Arrivati a questo punto di questo nostro articolo, dopo aver ampiamente dibattuto della teoria e mostrato quanto l’apparentemente incredibile teoria della causalità formativa possa avere invece un senso, possiamo passare alla pratica. In altre parole, quali considerazioni di carattere pratico ne possiamo trarre? Come può tutto questo impattare nella nostra vita quotidiana?

Innanzitutto, iniziamo col parlare di un fenomeno che in apparenza non c’entra nulla con la fisica quantistica: ossia parliamo di immigrazione. Negli ultimi anni l’intera Europa occidentale è stata investita da fenomeni migratori che non hanno precedenti nel nostro millenario passato. Fenomeni migratori sono sempre avvenuti, certo, anche su scala importante. Pensiamo ad esempio alle cosiddette invasioni barbariche, che portarono al crollo dell’impero romano, dando così avvio al Medioevo.

Per quanto i popoli barbarici fossero considerati estranei alla cultura greco-romana (infatti barbaro era il termine che disegnava presso i greci ed i romani coloro che appartenevano ad un’altra stirpe ed erano quindi visti come stranieri1), si trattava pur sempre di popoli che oggi definiremmo indoeuropei, con un sostrato culturale comune con gli stessi antichi greci e romani. Infatti, tranne qualche rara eccezione, come le lingue basca, finnica e magiara, tutte le lingue parlate in Europa, per quanto differenti possano sembrare, derivano tutte da un’antichissima lingua comune protoindoeuropea, a testimonianza di un’origine comune, per quanto antichissima, delle varie popolazioni chiamate oggi europee. Bal Gangadhar Tilak2, le chiamerebbe popolazioni vediche o ariane, volendo sottolineare la loro primigenia origine artica3.

Ma quello a cui assistiamo oggi è fuori di dubbio un qualcosa che non è mai avvenuto in precedenza, giacché quelli che i media mainstream chiamano migranti non appartengono a popolazioni di ceppo ariano (sempre secondo l’accezione che di questo termine ne dà il Tilak), ma a popolazioni completamente distinte per religione, usi, costumi e – anche se oggi pare una bestemmia affermarlo – per appartenenza etnico-razziale rispetto a quelle che da sempre popolano il continente europeo. È quindi ben comprensibile la preoccupazione di larghe fette della popolazione occidentale circa la reale possibilità che queste popolazioni si integrino pacificamente, senza dar luogo a quelle no-go zone che invece già pullulano in quei paesi, tipo Francia e Svezia, con alle spalle un passato di immigrazione extraeuropea superiore alla nostra. Al contempo, ci si chiede che ne sarà in futuro della nostra cultura che rischia di essere sopraffatta dalla dirompente esplosione demografica delle popolazioni del terzo mondo, soprattutto quelle africane, che ingrossano continuamente le fila di questi migranti.

L’ipotesi della causalità formativa di Sheldrake può venirci in aiuto per comprendere ciò che il futuro ci aspetta. E si deve premettere – ma questo è facile intuirlo – che non si preannuncia affatto come un roseo futuro. Già si è detto che il principio attraverso cui pare avvenire la risonanza morfica sia un principio di somiglianza: in generale, più un organismo è simile agli organismi precedenti, maggiore è l’influenza su di esso per mezzo della risonanza morfica, dal momento che esisterebbe una specie di memoria collettiva propria di ciascuna specie biologica.

Il concetto stesso di ereditarietà all’interno della cornice interpretativa dell’ipotesi della causalità formativa – lo abbiamo visto precedentemente – deve prevedere non solo la trasmissione del patrimonio genetico, ma anche la trasmissione di un campo morfico proprio di una determinata specie, capace quest’ultimo di modellare il comportamento dei membri della specie in questione.

