È passato un anno dalla vicenda Sea Watch e il cambio di passo nella gestione del problema migranti è talmente evidente da saltare fuori dallo schermo e prendere a schiaffi chi sostiene che “non è cambiato nulla”.

Sea Watch aveva sbancato nei media facendo leva sulla contrapposizione tra il personaggio da fumetto del suo capitano Carola Rackete e l’ostinazione del governo italiano, ministro Salvini in primis, che a quei tempi teneva duro contestando ogni miglio marino alle prepotenze delle navi ONG.

Tuttavia la vicenda Sea Watch, che vedeva il molto probabile coinvolgimento del governo tedesco, era però ben congegnata con lo scopo di innalzare la tensione all’interno dell’esecutivo giallo-verde italiano e creare così delle faglie, su cui lavorare successivamente. Il tutto contando sulla zelante collaborazione delle opposizioni italiane.

Infatti, nel mese di agosto 2019 il tentativo di sbarco di una nave della ONG spagnola Open Arms creava una nuova situazione di forte tensione con il governo italiano, proprio mentre il primo ministro Conte cominciava a dare segni di allontanamento dalla linea di Salvini, che è sempre stata di diniego netto agli sbarchi ONG. La vicenda Open Arms costituisce l’innesco dell’accusa di sequestro di persona rivolta a Matteo Salvini, nei confronti del quale il Senato ha di recente concesso l’autorizzazione a procedere.

Non possiamo dimenticare che in contemporanea ai tentativi di sbarco di Open Arms si consumava la crisi di governo che, pur accesa da Salvini, ha visto alla fine la Lega tagliata fuori dall’esecutivo mentre il Partito Democratico vi entrava trionfalmente.

Accanimento contro Salvini dunque? Osservando la situazione un anno dopo e ampliando il contesto agli anni precedenti, l’ingresso della Lega nel governo sembrava una sorta di incidente di percorso, dovuto a tutti quelli che la avevano sciaguratamente votata. Basta scavare un po’ e senza molta fatica si vede che la politica della Lega era indigesta ad alcuni ben prima dell’arrivo della Sea Watch e della sua capitana capellona.

Come dimenticare la paziente spiegazione di Conte alla Merkel a Davos nel gennaio 2019?

Salvini e le sue malsane idee di non accogliere a braccia aperte le navi ONG, erano pure state argomento di una rabbiosa chat del non-molto-sopra le parti-egregio magistrato Palamara, che girava intorno al caso Diciotti cercando un varco per azzannare il ministro leghista. Le intercettazioni erano uscite sui giornali nel maggio del 2019.

Quindi, nel giro di otto mesi da Davos, Salvini è fuori dal Governo e dopo solo qualche altro mese in più arriva l’ok per un processo potenzialmente senza fine, in puro stile berlusconiano.

In effetti qualche flebile cambiamento lo si nota guardandosi indietro, ma è un cambiamento netto o solo un ritorno alla continuità?

In realtà il Paese è ritornato sulla nobile rotta verso Berlino, tracciata nel 2011 dall’indimenticato esecutivo Monti con Napolitano al Colle, e discretamente seguita dai successivi Governi. Come scordare il grido disperato di aiuto che saliva dalle sapienti pagine dei giornaloni di allora: “Fate presto! L’Italia sta per fallire!”? Un capolavoro di Infowar che non si dovrebbe dimenticare, ma questa è un’altra storia.

Bando alla noiosa politica adesso, e veniamo al business migrantofilo-scafista ripartito alla grande. I numeri recenti celebrano un settore in piena espansione, visto con un occhio di riguardo dal governo giallo-rosso il quale dimostra che, quando vuole, i business li sa creare e sostenere per bene. Già il 2019 si era chiuso in recupero, anche se l’ostinazione di Salvini aveva rovinato la stagione in modo irreparabile.

Ma il 2020 è partito davvero in quarta nonostante l’emergenza COVID; già a fine luglio i numeri sono più alti dell’anno precedente e le previsioni rimangono eccellenti, complice il miglioramento della situazione in Tripolitania, con l’allontanamento dei combattimenti verso est e il boom degli arrivi dalla Tunisia con piccole imbarcazioni che non hanno bisogno dei traghettament… salvataggi delle ONG. Le previsioni per l’anno migrantofilo sono quindi ottime, visto che la stagione è appena cominciata e fino alla metà di ottobre si naviga che è un piacere.

Come se non bastasse la crescente e infinita domanda di accoglienza, istruzione e sanità totalmente aggratis, bisogna anche registrare le dichiarazioni del ministro Lamorgese che hanno sancito la volontà del Governo di riattivare il flusso di clandestini verso il continente, mettendo a disposizione tutte le risorse necessarie, sostenendo la robusta logistica con navi noleggiate ad hoc e senza lasciarsi minimamente spaventare dal rischio COVID importato dai migranti e dalle sue potenziali rovinose conseguenze per l’Italia.

