Originariamente pubblicato su ExitEconomics

Leggo velocissimamente sul Sole24h che i mercati rimbalzano sull’onda di varie informazioni, fra cui la possibilitá di un vaccino rilasciato a breve.

Secondo me, sono stronzate. Rumore. Non mi riferisco al rimbalzo dei mercati, ma l’idea che un vaccino possa essere rilasciato a breve.

Non sono un esperto, ma:

1) in ogni progetto esiste una fase preliminare di STUDIO di un fenomeno. Immagino che nel caso di un virus si parta dall’isolamento del virus, per poterne isolare il genoma, coltivarlo in vitro, studiare e capire come si comporta in vari ambienti, in varie soluzioni, in diverse condizioni di temperatura e umiditá, su diverse superfici e cosí via. Tempi di permanenza, resistenza agli agenti, agli ultravioletti (presenti in estate, e speriamo aiutino), e via discorrendo.
2) concluso lo studio, o in parallelo allo studio, si inizia il DESIGN. Nel caso di un vaccino, immagino si parta dall’ausilio di simulazioni per vedere come il virus reagisce a certi tipi di medicinali, come le proteine si comportano, come la penetrazione nella cellula viene ostacolata, come gli anticorpi possano riconoscere il virus, etc.
3) concluso il design, si iniziano i TEST. Test su animali simili all’uomo, e poi sull’uomo. Magari usano volontari, magari i casi disperati che non rispondono ad alcuna cura; i test non possono coprire solo un tipo di virus, ma devono coprire molteplici varianti dello stesso virus. Vado per logica: un virus muta, per cui é necessario che un vaccino sia efficace su una “famiglia” di virus, non su un solo specifico genoma virale.
4) conclusi i test, si passa alla PRODUZIONE su larga scala. Vanno approntati i centri di produzione del vaccino, vanno distribuiti i reagenti, i consumabili, vanno allestiti gli impianti, scritte le procedure, definite le logistiche di supply-chain e trasporto.

Bene. Veniamo a quello che sappiamo.
1) Studio: si ignora ancora quanto resiste il virus in aria, e quale sia una “attendibile”distanza di sicurezza. Semplicemente, ci sono troppi pochi dati.
2) Design: oggi si possono usare supercomputer con programmi che simulano accuratamente il comportamento delle proteine, ma parliamo di cose assai complesse per cui occorre tempo.
3) Test: in genere i test durano ANNI.
4) Produzione: non conosco i tempi di conversione o aggiornamento di un impianto produttivo di vaccini su vasta scala, ma immagino che occorrano settimane nella migliore delle ipotesi. Spero qualcuno possa rispondermi a riguardo.

Quindi, l’idea di un vaccino a breve é due cose, per me pessimista:
1) speranza non suffragata dai dati e supportata dal panico
2) informazione distribuita ad arte dagli speculatori per far salire in borsa il valore delle azioni delle relative aziende farmaceutiche.

Ora, uso il mio lato ottimista:
1) Studio: magari é stato largamente studiato un virus dai comportamenti simili del Corona (come il Corona illude la cellula di essere un amico, legandosi a qualche proteina, penetrando nella membrana)
2)  Design: il design per il cuginetto del Corona era in stadio avanzato. Il modello non é stato costruito da zero, ma solo “aggiornato”.
3) Test: si trovano volontari per iniziare i test in parallelo al design. Trial and error.
4) Produzione: si inviano le specifiche di massima per la produzione all’industria che intanto puó giá prepararsi.

In ogni caso, credo che prima della fine del 2020 non vedremo nulla.

Quindi, di nuovo, mi aspetto panico negli USA con occasionali vampate di ottimismo per il CALO nell’AUMENTO dei contagi (derivata prima positiva, derivata seconda negativa, per chi é precisino, ovvero superamento del punto di flesso della sigmoide del contagio, per chi é un nerd), e per qualche notizia secondo cui l’azienda XX del paese YY ha iniziato la sperimentazione di una cura/vaccino che promette bene.

E’ mio scopo quello di capire quando iniziare a comprare, e di liberarmi il prima possibile delle azioni minerarie che ho in portafoglio.

Lorenzo Marchetti

Link https://exiteconomics.blogspot.com/2020/03/mercati-e-vaccini.html