BY SVICOLONE61
Sono due, in questo periodo della pandemia, i grandi misteri che riguardano le statistiche dei morti coronavirus . 
Il primo grande mistero sono i pochi morti della Germania. Come fanno i crucchi ad avere così tanti contagi e così pochi morti ? Argomento già affrontato da vari analisti e sul quale bisognerà, prima o poi,  vederci chiaro ed avere certezze.

Ne va del nostro prestigio nazionale. Specialmente se, come pensa qualcuno, i crucchi stiano manipolando i dati. Il famoso modello Volksburg.

Il secondo grande mistero, introdotto qualche giorno or sono da Giorgio Gori sindaco di Bergamo, e ripreso poi da numerosi sindaci delle zone più colpite, è il numero dei morti a casa. Il numero di coloro che, per vari motivi, non sono morti in ospedale e sui quali, in parte, non è stato neanche fatto il tampone.  Quanti sono? Sappiamo per certo che questi morti a casa non sono inclusi nelle statistiche serali di Borrelli, statistiche che includono solo i morti in ospedale.

Riguardo questo secondo grande interrogativo – quanti sono i morti a casi non inclusi nelle statistiche ufficiali – abbiamo trovato questo ottimo articolo pubblicato dal Mattino di Padova e scritto da due professori della locale Università.

Ecco cosa scrivono: le conclusioni partano da stime ISTAT del tutto preliminari e si basano su campionamenti limitati alle zone geografiche di maggiore crisi epidemica. Ma se tutte le altre zone geografiche, ad esempio,  avessero lo stesso fattore moltiplicativo casa/ospedale di una Bergamo, noi,  nel week-end 4-5 aprile,  potremmo avere raggiunto 30.000 morti da Coronavirus, invece dei circa 15.000 ufficiali. Conclusioni ancora da prendere con le molle, ma non del tutto campate in aria. 

Leggiamo cosa scrivono su Il Mattino Di Padova:

Il numero di deceduti ufficiali per Coronavirus è largamente inferiore alla realtà, ecco perché

E’ diffusa la sensazione che il numero dei decessi per Covid-19 sia difficile da determinare. Va quindi lodata l’iniziativa dell’Istat che – con grandissima tempestività – ha pubblicato i dati sul numero di decessi complessivi, per età e sesso nei comuni italiani nel corso delle prime tre settimane di marzo 2019 e 2020. Il dato proviene dalle 1.084 anagrafi (sui circa 8.000 comuni italiani) che sono riuscite a trasmettere a Roma, in tempi così ristretti e in questi momenti difficili, le schede delle cancellazioni per morte. Inoltre, i dati si riferiscono solo ai comuni dove – nelle prime tre settimane di marzo – i decessi sono stati almeno del 20 per cento superiori nel 2020 rispetto agli anni precedenti, escludendo i comuni molto piccoli. Non è quindi una fotografia dell’Italia, ma di buona parte dei comuni italiani colpiti dal virus in modo più significativo. Il raddoppio. Nei 1.084 comuni qui considerati (chiamiamoli “comuni Covid-19”), nelle prime tre settimane di marzo del 2020, i morti in età 65+ sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2019. L’incremento è stato molto più alto per gli uomini (+140%) che per le donne (+80%) e non è stato lo stesso nei comuni Covid-19 di tutte le province italiane. Nei comuni Covid-19 della martoriata provincia di Bergamo, i decessi di uomini over-65 sono quintuplicati, quelli di donne quadruplicati. Nei comuni Covid-19 in provincia di Brescia, i decessi di over-65 sono quasi triplicati. I comuni Covid-19 del Sud sono molto pochi, e l’incremento del numero dei decessi è quasi ovunque contenuto. Nei 1.084 comuni qui considerati (chiamiamoli “comuni Covid-19”), nelle prime tre settimane di marzo del 2020, i morti in età 65+ sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2019. L’incremento è stato molto più alto per gli uomini (+140%) che per le donne (+80%) e non è stato lo stesso nei comuni Covid-19 di tutte le province italiane. Nei comuni Covid-19 della martoriata provincia di Bergamo, i decessi di uomini over-65 sono quintuplicati, quelli di donne quadruplicati. Nei comuni Covid-19 in provincia di Brescia, i decessi di over-65 sono quasi triplicati. I comuni Covid-19 del Sud sono molto pochi, e l’incremento del numero dei decessi è quasi ovunque contenuto.
Nei comuni Covid-19 del Veneto, sono ampie le differenze fra le province. A Rovigo (+29%), Belluno (+34%) e Venezia (+44%) l’incremento è stato largamente inferiore alla media nazionale. A Verona (+100%) e Vicenza (+107%) i decessi di over-65 sono raddoppiati, come in Italia. A Padova (+129%) e Treviso (+120%) gli incrementi sono stati superiori rispetto alla media nazionale, ma comunque largamente inferiori rispetto a quelli di Brescia e di Bergamo. Non è ancora possibile fare calcoli più precisi: nei prossimi giorni Istat dovrebbe fornire dati anche per i comuni dove il Covid-19 si è diffuso in misura più attenuata, e il quadro sarà più leggibile. Tuttavia, questi primi dati già permettono di affermare che il numero di deceduti con coronavirus rilasciati ogni sera alle 18 dalla Protezione Civile è largamente inferiore rispetto al numero dei decessi causati – direttamente o indirettamente – dall’epidemia. Il surplus. Un primo calcolo sulla città di Bergamo mostra che solo metà del surplus di decessi di marzo 2020 rispetto a marzo 2019 è stato ufficialmente registrato come Covid-19. Se questo dato fosse estendibile, allora i morti in qualche modo connessi all’epidemia, fino al primo aprile in Italia, sarebbero 26 mila e non 13 mila. Per comprendere meglio attraverso i dati sui decessi le caratteristiche di questo disastro, sarà necessario avere informazioni più dettagliate. Innanzitutto bisognerà studiare le cause registrate sulla scheda di morte, per meglio comprendere quanta parte di questa super-mortalità è direttamente dovuta al virus, e quanta invece è legata all’epidemia in modo indiretto. Ad esempio, il sistema sanitario, messo sotto pressione potrebbe non essere riuscito a curare in modo ottimale malati senza il Covid-19. I prossimi dati. In secondo luogo, bisognerà osservare se – nei mesi successivi all’epidemia – la mortalità sarà più bassa del normale. Questo accade sovente quando una causa improvvisa di morte anticipa di qualche mese il decesso di soggetti già gravemente deprivati, lasciando in vita una popolazione selezionata. Ma questi saranno problemi di ricerca per gli studiosi di domani. Oggi va invece ribadito che – se escludiamo guerre, terremoti e inondazioni – aumenti del numero di morti di questa entità e in un così breve lasso di tempo, nei comuni italiani, non si vedevano da molti, molti decenni. — 02 APRILE 2020 MARIA CASTIGLIONI E GIANPIERO DALLA ZUANNA Dipartimento di Scienze Statistiche Università di Padova

SVICOLONE61