. L’atto contro l’uomo e contro Dio, custode della parola-uomo, suscita imbarazzo in colui che ha voluto tradire l’Amore13 che è ordine esteriore ed interiore e che ha il suo punto-luce nel cuore. La concezione filocalica della Parola, pertanto, è una concentrazione potente di frasi che deificano le nostre azioni se compiute con bontà senza nulla aspettarci in cambio. La coscienza della Chiesa tuttavia teme sempre per le masse umane un’anticipazione dei tempi, essa tende sempre a mantenere l’equilibrio verso il basso, impedendo elevazioni troppo grandi e grandi depressioni; essa preserva in nome dell’uomo medio, in nome della massa14 pervenendo pertanto ad un mancato riconoscimento della Regalità di Cristo che è la vera e propria natura aristocratica del Cristianesimo.

I principi sulla natura teandrica del volto15 del Cristo rimarranno sempre una follia senza senso per il mondo razionale e materialista non filocalico16. “L’autentico misticismo sa trionfare “con entusiasmo” sul panico che Satana incute. La paura del diavolo e l’oppressione sono il patimento dello stato di creatura, caduta nel peccato e abbandonata da Dio. Superare lo stato di creatura significa superare la paura di Satana e l’ossessione del male, significa raggiungere la luce e cacciare lo spirito del male, che ha separato da Dio il mondo creato.17

“Oggi la Chiesa soffre per la mancanza di entusiasmo che anche i giovani hanno perduto, perché spesso anche i genitori non lo hanno saputo comunicare, e tale mancanza ha portato freddezza nell’amare, indifferenza e mancanza di gioia anche per i doni della vita. La vita intorno a noi infatti langue e a volte sembra che la morte ci circondi più che la vita, anche la natura si ribella e non ci dona più i frutti che dovrebbe dare, perché il creato è stato voluto da Dio affinché fosse il regno dell’uomo. L’uomo non ha saputo né voluto mantenere in vita l’entusiasmo, ma esso è necessario alla natura stessa e al creato perché è l’uomo che deve dare forza alla natura e col suo amore deve far crescere il grano, far crescere tutto ciò che dà vita. Quando l’uomo interrompe il rapporto entusiasta con Dio, anche la natura piange e si ribella. Ecco ciò che avviene oggi intorno a noi e tutti lo vediamo: i mari non sono più come dovrebbero essere, sono diventati delle fogne; le foreste hanno perduto tutto il loro vigore. Lo scorso anno, quando mi recai in Svizzera per incontrare alcuni amici, con grande dispiacere ho veduto centinaia di chilometri di foreste completamente morte. Questi alberi senza più foglie, dicono a causa delle piogge acide, sembravano dei grandi cimiteri e toccando questa realtà si comprende come l’uomo abbia la possibilità di distruggere tutto ciò che Dio invece ha creato per il Bene e per il trionfo dell’Amore18”.

La visione filocalica del mondo è una visione della Tradizione19, della Bellezza della Vergine che si esprime nel silenzio dell’icona, per fare innalzare l’uomo che cerca la Scala di Giacobbe dove si può scrutare la chiarezza della Maternità20 TriUnitaria che sale e scende portata dagli Angeli. La visione filocalica è pertinente la ricerca delle modalità della preghiera continua che definisce, nei suoi principi, il Volto, lo Spirito della Verità una e la Regalità di Cristo21. Il respiro filocalico è l’espressione concentrata di tutta la bellezza della Creazione nei suoi aspetti diversi, ma tutti conformi alla Volontà di Amore del Padre, del Figlio dello Spirito Santo nel Volto del perdono della Théotokos.

