Oggi vi parlo di cosa succede in Tunisia e mi ricollego all’articolo di OraZero dove si parla delle difficoltà di “logistica” a seguito del “problema” con gli Houti.
“L’armatore mondiale Maersk ha appena annunciato una nuova soluzione di trasporto che collega il mercato tunisino ai suoi servizi principali da e verso l’Europa, il Medio Oriente e l’Asia https://www.webdo.tn/fr/actualite/national/maersk-lance-une-importante-connexion-entre-la-tunisie-et-l-europe/211020:
<<L’armatore globale Maersk ha appena annunciato una nuova soluzione di trasporto che collega il mercato tunisino ai suoi servizi principali da e per l’Europa, il Medio Oriente e l’Asia.
In un comunicato diffuso, il colosso danese spiega che si tratta di un nuovo servizio settimanale, avviato da poco e che viene operato con una nave ro-ro che collega il porto di Rades e il porto di Cagliari in Italia. Inoltre, il servizio settimanale offre un migliore collegamento tra il Marocco e la Tunisia.
La nave ro-ro parte dal porto di Tunisi Radès (Tunisia) ogni venerdì sera, fa scalo a Cagliari (Italia) il sabato e rientra nel nostro porto hub di Tangeri (Marocco) il giovedì.
“La nostra nuova offerta riduce significativamente i tempi di transito da e per la Tunisia, aggiungendo affidabilità ed efficienza alle catene di fornitura dei nostri clienti in questo importante mercato. Questa nuova soluzione collegherà anche la parte orientale dell’Algeria a partire dal gennaio 2024 con la riapertura del porto di Annaba che stimolerà il commercio intra-mediterraneo”, è stato annunciato.>>
Ormai penso sia un momento di grande “fervore” nel Mediterraneo, dove per una cosa che si “chiude”, un’altra si “apre”.
Agli angloamericani temo rimanga solo l’ipotesi di un “conflitto globale” per salvarsi dall’inevitabile declino.
La Tunisia vedo che si muove bene.
Sommiamo molti eventi tunisini, considerando la nuova tratta di Maersk, la visita di Lavrov, l’invito a venire qui rivolto a Putin, la disponibilità di Saied ad andare a Mosca, ebbene direi che le navi della coalizione di “guardiani del benessere” rischiano di non poter rifare all’indietro il canale di Suez in futuro… Algeria, Tunisia, Siria, Libano, Egitto…


