Egregio dott. Gianrico Carofiglio

Come lei ben saprà, il suo tweet rilasciato il 2 ottobre sulla positività di Trump al covid, ha creato parecchio scalpore.

Certamente ognuno è libero di fare il tifo per chi o contro chi gli pare, come gli pare, quando gli pare, ci mancherebbe! La libertà di parola e di espressione, che spesso la sua parte politica critica, vale sempre, comunque e per chiunque, pure per lei naturalmente!

Il suo tweet si presta oggettivamente, però, a diverse critiche. Innanzitutto quel “gli auguri di pronta guarigione valgono per chiunque” -che tradotto significa “pure per uno come Trump” a sottolineare come Lei pone sè stessa in una posizione più elevata rispetto al personaggio che lei pretende di giudicare- sta a sottolineare l’ipocrisia di augurare al proprio “nemico” pronta guarigione intendendo ben altro, una noiosa quanto doverosa netiquette a cui bisogna “ob torto collo” assoggettarsi per non apparire eccessivamente cinico, ma di cui fare volentieri a meno. Ecco, se ne avesse fatto davvero a meno avrei avuto maggior rispetto del suo tweet! Finalmente uno che dice “pane al pane” senza mezzi termini, anche se la sostanza di quanto dichiarato non incontra i miei favori. E invece questo detto non detto, nascondendosi dietro parole di circostanza imposte dal buonismo da quattro soldi di cui la parte politica in cui lei si riconosce, sventola come una bandiera, piuttosto sporca e sfilacciata in verità, mostra una ipocrisia di fondo che non farebbe onore a nessuno.

Il passaggio del suo tweet che ha scatenato maggiori polemiche è quel “messaggio di giustizia poetica” che sottolinea come Lei consideri “giusto” che Trump abbia contratto il covid, ergendo sè stessa a Giudice Supremo. Considerato che Lei è stata un magistrato, prima di essere eletto al parlamento nel PD per poi diventare uno scrittore di successo nonché opinionista in trasmissioni che vogliono darsi un tono elitario, e trinariciuto se mi è consentito, sentirla discettare di giustizia poetica in relazione a un personaggio che lei odia, solo politicamente presumo, mi fa rabbrividire. Lei è un ex magistrato, ma l’indole, la personalità che Lei mostra di sé in veste di semplice opinionista presumo sia difficilmente scindibile dal suo ego, per cui il sospetto che Lei stessa dà di sè è che l’imparzialità e l’equanimità proprie di un magistrato siano state per Lei una dura prova da affrontare. Ho la fortuna di non avere mai dovuto affrontare la giustizia italica, ancor più fortunato di non avere avuto nulla a che fare con Lei in veste di magistrato, per cui non posso dire nulla del suo operato in veste di amministratore della giustizia, ma tenendo fede al detto “chi nasce tondo non diventa quadrato”, che in maniera “rozza” spiega una verità matematica secondo cui non è possibile ricreare un quadrato con le stesse misure di un cerchio, temo che la prova possa non essere stata superata in maniera soddisfacente.

Lei non è nuova a uscite, per me di cattivo gusto, per così dire ad effetto. Ricordo quando, in occasione di una manifestazione promossa dalla Lega, lei giudicò i partecipanti al raduno di piazza semplicemente come gente sudata, che non è soltanto una ovvietà -si era in piena estate, e sudare al sole, con temperature alte, non solo è una cosa ovvia ma addirittura “obbligatoria”- ma è soprattutto un manifesto del proprio modo di intendere la politica, proprio Lei che non solo si richiama a un ben preciso schieramento politico, ma ne ha fatto attivamente parte, schieramento che è erede di un partito che faceva della partecipazione popolare un manifesto, un vanto. Ma si sa, gli eredi di quel partito oggi rappresentano le elite, le lobby e il vero potere, e disprezzano con tutto il cuore tutto ciò che è popolare. La dimostrazione concreta di come si possa tradire in maniera meschina le proprie radici politico-culturali pur di sedere, sempre e comunque, nella stanza dei bottoni!

