Nell’articolo precedente sull’Euro Digitale, avevo parlato dell’intenzione da parte della BCE di avviare un dettagliato piano di studio sulla possibilità di introdurre nell’Eurozona una cosiddetta CBDC (Central Bank’s Digital Currency), ovvero l’equivalente digitale dell’Euro emesso e gestito dalla BCE. Nello stesso articolo avevo approfondito quali potrebbero essere i potenziali impatti che l’introduzione di una tale forma di denaro, apparentemente paragonabile al contante, potrebbe avere sul sistema bancario e sui pagamenti europei. Va da sé che, lungi dall’essere un mero dettaglio tecnico, l’Euro Digitale potrebbe impattare profondamente sulle modalità in cui vengono effettuati i pagamenti da parte di privati e aziende e ancora più profondamente sul sistema bancario dell’Eurozona https://www.orazero.org/la-bce-prepara-la-moneta-digitale-e-la-fine-del-contante-by-paul-c-f/

Nonostante tutte le criticità elencate nel mio precedente articolo sull’argomento, la BCE sembra piuttosto determinata a conseguire l’adozione dell’Euro digitale, sebbene i vertici di Francoforte siano ben consci delle difficoltà tecniche le la nuova valuta digitale potrebbe comportare. Non a caso Christine Lagarde a novembre 2020 aveva affermato di “avere la sensazione che l’Euro digitale sarebbe arrivato tra 2 o 4 anni”, mentre a gennaio 2021, con meno sicumera parla di “almeno 5 anni, perché sappiamo che ci vorrà moltissimo tempo per assicurarsi che sia sicuro”.

Questo cambio di prospettiva in così poco tempo indica chiaramente che più si approfondiscono gli aspetti tecnici più ci si rende conto delle criticità che potrebbero emergere.

https://www.coindesk.com/ecbs-lagarde-has-hunch-digital-euro-will-launch-in-2-4-years

https://techxplore.com/news/2021-01-digital-euro-years-lagarde.html

Tuttavia alla BCE sembrano consapevoli di non poter restare indietro in un terreno che già altre banche centrali (quella Cinese in primis) e a imprese private stanno già battendo, e questo viene chiaramente esplicitato in un documento sull’Euro digitale emesso dalla BCE stessa, nel quale si afferma “ …molte banche centrali straniere stanno valutando la possibilità di emettere i propri CBDC, che potrebbero potenzialmente essere messi a disposizione anche dei cittadini europei. Questo potrebbe causare una sostituzione di valuta così come un aumento del rischio di cambio nell’economia dell’area dell’euro. In secondo luogo, attori privati – possibilmente al di fuori della supervisione delle autorità finanziarie europee – comprese le grandi aziende tecnologiche, stanno sviluppando soluzioni di pagamento non denominate in euro (come le “stablecoin” globali) che potrebbero raggiungere un’impronta globale e diventare ampiamente utilizzate per i pagamenti al dettaglio europei. Tali sviluppi promuoverebbero l’innovazione ma potrebbero anche minacciare la sovranità finanziaria, economica e, in ultima analisi, politica europea. Vale la pena notare che recentemente alcune iniziative globali di “stablecoin” hanno suggerito che i CBDC potrebbero essere resi disponibili anche attraverso le loro infrastrutture (private).

L’ampia accettazione di un mezzo di pagamento o di una riserva di valore non denominati in euro potrebbe indebolire o addirittura compromettere la trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro. Avrebbe inoltre implicazioni poco chiare per l’intermediazione finanziaria e la mobilità transfrontaliera dei capitali, che potrebbero in ultima analisi incidere sulla stabilità finanziaria. In tali circostanze, l’emissione di un euro digitale potrebbe sostenere la sovranità e la stabilità europee, in particolare nella dimensione monetaria e finanziaria”

Dal tenore di quanto sopra appare chiaro che la BCE dovrà necessariamente portare avanti il progetto dell’Euro digitale per non correre il rischio di sostituzione nel mondo dei pagamenti digitali. Appare ovvio che il pensiero è rivolto in particolare alla moneta digitale emessa dalla Banca Centrale Cinese (PBOC), che da anni ne studia l’applicazione e ha già iniziato ad implementare dei progetti pilota in alcune città cinesi. In tal senso lo Yuan digitale è guardato con timore su entrambe le sponde dell’Atlantico, come nota il Think tank americano Foreign Policy Research Institute “Lo yuan digitale è programmabile e rintracciabile al 100%, il che significa che il governo cinese può monitorare i flussi di capitale in grande dettaglio e imporre limitazioni o precondizioni sull’uso della moneta.

