Lucem esse arbitror.
Deus est forma et forma omnium; et cum sit forma, necessario est forma prima, quia ante ipsum nihil. Ipse enim est primus et novissimus . … Ut autem aliquo modo clarescat quomodo ipse sit forma creaturarum – non enim sic est earum forma velut pars earum substantialis completiva, ex qua et materia fìt aliquid unum – signifìcationes huius nominis “forma” aliquatenus sunt explicandae (De unica forma, 107- 109)
R. Grossatesta

Introduzione

Roberto Grossatesta è stato un teologo e filosofo inglese del XII secolo, noto per il suo contributo alla teologia e alla filosofia naturale. La sua opera è stata di grande importanza per il pensiero medievale e ha influenzato diversi studiosi successivi.
La teologia di Grossatesta si basa sulla visione di una creazione e di un universo ordinate secondo principi e leggi. Egli credeva che l’universo fosse stato creato da Dio in un Atto di Amore e che potesse essere compreso e studiato attraverso l’uso dell’intelletto. Uno dei concetti fondamentali della sua teologia è la “teoria dell’illuminazione intellettuale”1, secondo cui la conoscenza umana è possibile solo grazie alla Luce Divina. Grossatesta affermava che Dio, come Luce Suprema, illumina l’intelletto umano, consentendogli di comprendere la Verità e di accedere alla Conoscenza vale a dire alla perfetta Gnosi. Inoltre, Grossatesta credeva che la creazione fosse un processo in cui Dio ha creato tutte le cose con un ordine gerarchico, in cui gli esseri inferiori sono subordinati ai superiori. Questa visione gerarchica si rifletteva anche nella sua visione dell’ordine sociale, in cui i governanti dovevano guidare in modo giusto ed i sudditi dovevano obbedire.
Grossatesta era anche interessato allo studio della natura e della scienza. Egli vedeva la natura come un libro aperto da leggere e studiare per comprendere la volontà di Dio. Credeva che la scienza e la ragione potessero portare alla conoscenza di Dio e all’armonia tra fede e ragione.
La sua opera più famosa è l’Hexameron, un trattato in cui affronta il tema della creazione. In questa opera, Grossatesta spiega come Dio abbia creato l’universo in sei giorni, ciascuno caratterizzato dalla Creazione di un elemento, e come l’ordine e l’armonia siano presenti in essa.
In sintesi, la teologia di Roberto Grossatesta si basa sull’idea di una creazione illuminata dalla Luce di Dio.

Gli scritti

De artibus Iiberalibus
De generatione sonorum
De Sphera
De cometis
De impressionibus elementorum
De motu coporali et Luce
De differentiis localibus
De motu supercelestium
De potentia et actu
Computus correctorius
De colore
De Luce
De Iineis
De natura locorum
De iride
De operationibus solis
De unica forma
De intelligentiis
De veritate
De ordine emanandi
De libero arbitrio
De dotibus
Hexaemeron
4 opere Teologiche
Per ragioni di spazio e per non tediare il lettore con analisi oltremisura complesse, manterremo, pertanto, il nostro sguardo sul De Luce e su l’Hexaemeron, introducendo comunque alcuni aspetti dei trattati nell’elenco come compendio, seppur limitato, per chi volesse intraprendere un approfondimento.

Il De Luce

Il De Luce è un testo che cerca di spiegare il fenomeno della Luce e la sua relazione con l’universo. Grossatesta sviluppa un’ampia teoria sull’illuminazione, affermando che la Luce è l’essenza stessa di Dio e la principale causa di tutti gli esseri e degli eventi.
Una delle principali tematiche affrontate da Grossatesta riguarda l’importanza della Luce come simbolo di conoscenza. Egli attribuisce alla Luce una qualità intellegibile, sostenendo che la presenza di Luce è necessaria per comprendere la Verità. Questo concetto è intrinsecamente collegato alla sua visione teologica, in cui Dio viene considerato la Luce suprema, colui che illumina la mente umana e la guida verso la comprensione.
Grossatesta affronta anche il rapporto tra Luce e materia. Egli suggerisce che la Luce sia la forma che permea tutte le cose materiali, conferendo loro un’identità e una struttura. Questa concezione ha delle implicazioni importanti nella visione filosofica di Grossatesta, in particolare nella sua distinzione tra gli esseri naturali (materie illuminate dalla Luce) e gli esseri artificiali (creazioni umane prive di Luce Divina).
Da un punto di vista spirituale l’analisi del Grossatesta è corretta perché:

  1. Gli esseri naturali sono effettivamente visti fisicamente perché illuminati. Essendo circondati da atomi di Luce, essi sono visibili.
  2. Possono anche essere visti metafisicamente perché l’uomo è una Parola vivente generata dalla Luce Primordiale che noi riconosciamo come Verità TriUnitaria.
  3. Possono essere artificiali quando sono privi di spirito anche se viventi.
  4. L’anima non ripiena della Luce della Verità, vive una condizione di oscurità dell’intelletto, pertanto ha necessità di creare una sua filosofia per reggersi, seppur in modo instabile e fugace, nel mondo.

