BY PAUL C. F. Immigrazione e sinistra: una storia che non torna

L’Italia è impantanata ormai da anni in una stagnazione economica senza precedenti, le proiezioni economiche sono tra le più cupe dei paesi OCSE, il caso ILVA rischia di mettere a repentaglio il tessuto economico di un’intera città e di avere ripercussioni su tutta l’economia del Paese, il Governo traccheggia con una manovra economica senza idee cercando di gestire i quattro spicci che ci vengono concessi da Bruxelles… e qual è il punto saliente della convention del PD tenutasi a Bologna domenica? Lo Ius soli!

Guardate come si infervora il segretario Zingaretti parlando di ius soli e di ius culturae: https://www.lapresse.it/politica/zingaretti_ci_batteremo_per_avere_in_agenda_ius_soli_e_ius_culturae_-2042972/video/2019-11-17/

Il livello di disconnessione dalla realtà raggiunta dal PD lascia a dir poco esterrefatti : ma davvero costoro pensano che questi siano i temi che stanno a cuore agli Italiani? Un partito “de sinistra” (e a dire il vero ogni partito) dovrebbe focalizzarsi sul futuro economico del Paese; il caso ILVA dovrebbe essere al centro del dibattito sul futuro del lavoro in Italia, dovrebbe tirare fuori uno straccio di idea “di ampio respiro” (come si dice in politichese), ma il massimo che riescono a partorire è la parità di retribuzioni tra uomo e donna: idea condivisibile… se un lavoro ce l’hai.

In fine il nostro impavido segretario ammonisce: “Non si illuda chi combatte il Pd per rosicchiare qualche consenso, scava la fossa per se stesso e per tutto il centrosinistra italiano”.  Tranquillo Zinga, i consensi siete bravissimi a fotterveli da soli!

I giovani che osservano questo triste spettacolo forse non sanno che l’”immigrazionismo” non è sempre stata la bandiera dei partiti della sinistra tradizionale – Partito Comunista e Partito Socialista – anzi andando alle origini della dottrina socialista si evince chiaramente che l’immigrazione era un fenomeno visto come una delle strategie messe in campo dal grande capitale per fiaccare e dividere l’unità di classe e innescare guerre tra poveri al ribasso salariale. Niente pipponi sull’accoglienza come dovere sociale e arricchimento culturale.

Proviamo perciò a fare una breve ricognizione su quella che era in passato la visione della sinistra sulla questione immigrazione, chiaramente senza alcuna pretesa di esaurire un tema così complesso.

Partiamo dalle origini: Karl Marx, oltre al fatto che l’immigrazione non è esattamente al centro delle sue tematiche, uno de pochi scritti di Marx sull’argomento lo ritroviamo in una lettera del 1870 a Mayer e Vogt dove si parla tra le altre cose di immigrazione irlandese in Inghilterra:

  • Attraverso la continua e crescente concentrazione dei contratti di affitto l’Irlanda fornisce il suo sovrappiù al mercato del lavoro inglese e in tal modo comprime i salari nonché la posizione materiale e morale della classe operaia inglese.
  • E ora la cosa più importante di tutte! Ogni centro industriale e commerciale in Inghilterra possiede ora una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L’operaio comune inglese odia l’operaio irlandese come un concorrente che comprime il livello di vita. In relazione al lavoratore irlandese egli si considera un membro della nazione dominante e di conseguenza diventa uno strumento degli aristocratici inglesi e capitalisti contro l’Irlanda, rafforzando così il loro dominio su se stesso. Egli nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro l’operaio irlandese. Il suo atteggiamento verso di lui è più o meno identico a quello dei “bianchi poveri” verso i negri negli ex Stati schiavisti degli U.S.A. L’irlandese lo ripaga con gli interessi della stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda.
  • Questo antagonismo viene alimentato artificialmente e accresciuto dalla stampa, dal pulpito, dai giornali umoristici, insomma con tutti i mezzi a disposizione delle classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. Esso è il segreto della conservazione del potere da parte della classe capitalistica. E quest’ultima lo sa benissimo”.