Lo yuan digitale pone minacce significative agli interessi diplomatici, informativi ed economici degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Tra questi, lo yuan digitale aiuterà la Cina a internazionalizzare la sua valuta, promuovendo lo yuan come rivale o alternativa al dollaro statunitense; permetterà alla Cina di espandere ed esportare le sue capacità di sorveglianza, fornendo una finestra e un controllo sull’attività economica degli utenti all’interno dei suoi confini o all’estero; e permetterà alla Cina di aggirare le sanzioni, gli embarghi sulle armi e le norme sul riciclaggio di denaro, fornendo un’alternativa al sistema esistente di pagamenti internazionali basato sul dollaro, che è controllato da istituzioni finanziarie occidentali.”

https://www.fpri.org/article/2020/09/understanding-chinas-digital-yuan/

Il punto è però come gli eurocrati intendono impostare la nuova valuta: sarà un sistema implementato controllato integralmente dalla BCE, o sarà un sistema intermediato dalle banche commerciali e da altri intermediari finanziari? La scelta della struttura fisica e di software ci dirà molto su quali saranno gli obiettivi a lungo del termine che sottostanno all’adozione dell’Euro digitale. In altre parole ci farà capire qual’è lo scopo dell’adozione della nuova valuta.

Qui di seguito proverò ad elencare schematicamente le possibili strutture adottabili dalla BCE per gestire la valuta digitale.

1 Accesso diretto degli utenti finali ai conti della banca centrale

L’Eurosistema concederebbe agli utenti finali la possibilità di accedere direttamente ai conti sulla sua infrastruttura e di gestirli. In questo modello, l’Eurosistema avrebbe il pieno controllo sul ciclo di vita dell’euro digitale, poiché emetterebbe e riscatterebbe qualsiasi unità di euro digitale e tratterebbe le transazioni direttamente attraverso la propria infrastruttura. Tali soluzioni potrebbero essere progettate in modo che le chiavi private, necessarie per firmare digitalmente le transazioni, siano conservate solo presso gli utenti finali, il che permetterebbe loro di presentare le transazioni direttamente alla banca centrale.

Questo modello sarebbe una sfida tecnologica imponente per l’Eurosistema a causa del numero enorme di connessioni e di conti indipendenti da fornire e per i quali l’attuale infrastruttura informatica della banca centrale non è progettata. Inoltre, l’accesso diretto comporterebbe un significativo onere operativo per la banca centrale, che potrebbe essere tenuta a garantire l’aderenza ai regolamenti e ai requisiti dei servizi di pagamento in quanto operatore del sistema.

Tale sistema d’altro canto permetterebbe alla BCE un controllo assoluto e in tempo reale di tutte le transazioni digitali dell’Eurozona e anche al di fuori di essa.

2 Accesso intermediato dagli utenti finali ai conti della banca centrale

L’Eurosistema potrebbe continuare a interagire direttamente solo con gli intermediari vigilati (che devono garantire di operare a condizioni rigorosamente definite), che opererebbero come agenti di regolamento che istruiscono le transazioni per conto dei loro clienti. I conti digitali in euro continuerebbero ad appartenere agli utenti finali e l’Eurosistema manterrebbe il pieno controllo sul ciclo di vita e sull’elaborazione delle transazioni in tempo reale attraverso la sua infrastruttura. Tuttavia, il numero di connessioni al sistema sarebbe in linea di principio limitato al numero di intermediari partecipanti.

In questo modello, gli intermediari vigilati che partecipano al sistema incorporerebbero i servizi digitali in euro nelle loro attività e potrebbero anche approfittare dell’infrastruttura innovativa per favorire la concorrenza nel mercato dei pagamenti

I possedimenti e le transazioni in euro digitali potrebbero essere gestiti in modo decentralizzato solo se fosse possibile assicurare che siano processati in linea con i requisiti della banca centrale in ogni momento. La banca centrale avrebbe quindi bisogno di fissare gli standard (ad esempio la crittografia e i metodi di convalida) che permetterebbero alle parti esterne di trasferire il denaro della banca centrale nel rispetto di adeguati standard di sicurezza, anche al di fuori di un libro mastro centrale.

L’Eurosistema dovrebbe sviluppare una nuova infrastruttura decentralizzata con un’adeguata sicurezza e capacità di elaborazione, il che richiederebbe risorse notevoli e potrebbe porre diverse sfide a causa dell’adozione di tecnologie non ancora completamente sviluppate. Tuttavia, l’onere operativo dell’Eurosistema potrebbe essere potenzialmente ridotto eliminando i processi centralizzati.