Un altro tema centrale del De Luce è la concezione dell’universo come un sistema gerarchico di Luce. Grossatesta afferma che la Luce si propaga dal sole al cielo, dagli astri ai corpi celesti, fino ad arrivare agli esseri viventi sulla Terra. Questa gerarchia luminosa è indicativa della sua visione teocentrica del mondo, in cui tutte le cose sono ordinate secondo un disegno Divino e sono illuminate dalla Luce di Dio.
Infine, il De Luce presenta anche una riflessione sull’importanza della percezione visiva. L’autore sottolinea che la Luce è fondamentale per l’esperienza visiva e per la comprensione del mondo. Egli suggerisce che attraverso la Luce, gli occhi dell’uomo sono in grado di cogliere la bellezza e la verità del creato Divino.
Il De Luce è un trattato filosofico e teologico che affronta pertanto con profondità il tema dell’illuminazione e la sua relazione con l’universo. Attraverso la sua teoria sulla Luce come simbolo di conoscenza e sui suoi legami con Dio e con il mondo materiale, Grossatesta offre una visione gerarchica e teocentrica dell’universo. Il suo testo riflette le sue concezioni filosofiche e teologiche, sottolineando l’importanza della Luce per la comprensione del Divino e del mondo circostante. Il mistico, filosofo e teologo inglese non conosceva le teorie relative alle forze atomiche, né tantomeno quelle relative ai quanti di Luce, ma comprese in maniera intuitiva che tali forze si espandevano da un Punto-Luce, vale a dire da un punto primario di una Forza che doveva aver generato sia l’universo, che le galassie che lo spazio o i vari universi per rientrare nella teoria degli universi paralleli.
Tre, pertanto, sono le teorie formulate dall’autore:

  1. L’auto moltiplicazione di un atomo di Luce come forma primaria
  2. La luminosità del firmamento come origine dell’universo primordiale che a sua volta forma otto sfere secondarie generatrici di Luce.
  3. La visione fisico-matematica nella quale la generazione corporea è generata dal principio di “proporzionalità tra infiniti analoga a quelle esistenti per i numeri” (Cit. Pref. XI De Luce – Cecilia Panti – Ed. PLUS).

All’interno del concetto fisico-teologico del Grossatesta non si può prescindere dalla visione Mistica della luminanza.
Roberto Grossatesta, uno dei più importanti filosofi e scienziati del XII secolo, ha sviluppato il concetto di Luce Mistica, che rappresenta una delle sue idee più innovatrici e originali.
La Luce Mistica in Grossatesta è una nozione complessa che unisce elementi filosofici, teologici e scientifici. Secondo il suo pensiero, l’universo è permeato da una Luce che è sia fisica che spirituale. Questa Luce Mistica è un principio fondamentale che anima e sostiene ogni forma di esistenza, sia materiale che immateriale. È il punto di incontro tra la Creazione e il Creatore, tra l’umano e il Divino.
Per Grossatesta, la Luce Mistica è la forza che conferisce ordine e armonia all’universo. Attraverso questa Luce, tutto viene illuminato e reso visibile. È una Luce che non solo illumina gli oggetti fisici, ma anche i concetti astratti e le verità spirituali. È una Luce che rispecchia la saggezza Divina e che permette all’uomo di avvicinarsi a Dio e di conoscere la sua creazione.
Inoltre, il teologo e mistico inglese identifica la Luce Mistica con il Logos, l’intelligenza Divina che permea l’universo. Questo concetto si riflette nel mito platonico della caverna, in cui la Luce rappresenta la conoscenza e la verità che tirano l’uomo fuori dall’ignoranza e lo conducono verso la Luce Divina.
Dal punto di vista scientifico, Grossatesta spiega che la Luce Mistica è prodotta dalla sottile interazione tra la Luce naturale (come il sole) e la Luce intellettuale (la ragione umana). Questa interazione crea una Luce più nobile e più potente, che si manifesta come una Luce interiore che rivela la verità e la bellezza delle cose. Questo concetto anticipa in modo sorprendente le scoperte scientifiche successive sulla Luce e sulla percezione umana.
Il concetto di Luce Mistica in Roberto Grossatesta rappresenta una sintesi originale e affascinante di filosofia, teologia e scienza. Attraverso questo concetto, egli ha cercato di spiegare, attraverso questa sua grande intuizione, il legame profondo tra l’intelligenza Divina e l’universo, e come la Luce può essere una metafora potente per comprendere la conoscenza e la verità. La Luce Mistica ci invita a riflettere sulla complessità e sulla bellezza dell’universo e sulla nostra capacità di comprenderlo attraverso la Luce dell’intelletto e della spiritualità.

