Un’imboscata a “volto scoperto”: le stime parlano di 50 morti ma colpisce il fatto che, nella chiesa cattolica, il comando armato è arrivato “indisturbato” di Roberto Bonuglia  

Nella domenica di Pentecoste è arrivata, purtroppo, una pessima notizia: nonostante l’iniziale e imbarazzante silenzio del portavoce della polizia locale Funmilayo Odunlami ‒ che non ha risposto alle telefonate ed ai messaggi di nessuno [1] ‒ si è consumato l’ennesimo attacco ai cristiani in Nigeria, il Paese più popoloso di tutta l’Africa.

La St. Francis Catholic Church di Owo, nello stato di Ondo, infatti, è stata colpita duramente durante la funzione religiosa in corso: un commando armato è entrato nel locale di culto ed ha sparato ai fedeli. Owo è la città natale del Governatore dello Stato, Rotimi Akeredolu ed il bilancio dell’attacco è drammatico: le prime stime oscillano tra i 25 ed i 50 morti, diversi sono i feriti, molti di essi in gravi condizioni come riportano le fonti locali. Un medico di un ospedale della zona, infatti, ha rilasciato una dichiarazione alla Reuters [2] nella quale ha detto che non meno di 50 corpi sono stati trasferiti al FMC (Federal Medical Center) di Owo e al St. Louis Catholic Hospital.

Una versione confermata anche da Ogunmolasuyi Oluwole che ‒ dopo aver visitato sia la chiesa cattolica dove si è consumato l’eccidio sia l’ospedale ‒ ha anche aggiunto che tra i morti e i feriti molti siano bambini.

La Nigeria non è nuova a questo tipo di persecuzioni: in gran parte della parte settentrionale del Paese, infatti, i cristiani vivono la loro vita sotto la costante minaccia di attacchi di Boko Haram, della Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (ISWAP), dei militanti Fulani e dei criminali che rapiscono e uccidono in modo sistematico. Mentre tutti i cittadini della Nigeria settentrionale sono soggetti a minacce e violenze, i cristiani sono spesso presi di mira in modo specifico a causa della loro fede: ISWAP e Boko Haram vogliono eliminare la presenza cristiana in Nigeria, e i militanti musulmani “fulani” attaccano specificamente i villaggi cristiani.

I fulani sono un’etnia nomade diffusa in tutta l’Africa occidentale e ‒ dal 2009 ‒ hanno fatto tra le 13 e le 19 mila vittime, soprattutto tra i cristiani della Middel Belt: il motivo dell’accanimento ha diverse motivazioni visto che i fulani sono in prevalenza pastori mentre, nell’area, i cristiani sono dediti principalmente all’agricoltura e si sono in larga parte ritrovati in Nigeria per scappare da un’altra persecuzione, quella intensificatasi l’indomani della guerra in Biafra. De facto, «la grave siccità degli ultimi anni ha costretto i pastori fulani a spostarsi per cercare zone più redditizie per far vivere il bestiame. Bestiame che spesso ha invaso i campi degli agricoltori cristiani causando ulteriori scontri che si sono poi inaspriti con vere e proprie persecuzioni ai danni della comunità cristiana locale» [3].

La quale, oltre ai rischi di violenza, in alcuni Stati del Nord della Nigeria vive anche sotto la sharia, motivo per il quale sono discriminati e trattati come cittadini di seconda classe. I cristiani che si convertono dall’Islam, inoltre, ‒ come avviene anche in altri Paesi a maggioranza musulmana e non solo [4] ‒ affrontano anche il rifiuto delle loro famiglie e sono spesso spinti con ritorsioni di vario tipo a ritrattare la loro fede [5].

Lo conferma il fatto che una settimana fa il capo della Chiesa metodista in Nigeria sia stato rapito insieme ad altri due religiosi nel Sud-Est del Paese e sia stato necessario il pagamento di 240.000 dollari per la liberazione sua e dei suoi compagni di disavventura [6].

Due settimane fa, poi, due sacerdoti cattolici sono stati rapiti a Katsina, lo Stato natale del Presidente Muhammadu Buhari, nel Nord del Paese. Ad oggi, nessuno ha pagato il riscatto e non sono stati rilasciati.

Qualche tempo prima, nel mese di marzo, uomini armati hanno preso di mira il collegamento ferroviario vitale tra Abuja e la città settentrionale di Kaduna, uccidendo almeno 9 persone e rapendone a dozzine, molte delle quali sono ancora detenute e la maggior parte delle quali, manco a dirlo, sono ree di essere cristiane.

Quella di oggi è solo l’ennesima pagina di intolleranza e persecuzione che la Nigeria  al settimo posto al mondo nella classifica dei Paesi più ostili alla minoranza cristiana [7]  scrive: la novità è rappresentata dal fatto che, ormai, le violenze siano sistematiche anche nella parte meridionale dello Stato, finora meno interessata da episodi così drammatici.

Nel Nord-Est della Nigeria, infatti, già da tempo qualsiasi comunità di credenti è a rischio di attacco da parte di Boko Haram o ISWAP. A causa delle violenze, migliaia di cristiani sono costretti a vivere in campi formali o informali per sfollati interni (IDP). Questa situazione contribuisce alla vulnerabilità, perché le persone che hanno perso la casa o i propri cari ora sono effettivamente rifugiati all’interno del proprio Paese. Anche le donne e le ragazze tendono ad avere livelli di vulnerabilità più elevati e chiunque si converta dall’Islam al cristianesimo è ‒ ovviamente quanto tristemente ‒ il più indifeso di tutti.

