Immunità di gregge?

Non vorrei passare per profeta di sventura, ma alcune puntualizzazioni di logica applicata  sono un atto dovuto anche verso le DocStar e i sedicenti soloni “esperti”. Se il corona è un virus molto simile all’influenza, diciamo una versione dell’influenza piuttosto pesantuccia, allora dovrebbe accadere questo:

1) con la bella stagione il corona come per l’influenza spariranno, come avviene normalmente nelle zone temperate dove il picco lo si ha in inverno, a differenza delle regioni tropicali dove è presente tutto l’anno ma non si manifesta con picchi stagionali.

Se è questo allora bisogna anche ammettere che:

2) il prossimo inverno come avviene per l’influenza il corona si ripresenterà, solo che questa volta non più a gennaio ma sin da novembre.

3) se è simile all’influenza e come noto l’influenza muta di anno in anno, un eventuale vaccino sempre ammesso che possa essere pronto per il prossimo inverno, non garantirà nessuna copertura al 100%, del resto come avviene per quello influenzale dove oltre ai problemi di individuare correttamente il virus che si presenterà, non tutti i vaccinati hanno una risposta immunitaria. E ciò è noto persino per il vaccino del morbillo.

Quindi avremo a che fare sempre con il corona, ma questa ipotesi ne implica di conseguenza anche un’altra:

4) non può esistere alcuna immunità di gregge, come del resto non esiste nessuna immunità di gregge e neppure individuale per l’influenza cosiddetta normale.

Chi l’ha fatta l’anno precedente non è escluso e nulla esclude che la possa contrarre l’anno successivo, anzi si nota a livello clinico, il ripetersi di stagione in stagione del contagio in quelle persone che hanno una certa predisposizione all’influenza, si presume per deficit del sistema immunitario, sia per deficit dell’apparato respiratorio a causa dell’inquinamento o fumo e si ipotizza probabilmente  anche per predisposizione genetica.

Quindi se le cose stanno così, l’immunità di gregge è una favola metropolitana. Ma c’è dell’altro…

5) se il virus muta molto velocemente come suggeriscono gli “esperti”, tanto da parlare di ceppo “padano”, allora le cose si complicano ulteriormente. Perché se ciò fosse vero, significa che nell’arco di due mesi, ossia da gennaio a marzo, il virus è mutato, e se si ripresentasse il prossimo anno, oltre a ripresentarsi dopo esser mutato diverse volte, nel corso dell’epidemia invernale esso muterebbe due, tre, se non quattro volte, rendendo vano sia un ipotetico vaccino, ma al contempo anche eventuali cure  se individuate prima del prossimo anno, risulterebbero inutili a fronteggiare un virus che nel frattempo è mutato e diventato altra cosa rispetto al target dei farmaci.

Quindi se fosse vero anche ciò, oltre ai vaccini anche i farmaci risulterebbero inutili.

6) appare evidente che la ratio è un rincorrere il virus per combatterlo con il vaccino e i farmaci, e il virus a sottrarsi mutando in continuazione.

L’epilogo se queste condizioni fossero confermate, è avere a che fare con questo virus per anni e anni e ad ogni mutazione sempre più contagioso e pericoloso. Anche se alcuni sostengono che potrebbe mutare per cosi dire in un “virus buono”. Verosimile, ma sarebbe più una scommessa che una certezza scientifica. La logica conseguenza se ciò è vero è:

7) una cosa del genere non si è mai vista in tutta la storia dell’umanità. I virus sopratutto quelli pericolosi sono sempre stati in certi termini stabili, come lo è la Peste ad esempio benché con diverse varianti ma sempre stabili. Altra cosa è fronteggiare un virus che muta ben più velocemente della possibilità di combatterlo attraverso un vaccino e farmaci mirati.

E’ una guerra persa sin dall’inizio. E’ evidente. Quindi prende sempre più piede che questo virus abbia avuto origine in qualche laboratorio. Gli “esperti” dicono di escluderlo nel modo più assoluto in quanto i tratti genetici del virus escluderebbero qualsiasi intervento esterno da parte dell’uomo, confermando l’origine naturale.

