L’esecutivo Draghi ha presentato nella serata di mercoledì 15 dicembre un emendamento dell’ultimo minuto che impone una deadline per valutare se i criteri in base ai quali ad alcuni comuni è stata affidata la gestione autonoma del Servizio Idrico sono ancora validi. In caso contrario, questa tornerà nelle mani di un gestore unico il quale, nell’ottica del Pnrr e delle politiche di privatizzazione di Draghi, potrebbe con tutta probabilità essere una Spa anche ad azionariato privato. https://www.lindipendente.online/2021/12/17/un-emendamento-notturno-del-governo-apre-le-porte-alla-privatizzazione-dellacqua/
Quindi a grandi passi ci avviciniamo alla gestione privata dell’acqua.

Con una riformulazione del Governo ad un emendamento a prima firma Pagano, Draghi e lo scudiero Cingolani scippano ai comuni la gestione dell’acqua pubblica per donarla alle Spahttps://www.ilcorriere.it/news/politica/56935/draghi-e-lo-scippo-dell-acqua-pubblica-dietro-l-abracadabra-della-pandemia.html

DRAGHI PRIVATIZZA L’ACQUA E IL MOVIMENTO 5 STELLE SI ASTIENE! Abbiamo presentato questo ordine del giorno a mia prima firma, con cui chiedevamo che il servizio idrico venisse riconosciuto “a non rilevanza economica”, come di fatto stabilito dal partecipatissimo referendum del 2011. Questo avrebbe sancito il principio che sull’acqua non si può fare profitto, bloccando la nuova infornata di privatizzazioni che nelle intenzioni del governo Draghi addirittura obbligherà i comuni (non sarà più solo una scelta) a cedere la gestione del servizio idrico. In questo breve video trovate un riassunto della discussione sul punto, comprendente anche l’imbarazzante e imbarazzata dichiarazione di voto del Movimento 5 Stelle, che dichiara l’astensione e spiana così la strada alle prossime privatizzazioni che si affacciano all’orizzonte. Il risultato della votazione lo trovate alla fine. L’aggressione ai beni comuni dell’élite guidata da Draghi prosegue senza argini, a parte noi ovviamente.

Nel mentre 2,2 miliardi di persone non hanno ancora un accesso minimo vitale all’acqua potabile e 3,4 miliardi non dispongono di servizi igienici di base, cosa fa la finanza? Interviene pesantemente per “governare” la penuria idrica ed assicurare così, grazie ad un prezzo speculativo, anzitutto la disponibilità dell’acqua alle imprese private grandi utilizzatrici e produttrici di profitto. Uno scandalo! Sottoporre l’acqua alla speculazione finanziaria apre a scenari ancora peggiori che, inevitabilmente, porteranno all’emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese, aggravando la crisi globale ecosistemica, climatica, economica, sociale e sanitaria. https://www.pressenza.com/it/2021/11/liberiamo-lacqua-dalla-borsa/
https://www.pressenza.com/it/2021/11/fermare-il-ddl-concorrenza-difendere-beni-comuni-e-servizi-pubblici-2/

Difendere i beni e i servizi pubblici dalla privatizzazione
È scandaloso che l’Associazione dei Comuni italiani (Anci) non abbia ancora espresso un parere su questo provvedimento che cambia radicalmente il ruolo degli enti locali spingendoli in mille modi ad uscire dalla gestione dei servizi pubblici essenziali e metterli sul mercato. Ed è puramente pretestuoso il continuo invocare la normativa europea che per concedere i soldi del PNRR imporrebbe la privatizzazione dei servizi. Ci sono delle “raccomandazioni”, non vincolanti, con cui si consiglia di “affrontare le restrizioni della concorrenza, in particolare nel settore del commercio al dettaglio e dei servizi alle imprese” e dove non appaiono riferimenti alle privatizzazioni e non si nominano esplicitamente nemmeno i servizi pubblici locali.
Si tratta di una forzatura evidente per togliere competenza ai Comuni, Province e Città metropolitane e attribuirla allo Stato, per obbligare questi enti a rinunciare alla proprietà e alla gestione dei beni e servizi pubblici essenziali e metterli sul mercato.
Tra l’altro il provvedimento si propone anche di “agevolare l’accreditamento delle strutture private” presso i servizi sanitari regionali, cioè di facilitare la privatizzazione della sanità pubblica, andando in direzione opposta alla domanda popolare di estensione e rafforzamento del Servizio sanitario nazionale fortemente avanzata durante questa pandemia. Allo stesso modo il Ddl va contro la volontà popolare espressa dal risultato del referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e degli altri beni pubblici essenziali.