Fatto sta che oggi, nella chiesa cattolica, il comando armato è arrivato indisturbato in prossimità del locale in Owa-luwa Street ‒ vicino, cioè, al palazzo di Olowo di Owo ‒ in autobus [8]. Una volta entrato, superando la recinzione e il cancello non solo il commando ha aperto il fuoco sui fedeli inermi, ma anche lanciato esplosivi. Si è trattato, quindi, non solo di un attacco crudele, ma di una vera e propria imboscata come riporta la testimonianza di un superstite: «Hanno teso un’imboscata e sono penetrati. Hanno sparato con le pistole e hanno usato la dinamite per entrare. Stavamo per finire il servizio. Immediatamente abbiamo chiesto alle persone di andarsene, abbiamo iniziato a sentire il rumore di spari e dinamite da diverse angolazioni. Abbiamo subito chiesto alla gente di tornare di corsa all’interno della chiesa e chiudere la porta. Ci siamo nascosti all’interno della chiesa anche se alcune persone erano già andate via quando è avvenuto l’attacco. Ci siamo chiusi in chiesa per circa 20 minuti. Quando abbiamo saputo che se ne erano andati, abbiamo aperto la chiesa e portato le vittime in ospedale» [9].

Il tutto è stato fatto dagli assalitori con il volto scoperto, forti dell’impunità che avrebbero avuto. Ciò non sorprende, visto che nel disinteresse generale delle autorità politiche nigeriane e non solo, l’escalation di violenze dei fulani contro i cristiani è frutto di un preciso progetto di eliminazione dei primi a danno dei secondi e, al contempo, la risultante dell’evoluzione che il banditismo ha avuto ‒ e sta avendo ‒ nel Paese: «Se il banditismo in Nigeria alcuni decenni fa si avvaleva di archi e frecce, negli ultimi anni i fulani si sono dotati di Ak47, diffusissimi nel Paese dopo la caduta di Gheddafi» [10].

La violenza, insomma, ha raggiunto un punto di non ritorno che non a caso ha fatto parlare alcuni analisti geopolitici di un vero e proprio «genocidio progressivo e di una slow-motion war» [11]: dall’abbrivio del Terzo millennio e con un’orribile accelerazione negli ultimi anni, le denunce accertate di omicidi, stupri, mutilazioni e rapimenti di cristiani in Nigeria sono costantemente aumentate.

Ma continuano a non fare notizia, come molto spesso succede quando ad essere perseguitati sono i cristiani. A noi il compito di scriverne, parlarne e, soprattutto, di pregare per tutti loro.

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni” – https://www.corriereregioni.it/2022/06/05/lennesimo-attacco-ai-cristiani-in-nigeria-la-strage-di-pentecoste-a-owo-di-roberto-bonuglia/

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Roberto Bonuglia
BIOGRAPHY: Roberto Bonuglia (Roma, 1978) ha conseguito il dottorato di ricerca in “Storia e formazione dei processi socio-culturali e politici dell'età contemporanea” presso il Dipartimento di Studi politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”.Assegnista di ricerca presso Laziodisu è stato consulente dell’Istituto Luce, caporedattore della rivista «Elite&Storia», tra gli organizzatori della “Settimana della Storia”, consulente dell’Istituto Luce e in occasione delle celebrazioni del 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia, ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana per il progetto “Storia dell’Unità italiana” svolto nelle Scuole Primarie del Lazio.Collabora con diverse riviste e testate come “Il Primato Nazionale”, "Il Corriere delle Regioni", "Nova Historica", “Il Pensiero Forte”, “Barbadillo”, "ORAZERO http://www.orazero.org/" e i “Quaderni Culturali dell’Accademia Adriatica di Filosofia Nuova Italia”.Tra le sue pubblicazioni: L’imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione, Elite e storia nella narrativa napoletana, Da Khayyam alla globalizzazione, Tra economia e politica: Pasquale Saraceno. Ha curato, tra gli altri, i seguenti volumi collettanei: Gioacchino Volpe tra passato e presente, Economia e politica da Camaldoli a Saragat (1941-1971), Geopolitica del Terzo Millennio, Il Codice di Camaldoli e la “ricostruzione” cattolica.Appena pubblicato: Dalla globalizzazione alla tecnocrazia. Orientamenti di consapevolezza distopica del Terzo millennio e All’ombra della vulgata. Articoli inediti sugli argomenti più attuali tra nuovi mondi economici e manipolazione tecnologiche. Un testo scorrevole ma profondo, preciso e vivo, in grado di rappresentare un saggio di valore all'interno di quella letteratura che vuole capire gli sviluppi della società moderna invece che subirli, che vuole farsi domande invece che accettare ogni nuovo dogma del capitalismo pseudo-felice, un panorama di fatti raccontati in maniera coraggiosa che ci danno modo di riflettere.RESEARCH INTERESTS Storiografia, Storia economica, Storia Contemporanea, Geopolitica