Cosmologia

La cosmologia nel De Luce si basa su una combinazione di teologia e scienza. L’autore considera l’universo come un sistema organizzato e armonioso, creato da Dio. Grossatesta crede che Dio sia la causa prima e il motore immobile dell’universo. Egli sostiene che Dio ha creato l’universo dal nulla e che l’universo è ordinato secondo leggi matematiche.
Secondo Grossatesta, l’universo è costituito da una serie di sfere concentriche. La sfera terrestre è posizionata al centro, circondata dalle sfere planetarie che governano i movimenti degli astri. Al di sopra di queste si trova la sfera delle stelle fisse. In cima a tutte queste sfere si trova una sfera di Luce, che rappresenta la Perfezione Divina.
Grossatesta sostiene che il sole è la fonte primaria di Luce e calore nell’universo. Egli afferma che la Luce si diffonde dall’interno del sole e si irradia all’esterno, influenzando gli astri e l’intero universo. Questa idea è in linea con la sua concezione del sole come motore immobile dell’universo.
L’autore tratta anche l’importanza del moto nel suo sistema cosmologico. Egli sostiene che il movimento degli astri è guidato da una combinazione di volontà Divina e forze naturali. Grossatesta crede che Dio abbia dotato gli astri di un moto intrinseco e che abbia stabilito le loro traiettorie per mantenere l’ordine e l’armonia nel cosmo.
La cosmologia nel De Luce di Grossatesta è influenzata da molte fonti, tra cui la filosofia di Aristotele e la teologia cristiana. L’autore cerca di unire la ragione (nel senso di intelletto) e la fede, cercando di spiegare i fenomeni naturali attraverso principi matematici primordiali, mentre si appoggia alla teologia per rispondere alle domande ultime sul senso e l’origine dell’universo.
La cosmologia nel De Luce di Grossatesta rappresenta un tentativo di integrare la scienza e la teologia per spiegare l’organizzazione e il funzionamento dell’universo. L’autore fonde concetti razionali e religiosi per sviluppare un sistema cosmologico che considera Dio come la causa prima e il motore immobile dell’universo, in cui il moto degli astri è guidato da volontà divine e forze naturali.

La dottrina dell’incorporazione

La dottrina dell’incorporazione è un concetto teologico tipico della intuizione di Roberto Grossatesta. Questa dottrina si riferisce alla convinzione che l’intero universo sia incorporato in Dio e che tutte le cose siano interconnesse tra loro tramite questa incorporazione.
Secondo Grossatesta, Dio è l’origine di tutte le cose e le creature sono tutte collegate a lui attraverso un legame di sostanza. Ogni cosa nell’universo, dagli esseri umani agli animali, alle piante e agli oggetti inanimati, ha una parte della sua sostanza Divina. Questo significa che tutto ciò che esiste è in qualche modo collegato a Dio e riflette la sua natura.
L’idea di incorporazione è strettamente legata alla concezione di Dio come creatore e governante di tutto l’universo. Per Grossatesta, l’incorporazione è il meccanismo attraverso il quale Dio si manifesta nelle sue creazioni e conferisce loro un ordine e una finalità. L’intero universo è quindi animato da una forza Divina che lo ordina e gli dà senso.
Questa dottrina ha importanti implicazioni per la concezione dello scopo dell’uomo nel mondo. Per Grossatesta, l’uomo è chiamato a partecipare all’Ordine Divino attraverso la sua virtù e raggiungere uno stato di unione con Dio. La sua finalità è diventare un intermediario tra il mondo materiale e quello Divino, armonizzando così la creazione con il creatore.
Nella filosofia di Grossatesta, l’incorporazione significa anche che tutte le cose nell’universo sono interdipendenti e influenzano reciprocamente. Le azioni individuali e le scelte morali di ogni persona hanno un impatto sull’intero universo e sulla sua relazione con Dio.
La dottrina dell’incorporazione di Grossatesta riflette la sua visione del mondo come un’unità organica, in cui tutto è interconnesso e nulla esiste in modo isolato. Questo concetto ha avuto un’influenza duratura nella filosofia e nella teologia successiva, influenzando sia pensatori religiosi che secolari nel tentativo di comprendere la natura dell’universo e il ruolo dell’uomo in esso.

