Situazione vicina a un punto di svolta nell’intricata vicenda libica. E’ ormai da più di un mese che le forze del Libyan National Army, comandato dal generale Haftar sono in ritirata dalla Tripolitania: quasi un anno di combattimenti nei dintorni di Tripoli non sono stati sufficienti per conquistare la capitale Libica sede del GNA, il Governo di Accordo Nazionale riconosciuto dall’ONU.

Prendere una città così grande che non ha penuria di rifornimenti per via militare è un’impresa complicata; la pressione delle forze di Haftar non è nemmeno riuscita a far cambiare idea a qualche fazione sostenitrice del GNA, e così la cosa si è tirata troppo per le lunghe fino al ribaltamento della situazione.

Fondamentale il sostegno militare turco alla causa GNA, sia in termini di materiali e personale militare, sia in termini di terroristi area FSA (Free Syrian Army) importati dalle zone della Siria sotto il controllo turco e molto più spendibili.

Analizzando la mossa turca, si può dire che di base la Turchia abbia ricalcato la meccanica dell’intervento russo in Siria: una presenza militare motivata da una richiesta formale del governo legalmente riconosciuto di Tripoli.

Oltre alle azioni turche però il maresciallo Haftar ci ha messo anche del suo in diverse occasioni.

  • Gennaio 2020. La repentina decisione di fermare la produzione dei campi petroliferi, bloccando così le esportazioni, non deve avere fatto piacere a chi, anche tra le file GNA, contava sulle entrate petrolifere.
  • Gennaio 2020. Dopo un primo giro di consultazioni a Mosca, Haftar manda all’aria la conferenza di pace di Berlino, meticolosamente preparata da diversi Stati, tra cui Russia e Germania.
  • Aprile 2020. Il maresciallo getta alle ortiche le pur minime basi formali di un accordo negoziale, suscitando le critiche di tutti i Paesi coinvolti: USA, Russia, Italia e altri (accordo di Skhirat del 2015).

Alle prima avvisaglie del cedimento dell’LNA a Tripoli, l’Egitto ha subito lanciato la proposta di una tregua e successive trattative, proposta ovviamente rifiutata da Sarraj e da Erdogan, molto inclini a sfruttare il momento favorevole.

Le vittorie in Tripolitania sono state magnificate dalla propaganda turca, con tanto di sistemi missilistici di produzione russa portati in trionfo come preda bellica, ma al momento l’avanzata delle forze GNA e delle milizie turche sembra essersi fermata a ovest di Sirte, città occupata dalle truppe LNA.

SIRTE

Se la osserviamo dal punto di vista militare la Libia è rimasta pressoché la stessa del 1942: un territorio spoglio e poche città separate tra loro da centinaia di km di nulla; i movimenti seguono le poche strade che uniscono le città, collegamenti veloci ma facili da individuare.

Invece le installazioni petrolifere e le infrastrutture sono una novità rispetto al ’42.

Molti e con diverso peso i paesi coinvolti a supporto dei due contendenti, GNA e LNA.

Evidentissimo l’espansionismo neo-ottomano: Erdogan ha sempre avuto un certo interesse per il petrolio e le risorse naturali per cui possiamo immaginare la sua commozione nel poter girare a suo piacimento in Libia alla conquista dei giacimenti petroliferi e di gas.

Ci sono due zone principali in cui si trovano i giacimenti in Libia, una nell’ovest del paese a sud di Tripoli e l’altra a est in Cirenaica, con i terminal per le petroliere e le raffinerie distribuite sulla cosa tra Sirte e Bengasi.

Se le forze GNA e le milizie turche prendessero Sirte si ritroverebbero con la strada spianata fino alle installazioni di Ras Lanuf e Brega, prelibati bocconcini e preda degna di un vero sultano.

Il problema è che Sirte comincia ad essere logisticamente un pò impegnativa; infatti dista più di 250km da Misurata, principale base turca a est di Tripoli.

Come già accennato sopra, pare che le avanzate verso Sirte da parte di GNA e milizie turche abbiano sofferto diversi “inconvenienti” e si siano arrestate; secondo alcuni, tra cui anche il comando militare americano in Africa (AFRICOM), gli aerei russi apparsi da qualche settimana nella base di Al-Jufra a sud di Sirte potrebbero avere una certa responsabilità in merito.

Mig-29
Su-24

Mosca nega ogni tipo di coinvolgimento diretto, anche se non tramite funzionari di alto livello, e reputa “esagerate” le voci in merito alla presenza di formazioni militari private, ma non commenta le affermazioni AFRICOM. https://tass.com/politics/1165741

SITUAZIONE

Al momento pare ci sia una certa pausa nelle operazioni militari. Turchia e GNA hanno ancora l’iniziativa e quindi sta a loro provare a prendere Sirte, oppure sedersi al tavolo negoziale imbastito dagli Egiziani.

Nel frattempo, emerge con chiarezza come una Libia unificata possa spostare gli equilibri a livello geopolitico, per cui non appena gli eventi sembrano volgere troppo in una direzione, tendono ad attivarsi interventi contrari volti a ripristinare un equilibrio adeguato.