Esempi di Apoftegmi

L’uomo saggio ha una sola preoccupazione: obbedire con tutto il cuore a Dio Onnipotente ed essergli oggetto di benevolenza. La unica e sola cosa che insegna all’anima sua è il modo di compiere ciò che piace a Dio, ringraziando la Provvidenza misericordiosa per qualunque vicenda della sua esistenza. Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene. Questa conoscenza che viene dalla fede, dona salvezza e pace all’anima.
Sant’Antonio Abate – Testi sulla vita Santa n°2

Il cristianesimo è la conoscenza normativa che ha la sua scaturigine in Gesù Cristo, e comprende: il perfetto dominio di sé stessi, raggiunto mediante la pratica dei comandamenti; la conoscenza della parola divina sepolta in ogni creatura materiale e immateriale; la conoscenza della pienezza del mistero dell’essere, creato ed increato, senza la mediazione delle immagini della molteplicità.
Abba Evagrio il Monaco – Testi sulla via Ascetica – Lettere ad Anatolio

È necessario che tu conosca anche questa astuzia demoniaca: alle volte gli spiriti del male si dividono i compiti. Alcuni si presentano con la tentazione, quando implori il soccorso, vengono gli altri travestiti da angeli e mettono in fuga i primi. Vogliono farti credere che sono dei veri angeli per lasciarti in preda alla vanagloria.
San Nilo – Lettere

Se vuoi Vincere in te le orde della confusione interiore, raccogliti interiormente e, con l’aiuto della preghiera e di Dio, discendi nelle profondità del tuo cuore, e lì affronta i tre poderosi avversari: l’ignoranza, l’incoscienza e la pigrizia. Da esse traggono nutrimento e forza tutte le male tendenze che germogliano nei cuori indulgenti con sé stessi e nelle anime dissipate. Affronta queste male tendenze con l’esser presente a te stesso, la mente calma e l’aiuto divino. Opponi loro le armi contrarie: la cosciente presenza di ciò che É bene, sorgente di ogni benedizione; la sapienza illuminata che conserva l’anima nella sobrietà, allontanando le tenebre dell’ignoranza e sollecitando quelle sante passioni che risvegliano l’anima e la guidano a salvezza.
San Marco l’Eremita

1. L’amore è quella giusta disposizione dell’anima per la quale essa preferisce la conoscenza di Dio a tutto ciò che esiste. Nessuno giunge a tale stato di amore, se ha degli attaccamenti per le creature.
2. L’amore è generato dall’invulnerabilità dalle passioni; l’invulnerabilità dalle passioni, dalla speranza in Dio; la speranza, dalla pazienza e dalla latitudine dell’anima queste due dal perfetto dominio di sé stessi in tutte le cose; il dominio di s‚ dal timore di Dio; il timore, dalla fede nel Signore.
San Massimo il Confessore 1° e 2° Centuria d’Amore

