Molti di noi hanno assistito in diretta alle supercazzole del Presidente del Consiglio Conte sull’annuncio della Fase2, altri avranno letto dai giornali o appreso dai servizi di informazione televisiva, oppure su internet. L’unica cosa chiara è che più che una Fase2 si tratta, come suggerisce il nostro Consulente dei Nuovi Schiavi, di una Fase1 bis. Un timido accenno di apertura, tanti “faremo” e “vedremo” oppure “nelle prossime fasi” insomma una montagna che ha partorito il classico topolino. E senza contare le centinaia di esperti che costituiscono la task force governativa messa su per studiare le migliori misure da attuare per il post covid!

E’ da tempo che qui su Ora Zero segnaliamo il pericolo che la cura imposta dal governo per far fronte all’emergenza virus rischia di avere conseguenze ancor più devastanti rispetto alla diffusione del virus stesso.

Vediamo quali possono essere i rischi di un prolungato lockdown dell’intero paese che possano abbattersi sul nostro sciagurato paese.

Rischi di tipo culturale e politico

Una delle principali vittime di questa situazione è la libertà individuale. E’ stata di fatto annullata la libertà di ciascuno di spostarsi liberamente, di incontrare chi si vuole, di fare quello che si vuole. E’ di fatto impedita la libertà di associazione, di manifestazione, di frequentare luoghi di culto, per molte categorie persino la libertà di lavorare. Addirittura la libertà di votare! Manca solo la libertà di pensiero e poi siamo al completo. Ma un momento! In diversi casi anche quella, in pratica è stata abolita. Nemmeno sotto la dittatura fascista, nemmeno durante la guerra e i bombardamenti, nemmeno sotto l’occupazione nazista si era assistito a tanto. La cosa buffa è che l’altro ieri si è celebrato il 25 aprile, festa della liberazione, in un periodo in cui di libero vi è ben poco! E con lo straniero sempre più vicino alle porte di casa, ma questa è un’altra storia. Per non parlare delle scuole, del visitare i luoghi d’arte e cultura, i musei, i teatri…anche la cultura è spacciata.

Rischi economici

Sulle conseguenze economiche del lockdown ne abbiamo parlato ampiamente qui su OZ e non c’è opinionista/blogger/giornalista che ogni giorno non manchi di ribadire l’ovvio. Oggi, per esempio, percorrendo un tratto di strada da casa mia alla mia banca, ho visto almeno una decina di locali, fino a ieri ospitanti altrettanti esercizi commerciali, completamente svuotati di tutto. Sono negozi, bar, pizzerie che hanno chiuso e non riapriranno più. decine di posti di lavoro persi, e questo solo nella mia cittadina e nel tratto percorso. Quanti altri ce ne saranno in tutta italia? Per non parlare di artigiani, piccoli imprenditori, professionisti e quant’altro, che cesseranno qualsiasi attività. Non solo posti di lavoro persi, anche entrate fiscali perse e richiedenti reddito di cittadinanza in più. Cioè una tragedia finanziaria ed economica per tutto il paese. E il turismo? l’Italia ha nel turismo una delle sue industrie più floride e importanti, con miliardi e miliardi di fatturato. Tutto compromesso, tutto finito, soldi persi. Intere zone del nostro paese, penso alla Sardegna, alla Romagna, al Gargano e altre realtà che vivono di turismo, che rischiano di sprofondare nel terzo e nel quarto mondo. Prendiamo il caso della Riviera romagnola: non si tratta di poche decine di strutture e qualche centinaio di posti di lavoro andati perduti, si tratta di migliaia di strutture con centinaia di migliaia di posti di lavoro perduti. E miliardi di euro andati in fumo! Un disastro epocale. E gli effetti del disastro non li percepiremo nell’immediato, ma fra qualche mese o addirittura l’anno prossimo.

Più deficit statale, crollo del PIL, introiti fiscali ridotti in maniera significativa, povertà in aumento tutto questo si ripercuoterà sui servizi al cittadino, assistenza sanitaria compresa. E questo provocherà danni incalcolabili che porteranno a un aumento delle vittime dirette e indirette maggiore di quelle che può provocare il coronavirus. E i primi a pagare, quelli che pagheranno di più, saranno proprio i deboli, quelli che si vuole salvare dal coronavirus, cioè gli anziani e i malati.