Sono da intendere in tal senso:

  • le recenti dichiarazioni del presidente egiziano Al-Sisi, che durante una recente rivista dell’esercito al confine ovest, si è detto pronto ad entrare con reparti militari in Libia se venisse attaccata Sirte.
  • L’attivismo della Francia, sempre più apertamente schierata a fianco del LNA e contro la Turchia

Da notare che al momento Russia, Stati Uniti, Italia e Germania spingono per un cessate il fuoco; se fosse raggiunto, allora sarebbe molto probabile un accordo che sancisca la divisione del paese in zone separate e relative aree di influenza. https://www.rt.com/newsline/492594-us-libya-egypt-turkey/

Haftar invece non può che attendere. Se le azioni militari si fermeranno, è probabile che il maresciallo finisca per essere messo da parte; altrimenti potrebbe continuare ad avere un ruolo, seppur di facciata. Il bidone tirato a Berlino non sarà dimenticato facilmente.

NATO

Due parole sull’Alleanza che non sta attraversando un momento di particolare solidità: sono 4 i paesi NATO coinvolti nella crisi libica: Italia e Turchia da una parte e Grecia e Francia dall’altra.

Inutile nascondere che esiste un certo rischio che si possa arrivare ad un confronto militare tra alcuni dei Paesi sopra citati, anche se probabilmente solo per procura.

In una situazione del genere gli Stati Uniti non possono fare altro che cercare di porsi sopra la disputa per evitare di peggiorare la situazione.

Delusi finora gli anti-russi a priori che speravano in una presa di posizione netta degli Americani, magari a fianco del GNA. Un po’ confusi anche i tifosi dell’Alleanza Atlantica, dopo un altro sonoro schiaffo multipolare.

Infine l’Italia. La posizione del nostro Paese, più sfumata rispetto alle posizioni nette di Turchia e Francia, sembra voler tendere ad una certa equidistanza dalle parti in causa, senza sbilanciamenti eccessivi, conscia che la situazione è troppo complessa e rischiosa per poter essere gestita in modo unilaterale.

Siamo presenti con un ospedale da campo a Misurata e si sta discutendo l’invio di sminatori dell’Esercito presso l’aeroporto di Tripoli, recentemente riconquistato dal GNA.

È probabile che i suggerimenti dell’ENI, presente da decenni in Libia in Tripolitania e in Cirenaica, possano aver contribuito in modo non trascurabile a definire la posizione italiana all’interno del quadro libico.

Da ricordare che l’Italia ha interessi importanti anche in Egitto, con importanti industrie nazionali coinvolte, come Eni e di recente anche Fincantieri e Leonardo; a questo proposito ricordiamo la recente vendita di due unità classe FREMM della Marina Militare all’Egitto, sperando che gli introiti non finiscano per essere dispersi in sterili sussidi a pioggia, come RDC e simili.

L’ingombrante presenza della Turchia non crea sicuramente sussulti di gioia a Roma, ma nemmeno in Europa: la presenza di terroristi importati dalla Siria, la scioltezza con cui i turchi usano i profughi come arma non convenzionale e l’ambizione di Erdogan, non faranno dormire sonni tranquilli a nessuno, ma al momento bisognerà fare buon viso a cattivo gioco.

Tutti in attesa di vedere cosa accadrà a Sirte dunque: forse i turchi accetteranno un cessate il fuoco, accontentandosi di quanto ottenuto finora e delle basi militari promesse da Al Sarraj, avviando così la Libia verso una progressiva stabilizzazione e alla divisione del paese in due aree di influenza, oppure proveranno a osare l’ambiziosa conquista del crescente petrolifero a est di Sirte; opzione quest’ultima che porterebbe a sviluppi decisamente più movimentati e meno prevedibili.

24/6

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/24/libia-di-maio-vede-al-sarraj-2-luglio-riparte-negoziato-per-nuovo-memorandum-migranti-proposte-tripoli-vanno-nella-giusta-direzione/5846592/

22/6

https://www.rt.com/newsline/492594-us-libya-egypt-turkey/

18/6

https://www.africom.mil/pressrelease/32941/new-evidence-of-russian-aircraft-active-in-li

13/6

11/6

https://www.reuters.com/article/us-libya-security-usa/u-s-wary-of-egypt-truce-effort-in-libya-wants-former-danish-pm-to-lead-u-n-peace-bid-idUSKBN23I35F

9/6

https://tass.com/politics/1165741

7/6/20

https://www.ilsole24ore.com/art/libia-no-cessate-fuoco-tripoli-respinge-mediazione-dell-egitto-ADvak7V

28/4

https://www.repubblica.it/esteri/2020/04/28/news/libia_bloccato_sul_fronte_a_tripoli_haftar_annuncia_il_suo_golpe_ma_dagli_usa_alla_russia_fino_all_italia_in_molti_criti-255134303/

21/1/20

https://www.ilsole24ore.com/art/libia-stop-petrolio-il-ricatto-haftar-AC2ccADB

14/1/20

30/12/19