Può essere che sia così, possiamo anche accettare tale tesi, solo che ciò non esclude che tale virus possa essere scappato inavvertitamente da un laboratorio (perché escludo a priori l’utilità dell’impiego di tale virus in una guerra batteriologica, in quanto chiunque l’impiegherebbe correrebbe il rischio di trovarsi il virus in casa anche se dall’altra parte del pianeta a causa dell’elevata virulenza), essere entrato in circolo in natura, infettato gli animali come i pipistrelli, mutato e ricombinatosi per poi ripresentarsi apparentemente come naturale negli uomini. Nessuno può escludere ciò perché verosimile e possibile.

8) premesso tutto ciò, a questo punto il rigore logico ci impone di rispondere ad una domanda che sorge spontanea:

Qual è il virus, la malattia più pericolosa che possa affrontare l’uomo? Quella che ha un tasso di mortalità pari al 50% ma a fronte di  virus stabile, oppure quella che ha solamente un tasso di mortalità dell’1% o anche inferiore, ma di un virus che muta ad una velocità ben superiore rispetto alle capacità umane di trovare un farmaco o un vaccino che qualora scoperti, risulterebbero vani se nel frattempo il virus è mutato? La risposta è ovvia e potete rispondervi da soli.

9) se queste tesi fossero tutte confermate allora quali scenari ci attendono?

La fine dell’umanità in una lenta agonia, di anno in anno parte dell’umanità scomparirà, prima quella più debole e poi via via sino a quella anche sana. Nessuno escluso. Anche quelli che oggi sono guariti ed hanno sviluppato gli anticorpi, essi non saranno efficaci difronte al virus che nel frattempo sarà mutato. Contrarranno lo stesso la malattia perché i loro anticorpi non riconosceranno il nuovo virus mutato. Come del resto avviene già per l’influenza.

10) soluzioni? Non sono medico, scienziato, ricercatore e neppure veggente come un Burioni La Qualunque ma sono umano, sono fatto della stessa pasta del Creato, sono figlio della Natura, carne della sua stessa carne, non sono un alieno in questo mondo se non nella misura del distacco imposto da questo mondo dalla società in cui viviamo. E per questo, non sapendo ne leggere e ne scrivere, in attesa che i “solini esperti” in insolenza, arroganza e architetti di Torri di Babele simbolo della loro vanità, ci illudano della nostra onnipotenza mentre come Davide contro Golia, l’estremamente  piccolo   si accinge a sconfiggere l’estremamente grande e potente tra tutti gli esseri viventi, credo che si tornerà al sistema naturale:

fare tanti figli e poi mettere in conto che alcuni moriranno sin da piccoli, altri in età adulta e diventare vecchi diventerà una scommessa, fare in modo che si generino più uomini di quanti il virus possa uccidere per conservare la specie.

Così è stato da sempre, così si è sempre sconfitto il virus, così fa da sempre la Natura. E nel frattempo sarebbe opportuno cominciare a guardare non più verso il malato, la sua malattia che non estirperemo mai dal mondo e quali cure  potergli somministrare, piuttosto bisognerebbe iniziare a guardare a quelli sani, a quelli che non si ammalano e non si ammaleranno. Il vero stupore non è l’1% o il 10% di umanità che si ammala ogni anno, ma è quel 99%, quel 90% che non si ammala. Quella è la cura, è la cura della Natura che esiste dentro questi soggetti.

Questa è la vera meraviglia, la vera meraviglia scientifica a cui nessuno ancora oggi sa dare un perché.

«L’anno 1913 segna una svolta nella storia della medicina moderna. All’incirca da quella data, il paziente ha più di una probabilità su due che un medico laureato gli somministri una cura efficace purché ovviamente il suo male sia registrato dalla scienza medica dell’epoca. Gli sciamani e i guaritori, con la loro pratica dell’ambiente naturale, non avevano aspettato tanto per ottenere risultati analoghi, in un mondo dove la salute era concepita diversamente.» (Ivan Illich)