Passiamo ora a Vladimir Lenin, nel suo scritto “l’imperialismo fase suprema del capitalismo”, in merito all’immigrazione scrive.

  • Una delle particolarità dell’imperialismo, collegata all’accennata cerchia di fenomeni, è la diminuzione dell’emigrazione dai paesi imperialisti e l’aumento dell’immigrazione in essi di individui provenienti da paesi più arretrati, con salari inferiori.
  • […] In Francia i lavoratori delle miniere sono in gran parte” stranieri: polacchi, italiani, spagnoli. Negli Stati Uniti gli immigrati dall’Europa orientale e meridionale coprono i posti peggio pagati, mentre i lavoratori americani hanno la maggior percentuale di candidati ai posti di sorveglianza e ai posti meglio pagati L’imperialismo tende a costituire tra i lavoratori categorie privilegiate e a staccarle dalla grande massa dei proletari.”

Certo i migranti secondo Lenin sono gli sfruttati dal capitalismo, ma il fenomeno migratorio in sé non è visto come positivo ma bensì una tattica per dividere il proletariato.

Passiamo agli anni ’50: in quegli anni cominciava a formarsi il primo embrione di quello che sarebbe diventata l’Unione Europea, nel 1957 venne ratificata dall’Italia l’adesione al MEC (mercato comune europeo), il PCI si oppose fermamente e il PSI si astenne, tuttavia l’adesione venne ratificata con i voti della DC e dell’MSI, vediamo cosà scriveva L’Unità in merito:

  • La manodopera italiana entrerà in concorrenza sugli stessi mercati con la manodopera – a bassissimo costo – dei paesi d’oltre mare» (bisogna ricordare che all’epoca anche le colonie, non ancora indipendenti entravano nel mercato comune, il problema era particolarmente sentito per il Nordafrica ancora sotto dominio francese n.d.r.); “si prevede un aumento di produttività ma non una riduzione dell’orario di lavoro” e ancora: «l’economia italiana corre il rischio di vedersi privata della mano d’opera migliore attraverso l’emigrazione degli operai specializzati”.
  • E ancora “La “libera circolazione dei capitali” significa che i monopoli di ognuno dei sei paesi sono liberi di trasferire i loro capitali da una zona all’altra scegliendo quella dove esistono le possibilità di realizzare maggiori profitti.
  • Date le condizioni di inferiorità nelle quali si trova la nostra economia è possibile che attraverso questa libera circolazione di capitali, vi sia nel nostro paese una penetrazione di tipo imperialistico di capitale straniero, soprattutto tedesco. In secondo è possibile che si verifichi da parte dei monopoli italiani una fuga di capitali dall’Italia.”

Un piccolo esempio di come il PCI vedesse l’Europa e l’apertura delle frontiere.

Passiamo agli anni ’80, in Francia Georges Marchais, storico leader del PCF, Partito Comunista Francese, si opponeva in maniera radicale al fenomeno immigrazione in Francia:

Oppure leggetevi in questo articolo come i compagni del PCI erano accoglienti verso i profughi anticomunisti dal Vietnam che fuggivano dal Paese. http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4954

Veniamo agli anni ’90, nel 1997 l’allora governo Prodi si trovò a fronteggiare l’immigrazione di massa dall’Albania, e fu talmente accogliente che mise un blocco navale contro gli immigrati albanesi, ci scappò pure un’incidente tra una nave della Marina Italiana e una nave albanese con 84 morti. Ricordiamo che allora il ministro degli Interni (e quindi competente in materia) era Giorgio Napolitano ed nel governo sedeva anche D’Alema, tutti ex-PCI. Certo il blocco venne deciso di concerto con governo di Tirana e vennero anche mandati aiuti nel paese balcanico, ma se la crisi albanese fosse avvenuta oggi potete stare certi che di blocchi o di regolazione dei flussi non se ne sarebbe nemmeno parlato. http://www.ilgiornale.it/news/politica/quando-napolitano-e-prodi-chiusero-i-porti-e-repubblica-1539609.html

Cosa poi sia avvenuto negli ultimi vent’anni nel PD, il partito che finge di essere l’erede della tradizione del PCI e del PSI lo lascio immaginare a voi. Paul C. F.