Come giá scritto in un post sulle carenze della scuola italiana, esistono aree assolutamente rilevanti nella formazione dell’individuo che non sono minimanente coperte dai programmi scolastici: la propria presentazione in pubblico, il public speaking, la preparazione di una lettera di presentazione, la preparazione di un CV.

Oggi vorrei parlarvi dell’approccio che io personalmente seguo quando mi preparo per un colloquio di lavoro. Mediamente ogni 4 anni faccio un colloquio di lavoro importante. Questo perché mediamente ogni 4 anni cambio azienda o funzione all’interno della stessa azienda. Cinque anni fa ho sostenuto il colloquio di lavoro davanti ad una commissione internazionale che mi ha portato a vivere in Olanda. Due anni e mezzo fa, all’interno della stessa azienda, ho cambiato ruolo.
Esistono molti corsi on line e video tutorial su youtube su come prepararsi al colloquio. Io vi dico la mia. Non ne ho sostenuti tantissimi in vita mia, ma quei pochi (una decina, tra Italia ed estero) sono stati di peso e un paio mi hanno cambiato la vita radicalmente.

Regola numero ZERO: il colloquio non é un esame sulla tua vita. Non mi piace iniziare le regole con un a negazione, tipo “non desiderare la donna d’altri!” a me piacciono le regole “fa’ questo e fa’ quello”, cioé positive e assertive. Ma questa é una eccezione che vale la pena fare. Vedete, non c’é cosa peggiore quando si prepara un colloquio che avere un nemico che lavora h24 contro di noi. Chi é il nemico? Il nemico siamo noi stessi. Sí, perché magari per cultura familiare ed educazione scolastica ci hanno insegnato che é sempre COLPA nostra, che DOBBIAMO fare questo e quello. Non c’é una spiegazione razionale. C’é una colpa, e le cose vanno fatte e basta, pena una punizione.
No.
Non funziona cosí. 
Non bisogna parlare di colpa e doveri  ma di responsabilitá e di obiettivi. La colpa sottende un aspetto etico e un giudizio sulla persona, mentre la responsabilitá delinea un aspetto professionale e specifico; il dovere generico non si capisce dove deve andare a parare e crea solo ansia, mentre l’obiettivo é una intenzione che prende forma con una data e un piano di lavoro. Il colloquio non é sulla vostra persona, ma sulle vostre capacitá nello SPECIFICO settore di competenza che é oggetto del colloquio. Quindi durante la preparazione al colloquio non dobbiamo caricarci di sensi di colpa se immaginiamo che qualcosa possa andare storto. Pensiamo all’obiettivo e a come raggiungerlo, e basta: lavoriamo per dimostrare di avere le competenze per il lavoro che ci chiedono di fare, aumentando le chances di successo.
Chiarito quindi che l’intervistatore non é né tuo padre, né tuo nonno, né tua moglie, né il parroco, né il tuo dottore di famiglia che ti rimprovera per la dieta sbagliata, e che un giudizio sulla tua persona non é l’oggetto del colloquio, passiamo a capire quello che ti serve.

PRIMA regola: capire COSA il datore di lavoro cerca. Ricorda che in ogni contesto esiste la regola della domanda e dell’offerta. Loro fanno la domanda, tu rispondi con una offerta. Sapresti fornire una risposta adeguata se non capisci la questione? Immagino proprio di no, é come sparare nel buio. Quindi studiate bene cosa il datore di lavoro cerca. Nel 99% dei casi sarete carenti in qualcosa in quello che leggerete. E’normale. Un match perfetto tra domanda e offerta é quasi impossibile da ottenere. Quindi iniziate a scrivere cosa vi manca, e cosa potete sicuramente offrire. Buttate giú appunti. Se quello che vi manca potete in qualche maniera compensarlo studiando nel tempo che avete a disposizione, bene, stilate un piano con gli argomenti che vi tocca studiare da oggi al colloquio. Se invece ció che vi manca, beh, vi manca e basta (es: vi chiedono magari 5 anni di esperienza in un settore e voi ne avete maturati soltanto due)  non vi resta che amplificare nella vostra lettera di presentazione e in un CV apposito le vostre competenze che si sposano con la domanda di chi ha scritto la vacancy. Mi raccomando: NON inviate MAI un CV e una lettera di presentazione generici! Pensate sempre a cosa cerca chi lo legge!