Rischi sociali

L’insofferenza sociale causata dal lockdown comincia piano piano a trasparire. Non è solo questione di non accettare arresti domiciliari forzati, i controlli sugli spostamenti nemmeno fossimo in una dittatura feroce, l’ingiustizia che qualcuno percepisce, nel non poter fare cose semplici e banali come fare una passeggiata in riva al mare o riunirsi la domenica con qualche amico o parente. C’è anche una componente strettamente psicologica che rischia di deflagrare. L’impossibilità di programmare il futuro, l’incertezza del proprio posto di lavoro e dei propri mezzi di sostentamento, l’incertezza dovuta alle notizie di un possibile se non probabile ritorno dell’infezione nel prossimo autunno. In due parole l’incertezza del domani è una bomba a orologeria che rischia di creare malumore, malcontento, insofferenza e piano piano rischia di portare a gesti inconsulti prima i singoli, poi le masse. Con conseguenze per l’ordine pubblico devastanti.

Pensiamo ad una cosa piuttosto banale ma, se ci pensate bene, nemmeno così campata in aria: i ristoranti. Mettiamo che ieri, se una famiglia classica, diciamo di tre persone, decideva di passare un sabato sera in trattoria, spendeva mediamente 50 euro. Non parliamo di ristoranti della guida Michelin, parliamo di normali trattorie da 80 coperti, cucina casereccia, niente di sofisticato. Oggi la trattoria è chiusa ma domani, ammesso che riapra, dovrà osservare alcune norme per tutelare la sicurezza dei clienti, tipo il distanziamento tra commensali, il che comporta una drastica riduzione dei coperti. Coperti ridotti = incassi ridotti. Ma le utenze, l’affitto, le tasse comunali, regionali, nazionali rimarranno invariate, se non maggiorate perchè lo stato con l’acqua alla gola dovrà fare cassa per non affogare. Non resta al povero ristoratore che aumentare i prezzi. E la stessa famiglia che ieri mangiava con 50 euro, domani con lo stesso identico menu potrebbe invece pagarne 80-90 di euro! Chi nel frattempo ha perso il proprio reddito o lo ha visto drasticamente ridursi, al ristorante non ci andrà proprio. E chi ha la fortuna di percepire lo stesso reddito di prima, sia pure modesto, al ristorante non ci andrà lo stesso o ci andrà molto meno, per via dell’aumento dei costi. Chi continuerà ad andarci saranno i ricchi e i benestanti, sui quali l’aumento dei prezzi avrà un impatto decisamente limitato. E quello che vale per i ristoranti varrà per numerose altre realtà commerciali. Il risultato finale sarà che la forbice tra classi sociali sarà destinata ad aprirsi ulteriormente, con aumento dell’insofferenza e del malcontento sociale, capaci di sfociare in aperto risentimento e moti violenti.

Conseguenze sulla salute pubblica

E’ indubbio che l’emergenza coronavirus abbia fatto passare in secondo piano tutte le altre patologie che affliggono le persone, per non sovraffaticare il sistema sanitario nazionale. I medici di base, salvo urgenze, “visitano” telefonicamente. Molte visite di controllo, analisi, ricoveri ospedalieri e accertamenti sanitari vari vengono rimandati. Ci sono malattie mortali che se diagnosticate in tempo possono essere sconfitte, invece rimandando le visite specialistiche si corre il forte rischio che queste malattie non vengano diagnosticate in tempo e che il soggetto affetto da patologie gravi tipo problemi cardio vascolari, ictus, tumori possa subire conseguenze molto gravi. Ci sono anche altre infezioni, gli altri virus e i batteri non sono andati in vacanza per fare spazio al coronavirus, e se vengono trascurate possono causare molti problemi.

A Greta chi glielo dice?

E per finire vorrei accennare ai rischi di tipo ecologico. Il distanziamento sociale tra persone sarà tanto più marcato sui mezzi di spostamento di massa, tipo autobus, treni, aerei.