Del resto non è nuovo l’uso dei social per dare sfogo ai propri bassi istinti di rivalsa politica utilizzando il covid come mezzo per colpire i propri nemici, cosa certamente by-partisan, ad onor del vero. Come non ricordare i quasi sussulti di giubilo in occasione della notizia che un altro pericoloso sovranista internazionale, il brasiliano Bolsonaro, era rimasto contagiato dal covid un paio di mesi fa. Anche in quella occasione si parlò di giustizia divina per cui un convinto negazionista “si sparava nei piedi con la sua stessa pistola”. Certamente Bolsonaro è un semplice figurante in confronto al protagonista assoluto del palcoscenico politico mondiale rappresentato da Trump, ma costituiva un ghiotto antipasto.

Però, che strano questo virus, a livello politico colpisce prima o poi tutti i simboli umani del pericoloso sovranismo planetario: prima Boris Johnson, poi Bolsonaro e ora Trump. Manca Putin e poi tombola! Ma si sa che lo zar di “tutte le Russie” è difficile da raggiungere!

Per la verità il virus ha colpito pure Berlusconi, che negazionista non mi sembra sia mai stato, ma che è pur sempre membro, salvo convenienze, del centrodestra largamente maggioritario nel paese. Personaggio in grado di suscitare ancora oggi i più biechi istinti, nel momento della notizia del suo contagio, non gli è stata risparmiata la sua razione di feci sparata attraverso il canonico ventilatore. E non dimentichiamoci di Zingaretti, colui che rimase contagiato dopo aver abbracciato non so quanti cinesi e aver partecipato a svariati aperitivi sui navigli a Milano. In questo caso, parere puramente personale, il contagio, più che una giustizia poetica, mi sembra un semplice escamotage per poter cambiare repentinamente idea sul covid e passare da proto negazionista a allarmista convinto, avendo sperimentato “sulla propria pelle” la pericolosità del virus. A me personalmente resta sospetto il decorso del virus in Zingaretti, in un periodo in cui sembrava effettivamente la peste del 2000 a costui sono bastati 5-6 giorni di quarantena per ritornare bello pimpante, senza conseguenze e attivo come e più di prima ma con un atteggiamento nei confronti del covid completamente ribaltato. Sembra proprio un covid di comodo, un comodovid©.

Anche Lei, dott. Carofiglio, in passato è stato un proto negazionista, insieme al suddetto Zingaretti, al ministro Speranza, al prof. Burioni, ai sindaci Sala e Gori e compagnia cantante, come testimoniato da questo suo tweet

Si era nel periodo iniziale, quello in cui era “più pericoloso il razzismo del virus” per cui anche Lei, da bravo soldatino, ha eseguito gli ordini imposti dal partito, come tutti i “negazionisti” dell’epoca. La differenza tra quelli di allora e gli attuali è che ora si nega -o si minimizza- ma in un contesto in cui ci sono delle regole che comunque vanno rispettate e una conoscenza del virus stesso di gran lunga migliore di quella dell’epoca, per cui la situazione sembra sotto controllo e non saranno certo le proteste e i malumori di alcuni, pochi o tanti che siano, a influire più di tanto. Ma all’epoca, in cui tutto si doveva ancora fare, minimizzare ha comportato, secondo la narrazione della parte politica in cui si riconosce, un colpevole ritardo nel prendere provvedimenti, ritardo che con ogni probabilità ha causato le conseguenze che conosciamo. Quando si parla di rispetto per le oltre 35 mila vittime del covid in relazione all’atteggiamento “negazionista” di una nota parte politica, non si può non richiederlo, a maggior ragione, nei confronti di chi ha negato in un periodo in cui “negare” significava trascurare qualcosa che poteva essere fatta prima e di conseguenza, provocare i danni che si sono concretizzati da lì a pochi giorni dopo, sempre secondo la narrativa secondo cui il covid è la peste del 2000.

E questo “livore” nei confronti di un personaggio politico ampiamente detestato dalla sua parte politica probabilmente serve come un maldestro tentativo di far dimenticare il recente passato dimostrandosi più realisti del re. Magari sarebbero bastate delle semplici scuse per aver colpevolmente sottovalutato un fenomeno che la sua parte politica continua oggi a considerare “devastante”.

La ringrazio dell’attenzione e distinti saluti

Gustavo Kulpe