Fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra

Giorgio Gaber, profeta inconsapevole, cantava così quando ancora credevamo che la politica fosse una cosa seria. Trent’anni dopo, il buon Giorgio si rivolterebbe nella tomba vedendo che la sua satira è diventata un documentario: oggi discutiamo se ordinare il cappuccino con latte di soia sia un atto sovversivo o se preferire l’espresso macchiato sia una deriva reazionaria.

L’appiattimento al centro (ovvero: tutti sulla stessa giostra)

Il tramonto delle grandi ideologie novecentesche – quelle che almeno ti facevano capire chi odiare a Natale – ha trasformato la politica italiana in una melassa indistinta dove destra e sinistra si distinguono solo per il colore delle cravatte. Ah no, scusate, ora vanno tutti senza cravatta per sembrare “vicini al popolo”.

Al governo? Intercambiabili come le figurine Panini. All’opposizione? Leoni ruggenti che promettono la rivoluzione. Salvo poi, una volta al potere, fare le stesse identiche cose del predecessore, ma con font diversi nei comunicati stampa.

Il grande circo dei social: dove l’Italia eccelle

Ma mentre i politici giocano a fare i moderati responsabili (che noia mortale), i loro simpatizzanti sui social si sono trasformati in gladiatori digitali. Lo sport nazionale non è più il calcio, è dividersi in fazioni e menarsi metaforicamente (e talvolta fisicamente) per qualsiasi cosa:

  • Europeisti vs Sovranisti
  • Pro-vax vs No-vax
  • Pizza con ananas vs Dignità umana
  • Guelfi vs Ghibellini (sì, c’è ancora chi…)

La peperonata di cozze è di destra o di sinistra? Dipende da chi l’ha cucinata e su quale social l’hai postata. Sanremo? Un campo di battaglia ideologico dove Amadeus diventa Che Guevara o Mussolini a seconda di chi vince.

Il paradosso degli estremi: quando i ferretti della bussola si toccano

Ed ecco il colpo di scena degno di Shyamalan: mentre il centro politico si allarga come la pancia di un cinquantenne sedentario, gli estremi hanno fatto il giro completo della circonferenza e si sono ritrovati a condividere lo stesso spazio.

Risultato? Su certi temi di politica internazionale non distingui più un estremista di destra da uno di sinistra manco con il Luminol. Ucraina, Gaza, Iran… le posizioni sono talmente sovrapponibili che sembrano uscite dalla stessa chat di Telegram (e probabilmente è così).

Il nostro manifesto anti-woke (prima che fosse mainstream essere anti-mainstream)

Noi qui, in questo angolo di resistenza digitale, eravamo già contro il politicamente corretto quando ancora si chiamava “buona educazione ipocrita”. Avevamo coniato il termine “picorettismo” quando “woke” era solo il participio passato di “wake” che non ricordavi al compito d’inglese.

Abbiamo sempre cercato di capire le ragioni di tutti – sì, anche della Russia, anche dei palestinesi, anche di chi mette l’ananas sulla pizza (ok, forse no). Ma c’è un limite a tutto.

La linea del Piave ideologica

Putin? Ok, possiamo discuterne.
Gaza? Certo, situazione complessa.
Ma il regime teocratico iraniano? I simpatici barbuti di Hamas e Hezbollah? La Cina del credito sociale?

No, grazie. Passo.

Non mi troverete mai a braccetto con la brigata del politicamente corretto 2.0: le Francesche Albanese col loro moralismo a senso unico, le Chiare Geloni che scambiano il giornalismo per attivismo, i Giuseppi “duddo graduido” Gonde (Conte per gli amici), i Fratoianni e Bonelli che sembrano usciti da una riunione di condominio particolarmente accesa, e Saviano che… vabbè, Saviano.

A tutto c’è un limite, o, come diceva Totò, “ogni limite ha la sua pazienza”

Eccoci qui, nel 2026, dove essere contro il mainstream è diventato mainstream, dove l’anti-conformismo è il nuovo conformismo, e dove per essere davvero ribelli forse dovremmo tornare a indossare la cravatta e dire che il bipartitismo funzionava. Fino ad allora, pur continuando a navigare in queste acque torbide dell’ideologia liquida, armati solo del nostro sarcasmo e della certezza che, qualunque sia la nostra posizione politica, almeno non siamo quelli che commentano “SVEGLIA!!1!” sotto i post di Facebook, un punto fermo lo voglio ribadire con forza:

Le vedove di Khamenei? I tifosi di Hamas? Quelli che “beh, la Cina in fin dei conti…dai”

¡No pasarán!

o per meglio dire “No pasdaran

P.S. Se non avete capito il gioco di parole tra “pasarán” e “Pasdaran”… beh, Google è vostro amico. O nemico. Dipende dalla vostra fazione di appartenenza.

[Disclaimer sarcastico: Questo articolo potrebbe offendere equamente tutti gli schieramenti politici. È un servizio pubblico.

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