Egregio dott. Mineo,

Come sicuramente immaginerà, questa mia lettera aperta riguarda le sue dichiarazioni rilasciate su Facebook in merito alla manifestazione di protesta di un gruppo di ristoratori qualche giorno fa nei pressi di Montecitorio.

Si sarà altresì resa conto della valanga di critiche, spesso aspre, che le sue parole hanno scatenato, e dei pochi attestati di solidarietà ricevuti, persino da simpatizzanti della sua stessa area politica. Questo perchè le sue parole la rendono indifendibile, sia agli occhi di una intera categoria di lavoratori massacrata dalle decisioni dei due governi che si sono avvicendati nel gestire questa pandemia, sia a quelli di chi, fino ad oggi, ha percepito la sinistra come quella parte politica più attenta alle esigenze e ai problemi di chi lavora o di chi non ha “santi in paradiso” come scritto da Lei.

L’atteggiamento che traspare dal suo scritto sembra quello del classico ricco signore, ben addentro al sistema, elitario e un po’ aristocratico che guarda con “distaccato disprezzo” le manifestazioni del popolo ignorante, magari sudaticcio, come un altro aristocratico, elitario e spocchioso rappresentante della intellighenzia sinistra nostrana non aveva mancato di sottolineare in un’altra occasione. Perchè ricco lei lo è, per lo meno in rapporto a coloro che lei pensa di rappresentare, a coloro che lei in qualche maniera sta stigmatizzando con il suo post, e a tutti coloro che in questo anno e passa di pandemia hanno perso il lavoro e sono precipitati dalla classe media alla miseria in pochissimo tempo. E nel sistema lei nuota felicemente, essendo stato sia pure per una legislatura, Senatore della Repubblica, e prima direttore di un TG RAI per anni. A poco serve ribadire che si trattava di TeleKabul, sempre TV di stato si tratta. In quanto all’atteggiamento elitario e aristocratico, esso deriva, nella mia modesta opinione, dall’appartenenza a una parte politica che rivendica, con una certa tracotanza e con molta autoreferenzialità, la propria superiorità morale e il proprio essere sempre e comunque dalla parte giusta del discorso.

E a poco serve ricordare i suoi esordi a Il Manifesto, quotidiano di sinistra nato sull’onda emotiva del ’68 e delle cui istanze si fece portatore. Il ’68, non lo dico io, fu essenzialmente un movimento di protesta creato e portato avanti dai ricchi borghesi, i classici figli di papà, nelle università, che giocavano a fare i proletari. Insomma, per usare una espressione poco garbata, facevano i proletari col didietro degli altri e con il proprio al calduccio. E Il Manifesto ne era il giusto corollario, essendo in pratica tutti i suoi esponenti, come quelli di altre organizzazioni e pubblicazioni di estrema sinistra, come Lei del resto, appartenenti a una classe sociale diversa da quella che si pretendeva di rappresentare. E come Lei, da antisistema, in pratica un M5s ante litteram, sia pure schierato ideologicamente (ma il M5s è sempre stato schierato ideologicamente verso una ben precisa direzione politica, sia pure “a sua insaputa”) in futuro diventati degni rappresentanti del sistema stesso. Sicuramente per meriti personali, preparazione e capacità, ma anche, mi sia consentito, sia pure in minima parte, per “meriti politici”.