Per Sheldrake i campi morfici si estendono anche alla sfera socio-culturale. Quindi esisterebbero dei campi morfici di tipo – per così dire – comportamentale che, essendo della stessa natura generale degli altri campi morfogenetici, vengono al loro pari stabilizzati dalla risonanza morfica. Per meglio comprendere, si pensi al caso di gemelli monozigoti i quali, essendo geneticamente identici, sono assai più simili l’uno all’altro di qualsiasi altra coppia di esseri umani. Tra di loro la risonanza morfica sarà eccezionalmente specifica e più forte. Di conseguenza i modelli di attività, le credenze, le abitudini od i modelli di salute in uno di essi possono influenzare l’altro. Quindi molte delle notevoli somiglianze tra gemelli monozigoti, fra di loro identici, potrebbero dipendere dalla risonanza morfica, piuttosto che dai geni in comune.

Seguendo questo ragionamento, siamo tenuti a ipotizzare che i migranti, venendo a stabilirsi da noi, porterebbero comunque con sé anche i campi morfici propri della loro cultura e del loro paese e che questi campi siano in grado di influenzare, per risonanza morfica, anche i loro discendenti, per quanto nati e cresciuti in Europa. Quindi è necessario domandarsi – ma sempre in nome della scienza – se i campi morfici degli allogeni possano essere compatibili con quelli degli autoctoni. Orbene, qui casca l’asino.

L’esperienza empirica ci dimostra che nel caso dei migranti, che qualcuno vorrebbe presentare come i “nuovi italiani”, i loro i modelli di attività, le loro credenze, le loro abitudini o i loro modelli di salute differiscono enormemente dai nostri da doverci indurre a pensare che tutto ciò – sempre secondo l’ipotesi scientifica della causalità formativa – non sia dovuto tanto alle diversità genetiche proprie di una differente appartenenza razziale, quanto alla presenza di campi morfici così diversi da quelli di riferimento delle popolazioni autoctone.

Per usare una metafora esemplificativa, tutti noi siamo un po’ come dei diapason che vibrano e che vibrando possono entrare in risonanza con (o provocare una risonanza in) un altro diapason, a patto che i due posseggano una dimensione ed una struttura simile. Ma a quanto pare, i migranti sono dei diapason con cui noi diapason europei difficilmente potremmo entrare in una perfetta risonanza morfica.

Facciamo un esempio classico:

La mappa precedente rappresenta la distribuzione del Quoziente Intellettivo tra i vari paesi del mondo, che mostra come i paesi da cui provengono i migranti siano sistematicamente quelli in fondo a questa speciale graduatoria. Non è un dato sorprendente. Pare che l’uso della ruota, la cui invenzione viene fatta risalire al 5.000 A.C., fosse del tutto sconosciuto presso le popolazioni dell’Africa sub-sahariana prima dell’arrivo dell’uomo europeo verso la fine del XV secolo4. È questo un dato certamente preoccupante soprattutto alla luce delle teorie di Sheldrake, perché come, ad esempio, messo in evidenza negli esperimenti sui topi da laboratorio menzionati nelle pagine precedenti, una qualche forma di risonanza morfica avrebbe comunque dovuto intervenire per facilitare la diffusione della ruota anche nell’Africa sub-sahariana molto tempo prima di quanto non sia effettivamente avvenuto. Invece si deve registrare una discrepanza temporale di migliaia di anni.

Quindi, o l’ipotesi della risonanza morfica non è più valida e Sheldrake ha preso un abbaglio, oppure bisogna concludere che le differenze tra noi europei e gli africani, anche a livello biologico, siano molto più marcate di quanto non si sia legittimati a pensare; differenze queste che si traducono in corrispondenti campi morfici ben differenziati tra di loro. Ma se si ha ragione nel sostenere che anche i modelli sociali e culturali umani dipendono dalla causalità formativa e sono sostenuti dalla risonanza morfica, a questo punto dobbiamo realmente chiederci a cosa possa portare la società multietnica che le nostre élite hanno in serbo per noi. Orbene, dovendosi dare per buona l’ipotesi della causalità formativa e dovendosi dare retta alla scienza, non si può che arrivare alla conclusione che una siffatta società multiculturale e multirazziale sia per definizione qualcosa di profondamente sbagliato e innaturale, poiché, intervenendo fenomeni di risonanza morfica, sarebbe pura utopia pensare che vi possa essere pace e prosperità anziché continui conflitti tra le sue distinte componenti etnico-sociali, ognuna delle quali caratterizzata da uno specifico campo morfogenetico. La stabilità stessa della società sarebbe minata sin dalle sue fondamenta ed il collasso diventerebbe ineluttabile.