Anche gli intermediari vigilati avrebbero difficoltà ad adattare i loro sistemi interni alla fornitura di servizi digitali in euro basati su un’infrastruttura decentralizzata. Al contrario, un’infrastruttura con una tale gestione decentrata del controllo e delle informazioni potrebbe favorire l’innovazione nel tipo di servizio fornito agli utenti finali.

3 Accesso diretto dell’utente finale a un Euro Digitale al portatore

Un’infrastruttura decentralizzata potrebbe consentire agli utenti finali di trasferire tra loro i possedimenti dell’ED al portatore senza la necessità di incaricare una terza parte di svolgere alcun ruolo nella transazione. Questo approccio potrebbe essere implementato in due modi: o attraverso protocolli di distributed ledger technology (DLT) o attraverso lo stoccaggio locale (ad esempio utilizzando carte prepagate e funzionalità di telefonia mobile, anche nei pagamenti offline). In entrambi i casi sarebbero ancora necessari e coinvolti degli intermediari vigilati come garanti, anche per la fornitura di dispositivi fisici e il caricamento di fondi su di essi. Questa soluzione presenta delle grosse problematiche per quanto riguarda la conformità con le regole AML/CFT, ovvero le regole internazionali contro il riciclaggio e il terrorismo.

4 Infrastruttura ibrida di euro digitale al portatore e basata sui conti (che consente anche operazioni di massa)

Si potrebbe realizzare un’infrastruttura decentrata ibrida per consentire l’uso di un euro digitale al portatore a livello degli intermediari vigilati, che potrebbero agire come agenti di regolamento per conto dei loro clienti per le operazioni al dettaglio in euro digitale e utilizzare la stessa infrastruttura anche per i pagamenti di massa. Nella prestazione di servizi di pagamento al dettaglio in Euro digitale agli utenti finali, gli intermediari vigilati farebbero leva sulla loro relazione di conto, ma gli utenti finali continuerebbero ad avere un credito diretto nei confronti dell’Eurosistema e tutti i trasferimenti sarebbero regolati in ultima analisi nell’infrastruttura dell’Eurosistema.

Soluzioni di accesso per gli utenti finali

Le soluzioni di accesso collegano gli utenti finali all’infrastruttura di back-end quindi dipendono fortemente dal modello di infrastruttura scelto. L’Eurosistema dovrebbe garantire l’integrazione di diverse soluzioni di accesso per gli utenti finali per rendere i servizi digitali in euro universalmente accessibili e consentire la loro interoperabilità con l’ecosistema del mercato finanziario. Se l’Eurosistema dovesse fornire dispositivi o applicazioni per i pagamenti digitali in Euro, questi dovrebbero essere conformi, per quanto possibile, agli standard industriali, essere interoperabili con le soluzioni di mercato esistenti e facilitare l’inclusione e l’integrazione paneuropea. Sono possibili diverse opzioni a seconda del tipo di accesso (diretto o intermediato) e dell’uso di soluzioni hardware o software.

Ogni volta che l’utente finale accede ai servizi digitali in euro, l’autenticazione e l’autorizzazione dovrebbero essere condotte, applicando i requisiti di autenticazione forte del cliente simile al sistema in uso per l’accesso all’Home Banking (direttiva europea sui servizi di pagamento PSD2). Ciò significa che, per concedere l’accesso alle disponibilità digitali in euro o ai servizi di avvio dei pagamenti, i prestatori privati di servizi di pagamento – ed eventualmente l’Eurosistema – dovrebbero adottare tecnologie che garantiscano l’autenticazione sicura dell’utente finale e la conservazione sicura dei dati personali. Ogni utente finale dovrebbe disporre di soluzioni hardware o software per identificarsi e autorizzare i pagamenti digitali in euro.

La PSD2 richiede che un’operazione di pagamento sia autorizzata solo se il pagatore ha dato il consenso ad eseguirla. In uno scenario in cui l’Eurosistema emette un Euro Digitale, una questione chiave sarebbe se il consenso è dato alla banca centrale o a un intermediario vigilato. L’autorizzazione al pagamento dovrebbe essere attuata con attenzione nelle transazioni in euro digitali e comporterebbe un certo grado di responsabilità della banca centrale, anche se delegata agli intermediari. L’Eurosistema dovrebbe pertanto sviluppare da zero un know-how specifico sugli approcci e le tecnologie utilizzati per l’autenticazione della clientela.