Le voglio spiegare, anche se sono sicuro Lei lo abbia già capito da solo, perchè il suo post è da considerare offensivo per chi è sceso in piazza, per una intera categoria di persone e per chi pur facendo un altro mestiere, è stato colpito alla stessa maniera dai guasti provocati dalle decisioni del governo o potrebbe esserlo domani:

Gli arrabbiati in piazza Montecitorio gridavano basta ai divieti e chiedevano soldi allo stato

No, dottor Mineo, non è giusto apostrofarli come semplici “arrabbiati”. Sono persone arrabbiate perchè disperate, lavoratori costretti a non lavorare ai quali non arrivano i “sostegni”, una volta “ristori”, promessi enfaticamente da un esecutivo che non è in grado di rispettare gli impegni. Gente che non ha più di che vivere e che ormai non crede più alle vane rassicurazioni che si rivelano, come al solito, farlocche. E non è gente che chiede soldi, è gente che chiede di poter lavorare, e se tu Stato impedisci loro di lavorare allora sei TU che devi compensare i mancati introiti per permettere a questa gente di vivere, innanzitutto, e di poter tornare a lavorare se e quando questa emergenza, costruita per scelte sbagliate, finirà facendo in modo che l’attività sopravviva. Per adesso sono scesi in campo i disperati, quelli che non hanno più nulla, ma se dovessero farlo tutti quelli che ancora non sono arrivati al punto di rottura, come sostenevano su Twitter alcuni ristoratori che ancora riescono a sbarcare il lunario, allora saranno “augelli senza zucchero”.

.”..un saluto romano, il rifiuto della mascherina o l’insulto all’Europa servono a far notizia. Bisognerebbe ricordargli che i morti per Covid sono 112mila, che all’estero hanno “chiuso” quanto noi, che “sostegni” o “ristori” vengono dalle tasse di chi le paga

Basta qualche “saluto romano”, basta la presenza di Casapound per avere la scusa per screditare una protesta sacrosanta e una manifestazione basata su richieste (poter lavorare) che alla sinistra non dovrebbero dispiacere. Come spiegato in un altro articolo, è molto difficile che una manifestazione in piazza nasca spontaneamente, senza un coordinamento e un’organizzazione che la gestisca. Del resto in ogni manifestazione di piazza si infiltrano movimenti estremisti che sfruttano la stessa per avere visibilità. Il problema non è la presenza in piazza di Casapound e il fatto che chi protestava li abbia accettati e li abbia seguiti -se sei disperato non ti curi troppo dei “tuoi compagni di viaggio”, ti interessa che il tuo messaggio di protesta arrivi a destinazione, e poco importa se il mezzo sia Casapound, un centro sociale “de sinistra” o i frati domenicani- ma l’assenza e il silenzio di organizzazioni ufficiali di categoria, sindacati e formazioni politiche di sinistra! e se c’è un vuoto, esso viene riempito automaticamente, e se lo riempie chi non ci piace dobbiamo condannare solo noi stessi.

E basta con la retorica dei “mille mila morti” con questo ricatto morale da appioppare a chiunque porti avanti tesi e soluzioni non gradite a lei e ai suoi “compagni”. Se vogliamo dirla tutta, i 112mila morti si sono verificati nonostante le chiusure e le misure di contenimento che hanno massacrato l’economia riuscendo a fare peggio persino di paesi che hanno chiuso molto ma molto meno. Ecco, se proprio deve ricordare i morti lo faccia nei confronti di chi non è riuscito a contenerli riuscendo però a distruggere un intero paese.

In quanto al richiamo a chi le tasse le paga, qui emerge tutta l’abilità retotrica del giornalista che è stato anche un politico parlamentare. Non si dice espressamente che chi è sceso in paizza a protestare è un evasore, ma lo si lascia scivolare, come un inserto subliminale. Nell’immaginario collettivo di chi legge il suo post rimane la sensazione che oltre a arrabbiati fascisti, in piazza ci fossero evasori fiscali. Complimenti per aver colpevolizzato una intera categoria.

Chi non ha evaso il fisco e mostrato qualche capacità manageriale, [va aiutato] a fare impresa. Gli altri, con un sussidio perché si cerchino un lavoro dipendente, una vita dignitosa da proletario.”