La volontà popolare emersa in questa crisi economica e pandemica chiede al contrario il rafforzamento del ruolo pubblico nella gestione dei beni e dei servizi essenziali (acqua, trasporti, rifiuti, energia ecc.) e nella tutela della salute. Dove i servizi sono stati privatizzati abbiamo invariabilmente assistito all’aumento delle tariffe, al peggioramento delle reti e dei servizi, alla riduzione degli investimenti e così via.
Questo Ddl ultraliberista di Draghi va perciò decisamente respinto e affossato con ogni mezzo, promuovendo un vasto movimento di lotta in difesa dei beni e servizi essenziali per le masse popolari. Altrimenti la gestione pubblica dei servizi diventerebbe al più presto residuale: l’eccezione alla regola rappresentata dalla gestione privata, possibilmente nella forma di grandi società multiservizi quotate in Borsa
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17 novembre 2021 http://www.pmli.it/articoli/2021/20211117_41L_DdlConcorrenza.html

Draghi vuole privatizzare tutti i servizi pubblici locali, come si evince da https://certifico.com/component/attachments/download/25719 viene avversata la funzione dei Comuni e il ruolo di garanzia dei diritti svolto storicamente dai servizi pubblici locali, il ddl Concorrenza pone la gestione dei servizi pubblici locali come competenza esclusiva dello Stato da esercitare nel rispetto della tutela della concorrenza. E ne separa (par. b) le funzioni di gestione da quelle di controllo.
I paragrafi successivi sono un vero capolavoro di ribaltamento della realtà. Mentre all’affidatario privato viene richiesta (bontà sua) una relazione annuale sui dati di qualità del servizio e sugli investimenti effettuati, ecco il tour de force che deve affrontare il Comune che, malauguratamente, scelga di gestire in proprio un servizio pubblico locale: dovrà produrre “una motivazione anticipata e qualificata che dia conto delle ragioni che giustificano il mancato ricorso al mercato” (par. f); dovrà tempestivamente trasmetterla all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (par.g); dovrà prevedere sistemi di monitoraggio dei costi (par. i); dovrà procedere alla revisione periodica delle ragioni per le quali ha scelto l’autoproduzione.Per quanto riguarda i servizi pubblici a rilevanza economica (par. d), ovvero acqua, rifiuti, energia, e trasporto pubblico, si prevedono inoltre incentivi e premialità che favoriscano l’aggregazione (leggi multiutility).
Non contento di puntare alla privatizzazione delle gestioni, il Governo prevede anche (par. q) una revisione della disciplina dei regimi di proprietà e di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, nonché di cessione dei beni in caso di subentro, anche al fine di assicurare un’adeguata valorizzazione della proprietà pubblica, nonché un’adeguata tutela del gestore uscente.
In questo contesto, il richiamo (par. t) alla partecipazione degli utenti nella definizione della qualità, degli obiettivi e dei costi del servizio pubblico locale suona come la presa per i fondelli finale.
Un attacco feroce e determinato ai diritti delle persone, ai beni comuni e alle comunità locali. Di questo si tratta. Portato avanti da un governo che non ha mai fatto mistero di essere al servizio dei grandi interessi finanziari e che ha preteso un Parlamento embedded per poter avere mano libera su tutte le scelte fondamentali di ridisegno della società
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https://www.attac-italia.org/draghi-allassalto-dei-servizi-pubblici-locali/

Al referendum 2011, fu sancito che sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto. Fu abrogata in modo parziale una norma relativa alla tariffazione dell’acqua che prevedeva l’adeguata remunerazione del capitale investito. Ora Draghi cancella il vecchio referendum e reinserisce la privatizzazione nel ddl concorrenza.
E’ troppo forte la volontà di lucrare sul servizio idrico, è troppo forte la volontà di speculare a discapito di un bene essenziale/vitale come l’acqua.
Fino ad oggi abbiamo avuto un servizio efficiente a fronte di investimenti sulla rete che sono tangibili, in Italia abbiamo anche i Consorzi di Bonifica e un sistema di controllo delle acque che è davvero un sistema costruito investendo, garantendo e a favore di tutti, un livello di monitoraggio che in pochi hanno.
Abbiamo il “diritto all’acqua potabile e sicura ed ai servizi igienici” che è un diritto umano essenziale al pieno godimento della vita.
Vi pare poco?
Se l’acqua cessa di essere un bene pubblico e primario per il popolo italiano, ebbene diventerà il nuovo settore dove tutti vorranno lucrare, come e quanto vorranno, peggiorando il servizio, smettendo di svolgere la onerosa manutenzione e controllo, aumentando i costi al cittadino in nome del profitto. E cancellando la cultura millenaria che ha l’Italia per la gestione delle acqua. Un patrimonio che va assolutamente conservato come è.

Draghi è un sicario economico, vi danna al punto tale che vedete solo la pressione covidiana, ma in realtà in silenzio sta macellando i settori pubblici per privatizzarli. Sta per strozzarvi in un mare di privatizzazioni. https://www.pressenza.com/it/2021/11/fermare-il-ddl-concorrenza-difendere-beni-comuni-e-servizi-pubblici-2/