Il Separatore – ilseparatore@protonmail.com

  • NOTE:
    1 Passi di: Sofronio di Gerusalemme. “Silvano del Monte Athos. La vita, la dottrina, gli scritti”. Apple Books. ©
  • 2 Il cammino d’interiorizzazione seguito dai monaci può apparire alla nostra coscienza moderna, affannata nel compimento di azioni esteriori, inutile o per lo meno rinunciatario di ciò che chiamiamo, con termine solenne, gli impegni storici. Se, con uno sforzo notevole di mente, cerchiamo di immaginare il giudizio che un monaco potrebbe dire della nostra affannosa ricerca dell’azione, esso potrebbe esser formulato così: a gli uomini moderni, religiosi o no, cercano di ricoprire con lo stordimento del fare e del discorrere – discorrere è perseguire un sentiero che porta alla distruzione – il proprio interiore vuoto”. L’inversione delle energie dall’esteriorità verso l’interiorità, conduce ad una rottura del livello ordinario di coscienza. Le realtà esteriori non appaiono più – come oggetto di opposizioni o di conquista, ma stimolatrici di un rapporto inconsueto d’amore-comunione. Il pensiero umano ha tre differenti connotazioni: la connotazione angelica che è la scoperta del significato spirituale delle creature; quella umana che è la considerazione oggettiva e spassionata delle creature; infine quella demoniaca che non cerca la conoscenza ma il possesso delle creature “. (Evagrio). “L’uomo interiore si sveglia all’opera dello spirito e, di giorno in giorno, avvicina l’anima sua alla perfetta mondezza del cuore. Quando uno vede tutti gli uomini essere buoni, e nessun uomo gli appare immondo o contaminato; allora É mondo di cuore”. (Isacco di Siria).
  • 3 “I rappresentanti della scienza e della filosofia spesso considerano i cristiani quali sognatori e, ritenendo sé stessi fermento costituito su solide basi, si definiscono «positivisti». La cosa più strana è che non capiscono fino a che punto la loro concezione della verità impersonale è negativa; non capiscono che la Verità autentica ed assoluta non può che essere una Persona, un soggetto, «chi?», e non un oggetto, «che cosa?», poiché la Verità non è una formula о un’idea astratta, ma la Vita in Sé: «Io sono Colui che sono» (Es 3, 14). Di fatto, che cosa può esserci di più astratto e di più negativo di una verità impersonale, di un «che cosa?» Questo grande paradosso lo incontreremo in ogni sviluppo storico avvenuto dopo la caduta di Adamo. L’umanità, affascinata dalla ragione, vive in una specie di vertigine. Vediamo però che non soltanto la scienza «positiva» e la filosofia si pongono”. Passi di: Sofronio di Gerusalemme. “Silvano del Monte Athos. La vita, la dottrina, gli scritti”. Apple Books. © “Piero Gribaudi Editore srl 20142 Milano – Via C. Baroni, 190” Passi di: Nicodimo Aghiorita e Macario di Corinto. “La Filocalia”. Apple Books.
  • 4“Tutti i grandi mistici cristiani, senza distinzione di confessione, hanno insegnato che nell’eternità, nella profondità del mondo spirituale ha luogo un processo divino in cui sorgono i rapporti tra Dio e l’uomo, in cui si la nascita di Dio nell’uomo e quella dell’uomo in Dio…” Giuseppe Riconda – Introduzione al saggio di Nikolaj A. Berdjaev “Filosofia dello spirito libero” – Ed. San Paolo pag. 37-38
  • 5 “Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in: Prediche volgari, p. 915);
  • S.Pietro Canisio (dottore della Chiesa) non ebbe paura di dire che l’omosessualità viola sia le leggi divine che quelle naturali: “…Di questa turpitudine mai abbastanza esecrata sono schiavi coloro che non si vergognano di violare la legge divina e naturale” (S. Pietro Canisio – dottore della Chiesa- Summa Doctrina Christianae, III a/b, p. 455). San Tommaso D’Aquino, dal canto suo, volle ribadire il concetto che l’omosessualità è una gravissima offesa a Dio: “Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura” (S. Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, II-II, q. 154, a. 12);
  • San Paolo: “…Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in sé stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento…. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Rm. 1, 26-32);
