Le elezioni europee del prossimo anno saranno condizionate dalla competizione tra un campione liberale e un euroscettico

Tratto dal Financial Times tradotto da Gustavo Kulpe

È come la cerimonia del peso prima di un importante match tra due campioni di pugilato. Da un lato, Matteo Salvini, vice primo ministro italiano, un euroscettico duro e ora portabandiera della destra nazionalista europea. Dall’altro, Emmanuel Macron, il presidente francese più europeista di questa generazione, con un ambizioso programma per rafforzare l’UE.

Con uno sguardo alle elezioni parlamentari europee del prossimo maggio, Salvini ha iniziato a identificare Macron come il suo acerrimo nemico da questo autunno e il francese ha raccolto il guanto di sfida.

“Abbiamo accettato questa rivalità politica e ci stiamo adeguando”, ha detto un funzionario francese poco dopo che Salvini ha iniziato a sfidare Macron. “Siamo in una situazione di scontro aperto.”

Nessuno dei due uomini siederà nel prossimo parlamento europeo, ma entrambi caratterizzano le due forze che si affronteranno per determinare il futuro dell’Europa, contribuendo a rendere queste elezioni, spesso ignorate, in uno spettacolo avvincente – e potenzialmente uno degli eventi politici fondamentali del 2019.

I gilet Jaunes sono scesi in strada in tutta la Francia a novembre e dicembre

La popolarità di Salvini presso gli elettori italiani è aumentata da quando ha affrontato Bruxelles con la richiesta di un budget da record prima che entrambe le parti si accordassero per una tregua pre-natalizia. Le sue sparate retoriche contro le istituzioni e i funzionari dell’UE e gli attacchi virulenti contro l’immigrazione lo hanno reso il campione degli euroscettici in tutto il blocco europeo e il possibile fulcro di una nuova coalizione nazionalista.

Macron si è presentato come un baluardo contro il nazionalismo tipo anni ’30 che ha investito tutto il continente. Ha sconfitto la minaccia nazionalista rappresentata dal leader di estrema destra Marine Le Pen vincendo le elezioni presidenziali l’anno scorso e con la sua energia e le sue idee è diventato un faro per i liberali europeisti.

Lo scontro si presenta avvincente. Ma durerà fino alla fine? Alcuni europeisti temono che la competizione tra questi due uomini sia sbilanciata e che Macron non sia più in condizioni di combatterla alla pari. È molto impopolare in patria e il suo programma di riforme ha incontrato una forte resistenza.

Ai dimostranti anti-governativi bardati di giallo che sono scesi in strada in tutta la Francia a novembre e dicembre, la magniloquenza di Macron sulle minacce alla civiltà, da parte sia dal nazionalismo che dai cambiamenti climatici, è sembrata un atteggiamento sprezzante verso le loro preoccupazioni più concrete. Il commento di un manifestante lo sintetizza bene: “Le nostre élite parlano della fine del mondo quando noi pensiamo piuttosto alla fine del mese”.

Le credenziali europee del presidente Macron hanno subito un ulteriore danno dopo lo stanziamento di 10 miliardi di euro di spese extra per disinnescare le proteste, il che significa che la Francia violerà il limite del 3% del deficit dell’UE il prossimo anno.

Alcuni temono anche che polarizzare il dibattito UE sia un errore tattico.

“È un errore alimentare una frattura europeista e populista da parte di chi spinge per l’Europa”, dice Enrico Letta, l’ex primo ministro italiano. “È un errore perché è assolutamente necessario dividere il cosiddetto campo populista. È un campo molto diviso e li aiutiamo creando questo dualismo. Sono uniti solo se hanno nemici. “

Il primo ministro ungherese Viktor Orban e Matteo Salvini si incontrano in agosto

È assolutamente necessario dividere il cosiddetto campo populista. . . Sono uniti solo se hanno nemici

Enrico Letta, ex primo ministro italiano

Le elezioni per il Parlamento europeo forse hanno faticato per attirare l’attenzione in passato, ma la tornata elettorale che si terrà dal 23 al 26 maggio, ha il potenziale per essere la più significativa degli ultimi decenni.

Le forze di estrema destra o nazionaliste sono in avanzata praticamente in tutti i paesi dell’UE, sfidando l’establishment che continua a sposare, a volte con poco entusiasmo, le principali opinioni pro-UE.

Secondo una serie di sondaggi compilati da Pollofpolls.eu, la Lega di Salvini salirà dal 6% dei voti e cinque dei seggi italiani nel Parlamento europeo nel 2014, al 33% e 29 seggi. L’estrema destra francese è sulla buona strada per conquistare il 21 percento, portando il partito La République en Marche di Macron al secondo posto e dando a Marine Le Pen la possibilità di riscatto dopo una deludente campagna per le elezioni presidenziali del 2017.