Un datore di lavoro deve vedere in voi:

  1. Valore aggiunto
  2. Passione

Suggerimento: stampatevi la job description. Evidenziate le aree principali della descrizione del lavoro.  Portate il foglio con voi al colloquio e spiegate perché vi ritenete idoneo coprendo ogni area principale durante la vostra presentazione. 

SECONDA regola: sii onesto Il che non significa dire tutta la veritá come in un confessionale! Magari siete in rotta con il vostro datore di lavoro, o pensate che il management della vostra azienda sia pieno di incapaci che vi tireranno a fondo (a me é successo, alcuni anni fa, e me ne sono andato). Bene, nella risposta alla domanda “perché vuoi lavorare con noi?” fate presente i pro per lavorare con loro, non i contro della attuale situazione. Non é banale: dimostra che siete interessati a quello che fanno, e per un datore di lavoro é importantissimo contare sulla passione di un nuovo arrivato.
Non solo: se dite che ve ne andate perché dove vi trovate ora non vi piace, il datore di lavoro potrebbe giustamente pensare che se ci sono difficoltá lo mollate dopo qualche mese, o che se la situazione nel vostro vecchio posto migliora, lo mollate per ritornare a fare il vecchio lavoro.
Mettiti nei suoi panni: piglieresti uno solo perché é scontento dove si trova? Io no, personalmente.

Se hanno un sito web, studiatevelo. Se hanno un bilancio pubblicato, leggetelo per sommi capi. Quanti impiegati? Qual é il core business? Come vanno gli affari? 
Se ti chiedono delle tue debolezze e dei punti di forza, sii onesto, rimarcando peró le situazioni difficili da cui i tuoi punti di forza ti hanno tratto d’impaccio. Riconoscere una debolezza é segno di grande forza e maturitá. Offri esempi, e mostra come magari ti rivolgi a colleghi con piú esperienza quando si tratta di aver bisogno di un punto di vista alternativo al tuo. E’ segno di saggezza. 
Personalmente penso che forza e debolezza siano due facce della stessa medaglia: saperle bilanciare a seconda del contesto é la parte difficile. 

TERZA regola: accetta alti e bassi prima del colloquio. Questa é una regola valida se pensiamo che il successo al colloquio potrebbe cambiarci la vita. Le aspettative sono enormi, il nervosismo alto. Non é solo un colloquio fatto “tanto per”. No. E’qualcosa di importante. La gestione delle emozioni gioca un ruolo fondamentale. La mia regola é accettare che ci possono essere momenti in cui mi sentiró di farcela al 100%, e altri in cui penseró che la montagna é troppo alta per me da scalare. Se sono in fase “bassa”, scrivo i pensieri negativi nero su bianco e li esamino. Penso a cosa potrebbe succedere se passo il colloquio o meno, e mi rendo spesso conto che di fatto sto esagerando con la negativitá. Quindi ritorno razionale e mi rifocalizzo sull’obiettivo e su cosa posso fare per aumentare le chances di successo. Non é facile, anzi! E’ faticoso. Ma scrivere mi aiuta moltissimo nei momenti difficili della vita, o anche solo per inquadrare meglio una giornata che si é conclusa. Conoscere bene se stessi aiuta a prendere decisioni corrette in ogni aspetto della vita. La preparazione al colloquio puó essere sfruttata per imparare a conoscerci meglio.

QUARTA regola: preparati con domande scritte.Prepararsi delle domande scritte che potrebbero capitare sulla base dell’annuncio. E quindi lavorare sulle risposte. Sii conciso. Alcune domande delle risorse umane si trovano in rete, sono le solite.La brevitá é un’arte. Significa convogliare in poco tempo molta informazione, facendo risparmiare tempo all’intervistatore, per il quale il colloquio sottrae tempo al lavoro. Questo richiede la conoscenza di un lessico specialistico, e usare parole chiavi aiuta enormemente. Le parole chiavi sono come dei punti di ancoraggio: offrono stabilitá, e collegamenti ad altre parole chiavi, quindi ad altri concetti. Il lessico specialistico convoglia verso l’intervistatore l’impressione che sai ció di cui parli. Il colloquio di lavoro si basa al 90% su IMPRESSIONI.Rispondete a voce alta, se non volete scrivere. Ma le domande devono essere scritte. 

