Ci sono motivazioni di cui non siamo a conoscenza dietro le missive fatte recapitare tramite stampa al proprio governo da parte dei militari francesi? La guerra ibrida attuale tra oligarchi dell’anglosfera ed europei si sta alzando di tono dopo la Brexit, in special modo verso la Francia, che rimane l’ultimo ed unico stato ad avere l’arma nucleare, con un presidente che malgrado i sui difetti, ha decretato la NATO “in stato di morte celebrale” e ambisce in un Europa militarmente indipendente.

I post seguenti del 2017 hanno “tuonato” all’interno del complesso militare Francese, già scosso da attentati sul proprio territorio, una lampadina d’allarme per molti di loro.

Pubblicazione del 16 Gennaio 2017

L’utilità di 12.000 armi da guerra

Cosa possiamo fare con 12.000 armi da guerra?

Con 10.000 fucili d’assalto, possiamo equipaggiare completamente la metà dell’attuale fanteria francese, o la metà della fanteria spagnola, che, contando le Canarie, Ceuta, Melilla, le Baleari e le forze speciali, ha 33 battaglioni, o meno di 20.000 fanti sui 50.000 soldati (escluso il personale) dell’esercito spagnolo.

I piloti di carri armati, elicotteri e macchine ingegneristiche multiuso, così come gli artiglieri, gli operatori di segnali e gli autisti di camion, portano una pistola di autodifesa piuttosto che un fucile d’assalto, così come gli ufficiali e la maggior parte dei sottufficiali.

Questa breve panoramica dovrebbe dare un certo significato al sequestro da parte della polizia spagnola il 12 gennaio di un numero inizialmente stimato in 8.000 e poi rivisto il 15 Gennaio a 12.000 armi da guerra, in quattro siti a Olot, Liendo, Galdácano e Guecho. Si trattava soprattutto di armi acquistate da eserciti regolari (non solo spagnoli) dopo la neutralizzazione ufficiale e poi rimesse in funzione, come le armi usate nell’attacco a Charlie Hebdo. Trattandosi di migliaia di armi, non si può parlare di piccole officine clandestine ma di piccole fabbriche di armi. Le scorte sequestrate, escluse le armi antiaeree, hanno un valore stimato di più di 16 milioni di euro, e ovviamente non si tratta di pistole, e poiché gli eserciti europei hanno smesso di dismettere i fucili semiautomatici diversi decenni fa, si tratta certamente di fucili d’assalto, le cui marche non sono solo spagnole.

I commenti iniziali delle autorità che hanno supervisionato il sequestro, e che erano quindi professionisti delle forze dell’ordine, erano nel registro antiterrorismo. Da questo punto di vista, si potrebbe effettivamente concludere che se una dozzina di armi da guerra sono sufficienti per immobilizzare diverse centinaia di persone in una sala come il Bataclan per sgozzare trecento persone con un coltellino, l’arsenale sequestrato potrebbe aver contribuito al sacrificio rituale di un terzo di un milione di persone, in Spagna o altrove. Trattato come una questione di diritto comune, questo sequestro fu l’occasione per la più severa ammonizione giudiziaria di due degli arrestati, ai quali fu formalmente vietato di lasciare il territorio spagnolo, e i cui passaporti furono persino confiscati nel caso in cui avessero tentato di farlo al di fuori della frontiera francese o portoghese o della costa marocchina; senza dubbio perché non avevano un domicilio dichiarato al quale potessero essere convocati in futuro, altre tre persone furono temporaneamente collocate in una sistemazione carceraria non punitiva.

Ma da un punto di vista militare bisogna considerare che 10.000 fucili d’assalto, se si tratta di questo, erano destinati a 10.000 combattenti di base (esclusi i supervisori). La guerriglia che sta attualmente guadagnando forza in Europa non ha bisogno di battaglioni di ingegneri, squadroni di carri armati pesanti e convogli di carburante e cibo. Anche se i suoi sponsor stranieri gli offrissero lo stesso equipaggiamento in veicoli blindati leggeri di fabbricazione americana che hanno fornito allo Stato Islamico, l’attuale nebulosa leader del movimento di guerriglia non saprebbe che farsene in questa fase, né nelle prime ore del suo spiegamento in grandi agglomerati. Per quanto riguarda le armi antiaeree, che la stampa spagnola non ha specificato se fossero mitragliatrici da 12,7 o cannoni da 30 mm, non possono abbattere un aereo di linea (che piaccia o no ai sostenitori dell’obiettivo terrorista) ma potrebbero permettere a un movimento che non ha né armi moderne né aerei di proteggersi da un assalto di elicotteri.

Per la cronaca, 200 fucili d’assalto sono sufficienti per le prime quattro compagnie sollevate dalla minoranza spiccatamente ideologica che fa secessione nel Settimo Scenario [Ndt: Libro dell’autore] e le cui possibilità sono delineate in questo studio di staff a livello di una città di un milione di abitanti e poi a livello di un paese. Schierato e impiegato in modo decentralizzato nelle aree urbane di un paese come la Spagna o la Francia, l’equivalente (in volume) di 100 compagnie, o 200 compagnie armate in modo incompleto, può fissare e inabilitare immediatamente l’esercito regolare.