Il partito di destra Fidesz di Viktor Orban è quasi certo di confermare il suo dominio in Ungheria. L’alternativa euroscettica per la Germania sembra destinata a raddoppiare il suo bottino del 7% e sette seggi. Si prevede che il partito ultra-conservatore polacco Legge e Giustizia ottenga il 41% e 24 seggi, contro gli attuali 32% e 19 seggi.

Tuttavia, sommando i risultati ottenuti dai partiti radicali di destra nel Parlamento europeo, l’incremento potrebbero essere inferiore a quanto vorrebbero i loro simpatizzanti. Uno studio del Jacques Delors Institute, un think-tank con sede a Parigi, suggerisce che potrebbero ottenere solo il 25% dei 705 seggi, rispetto al 20% attuale. Una ragione è la Brexit, che eliminerà gli eurodeputati britannici. Un altro motivo è che l’estrema destra francese e la Fidesz ungherese erano già in una posizione di forza nel parlamento uscente.

È improbabile che i nazionalisti e i populisti assumano il controllo del Parlamento europeo, ma potrebbero ancora condizionarne i lavori ponendosi in una posizione di grande influenza, come ad esempio per le nomine per i posti chiave in Europa

Per 25 anni, i gruppi di centro-sinistra e di centro-destra hanno lavorato insieme per controllare la legislatura e le politiche dell’UE più in generale, creando compromessi sulla politica e condividendo i posti di lavoro. Ma questa volta la loro azione potrebbe essere interrotta, dato il crollo dei partiti socialisti in tutta Europa e la prevalenza dell’estrema destra sui conservatori tradizionali in Francia, Italia, Germania e, più recentemente, in Spagna.

“Anche se una maggioranza ostile all’integrazione europea, o capace di cambiare il programma attuale, è meno plausibile di quanto temuto, sarà più difficile costruire maggioranze in futuro e le relazioni tra le istituzioni potrebbero cambiare”, ha concluso lo studio JDI.

Emmanuel Macron, centro destra, ha fatto poco finora per forgiare una coalizione pan-europea

Il potere della destra radicale dopo le elezioni di maggio dipenderà in gran parte dalla capacità di partiti di due dozzine di paesi diversi di fondersi in un potente blocco parlamentare – una sorta di internazionale nazionalista.

“Storicamente, i nazionalisti e i populisti hanno sempre faticato nel costruire alleanze durature e coese a livello europeo”, afferma Matthew Goodwin, professore di politica all’Università del Kent, anche se poi osserva che “mettere insieme immigrazione e [ostilità verso] l’Europa” nel discorso euroscettico ha fornito loro un potente tema comune.

Nell’attuale parlamento, i partiti nazionalisti di destra sono divisi in quattro gruppi, compreso il partito popolare europeo tradizionale, al quale appartiene il Fidesz di Orban. Essi abbracciano un’ampia gamma di punti di vista, dai conservatori del libero mercato che vogliono meno burocrazia agli oppositori di estrema destra dell’UE e dell’euro.

Il problema per i nazionalisti europei è che i loro interessi nazionali tendono a scontrarsi. L’onorevole Salvini ha sfruttato la rabbia italiana per la mancanza di aiuti dell’UE per far fronte all’immigrazione clandestina, eppure Orban o il partito della libertà austriaca sono fermamente contrari a fornire tale assistenza. Alcuni, come i partiti di estrema destra francesi e austriaci, vogliono legami più stretti con la Russia, mentre Legge e Giustizia polacca è fermamente contraria.

Associazioni antirazziste e gruppi di immigrati protestano nel centro di Roma contro le politiche della Lega

Per coloro che desiderano costruire un’alleanza di estrema destra, Salvini è l’opzione migliore. I suoi eurodeputati sarebbero probabilmente il contingente più potente di qualsiasi gruppo nazionalista. Ma sta mantenendo le sue opzioni aperte fino a dopo il giorno del voto. Per ora, la sua strategia europea sembra alimentare tensioni con Bruxelles abbastanza per accontentare gli italiani euroscettici senza irritare i mercati finanziari.

Roma ha fatto un passo indietro a fine dicembre nello scontro con la Commissione europea sui suoi piani di bilancio del 2019, accettando di ridurre gli impegni di spesa e mettendo in atto misure di salvaguardia in caso di mancato guadagno. Ma anche Bruxelles ha ceduto terreno.