E chi dovrebbe stabilire chi evade e chi no, lo Stato? ma se ogni governo pone l’accento sull’evasione fiscale, inventa provvedimenti per combatterla e l’evasione continua imperterrita, secondo la narrazione mainstream, a prosperare, significa che lo Stato è impotente a risolvere il problema. Del resto buona parte dell’evasione è causata da traffici illeciti da parte delle mafie (non solo nostrane, anche quelle d’importazione, visto che ormai importiamo anche quello che abbiamo in abbondanza in casa), e le mafie lo Stato non riesce proprio a sconfiggerle, o non vuole, mentre un’altra bella fetta è dovuta a regole che permettono a grandi gruppi internazionali di aggirarle mediante escamotage tollerati o addirittura promossi, dalla nostra meravigliosa UE.

Gli altri invece, traducendo il Suo pensiero in linguaggio popolare, che si fottano! E sì, perchè se Lei scrive che si devono trovare un lavoro dipendente, significa che sempre Lei è scollegata dalla realtà. Ma si rende conto che il nostro paese, già in recessione da anni, con la pandemia ha visto creare un milione di nuovi disoccupati e ha visto la chiusura di oltre 400 mila imprese? e chi li deve assumere come dipendenti, lo Spirito Santo? Una buona parte di costoro sicuramente ha una età che la pone fuori mercato del lavoro, e quindi come possono capare? Ah già! con i sussidi generosamente concessi dallo Stato. Ma quei sussidi non derivano da chi paga le tasse? e se c’è sempre l’evasione fiscale, come Lei stessa ha ricordato, e oltre un milione di contribuenti ha smesso di esserlo, dove cazzo (scusi il francesismo, ma certe cose mi fanno salire il sangue al cervello) si prendono i soldi per centinaia di migliaia di nuovi bisognosi di sussidio?

Per chiudere vorrei ricordarle che la maggior parte di costoro faceva già una vita dignitosa da proletario, non avendo avuto la capacità di fare impresa in maniera da arricchirsi riuscivano però a campare con la loro piccola trattoria, col chiosco di cibo da strada, col baretto sotto casa. Non stanno fallendo per la propria incapacità, ma per l’incapacità dello Stato di gestire una emergenza rispettando i suoi cittadini e gli impegni presi!

L’illusione berlusconiana del “tutti imprenditori”, senza regole né tasse.

E qui il vetero marxista viene a galla, nonostante il fallimento totale di una filosofia politica e dei regimi ad essa collegata. Il socialismo reale, lo statalismo e il vecchio vezzo tutto sinistro di condannare chi fa impresa relegando tutti a “imprenditori improvvisati” attratti dalle sirene berlusconiane (minchia! ancora con Berlusconi! certo che se ancora parlano di fascismo e antifascismo, aspettiamoci tra un secolo che si parli ancora di berlusconismo) si propone in maniera prepotente lasciando intendere la solita solfa del “privato brutto, cattivo ed evasore” contro “statale bello e virtuoso”.

Stendo per finire un velo pietoso sul “senza regole e tasse” perchè come al solito, per certi ben pensanti privi di uno spirito critico che li faccia vedere al di là del proprio naso ideologico, nessuno chiede niente tasse e niente regole, tutti chiedono tasse più giuste e regole semplici e chiare, e soprattutto meno burocrazia. Ma mi rendo conto che alla fine viene percepito solo quello che fa più comodo, per cui meno tasse = zero tasse, meno burocrazia = zero regole, misure per la pandemia meno penalizzanti = negazionismo, no obbligo vaccinale = no vax e così via.

Nel commiatarmi da Lei da un lato mi viene da pensare che, da libero pensatore di destra proseguendo con questo clamoroso tafazzismo la sinistra continuerà sempre più a perdere appeal, e quindi ben vengano dichiarazioni di questo tono. Dall’altro però, essendo i dinosauri politici come lei (con rispetto parlando) ancora ben dentro il sistema, certi concetti rischiano di essere amplificati col rischio di gettare benzina sul fuoco e provocare una rivolta sociale.

Distinti Saluti

Gustavo kulpe di orazero.org