La corporeità

Secondo Grossatesta, la corporeità è una delle caratteristiche fondamentali del mondo creato da Dio. Egli sostiene che l’universo materiale è costituito da una serie di sfere concentriche che contengono una Luce Divina, proveniente direttamente da Dio. Ogni sfera ha una Luce specifica che le permette di esistere e di agire.
La corporeità, quindi, è per Grossatesta una proprietà luminosa che caratterizza ogni ente materiale. Questa Luce si diffonde in ogni parte del corpo, permettendo il movimento e l’interazione tra gli oggetti. La corporeità è quindi una forma di vitalità che anima il mondo materiale.
Inoltre, Grossatesta sostiene che la corporeità è una caratteristica propria sia degli esseri viventi che degli oggetti inanimati. Tutti gli esseri, da quelli più semplici come le pietre, fino agli esseri viventi complessi come gli animali e gli uomini, sono pervasi da questa Luce Divina che conferisce loro esistenza e determina le loro azioni. La corporeità permette agli esseri di comunicare tra loro e di influenzarsi reciprocamente. Grazie alla Luce che anima ogni ente, gli oggetti possono interagire e influenzarsi a vicenda.
Nel trattato “De Luce”, Roberto Grossatesta sviluppa una concezione particolare della corporeità dove questa è una proprietà luminosa che caratterizza ogni ente materiale, permettendo il loro movimento, interazione e vitalità. Questa Luce Divina è presente in ogni parte del corpo, consentendo agli esseri di comunicare tra loro e di influenzarsi reciprocamente.

L’Hexamereon

Il testo è un’opera teologica e scientifica che si concentra sulla creazione del mondo e sul ruolo dell’uomo in essa. Scritto nel XII secolo, è uno dei testi più importanti del Medioevo e ha influenzato molti pensatori successivi.
Inizialmente presentato come un ciclo di sermoni, l’Hexamereon analizza la creazione dei sei giorni descritti nel libro della Genesi. Grossatesta cerca di conciliare la teologia con le scoperte scientifiche del suo tempo, cercando di dimostrare come la creazione sia un processo razionale che riflette l’ordine della mente Divina.
Una delle principali tematiche trattate in quest’opera è il ruolo dell’uomo nella creazione. Grossatesta sostiene che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, conferendo quindi all’umanità un’importanza particolare nella gerarchia delle creature. Questo concetto aveva un significato profondo nella mentalità medievale, in cui l’uomo era considerato come un collegamento tra il mondo terreno e quello Divino.
Oltre alla dimensione teologica, Grossatesta integra anche elementi scientifici nel suo Hexamereon. Utilizzando le conoscenze dell’epoca, egli spiega le cause naturali che hanno portato alla creazione del mondo e alle sue varie forme di vita. Ad esempio, sostiene che la Luce fosse stata la prima creatura prodotta da Dio, concetto che anticipa le moderne teorie scientifiche sull’origine dell’universo.
L’Hexameron di Roberto Grossatesta ha avuto un grande impatto sui pensatori successivi. Le sue idee hanno influenzato pensatori come Ruggero Bacone e Galileo Galilei, che hanno cercato di conciliare la teologia cristiana con le scoperte scientifiche. L’opera rappresenta quindi una pietra miliare nello sviluppo della scienza e della filosofia occidentale. L’Hexamereon di Roberto Grossatesta rappresenta un importante testo teologico e scientifico del Medioevo. Attraverso la sua analisi della creazione del mondo e del ruolo dell’uomo in essa, Grossatesta cerca di unire la fede religiosa con la ragione scientifica. Le sue idee hanno avuto un impatto duraturo sulla filosofia e sulla scienza occidentale, influenzando pensatori successivi e contribuendo allo sviluppo delle nostre conoscenze sul mondo naturale.