Una società, una volta che si è consolidata nel corso dei secoli, diventa altamente organizzata ed acquisisce una struttura e delle qualità che sono in gran parte indipendenti dalle qualità dei singoli individui che entrano nella sua composizione e partecipano per un breve periodo alla sua vita. Diventa un sistema organizzato di forze con una esistenza propria, tendenze proprie ed il potere di plasmare tutti gli individui che da cui è composta. Tutto questo può spiegato – ça va sans dire – come frutto di un campo morfico specifico per quella data società che, attraverso un processo di risonanza morfica, coinvolge tutti i suoi membri, li unisce, li fa sentire partecipi di uno destino comune e li responsabilizza non solo nei confronti di questa stessa società nella sua interezza, ma anche nei confronti del prossimo, col quale si solidarizza e a favore del quale si è disposti a sacrificarsi se questo porta al bene del gruppo.

Ma dovrebbe essere evidente che immettere all’interno di una società già ben consolidata, per di più in un lasso di tempo alquanto compresso, un ragguardevole numero di elementi allogeni in risonanza con campi morfici completamente diversi, non può che portare alla lunga tale società a vivere una situazione di stress mai sperimentato in precedenza; una situazione di stress e di conflittualità all’interno della quale si assiste ad un’atomizzazione dei membri della medesima società, che sempre meno si sentono partecipi di un destino comune e sempre più si percepiscono vicendevolmente come estranei, tanto da entrare in competizione tra di loro, in caso di congiuntura economica sfavorevole, per le poche risorse rimaste a disposizione, quando solo poco prima avrebbero prevalso solidarietà ed empatia.

Si prenda l’esempio della Francia, paese questo dove l’inizio dell’immigrazione afro-islamica risale ormai a diversi decenni fa. Oggi sempre più francesi percepiscono l’islam come un potenziale pericolo per il futuro della società e della laicità dello stato. Il 66% dei francesi asserisce che in Francia vi sono troppi stranieri5, ovvero troppi islamici non integrati. Si ricorda che, affinché un paese mantenga nel lungo periodo inalterata la propria popolazione, ogni donna dovrebbe partorire in media 2,1 bambini. In Italia, ad esempio, siamo a 1,36: un dato a dir poco drammatico, praticamente infernale. La Francia è messa apparentemente meglio, visto che mediamente ogni donna partorisce 1,9 figli7. Il problema è che in Francia per legge è vietato raccogliere statistiche sulla base delle differenziazioni di carattere etnico. Quindi si può sapere con certezza se questo dato di 1,9 bambini per donna sia artefatto da un maggior tasso di fecondità tra le famiglie di immigrati. In realtà, si ha a disposizione un buon indicatore indiretto:

Il grafico precedente, basato su dati INSEE, l’equivalente francese dell’ISTAT, ci dice che ormai ben oltre il 20% dei nuovi nati in Francia viene registrato all’anagrafe con un nome tipicamente musulmano. Negli ultimi 20 anni, in particolar modo, vi è stato un incremento esponenziale. Questo già ci dovrebbe dare una indicazione piuttosto precisa di ciò da cui dipende in gran parte il succitato dato di 1,9. Si tenga inoltre presente che in Francia una parte abbastanza consistente degli immigrati africani non è comunque musulmana e non darebbe mai un nome musulmano alla prole. Quindi non è affatto esagerato affermare che almeno un neonato su tre oggi in Francia non sia europeo. Se poi ci aggiungiamo che in Francia da decenni vi sono foltissime comunità di italiani, portoghesi, polacchi e spagnoli (comunque ben integrati), non si è forse lontani dal vero quando nel dire che in Francia oggi la metà dei bambini potrebbe non essere francese (per lo meno non di sangue francese). Perdurando la bassa natalità presso le famiglie europee, l’immigrazione senza freni dall’Africa e dall’Asia, nonché la maggiore fecondità all’interno delle famiglie extraeuropee… beh, non c’è nient’altro da aggiungere. Capite bene voi stessi dove si voglia andare a parare.

