Il governo statunitense sta considerando di imporre sanzioni alle imprese e ai funzionari cinesi per le nuove leggi cinesi sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, questo ha riacceso le proteste in città. Il governo UK ha espresso preoccupazione per i servizi della TV di stato cinese sulle nuove misure. I residenti di Hong Kong che cercano di aggirare il “grande firewall” stanno scaricando VPN per forare la muraglia di protezione. Nel frattempo, il presidente cinese Xi Jinping chiede al Paese di prepararsi al conflitto militare.

Principalmente è una guerra ECONOMICA, del resto il coronavirus ha fatto crollare l’economia globale. Si prospetta ovunque una riduzione degli scambi commerciali, la recessione in Cina si intensificherà e lì si verranno a creare sentimenti anti-occidentali, ovvero in Cina si favorirà tra la popolazione la tendenza alla guerra.

No so dire se prima di Hong Kong viene Taiwan, ma questi sono i due principali punti caldi.

In questo periodo Stati Uniti stanno per espellere i laureati cinesi che hanno legami con le scuole militari cinesi, l’ultimo tentativo dell’amministrazione Trump per imporre limiti agli studenti cinesi. Sempre l’amministrazione Trump ha in programma di cancellare i visti di migliaia di studenti e ricercatori cinesi laureati negli Stati Uniti che hanno legami diretti con le università affiliate all’Esercito di liberazione del popolo.

Questo servirebbe per impedire l’accesso a una categoria di studenti cinesi che, nel complesso, formano la più grande popolazione studentesca straniera degli Stati Uniti (ovviamente la Cina imporrà restrizioni imponendo grossi divieti agli studenti americani).

I funzionari americani desiderano punire la Cina per l’approvazione di una nuova legge (sulla sicurezza nazionale) volta a consentire la repressione a Hong Kong. Bisogna poi vedere se le università americane respingeranno o accoglieranno la mossa dell’amministrazione. Di fatto in USA lo scambio educativo internazionale è molto apprezzato non tanto per il suo valore intellettuale ma perché le università raccolgono moltissime tasse da parte degli studenti stranieri e queste ultime aiutano a coprire i costi, in questo il grande gruppo degli studenti cinesi è un ottimo finanziatore.

Amministratori e insegnanti sono stati informati negli ultimi anni – dall’FBI e dal Dipartimento di Giustizia – sulle potenziali minacce alla sicurezza nazionale poste dagli studenti cinesi, specialmente quelli che studiano nel campo delle scienze, ma le università rimangono diffidenti verso il nuovo “allarme rosso”, le università non desiderano contribuire al razzismo anti-asiatico. Le università americane poi credono di avere protocolli di sicurezza efficaci, che gli studenti cinesi esposti “agli effetti liberalizzanti delle istituzioni occidentali” cambiano idea, non vogliono perdere studenti cinesi esperti in certi settori disciplinari e che sostengono gli sforzi di ricerca americani.

La cancellazione del visto potrebbe riguardare almeno 3.000 studenti, secondo alcune stime ufficiali, si tratta di una piccola percentuale dei circa 360.000 studenti cinesi negli Stati Uniti, ma gli studenti colpiti potrebbero essere quelli che lavorano a importanti progetti di ricerca.

La mossa è destinata ad accendere il dibattito pubblico americano che però dimentica un particolare importante, in Cina la società è molto più controllata dal governo e affiliata al governo, il sistema cinese si sorregge sul sostegno, chi studia ad alti livelli è ovviamente a proprio agio con il sistema centralizzato cinese. Diametralmente opposto e non confrontabile con sistema americano.

I funzionari americani, che difendono la cancellazione del visto, hanno detto che i legami con i militari cinesi in quelle scuole sono molto più profondi del semplice reclutamento nel campus. Infatti il governo cinese ha un fondamentale ruolo nella selezione degli studenti delle scuole che hanno legami con i militari e che possono studiare all’estero. In alcuni casi, gli studenti cinesi (che hanno il permesso di andare all’estero) sono tenuti a raccogliere informazioni come condizione per ottenere il pagamento delle tasse scolastiche.

Un problema di duplice natura:

  • L’FBI e il Dipartimento di Giustizia hanno sempre considerato le scuole affiliate alle forze armate come un problema particolare, ritengono che gli ufficiali militari addestrino alcuni studenti cinesi in tecniche di spionaggio e li costringano a raccogliere/trasmettere informazioni agli ufficiali cinesi.
  • Sempre in tale ambito di spionaggio l’intelligence americana vede i cittadini cinesi come potenziali reclute per le agenzie di spionaggio americane, quindi impedire agli studenti l’accesso agli USA può rendere più difficile per le agenzie reclutare risorse all’interno dell’esercito cinese.

Solite questioni di spionaggio e contro spionaggio.

Ma questo è solo l’apice del problema, i laureati cinesi spesso lavorano presso importanti aziende tecnologiche negli Stati Uniti, molti funzionari americani credono che questi lavoratori possano dedicarsi allo spionaggio industriale.

La minaccia del furto di tecnologia tra USA e Cina è sempre latente. Ormai ogni talento è a rischio. Nell’articolo https://www.nytimes.com/2020/05/28/us/politics/china-hong-kong-trump-student-visas.html i casi affrontati e in discussione sono tante.

L’Australian Strategic Policy Institute, un think tank, ha fatto ricerche sulle università cinesi affiliate alle forze armate, e questo ha influenzato il pensiero nel governo americano. Un rapporto del 2018 intitolato “Picking Flowers, Making Honey” spiegava che la Cina stava mandando studenti di quelle università nelle università occidentali per cercare di costruire la propria tecnologia militare. Lo studio suggeriva che i laureati si rivolgevano ai cosiddetti Paesi dei Five Eyes che condividono l’intelligence: Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia. Secondo il rapporto gli studenti nascondevano le loro affiliazioni militari mentre cercavano lavoro in campi con applicazioni di difesa e altri settori di ricerca.

E’ solo l’inizio del secondo tempo della partita. Alessia C. F. (ALKA)