È sbagliato pensare di combattere o difendersi dallo stato, è un errore che abbiamo commesso in tanti ogni volta che abbiamo subìto un sopruso, una privazione, una prepotenza, una violenza o una limitazione della nostra libertà. 

In molti di quei casi, sia direttamente che indirettamente abbiamo pensato di venire sopraffatti dallo stato, individuando in esso il problema nemico.  

Quest’errore lo possiamo vedere tutti in qualsiasi momento: tu prova a chiedere alla prima persona che ti capita a “chi è lo stato?”, “cos’è?”, “dove abita?”, “me lo presenti?”.

Oppure prova con: “di cosa è fatto?”, “che forma ha?”, “di che colore è? “.

Sia che si tratti di domande riferite alle persone oppure alle cose non riuscirai ad ottenere risposte sensate e facilmente creerai imbarazzo e fastidio nel tuo interlocutore.

Dunque nel mondo reale lo stato non esiste, è un’astrazione, un’idea, una religione, e se non esiste è assurdo individuare in esso il problema.

Purtroppo però esistono persone incapaci di queste semplici osservazioni che credono in quell’astrazione.

Qualcuno è stato allevato ed indottrinato fin dalla più tenera età a credere in quel tipo religione ed a riconoscerne la “potenza”, altri hanno semplicemente copiato le credenze del branco nella speranza di essere accettati per sentirsi meno soli e parte di esso. 

Chiaro che riguardando un’astrazione si tratta di una “potenza” metafisica ed è quindi facilmente comprensibile che gli uomini ne vengano affascinati, sia nel raggiungerla che nel subirla, per il fatto che gli uomini sono al contempo sia narcisisti e sia masochisti.     

Dovendo allora inquadrare come nemico un target che abbia un senso rimangono solo le persone che ti fanno subire qualcosa in nome di quell’astrazione: gli statali e gli statalisti. 

Oppure ci si può azzardare ad andare oltre provando direttamente a demolire quel dogma.

Demolirlo è difficile ma non impossibile, lo si può fare individualmente imparando ad osservare le cose per quello che sono ed a considerare le persone come persone, e non come ruoli.

Quando ti ferma lo sbirro e vuole sanzionarti tu inizi a pensare se quella sanzione sia giusta o sbagliata. È sbagliato. 

È sbagliato perché stai dando più importanza alla funzione che alla persona.

La regola è una funzione, la sanzione è una funzione, l’infrazione è una funzione, lo sbirro è una funzione. 

A quel livello non ci sono persone ma solo funzioni, però basta spostarsi un attimo: guardare la persona anziché la funzione e parlare con il linguaggio delle persone anziché quello del protocollo funzionale. 

Nel fare questo chi inizia è avvantaggiato, chi rimane invece aggrappato alla funzione, patisce e soffre. Si rende conto immediatamente di essere schiavo della funzione, intrappolato, e sente di aver soppresso il suo essere in nome di una funzione che gli prometteva quel briciolo di potere che mancava a soddisfare un ego traballante, ma che in cambio esigeva anima e servitù.  

Questo discorso non vale per gli zombie irreversibili, quelli sono condannati a “non essere” per il resto della vita e non credo valga la spesa di energie per riportarli ad essere individui umani.

Vale piuttosto per quelli che, o non sono tanto convinti dell’importanza di diventare una funzione, oppure si rendono conto di esserlo ma vogliono superare quel trauma ed andare oltre quella limitazione. 

Famiglie ed insegnanti più attenti spiegano questo ai giovani, fa parte di quella cultura censurata in tutti i modi che è la cultura della libertà. 

Non è un caso che sia censurata, è disfunzionale al perpetuarsi della religione statale.

Superare l’astrazione è facile, lo abbiamo già fatto tutti quando ad un certo punto della nostra esistenza siamo riusciti a distinguere il reale dall’astratto, abbiamo per esempio iniziato a capire che Babbo Natale è una figura astratta mentre i nostri genitori sono le persone in carne ed ossa che ci compravano i doni.

Un passo per demolire l’astrazione statale è quello di sorridere al sentire nominare la parola ‘stato’ allo stesso modo di quando sentiamo ‘Babbo Natale’.