16/7, Libero: “L’hotspot di Lampedusa sarà svuotato”. Lamorgese, la toppa sui migranti è peggio del buco ttps://www.liberoquotidiano.it/video/politica/23830925/luciana-lamorgese-immigrazione-hotspot-lampedusa-svuotato.html

Un piccolo capolavoro mediatico che, con un tocco degno di uno scafato direttore marketing, crea istantaneamente nella mente di milioni di persone una sorta di insegna al neon con scritto sopra:

“ITALIA PAESE DI BENGODI – VENITE TUTTI”

Immagino la soddisfazione di Zingaretti nel vedere i centri di accoglienza gonfi e sul punto di scoppiare, il flusso di clandestini in costante crescita, tale da richiedere sempre più risorse; lui che aveva chiesto con decisione e risolutezza nel settembre 2019 che una delle primissime azioni del nuovo governo fosse quella di far sbarcare “senza se né ma”:

Sarà dura battere i numeri da record del trio illuminato Letta-Renzi-Gentiloni, ma il successo di Zingaretti e del Governo è innegabile; inoltre la volontà per ritornare ai fasti degli anni passati, rilanciando il settore accoglienza in tutte le sue ramificazioni e immense potenzialità, sembra esserci per davvero.

Cosa potrebbe andare storto in questo quadro idilliaco?

Magari qualcuno che faceva il mercenario in Libia può decidere che è ora di mollare il Kalashnikov per andare in Tunisia e saltare su un gommone verso il Paese di Bengodi.

Lamorgese rimane tranquilla a fronte di potenziali ospiti con esperienze militari e che magari hanno già versato sangue?

Infine, un cenno sul discorso business legato all’immigrazione.

Il rapporto di aprile della IOM sulla situazione in Libia porta ancora una volta dati interessanti:

  • il 70% dei migranti, 427mila su oltre 625mila, è in affitto con varie modalità;
  • il costo medio dell’affitto in Libia è pari a 54 USD/mese, probabilmente da ripartire su più persone;
  • il costo medio del viaggio per arrivare in Libia è di circa 1000 USD/persona, stimato per difetto e di molto anche.

Ma l’indagine IOM va oltre e indica le tariffe per arrivare in Libia da vari Paesi più o meno lontani: se per arrivare dall’Algeria ci vogliono 600 USD, chi arriva dal Bangladesh spende fino a 3000 USD a testa per arrivare in Libia. Costi a cui si deve aggiungere l’importo della traversata in Italia: un altro migliaio di EUR a testa circa, la metà forse per chi parte dalla Tunisia.

Rapportando gli importi necessari al reddito pro capite emerge come arrivare in Libia sia più che abbordabile per chi risiede in Nord Africa, mentre è molto più oneroso per chi arriva dall’Africa subsahariana o dall’Asia, un investimento che non tutti si possono permettere ma comunqe accettabile per chi pensa di cambiare vita.

Prese nell’insieme il volume di denaro mosso dall’immigrazione raggiunge facilmente cifre ragguardevoli, che magari qualcuno avrà già pensato di finanziare esigendo solidi collaterali come fattorie, terreni di famiglia o peggio; forse anche girando il rischio a terzi, confezionando un bel migration-bond. Ci sarà mica qualcuno che investe sull’immigrazione?

Un vecchio articolo di OZ ma sempre buono.

Se volete ridere o piangere: emittente TURCA che loda filantropi e Nobel per la pace nel 2016.

In sintesi assistiamo a centinaia di migliaia di persone che spendono ogni anno, probabilmente indebitandosi, cifre considerevoli per arrivare in Europa, o negli Stati Uniti o in Occidente in generale, poter usufruire di servizi e godere di un benessere che gli indigeni danno ormai per scontati e a cui non danno più importanza, o di cui si stanno addirittura vergognando.

Ops, ma forse c’è qualche altra priorità in Italia oltre ai migranti? Chi glielo dice a Conte e a Zingaretti?

Fonti:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/caso-open-arms-processo-salvini-le-tappe

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/salvini-procedimento

https://www.ilgiornale.it/news/politica/quando-conte-chiedeva-merkel-consigli-fermare-lega-1746729.html

https://www.ilgiornale.it/news/politica/i-cinque-stelle-sono-preoccupati-laudio-rubato-conte-e-1634060.html

https://www.ilgiornale.it/news/politica/chat-palamara-pd-chiedeva-ai-giudici-attaccare-salvini-1866196.html

https://www.secoloditalia.it/2020/05/palamara-e-le-chat-con-i-colleghi-magistrati-ce-anche-quella-mer-di-salvini-ma-mi-sono-nascosto/

https://migration.iom.int/europe?type=arrivals

https://migration.iom.int/reports/libya-%E2%80%94-migrant-report-30-march-april-2020?close=true

https://www.cnbc.com/2016/09/20/george-soros-to-invest-500-million-in-help-for-refugees-through-his-open-society-foundations.html

Migrant Caravan