  • 6 “L’uomo compiutamente civilizzato e socializzato può essere del tutto impersonale, può essere uno schiavo senza accorgersene. La persona non è una parte della società, così come non è parte della specie. Il problema dell’uomo, cioè il problema della persona, è antecedente il problema della società. Tutte le dottrine sociologiche dell’uomo sono erronee, conoscono solo lo strato superficiale e oggettivato dell’uomo. Solo dall’esterno, dal punto di vista sociologico, la persona appare una parte subordinata della società, e per giunta una parte molto piccola in confronto alla mole della società. Ma un’autentica dottrina dell’uomo-persona può costruirla solo la filosofia esistenziale, non una filosofia sociologica, e allo stesso modo non una filosofia biologica. La persona è soggetto, non oggetto tra gli oggetti, ed è radicata sul piano interiore dell’esistenza, cioè sul mondo spirituale, sul mondo della libertà. La società è invece oggetto. Dal punto di vista esistenziale la società è parte della persona, è il suo lato sociale, così come il cosmo è parte della persona, il suo lato cosmico.” Passi di: Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev. “Schiavitù e libertà dell’uomo”. Apple Books. Pag. 278 – © Bompiani – Il pensiero Occidentale – Anno 2010
  • 7 “Mentre la scienza e la filosofia si chiedono: «Che cosa è la verità?» la coscienza autenticamente cristiana è sempre orientata verso la verità personale: «chi è la verità?».
  • 8 In ideale antitesi con queste terre ortodosse del Nord, dove si guardava, sempre più ammaliati, alla moderna cultura europea, gli spazi monastici della santa Montagna popolati da Greci e da Slavi e le sperdute isole greche instancabilmente visitate da S. Macario di Corinto, sarebbero diventati il luogo di elaborazione e di irraggiamento dell’autentica risposta ortodossa al turbine della dissacrazione, una risposta da sempre presente, ma sino ad allora silente nelle biblioteche monastiche, dove era custodita come il fuoco sotto la cenere. Fonte: http://www.ortodoxia.it/Filocalia.htm
  • 9 H. Pfeiffer, L’immagine di Cristo nell’arte, pag. 36.
  • 10 Cfr. «Infatti molti gruppi di preghiera, sotto varie bandiere, invece di diffondere l’amore, diffondono la discordia fra di loro: gli uni predicano un Cristo diverso dagli altri e quindi nasce la tristezza, la confusione e l’incertezza su quella che è l’unica Verità di Gesù». Dr. Luigi Gaspari – Chiesa di San Luca – Messina 30 maggio 1993 © CDOLG Via San Felice 91 – 40122 Bologna
  • 11 4. Di tutte le creature dotate di libero arbitrio, Dio è la vita, di tutte è la salvezza: dei fedeli e degli infedeli, dei giusti e degli ingiusti, dei pii e degli empi, di coloro che sono preda delle passioni e degli impassibili, dei monaci e dei secolari, dei sapienti e degli ignoranti, dei sani e degli infermi, dei giovani e di coloro che sono già avanti negli anni, proprio come l’effusione della luce, la vista del sole e l’alternanza delle stagioni. Né potrebbe essere altrimenti, perché presso Dio non c’è parzialità (Rm. 2,11)! 5. L’empio è l’essere razionale, mortale, che si sottrae volontariamente alla vita e ritiene il proprio Creatore – proprio lui che sempre esiste! – come non esistente (cfr. Sal. 13,1; 52,2).  6. Il trasgressore della legge è colui che rende la legge di Dio prigioniera della propria mente perversa, e s’illude di credere in Dio mentre professa un’eresia che gli è contraria. San Giovanni Climaco – Discorso 1 – La scala
  • 12 Plotino, l’ultimo grande filosofo greco, lottò contro il dualismo gnostico che rinnegava la bellezza del mondo. Forse egli presentiva il Cristianesimo. La grandezza di questo filosofo sta nel fatto che seppe abbandonare il mondo pagano agonizzante e corrotto, per un nuovo mondo spirituale a cui recò in dono la nozione ellenica di bellezza dell’universo. Cfr. N. A. Berdjaev – Filosofia dello spirito libero – Edizione S. Paolo 1997 – pag. 341.