QUINTA regola: lavora per trovare i tuoi metodi personali per prepararti al colloquio. Io disegno, faccio grafici dove ogni freccia é un argomento; alle volte le frecce si annullano a vicenda (sono dispersivo), altre volte si rafforzano (sono incisivo), altre volte coprono molti argomenti (troppi?), altre volte pochi (troppo pochi?). Butto giú note e numeri. Ma questo sono io. Ognuno trova le proprie strategie che meglio si sposano con ció che si é. Chiedo consiglio a chi mi conosce, non coinvolto nel colloquio, che mi dica quali sono i miei difetti nell’affrontare i problemi. Questo mi aiuta enormemente a identificare i “blind spots”, angoli ciechi, del mio carattere.

MISCELLANEA. Sii politically correct al colloquio. Al colloquio sarai neutro come un sapone PH7. Non esistono critiche personali, esistono “margini di miglioramento”. Non esistono capi deficienti con cui hai litigato, esistono “divergenze di vedute” che hai prontamente discusso con il management, per affrontare le incomprensioni che possono nascere in qualsiasi contesto lavorativo, anche il migliore. Non esistono stipendi da fame, esistono “lavori che richiedono un commisurato” livello di retribuzione, allineato al livello di responsabilitá riconosciuta. Non esistono problemi a essere mandato a calci in trasferta, esistono “progetti interessanti per i quali una ricollocazione geografica puó essere presa in considerazione”.

Non stai mentendo, stai dicendo la veritá, ma interpretata secondo il punto di vista delle Risorse Umane e ripulito da sentimenti personali. Il tuo punto di vista conta poco, conta il loro se la ditta é grossa. Piú la ditta é grossa, piú le HR sono importanti e il loro giudizio dirimente.
Devi sforzarti di vedere te stesso attraverso la lente del datore di lavoro e delle risorse umane.

Specialmente se al colloquio é presente un alto management, non stare lí a spiegare la ragione di certe scelte, con lunghi preamboli,  a meno che non venga richiesto esplicitamente.
Rispondi conciso alle domande: puoi usare il metodo STAR se sei un po’ perso: Situazione (S), piano di attivitá (Task), Realizzazione del piano (Action) e risultati (R) conseguiti.
Esempio: Per il progetto DomoCucina, durante una fase di test funzionali sul prototipo di un braccio meccanico preparacaffé, c’era stato un guasto che ha richiesto un lungo meeting per identificare le cause, essendo il sistema complesso. Un comando aveva prodotto una azione completamente anomala del braccio, con rischio safety  per l’utente. Hanno partecipato i seguenti esperti nelle specifiche aree [segue elenco di aree, fai capire che capisci la suddivisione dell’expertise in un progetto]. Io mi occupavo della validazione del Software. Una volta identificate le possibili cause, abbiamo concordato  una sequenza di test da portare avanti,  io sono stato proposto per essere il coordinatore e responsabile delle l’attivitá. Dopo alcuni giorni, abbiamo potuto confermare la causa principale e adottare le relative contromisure, cioé le azioni correttive sul design del prototipo per evitare il ripetersi del problema.
Non é facile all’inizio, quindi esercitati con qualche domanda che potrebbero farti!

Per oggi é tutto. Sono suggerimenti che avrei voluto avere anni fa prima di impegnarmi in altri colloqui. Mi avrebbero aiutato parecchio a essere meno ansioso, meno emotivo, piú objective-oriented, piu’incisivo nelle mie risposte.

Ricorda che non si finisce mai di imparare, e che una valutazoine del rischio richiede mente lucida e distaccata. Quindi: SCRIVI! 🙂

E buona fortuna con i tuoi futuri colloqui.

Posted by ExitEconomics link articolo originale https://exiteconomics.blogspot.com/2019/10/lavoro-preparazione-al-colloquio-di.html