Salvini si è tirato indietro? No, dice Nathalie Tocci, direttore dell’International Affairs Institute di Roma, aggiungendo che sarebbe stato contento se Bruxelles avesse avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia. “Poteva girare la frittata come voleva. Avrebbe parlato di una commissione intransigente come prova del male di Bruxelles, mentre ora può propagandare una commissione leggermente addolcita come prova del fatto che la sua tattica aggressiva ha dato i suoi frutti “.

L’onorevole Salvini sta anche sfruttando una ondata di sentimenti antifrancesi in Italia, derivanti dalla percezione di “mancanza di solidarietà unita all’ipocrisia” durante la crisi dei migranti del 2015-16, afferma la signora Tocci. “Tutto d’un tratto Macron è diventato la causa di ogni male” per molti in Italia, dice.

Alcuni, come il signor Letta, stanno esortando il presidente francese a ignorare la sfida lanciata dal leader della Lega.

“È Salvini che vuole questo duello, attaccando sempre Macron, la Francia e l’agenda politica francese. Macron rappresenta per lui il nemico perfetto”, dice Letta. “Ecco perché è più sensato che Macron eviti di avere Salvini come suo principale avversario. Dovrebbe concentrarsi su Le Pen. “

Matteo Salvini in un talk show con l’immagine di Emmanuel Macron alle sue spalle

Macron ha aggiustato il suo messaggio. Ora evita di riferirsi al suo antagonista italiano. Ha anche posto più enfasi sulla necessità di un’Europa più potente e “sovrana”, da cui la sua richiesta di un esercito europeo e la sua critica all’UE per essere “troppo ultra liberale”.

“Matteo Salvini è il sintomo di una società che non capisce da che parte stia andando. Il modo migliore per rispondere a lui e agli altri nazionalisti è proporre misure per rafforzare l’UE “, afferma Pieyre-Alexandre Anglade, deputato del partito La République en Marche di Macron e stratega delle campagne del 2019. Ha messo in evidenza il discorso del presidente alla Sorbona dello scorso anno che conteneva quasi 50 idee per riformare l’Europa, molte delle quali sono state ora messe in agenda.

Il problema per Macron è che il suo progetto principale per rafforzare la zona euro con un’unione bancaria adeguata e un budget per aiutare a ammortizzare gli shock, viene bloccato non dai suoi nemici nazionalisti ma dai suoi amici europeisti a Berlino e L’Aia.

Il partito di Macron ha fatto ben poco finora per forgiare una coalizione paneuropea, il che è strano, date le sue aspirazioni a proporsi come portabandiera pro-UE. Macron ha rifiutato di fondere completamente il suo partito con ALDE, il gruppo liberale paneuropeo, scegliendo invece di formare una “alleanza non esclusiva”, afferma Anglade. Ma non è ancora riuscito a staccare i social-democratici, i verdi o i conservatori liberali dai rispettivi schieramenti tradizionali, nè in Francia nè in Europa.

Alcuni sostenitori suggeriscono che è riluttante ad alienarsi il sostegno di Angela Merkel, cancelliere tedesco, il suo principale partner in Europa e il leader de facto del suo blocco di centro-destra.

“Ha subordinato la costruzione di una coalizione al suo rapporto con la Merkel”, dice un ex consigliere. “È sempre più debole e la sua capacità di ottenere qualcosa da lei è diminuita”.

Con le sue ambizioni di riforma dell’eurozona frustrate dal suo supposto alleato a Berlino, affrontare un fronte euroscettico guidato da un italiano potrebbe sembrare una tattica politica opportuna. Ma il professor Anglade nega che il presidente stia deliberatamente polarizzando il dibattito per distogliere l’attenzione dai suoi modesti risultati europei.

“Coloro che ci accusano di drammatizzare la situazione sbagliano”, dice Anglade. “C’è una minaccia nazionalista in Francia. Marine Le Pen lo ha dimostrato nel 2014. L’errore che alcune persone stanno facendo è [pensare] che abbia gestito la sua campagna presidenziale [2017] così male che la sua festa sia ormai finita “.

Il movimento dei gilets jaunes, che secondo i sondaggi, ha un fortissimo sostegno tra gli elettori di estrema destra e di estrema sinistra, potrebbe rinvigorire i partiti anti-UE francesi. Ha gravemente danneggiato l’immagine già malconcia di Macron e messo a repentaglio il suo programma di riforme economiche e quindi la sua credibilità nell’Unione europea. E se accetta di tagliare le tasse o di aumentare le spese per disinnescare la crisi, la Francia potrebbe violare le regole fiscali dell’UE, proprio come l’Italia.

Non c’è da meravigliarsi che l’onorevole Salvini calcoli che si stia dirigendo verso un K.O. tecnico nella lotta del prossimo anno. “Macron non è un problema per me”, ha detto a Politico questo mese. “Macron è un problema per il popolo francese”.