Roberto Grossatesta ed Agostino

Il legame sul concetto di Luce Creatrice tra Roberto Grossatesta e Agostino di Ippona può essere considerato nel contesto della loro riflessione sulla conoscenza e l’origine dell’universo.
Secondo Grossatesta, Dio ha creato l’universo attraverso un atto di emanazione di Luce dal suo essere Divino. La Luce, in questo contesto, rappresenta l’elemento primordiale da cui tutto è nato. La Luce Creatrice agisce come un meccanismo di trasmissione della Perfezione Divina nel mondo fisico.
Agostino di Ippona, d’altra parte, nel suo pensiero, sostiene che Dio è la fonte di ogni Luce e Verità. La Luce è una delle metafore più importanti utilizzate da Agostino quando si riferisce a Dio e alla conoscenza. Secondo il teologo del IV secolo, la Luce Divina illumina le menti umane per consentire loro di comprendere il mondo materiale e le Verità Spirituali.
Sant’Agostino ha sviluppato un’idea profonda e complessa della Luce Divina. L’idea di Luce Divina è intimamente connessa alla sua concezione di Dio, della conoscenza e del Bene. Per Sant’Agostino, la Luce Divina è sia un attributo di Dio che una forza guida per l’anima umana nel suo percorso verso la conoscenza e la salvezza. Luce Divina è sinonimo di Verità Divina, che illumina l’anima e l’intelletto. Agostino afferma che questa Luce Divina è una “Luce interiore” che risplende per rivelare la Verità oltre le apparenze empiriche. La Luce Divina è quindi l’opposto dell’ignoranza e dell’oscurità dell’anima. Agostino sostiene che l’uomo pecca perché è oscurità e distante dalla Luce di Dio. La Luce Divina, tuttavia, non è solo la conoscenza intellettiva, ma una Forza che trasforma l’anima permettendole di vedere e comprendere Dio. È attraverso questa Luce, che è dono di Dio, che l’uomo può conoscere la sua natura, il suo peccato e il suo bisogno di redenzione.
Ciò che rende unica l’idea di Luce Divina di Agostino è il ruolo che essa gioca nella sua teologia della salvezza. Per lui, solo Dio può illuminare l’anima e metterla sulla via della salvezza. La Luce Divina è una Grazia preziosa che viene concessa da Dio stesso. L’anima umana, infatti, non può raggiungere la Verità Divina attraverso le proprie capacità intellettuali, ma solo grazie a questa Luce che illumina l’intelletto ed il cuore.
La Luce Divina agisce quindi come un punto di contatto tra Dio e l’uomo, consentendo una relazione diretta tra il Creatore e la sua Creatura. È attraverso questa Luce Divina che l’uomo può accedere alla conoscenza di Dio e alla sua Volontà.
In sintesi, l’idea della Luce Divina in Sant’Agostino rappresenta il concetto centrale nella sua teologia. Essa è una forza illuminante che permette all’anima di vedere e comprendere Dio e la sua Verità. La Luce Divina non può essere raggiunta secondo il teologo attraverso le capacità umane, ma è un dono di Dio stesso per guidare l’anima sulla via della salvezza.
A nostro avviso la capacità umana può, al contrario, pervenire alla contemplazione della Verità, perché nella Bibbia sta scritto “siate perfetti come lo è il Padre vostro” (Mt. 5,48). Cosa è questa perfezione che possiamo raggiungere? Al di là delle nostre debolezze umane, che sono molto spesso un mezzo per non farci sentire troppo illuminati, possiamo raggiungere la perfezione nell’Amore verso Dio e verso il nostro prossimo. Certamente vi sono dei casi nei quali possiamo amare qualcuno nel ricordo e nel distacco perché le questioni pratiche ed il vissuto ci hanno messo in una condizione di difficoltà, ma è importante mantenere un sincero pensiero di Bene Superiore e di volontà interiore di desiderare la salvezza per coloro che si sono allontanati da noi.
Sebbene le loro teorie non siano identiche, ci sono dei punti di contatto tra Grossatesta e Agostino. Entrambi concordano sul fatto che la Luce è un elemento chiave per comprendere l’universo e la conoscenza di Dio. Entrambi vedono la Luce come un mezzo attraverso il quale viene trasmessa la Perfezione Divina.
Tuttavia, vi sono anche delle differenze tra le loro concezioni sulla Luce. Grossatesta sviluppa una teoria più dettagliata sulla Luce come principio di creazione, mentre Agostino si concentra su come la Luce Divina illumini e guidi l’intelletto umano verso la Verità. La speculazione sulla Luce è un aspetto prediletto dalla Patristica ed è una formazione culturale che Grossatesta non poteva non avere presente; tuttavia, lo studio della riflessione Mistica dei Teologi greci e latini legato alla Luce come Ordine Divino è l’attuazione del percorso contemplativo del Grossatesta.
Va comunque specificato che l’influenza maggiore di Agostino sul Grossatesta si ha nel De Musica che lo aiutato nella formulazione simbolica della sua esegesi.