  • 13 Qualunque cosa noi facciamo, fosse anche un atto più che eroico, in grado di sconvolgere le basi di ogni male esistente sulla terra, ha qualche valore unicamente se, facendo tale atto, la nostra volontà si mette in armonia con la volontà dell’Immacolata e, attraverso lei, con la volontà di Dio. Una cosa soltanto, quindi, vale a dire la fusione della nostra volontà con la sua, ha un certo valore, anzi un valore totale. Questa è l’essenza dell’amore (non il sentimento, benché esso pure sia buono), che ci deve trasformare, attraverso l’Immacolata, in Dio, che deve bruciare in noi e, per mezzo nostro, incendiare il mondo e distruggere, consumare in esso ogni forma di male. È quel fuoco di cui il Salvatore diceva: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12, 49). Dopo di esserci infiammati noi stessi di questo amore divino (ripeto che non si tratta qui di lacrime dolci e di sentimento, ma di volontà, pur tra l’avversione e la ripugnanza) faremo ardere il mondo intero. Tuttavia, siamo noi che ci dobbiamo infiammare, noi che non dobbiamo raffreddare, ma avvampare sempre più fortemente, ci dobbiamo fondere, divenire una cosa sola con Dio, attraverso l’Immacolata. Dobbiamo, quindi, concentrare tutta la nostra attenzione in questo, unicamente in questo, unirci in modo stretto e fonderci con la mano della nostra Maestra, della nostra Condottiera, affinché Ella possa fare con noi quello che vuole. Allora, attraverso Lei, uniremo, fonderemo il mondo intero e ogni singola anima con il sacratissimo Cuore di Gesù, mediante il fuoco dell’amore. Passi di Padre Massimiliano Kolbe
  • 14 “La missione profetica si è sempre realizzata attraverso personalità individuali, attraverso l’ispirazione ed il carisma di un dato individuo. Lo spirito profetico resiste ad ogni teologia e a ogni metafisica del finito, a ogni asservimento dello spirito alla carne naturale e a ogni tentativo di trasformare il relativo in assoluto”. Cfr. “Filosofia dello spirito libero” – N.A. Berdjaev – Ed. San Paolo 1997 – Pag. 167
  • 15 Dire “volto” significa ammettere che Gesù è la realtà umana divenuta autoespressione piena e definitiva della parola di Dio. Egli è l’espressione della vicinanza più radicale a Dio. Cristo vive di una totale e definitiva partecipazione di sé alla realtà del Dio nascosto. Il Padre lo ha reso destinatario in maniera piena e assoluta della sua stessa rivelazione. Perciò, il Figlio è il volto del Padre. Nel volto di Gesù l’invisibile si è reso visibile. Il volto di Gesù è la mediazione più perfetta e reale — più partecipata — che di Dio si possa avere nella storia. Eppure, proprio perché volto storico del Padre, egli non consuma l’essenza della divinità del Padre e del suo essere relazionale. […] Gesù, in quanto volto del Padre, immagine del Deus absconditus, non risolve tutta la forma del Dio in sé nell’orizzonte del Deus revelatus e del Deus pro nobis. Affinché la rivelazione sia effettivamente auto-comunicazione libera di Dio, bisogna mantenere alta e pura l’eccedenza del Dio nascosto rispetto alla sua rivelazione storica. Il Padre è e resta più grande dell’orizzonte di questo mondo, anche quando si comunica nel volto storico del Figlio. Cfr. E. Scognamiglio, Gesù Cristo il rivelatore celeste, cit., pag. 301.
  • 16 …il conservatorismo ecclesiale condito da forme aperturistiche di dialogo, rimane come una barriera ferrea alla possibilità di elevazione dell’uomo (N.d.A.)
  • 17 Cfr. “Filosofia dello spirito libero” N. A. Berdjaev Ed. San Paolo 1997 pag. 341
  • 18 Dott. Luigi Gaspari – Chiesa di San Bernardino – L’Aquila 29 luglio 1989 © CDOLG Via San Felice 91 40122 Bologna
  • 19 “l’epoca attuale si presenta essenzialmente come un’epoca di dissoluzione, affrontando in pari tempo il problema dei comportamenti e delle forme di esistenza che in una situazione siffatta si convengono ad un particolare tipo umano. Questa restrizione deve essere tenuta ben premente come un’epoca di dissoluzione, affrontando in pari tempo il problema dei comportamenti e delle forme di esistenza che in una situazione siffatta si convengono ad un particolare tipo umano…Abbiamo invece in vista un uomo che, pur trovandosi impegnato nel mondo d’oggi, perfino là dove la vita moderna è in massimo grado problematica e parossistica, non appartiene interiormente a tale mondo né intende cedere ad esso, e in essenza sente di essere di una razza diversa di quella della grandissima parte dei nostri contemporanei. Il posto naturale di quest’uomo, la terra in cui egli non sarebbe uno straniero, è il mondo della Tradizione. Passi di Julius Evola – Cavalcare la Tigre – © Edizioni Mediterranee – Settima edizione a cura di Gianfranco de Turris – 2008
  • 20 “… la ricerca della Sapienza è un’amicizia verso Dio e verso la sua altissima intelligenza …”
  • Ugo di San Vittore” – Didascalicon
  • 21 Giovanni 3:16-36 16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. 21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.