Solo ben pochi tra gli immigrati avranno modo di integrarsi perfettamente. Tutti gli altri, continuando a venir influenzati dal campo morfico del gruppo etnico-sociale di origine, stenteranno ad entrare in risonanza col campo morfico degli autoctoni europei. Quindi la conflittualità è destinata ad aumentare. Nessuna sorpresa, quindi, che in Francia ci si lamenti dell’eccessivo numero di stranieri o della criminalità galoppante, fenomeno quest’ultimo connesso strettamente al primo. Gli stranieri la cui presenza è percepita come eccessiva dai due terzi dei francesi sono essenzialmente immigrati arabi di seconda, terza e quarta generazione. Sono individui che continuano a parlare prevalentemente arabo all’interno delle mura domestiche, vivono isolati nelle degradate banlieus e percepiscono la cultura e l’identità francesi come a loro ostili. L’ipotesi della causalità formativa ce ne spiega la ragione: nessuna forma di razzismo da parte dell’uomo bianco, ma solo auto-esclusione da parte degli immigrati.

Le conseguenze non potranno che essere disastrose. Nel prossimo futuro le nostre città sono destinate a diventare invivibili. La coesistenza pacifica di genti così diverse non è semplicemente possibile, dovendosi dare per vera l’ipotesi della causalità formativa. Appena una minoranza acquisisce una certa massa critica, ecco nascere i casini! Ma lo si ripete: stiamo solo facendo ragionamenti sulla base di un’ipotesi scientifica. È solo scienza! Una scienza, tuttavia, suffragata dai fatti; e questa stessa scienza ci dice, col tramite della teoria della risonanza morfica, che è solo uno sprovveduto chi ritiene un’integrazione possibile almeno nel breve-medio periodo. Nel lungo il problema probabilmente manco si porrà più, nel senso che gli allogeni saranno diventati maggioranza e a quel punto sarà il loro campo morfico a prevalere, con le buone o con le cattive, sul nostro.

Si capisce dunque bene l’apprensione di strati sempre più ampi della popolazione europea di fronte al dilagare dei fenomeni migratori. Non si tratta di razzismo, come alle anime belle della sinistra cattocomunista piace pensare per darsi un tono di superiorità morale. Colui che viene apostrofato come razzista non necessariamente è quel bruto violento ed ignorante, dominato dai più bassi istinti animaleschi, che i sinistrorsi sono soliti tratteggiare per potersi pavoneggiare mettendo a tacere la propria coscienza; al contrario, è spesso una persona colta e raffinata, che ha studiato, che porta rispetto per il prossimo e che non avendo capacità di giudizio già obnubilate dai facili scientismi materialisti a cui la sinistra si abbandona così facilmente, pur magari non avendo letto alcun libro di Sheldrake, conserva le qualittà intellettive per capire come stanno andando le cose. E ne è terribilmente spaventato.

È quindi giunto il momento delle decisioni irrevocabili. Beninteso, sempre nel nome della scienza. Il nostro futuro pare segnato. Prima o poi, dovremo fare i conti col nostro destino. Quel giorno arriverà presto ed il risveglio sarà bruttissimo. Quel giorno, soprattutto, avremo capito che è ormai troppo tardi per evitare l’orrore. Non saremo più disposti a perdonare chi ci ha portato così oltre. Dovremo fare quello che mai avremmo pensato di essere in grado di fare, quello che pensavamo ci avrebbe fatto orrore. L’orrore sarà dunque nostro compagno di vita. L’orrore sarà nostro amico e non ci abbandonerà più.

1 https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/B/barbaro.shtml

2 https://it.wikipedia.org/wiki/Bal_Gangadhar_Tilak

3 https://en.wikipedia.org/wiki/The_Arctic_Home_in_the_Vedas

4 https://it.wikibooks.org/wiki/Cronologia_delle_invenzioni/R

5 https://www.unz.com/gdurocher/poll-after-macron-blip-majority-of-french-still-hostile-to-globalism/

6 https://www.istat.it/it/files/2019/11/Report_natalità_anno2018_def.pdf

7 https://www.insee.fr/fr/statistiques/4277635?sommaire=4318291