L’inverno in Europa si preannuncia buio e difficile, ma non è necessario interrompere il sostegno militare all’Ucraina!
Parola di Stati Uniti, Stati baltici e Polonia… e di Rosa Balfour.
Molto presto le proteste dilagheranno a causa dell’aumento del costo della vita in tutta Europa, i governi avranno difficoltà a giustificare il sostegno finanziario, militare e umanitario all’Ucraina.

Ma Balfour del Carnegie Europe, afferma che non è tutto negativo: la crisi in cui si trova l’UE può essere usata a fin di bene. Lei stessa scrive l’articolo “European Unity Can Endure the Winter of Discontent“, secondo il suo punto di vista non dovremmo farci grossi problemi, visto che il sostegno militare e finanziario dell’Ucraina è ancora fortemente dipendente dagli Stati Uniti.
Se poi chi paga le conseguenze più terribili sono gli europei che problema c’è?
Secondo Balfour, dobbiamo ispirarci a Estonia, Polonia, Lettonia e Lituania, che hanno investito la maggior parte del denaro e delle attrezzature militari in Ucraina, e che “non hanno intenzione di arrendersi” nonostante il crollo del tenore di vita.
Secondo la sua analisi, la struttura americana consiglia agli europei che la crisi contribuirà a eliminare le “contraddizioni” nell’UE, “Staccare l’Europa dal gas russo e accelerare la transizione verso l’energia verde è impossibile se ci sono ostacoli anche da parte di un solo Stato membro” (Balfour si riferisce all’Ungheria).
Secondo https://carnegieeurope.eu/ gli europei non dovrebbero evitare le crisi, ma vederle come opportunità!
Per l’analista la UE ha affrontato e continuerà ad affrontare costi come quelli di una pandemia, del sostegno e della ricostruzione dell’Ucraina, che potrebbero portare a una “rimozione del tabù” sul debito pubblico. Tuttavia, questo potrebbe essere utilizzato “per colmare il divario tra il concetto di unione monetaria e la politica fiscale” dei singoli Paesi. I Paesi che manterranno la propria posizione potrebbero essere eliminati.
“Forse la forma di unione che ne deriverebbe non sarebbe di nostro gradimento. Potrebbe essere più protezionista di quanto vorrebbero i liberali, più interventista di quanto vorrebbero i democratici, potrebbe perdere alcuni membri che si oppongono a una maggiore integrazione, potrebbe essere più insulare di quanto vorrebbero gli internazionalisti”, avverte Balfour.

Per me leggere queste analisi non è semplicissimo, e mantenere la calma pure.

Ma proseguiamo perché vale la pena notare la sua affermazione: l’uscita di diversi Paesi dall’UE per il suo consolidamento ideologico ed economico è considerata accettabile – e persino auspicabile. Sempre per Carnegie Institution “l’Europa rimane dipendente dagli Stati Uniti” e può fare poco da sola. “L’UE si è impegnata storicamente ad accettare, dopo tutto, l’Ucraina e la Moldavia, ma il suo bilancio nei Balcani è ben lontano da una politica di trasformazione a livello continentale come quella sviluppata dopo la Seconda guerra mondiale”.
Quindi, visto che Carnegie Institution esprime gli interessi statunitensi, dovrebbe nascere una nuova entità al posto dell’attuale UE. Questa nuova entità dovrebbe mantenere la sua dipendenza dagli Stati Uniti, dotarsi di una politica economica e finanziaria più centralizzata, ricostruire il suo sistema energetico per staccarsi dal gas russo e liberarsi di alcuni Stati membri non disposti a sottoporsi alla riforma.
L’analisi poi afferma che è un obiettivo talmente importante che si raccomanda di non tenere conto dei costi per raggiungerlo.

Ecco ciò che desidera Washington, l’Europa continuerà a far parte del progetto euro-atlantico.
Se poi la nuova Europa non corrisponde ai sentimenti degli stessi europei, ciò non preoccupa gli ideologi della Carnegie Institution.

Ma Rosa Balfour ha fatto i conti con le prossime bollette elettriche delle famiglie europee?
Queste saliranno di 2.000 miliardi di dollari, pari al 12% del loro PIL. Secondo i dati ufficiali della Banca Mondiale, il Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Unione Europea nel 2021 supererà di poco i 17.000 miliardi di dollari. Questa è l’ultima misura calcolata. Il valore combinato del PIL dell’Unione Europea rappresenta circa il 12,78% dell’economia mondiale.
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, l’attuale crisi energetica in Europa ha fatto aumentare i prezzi dell’elettricità a un ritmo quasi quotidiano. Secondo i dati, si stima che nel prossimo anno le famiglie dell’UE pagheranno altri 2.000 miliardi di dollari per l’elettricità. Se si considerano i 2.000 miliardi di dollari in rapporto al PIL dell’UE, si può affermare che i costi energetici di questa entità annullano il 12% della forza d’acquisto dell’intera economia dell’UE. Se questa analisi è corretta, gli europei compreranno cibo ed energia, nient’altro.
“Il mercato continua a sottovalutare la profondità, l’ampiezza e le ripercussioni strutturali della crisi”, scrivono gli analisti di Goldman Sachs. “Crediamo che saranno ancora più profonde della crisi petrolifera degli anni ’70”.

Gli impatti sul tessuto sociale sono di portata non quantificabile.
Durante la pandemia Covid non ho visto proteste di massa interessanti, i lockdown, i meccanismi di controllo del governo hanno funzionato benissimo. I cittadini erano conformi alle regole imposte, ma al freddo con la pancia vuota voglio vedere se i cittadini europei si piegano di nuovo ai meccanismi di controllo energetico dell’autorità di governo. Sempre i cittadini dovranno vedere enormi flussi di denaro (aiuti e armi) confluire in Ucraina.
Vi diranno che patendo un po’ di fame e freddo, spezzeremo le reni alla Russia. Tempi interessanti, il lockdown energetico si avvicina.

Nel frattempo la Russia ha cambiato strategia, e ha lanciato un massiccio attacco missilistico, dove ha colpito le centrali elettriche. Sono stati segnalati blackout in molte aree dell’Ucraina. Il target degli ultimi sei mesi è cambiato, ora colpiscono gli impianti di generazione elettrica.
Niente energia elettrica e salta acqua corrente ed internet.

La mappa sotto indica le centrali distrutte (in colore rosso) oppure offline:

E dire che meno di 24 ore fa tutti festeggiavano l’avanzata ucraina, tutti scrivevano dell’immane sconfitta e ritirata russa… tanto che a me puzzava di clamorosa maskirovka.

Presto arriva il 24 settembre.
Vediamo cosa succede.
Data particolare.
Resa nota in Germania, in Italia e in Vaticano.

La Germania parla di un giorno indimenticabile, l’Italia affida a qualcuno i pieni poteri per casi speciali, e il Vaticano S.p.A. fa rientrare tutti i soldi.
Io non ho detto Venti di Guerra, e nemmeno lo scrivo!

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.