Infine, per garantire la coerenza degli importi ed evitare i rischi di errore o cattiva condotta degli intermediari, si potrebbe dare agli utenti finali la possibilità di verificare automaticamente, attraverso i loro dispositivi e applicazioni, che i loro saldi corrispondano a quanto registrato nel sistema della banca centrale. Per garantire che nessuna transazione involontaria possa essere originata da un intermediario per conto di un utente, l’utente finale potrebbe inviare automaticamente una richiesta alla banca centrale all’inizio di una transazione (utilizzando una firma privata non nota all’intermediario) approvando l’inizio della transazione. L’utente finale riceverebbe poi conferma dal sistema della banca centrale che la transazione è stata elaborata.

Quanto sopra elencato non è che una trattazione superficiale delle possibili configurazioni del sistema, ognuna di esse richiederebbe una lunga trattazione in termini di necessità tecniche e di vantaggi e svantaggi, a grandi linee possiamo fare le seguenti considerazioni:

– L’infrastruttura di back-end sottostante per la fornitura di un euro digitale può essere centralizzata, con tutte le transazioni registrate nel libro mastro della banca centrale, oppure può essere caratterizzata da un certo decentramento delle responsabilità verso gli utenti e/o gli intermediari sorvegliati, consentendo così anche la fornitura di un euro digitale al portatore. Indipendentemente dall’approccio, l’infrastruttura di back-end dovrebbe essere controllata in ultima analisi dalla banca centrale.

– La principale differenza tra il modello diretto e quello intermediato è il ruolo del settore privato. Mentre in un modello diretto gli intermediari sorvegliati sono semplici guardiani, in un modello intermediato giocherebbero un ruolo più importante, incluso quello di agenti di regolamento. In entrambi i casi, il settore privato sarebbe in grado di costruire nuovi business basati sui servizi digitali legati all’euro.

– Le soluzioni per l’accesso degli utenti finali a un’infrastruttura digitale in euro potrebbero essere basate su hardware o software, o su una combinazione di entrambi. In ogni caso, le soluzioni di accesso front-end necessitano di una forte autenticazione e identificazione del cliente.

– Le soluzioni per gli utenti finali e qualsiasi sistema privato coinvolto nella fornitura di servizi digitali in euro dovrebbero interfacciarsi con l’infrastruttura di back-end della banca centrale in modo da assicurare la massima protezione contro il rischio di creazione ingiustificata di unità digitali in euro senza l’autorizzazione della banca centrale.

Personalmente ritengo la soluzione che verrà privilegiata sarà quella di un accesso intermediato, in primis perché la soluzione totalmente centralizzata presuppone in impiego imponente di risorse in termini di server, personale dedicato e sistemi di validazione e controllo, e in secondo luogo, dato che l’introduzione dell’ED potrebbe potenzialmente togliere alle banche commerciali una parte dei loro introiti, queste ultime potrebbero essere “ricompensate” dandogli la possibilità di gestire tutti i servizi di intermediazione della nuova valuta. Sebbene l’Euro Digitale dovrebbe essere libero da costi, da qualche parte qualcuno dovrà pur pagare per i costi di intermediazione (indovinate chi sarà).

In fine rimane la scottante questione dei dati che si originerebbero dai miliardi di transazioni che verranno effettuate: chi ne sarà il proprietario? Come verranno gestiti? Fino a che punto le transazioni saranno anonime? Accedere ed elaborare questi dati sarebbe una incredibile miniera d’oro, senza contare che le stesse banche centrali avrebbe uno strumento per monitorare l’economia che non ha precedenti nella storia. Il modello cinese ovviamente garantisce ben poco l’anonimato delle transazioni, sarà interessante perciò vedere come verrà gestita la proprietà dei dati e la loro diffusione. In tal senso va notato che a livello europeo si stanno già formando gruppi di interesse psia a livello di aziende che a livello governativo per creare un’infrastruttura europea per la gestione dei dati. Si tratta del progetto GAIA-X, promosso da Germania e Francai ma aperto a tutti i membri della UE. Tale iniziativa non riguarda nello specifico l’utilizzo dei dati delle transazioni bancarie, ma mira a creare una piattaforma di scambio dati in Europa regolata da specifiche regole, a cui avranno accesso enti statali e privati in tutto il continente. La questione richiederebbe una trattazione a parte, tuttavia non è difficile immaginare come il progetto potrebbe inserirsi nella gestione dei dati prodotti dalla struttura di intermediazione bancaria dell’Euro Digitale.

https://www.data-infrastructure.eu/GAIAX/Navigation/EN/Home/home.html

Restiamo in attesa di vedere quali saranno gli indirizzi che la BCE darà alla valuta digitale, decisone che dovrebbe avvenire entro la metà del 2021, quando il Consiglio Direttivo della BCE pubblicherà le sue conclusioni, da lì potremo iniziare a fare ipotesi concrete sull’impatto dell’Euro Digitale sul nostro sistema economico. BY PAUL C. F.