Le compagnie aeree, per garantire lo stesso volume di viaggiatori, dovendo ridurre i posti dovrà aumentare i voli. E gli aerei inquinano, cazzarola se inquinano!

Anche i treni subiranno la stessa sorte, con aumento del numero di corse da effettuare. I treni vanno ad elettricità, e un aumento delle corse causerà l’aumento della produzione energetica: maggior inquinamento.

Ancora più drammatica la situazione degli autobus, perchè non solo dovranno aumentare le corse ma probabilmenbte ci sarà da aspettarsi un ritorno all’uso massiccio della propria auto, anche da parte di coloro che fino ad oggi hanno preferito i mezzi pubblici. Anche l’auto unica che trasporta più colleghi di lavoro non potrà più esserci, per le norme sul distanziamento, quindi ognuno con la sua auto. Risultato: aumento del traffico, delle emissioni, dell’inquinamento.

E le mascherine e gli altri DPI? come si sa, dovranno essere smaltiti nell’indifferenziata, quindi addio raccolta differenziata. Sarà forse il caso che Greta organizzi uno sciopero contro il “cattivo e inquinatore coronavirus”?

Che fare?

Qualcuno giustamente potrebbe dire che è fin troppo facile puntare il dito contro quello che non va e criticare l’operato del governo. Il difficile è proporre qualcosa di valido.

Certo, è così, ma visto che il governo è lì per prendere decisioni, sperando che siano le migliori possibili, sarebbe bene che le prendesse con più coraggio e con meno supercazzole. Esiste una task force di cervelloni chiamati a elaborare le migliori strategie per uscire sia dall’emergenza sanitaria che da quella economico-sociale. Ebbene, che cosa ha partorito la montagna della task force? il topolino della Fase1 bis!

I virologi, gli scienziati fanno giustamente il loro mestiere, ma non devono essere in alcun modo coloro deputati a prendere decisioni che spettano alla politica. La politica deve ascoltare gli scienziati così come deve ascoltare tutti gli altri esperti ognuno nel proprio campo di competenza, e alla fine mutuare tra le varie esigenze e prendere la soluzione migliore che accontenti (o non scontenti troppo) le varie campane. Ma per fare questo ci vuole un governo con i coglioni, e non ce lo abbiamo. Ci vuole un governo in grado di assumersi le proprie responsabilità, invece abbiamo un governo che tira a campare. Ci vuole un premier che sia al tempo stesso guida e punto di riferimento per il paese, invece abbiamo un autentico trasformista che è sovranista quando governa con la lega, europeista quando governa col PD, che attacca le opposizioni in diretta tv manco fosse il dittatore dello stato libero di Bananas, che si preoccupa di compiacere cinesi, americani, Merkel, Macron e che quando dice mai MES intende proprio…mo’ vediamo dai! Sarà pure amico di Trump, vero o presunto, puoi essere amico di chi vuoi ma se non sei all’altezza non c’è amico che ti possa sostenere a lungo.

In Svezia, si dice per una questione di cultura nei confronti della morte, si è scelto di operare un lockdown veramente blando, quasi inesistente, e si accetta serenamente e con atteggiamento fatale che un certo numero di persone, prevalentemente molto anziane e/o già malate di altre patologie, cessi di vivere a causa del virus. Molto probabilmente, oltre a una questione culturale, si tratta semplicemente di una questione pragmatica: se i morti per le cure contro il coronavirus sono previste superiori a quelle causate dal virus stesso allora non c’è partita. Il virus lo si lascia circolare. Anche perchè, in mancanza di un vaccino che non ha alcuna certezza di essere efficace, se la popolazione la metti in una campana di vetro per evitare i contagi, l’immunità di gregge non la raggiungerai mai. E se non la raggiungi, ad ogni arrivo di autunno, alcuni esperti prevedono il ritorno della virulenza del covid. In tal caso che si fa, ancore hard lockdown?

Se questa è la linea che il governo intende seguire, tempo due anni, e sono ottimista, prepariamoci per un medioevo prossimo venturo!