Lo stupore di chi sta assistendo alla nascita di un nuovo totalitarismo in un paese che per settant’anni ha salmodiato l’antifascismo in tutte le salse, è comprensibile. Eppure, sedici mesi di virus spiattellati nei media ventiquattro ore al giorno, avrebbero dovuto spiegarci per sommi capi come funziona un vaccino. Il cui principio, fatte salve alcune eventuali correzioni, dovrebbe essere più o meno chiaro: inoculando nel corpo umano virus attenuati o morti, si dovrebbe stimolare una risposta immunitaria tale da immunizzarci contro quel virus.
Sfortunatamente tuttavia, essendo il vaccino basato proprio sul virus che si intende combattere, ecco che se ne compare un altro, magari simile ma non uguale, quel vaccino non farà più effetto. Ne sanno qualcosa quei poveretti dei ricercatori che da quarant’anni cercano un vaccino contro l’AIDS per poi accorgersi che quel virus puntualmente muta e dunque non serve più a nulla. In questo caso, si parla di variante.
Dal momento che – e questo ci è stato fatto capire molto esplicitamente – di varianti del covid ce ne saranno tante, noi ogni anno dovremo versare l’obolo alla dittatura sanitaria sotto forma di vaccini più o meno pericolosi, sulla cui efficacia e sicurezza non vi è consenso universale, anche se si proporrà la radiazione di chiunque esprima dubbi.
Salvo che, ma è improbabile, non arrivi un vaccino che ci vaccini da tutti i coronavirus.

La premessa di cui sopra non serve certo a fare lezioni di virologia ma ad introdurre, sotto forma di metafora, il principio che una costituzione è come un corpo umano. Il cui DNA stabilisce la durata della sua vita; le malattie contro cui è esposta; gli anticorpi che vuole darsi; il funzionamento dei suoi organi. In particolare, la costituzione italiana nasce immediatamente dall’esperienza del totalitarismo fascista e si è voluta, legittimamente, proteggere dal rischio del ritorno di quella dittatura. Sfortunatamente, si è vaccinata solo contro il fascismo. Che nella nostra costituzione, è trattato specificamente nell’articolo 48 della Costituzione, poi disciplinato dalla legge Scelba del 1952. Nessun articolo, invece, ci parla non soltanto delle altre dittature ma soprattutto del principio generale che definisce una dittatura. Come se si fosse voluto vaccinare il paese da un virus ma non dalle sue numerosissime varianti. Di cui, del resto, sia la storia passata che quella presente che quella futura rispetto al momento della sua promulgazione, il mondo ne avrebbe fornite numerose.

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Il risultato è che oggi siamo tutti abbastanza vaccinati contro il virus del fascismo. Quando vediamo qualcuno che fa il saluto romano, che veste di nero, che usa svastiche, croci celtiche, si riferisce a Mussolini chiamandolo Dux, che osa non stramaledire il Ventennio, provando a spiegare perchè il fascismo si sia diffuso in questo paese, ecco che gli anticorpi si attivano. Il malcapitato viene fatto oggetto di ritorsioni morali e materiali, ostracizzato, insultato, espulso da ogni consesso civile. Più o meno come avveniva durante il fascismo.
E da parte di quella medesima sinistra che, per decenni, ha inneggiato a Che Guevara, a Fidel Castro, a Stalin, piangendo lacrime amare quanto quest’ultimo ha esalato il suo ultimo respiro e applaudendo l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Armata Rossa. Salvo poi, dopo il crollo del muro di Berlino, farsi inoculare dagli americani, divenuti proprietari dell’intero paese, il vaccino anticomunista. Dicendo che sì, l’URSS in fin dei conti si batteva per un’utopia ma Stalin dopotutto era un assassino.
Altro giro, altra corsa. Ed è arrivata la variante del Partito Democratico americano che, a colpi di cancel culture, progressismo cosmetico, suprematismo nero travestito da antirazzismo, omosessualismo, rappresenta il nuovo totalitarismo di oggi.

Dicendo di lottare contro il ritorno del fascismo e del nazismo, le classi dirigenti hanno favorito l’ingresso di varianti più o meno mortifere. La costituzione italiana, già debole suo – perchè scritta sotto eterodirezione dei paesi vincitori della seconda guerra mondiale – è stata vaccinata solo contro il virus del nazionalsocialismo. Non contro i tantissimi virus che infettano un paese distruggendo la libertà e la democrazia.
Sempre per tornare al paragone col covid, i gerarchi del virologismo sostengono che a togliere le castagne del fuoco e vaccinarci contro i coronavirus sarà la proteina spike. Questo avverrà, immagino – ma anche qui lascio la parola agli esperti – quando si individuerà un filamento comune a tutti i coronavirus e sul quale si strutturerà il vaccino.
Non so se è vero. Non so se avverrà davvero. Se occorreranno tantissimi anni o già nel 2022 si sarà risolta la questione. Ma ho sempre avuto la sensazione di aver individuato la proteina spike che ci vaccinerà da tutte le dittature. Del resto, il virus del totalitarismo ha dei filamenti comuni, individuando i quali si potrà davvero vaccinare l’umanità da ogni dittatura. E il filamento che accomuna tutti i totalitarismi, fascisti, comunisti, sanitari, progressisti, in generale qualsiasi tirannia miri a sottomettere la cittadinanza, nasce sempre e solo dall’idea che lo stato debba essere il padre dei suoi cittadini. Col risultato che spesso si trasforma in padrone o padrino. I sintomi dei virus appartenenti alla famiglia del coronavirus e dunque alla famiglia dei tirannovirus, sono abbastanza simili: statalismo esasperato, oligarchismo travestito da liberismo, imposizione di una neolingua, ministeri della verità più o meno ufficiali, criminalizzazione del dissenso, sterilizzazione del pensiero critico, l’applicazione dei diritti da applicare solo a chi aderisce acriticamente alla narrazione dominante e dei doveri solo a chi conserva una propria autonomia di pensiero. Senza comprenderli, ogni paese si palleggerà sempre tra un totalitarismo e l’altro, oscillando da un padrone all’altro senza liberarsi dall’ansia di doverne avere uno.
Il filamento su cui si potrà strutturare il vaccino risiede nella comprensione di un principio in fondo banalissimo: non esiste vera democrazia e libertà se non si vaccinano i cittadini all’idea dello stato protettore, rassegnandosi dunque ad uno stato minimo indispensabile e raggiungendo quella maturità che permetta ad un individuo di saper prendersi cura di se stesso. E di capire che, come con i mafiosi, più si ha bisogno di protezione, più il mafioso alzerà il prezzo.

Non esiste vaccino contro la tirannia se non assumendosi la responsabilità della propria libertà. Capire che la libertà richiede anzitutto uomini liberi da ogni stato padre che, in ogni sua declinazione, finisce per diventare un insopportabile padrone e un soffocante padrino. In sintesi, la vera proteina spike è liberarci di quel coronavirus che è il culto del Leviatano. Di cui il fascismo è stata solo una delle numerose varianti. A dirla tutta, neanche la più pericolosa.

FRANCO MARINOhttps://www.ildetonatore.it/2021/07/17/lantifascismo-un-vaccino-che-non-ha-funzionato-e-arrivata-la-variante-sanitaria-di-franco-marino/