Alcune concordanze con Ugo di San Vittore

Devesi aggiungere alla riflessione sulla Luce anche il francese Ugo di San Vittore che descrive il sistema “LUCE” in modo chiaro scrivendo:
Ma questa unità, che non consta di parti, in un certo modo si diffonde nella molteplicità come l’atomo, dal quale fu creata la struttura del mondo; … e forse per questa ragione si dice che la materia del mondo fu informe a tal punto che nessuna forma precedette in esso – mondo – l’atomo semplice, il quale costituisce la materia del mondo, come già detto, e questo sembra intendere Agostino quando afferma che il mondo non è più grande, nella sua essenza, che un granello di miglio, né tutto il granello – è – maggiore della sua metà, quasi che la materia e l’essenza di tutte le cose fosse “racchiusa” in esso, cioè nel semplice atomo, come sembra ancora affermare Agostino nella frase precedente – che ho citato -, cioè che tutte le cose furono create insieme”(Hugo de Sancto Victore, Sent. de divin., 930).
Ugo di San Vittore fu un importante teologo e filosofo del XII secolo, noto per i suoi scritti sulla spiritualità e sulla filosofia cristiana. Tra le sue opere più celebri vi è il trattato “De Animae Contemplatione”, in cui egli sviluppa l’idea della Luce come metafora della conoscenza e della presenza Divina.
Nel suo pensiero, la Luce rappresenta l’Essenza stessa di Dio, simboleggiando la Sua Verità, la Sua Saggezza e la Sua Giustizia. Ugo di San Vittore afferma che è attraverso la Luce che l’anima umana può raggiungere la conoscenza di Dio e unirsi con Lui. La Luce Divina illumina la mente ed il cuore dell’uomo, conducendolo sulla strada della contemplazione e dell’Unione Mistica con il Divino.
Secondo Ugo di San Vittore, l’uomo deve liberarsi dalle tenebre dell’ignoranza e del peccato per essere in grado di percepire questa Luce Divina. Solo attraverso la purificazione dell’anima e l’eliminazione delle impurità si può intraprendere il viaggio spirituale verso la Luce di Dio. Egli sottolinea che non è facile aderire a questa illuminazione, poiché l’uomo è legato alle passioni e ai desideri terreni che lo allontanano dalla Luce Divina.
L’idea di Luce in Ugo di San Vittore è quindi strettamente legata alla spiritualità e all’esperienza Mistica dell’uomo. Egli afferma che la Luce di Dio è sempre presente nel mondo, ma l’uomo spesso non è in grado di riconoscerla a causa della sua cecità spirituale. Solo coloro che cercano sinceramente la verità e si impegnano nella vita spirituale possono percepire questa Luce e incontrare Dio.
L’analisi dell’idea di Luce rivela un profondo legame tra conoscenza e spiritualità. Secondo lui, la Luce è la chiave per raggiungere la conoscenza di Dio e per vivere una vita spirituale autentica. La Luce illumina l’anima e la guida verso la verità, trasformando l’individuo e aprendo nuove prospettive. L’esperienza Mistica della Luce Divina è quindi un cammino di trasformazione interiore che porta l’uomo a una più profonda unione con il Divino. La Luce rappresenta una metafora significativa della conoscenza e della Presenza Divina. Egli evidenzia così l’importanza di cercare sinceramente la Luce di Dio e di purificare l’anima per poterla percepire. Attraverso questa Luce, l’uomo può intraprendere un cammino spirituale di contemplazione ed unione Mistica con Dio.

  • Bibliografia
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  • – Grossatesta, Roberto, “De Luce” a cura di Le vie del Sapere – Università di Pisa
  • – Cavalli, F. (2005). “Ugo di San Vittore.” In Enciclopedia dei Papi. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.
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  • – Patera, G. (1965). “Hugo de Sancto Victore.” In Dizionario di teologia patristica. Vol. 2. Casale Monferrato: Marietti.
  • 1 Nel mondo medievale la parola “intellettuale” non ha la stessa formulazione della post-modernità, ma si riferisce principalmente alla “conoscenza intellettiva”, pertanto intellettuale sta esattamente ad intellettivo. La parola “intellettuale” ha quindi più una semiotica di natura materialista-culturale.