Tutti in attesa della prossima puntata della telenovela “aiuti europei” nel mezzo dell’emergenza Coronavirus. In questi giorni è la Von Der Leyen a tenere banco: prima si scherzava sui coronabond, era solo uno slogan; oggi invece “scusate, vi aiutiamo subito”, domani chissà, vedremo.

Intanto facciamo un piccolo salto indietro per spiegare cosa significa “Europa” oggi e per chiarire bene quale sarà lo scenario nel caso in cui l’Italia non abbandoni questa Unione Europea; quadro questo da tenere presente per qualsiasi forma di aiuto che le altezze europee decideranno di concedere, oppure che non concederanno affatto.

Le osservazioni che vi proporrò sono prese da un incontro del dicembre scorso tra due storici famosi, Alessandro Barbero e Paolo Mieli, sul tema “Radici e futuro dell’Europa”; nonostante si tratti di un evento svoltosi prima dell’emergenza Coronavirus, esso conserva tutta la sua attualità e la sua forza, e a mio avviso ha il merito di contribuire a spazzare via ogni fantasia “europea” in merito agli avvenimenti che stiamo vivendo.

Un video di un’oretta scarsa, di facile e molto gradevole ascolto, che vi consiglio; si comincia della Storia del continente, ben esposta da Alessandro Barbero. Qui scopriamo che i principali momenti in cui ci si avvicinò a una Europa unita, prima della attuale UE, avvennero con la forza, grazie a Carlo Magno prima, Napoleone poi, e infine con lo scomodissimo Hitler.

Senza scendere nei dettagli, visto che non è questa la sede, mi limito a citare quanto di essenziale per l’articolo.

Barbero sull’Europa e sugli europei:

…un continente assolutamente diverso da tutti gli altri per l’incredibile affollamento di popoli, di lingue, di Stati anche piccolissimi e completamente diversi l’uno dall’altro come identità, poi si intende è chiaro che gli europei sanno di essere molto diversi l’uno dall’altro, ma da sempre quando poi due europei si incontravano in Cina si riconoscevano come europei.

Questo succedeva nel medioevo anche agli italiani: nel medioevo gli italiani sapevano di esistere ma finché stavi a casa non aveva nessuna importanza il fatto di essere italiani, quello che importava era io sono fiorentino e quindi odio i pisani, i senesi e lucchesi e così via; ma quando poi due mercanti italiani si trovavano in Terrasanta o in Egitto, questo lo racconta Boccaccio in una delle sue novelle, e allora non importava più se erano genovesi, siciliani, veneziani ma si trovavano, dice Boccaccio, fra italiani e si riconoscevano. Allo stesso modo l’europa si definisce in negativo…”

“..nell’identità europea una delle cose più radicate è che non voglio soldati stranieri nelle strade delle mie città, possono avere le migliori intenzioni ma non li voglio…

Barbero riporta anche l’opinione di uno storico francese che risale al 1945, giusto dopo l’ultimo tentativo “di unificazione”:

..Lucien Febvre quando ragiona sulla storia d’Europa dice che è la storia di un continuo fallimento e la storia di conquistatori che hanno cercato di sottomettere un continente con la violenza e sono andati a finire molto male uno dopo l’altro; è una storia, dice Febvre, che non ha un futuro perché è una storia di oppressione, di sangue, di violenza.”

Febvre mi ha sorpreso, ma lo storico transalpino sarà stato condizionato dal proprio recente e tremendo passato, mentre adesso le cose sono migliorate; c’è forse qualcuno che sta cercando ancora di sottomettere il continente con la violenza? Se uno guarda in piazza Duomo non ci sono i panzer, ma è anche vero che i tempi sono diversi e le armi sono… diverse. Inoltre, combinazione, c’è COVID in giro adesso a spianare alcuni Sstati della UE, mentre altri godono di una certa tranquillità su cui ci sarebbe da discutere.

Adesso qualche passaggio di Paolo Mieli, che sconfina appena appena nella politica:

… secondo me non è consigliabile il percorso di dire ‘ah beh ci arrendiamo dai torniamo alla situazione di prima’ e non è consigliabile per motivi che sono quelli che ho appena esposto, ma poi anche perché questo avrebbe probabilmente, o almeno gli economisti gli studiosi sono concordi nel dirlo, conseguenze economiche spaventose e un impoverimento generale, insomma non sarebbe una cosa auspicabile.

Però per andare avanti, e siamo a un nodo decisivo, bisogna prendere un’altra parte delle cose che ha detto prima Alessandro Barbero e accettare l’idea che l’Europa non si può fare senza un comando, senza un riconoscimento di qual’è la testa dell’Europa, e poi senza che, con le modalità democratiche, col voto, si accettino quelli che, usiamo la metafora, sono soldati stranieri a casa nostra.

Nell’Europa ideale, visto che noi abbiamo un tasso di evasione fiscale mostruoso, c’è un capo che immagino la cui sede non sia a Roma, che manda l’esercito a stanare questi; prima proviamo noi ma se come da 50 anni non ci riusciamo manda dei signori armati che prendono gli evasori e li cacciano e gli fanno sputare i soldi come avviene in altre parti d’Europa.

L’Europa deve avere una concezione armata forte, l’Europa non è un posto dove ognuno fa quello che gli pare…”

Fare l’Europa, sempre Mieli:

..chi dice che vuole l’Europa deve sapere che il comando è altrove rispetto all’Italia, cioè come il molisano che nel 1870 voleva l’unità d’Italia credeva nell’Italia, e devi andare anche alle conseguenze…”

…penso che sia l’unica cosa che si deve fare, ma penso che sia molto difficile perché lo facciamo in un momento economicamente complicato e che sarebbe stato più facile farlo quando le cose sotto il profilo economico andavano bene, però siccome va fatto rassegnamoci a farlo…”

Conclusione, per chi non avesse ancora capito bene:

..preparatevi, se siete qualcuno di voi tifosi dell’Europa, a non lamentarvi mai più se la Germania o la Francia comandano il gioco, perché è come lamentarsi nel 1870 che il Piemonte e la Lombardia comandavano il gioco… sono dei dati su cui bisogna riflettere, la protesta è sbagliata… e quindi largo ai francesi e ai tedeschi ….e forse ha fatto pure bene l’Inghilterra ad andarsene.”

Tutto chiaro?

Infine, un peccato non menzionare la nobile proposta di cambiare nome al nostro continente: dal vecchio ma confusionario “Europa”, al più pragmatico ”Francia e Germania allargate”. Poi si può migliorare, chiaro, magari fare un bel referendum democratico sul nome da scegliere, così saremo tutti felici e contenti, tanto “lo vuole l’Europa”.

P.S.

Pescato nei cassetti, giusto a tema per chiudere in bellezza.

Prof. Paolo Savona: modello economico-politico tedesco si ispira al Terzo Reich (2013)

https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/03/28/coronavirus-von-der-leyen-coronabond-uno-slogan_dk4rvlMRkYD3GacNqPlSUL.html