La polizia spagnola non ha rilasciato alcuna stima del tasso di produzione delle fabbriche di rimilitarizzazione, o per quanto tempo sono state in funzione. È quindi difficile sapere che cosa rappresentava lo stock sequestrato in relazione alla produzione annuale, e non è certo che i dirigenti che sono stati liberati forniscano un resoconto molto preciso di eventuali ordini precedenti già consegnati, né uno schedario clienti aggiornato con indirizzi, né uno studio settoriale che dettagli la capacità produttiva delle fabbriche della concorrenza ancora in piedi.

In generale, le implicazioni di questo sequestro riceveranno pochi commenti nella stampa spagnola.

Aggiornamento 17 Marzo 2017

Quale destinatario di 10.000 fucili d’assalto e l’imminente secessione

Due mesi fa (https://stratediplo.blogspot.com/2017/01/utilite-de-12000-armes-de-guerre.html) ci siamo interrogati sulla possibile utilità delle 12.000 armi sequestrate dalla polizia spagnola il 12 gennaio.

Dalla stima del loro valore economico data dalla stampa spagnola, in assenza di una dichiarazione chiara da parte di una discreta forza di polizia anche dopo la fuga di notizie, abbiamo concluso che probabilmente si trattava di fucili d’assalto per la maggior parte, anche se si menzionava la presenza (anche) di pistole, e sapendo che le armi collettive e contraeree non erano numerose. Ovviamente, le due immagini di rastrelliere prese da chissà dove (forse da un’armeria di caccia e collezione) da un giornalista d’armi incompetente che voleva illustrare un articolo alla cieca, e riprese dalla poca stampa che ha menzionato il sequestro, erano estranee alle prime evocazioni del tipo di armi in questione. Supponendo la presenza di 10.000 fucili d’assalto tra queste 12.000 armi, è stato spiegato che questo equipaggerebbe l’equivalente di metà della fanteria francese o metà di quella spagnola.

Non ci siamo sbagliati, poiché dopo due mesi di inventario la polizia spagnola e l’Europol hanno appena annunciato che ci sono effettivamente 10.000 fucili d’assalto nei lotti. In questo caso ci sono 1000 fucili d’assalto di tre marche diverse, e 9000 CETME, le cui fotografie, questa volta fornite dalla polizia, mostrano una divisione tra il vecchio CETME-C (7,62 mm) e l’attuale CETME-L (5,56 mm), due armi spagnole che offrono sia fuoco a raffica che a colpo singolo.

Il discorso ufficiale è ancora quello di un traffico rivolto principalmente al crimine organizzato e che non esclude il mercato del terrorismo. Ma anche se c’è ancora qualche emulo di Al Capone a Marsiglia o a Palermo che è capace di mettere in fila cinquanta “grilletti” per conquistare il territorio di una banda rivale, le sue truppe sono già equipaggiate e non tirano fuori questo tipo di arsenale abbastanza spesso. Il crimine organizzato lavora sui computer e porta soprattutto pistole, sia per difesa personale che per coercizione. I piccoli pesci di periferia, la causa della vera insicurezza, sono anche più a loro agio con una pistola facilmente occultabile che con un’arma lunga, tranne forse una volta all’anno in banca. Non c’è certamente un mercato per i professionisti che introducono e preparano 10.000 fucili d’assalto e solo poche centinaia di pistole e revolver. I pochi grandi revolver mostrati sono pezzi pittoreschi con calibri storici, più adatti all’arma di status di un ufficiale, che si affida piuttosto ai fucili d’assalto dei suoi soldati, che all’arma di difesa o di coercizione di un bandito, che deve poter contare su una pistola moderna, rapidamente ricaricabile e soprattutto affidabile. Per quanto riguarda le armi antiaeree, che supponiamo siano mitragliatrici da 12,7 mm, non sono di alcun interesse per la mafia, non possono essere usate senza un minimo di addestramento (in coppia), e sono incapaci di abbattere un aereo di linea. L’unica cosa a cui un terrorista sarebbe interessato sono le granate.

La polizia spagnola può mancare di immaginazione, e certamente di argomenti convincenti. Per la cronaca, un anno prima, aveva assicurato che le 20.000 nuove tenute da combattimento sequestrate nel febbraio 2016 nei porti di Valencia e Alicante erano in partenza, e destinate allo “Stato Islamico” in Siria. Ci si potrebbe chiedere se quest’ultimo non abbia avuto un serio problema cognitivo, pochi mesi dopo l’inizio del sostegno aereo russo all’esercito siriano, per decidere di vestire in nuove uniformi mitteleuropee verdi, le legioni islamiche qatariote presentate come civili siriani insorti in insediamenti più polverosi che verdi. Ci si potrebbe anche chiedere se la coalizione islamico-atlantica non abbia avuto un serio problema logistico, per portare nuove tenute dalla Spagna in un Medio Oriente brulicante di milizie tribali ed eserciti non organizzati dove ci sono più tenute usate che abitanti maschi. Ci si potrebbe anche chiedere se i reclutatori del Qatar e della Turchia non avessero un serio problema di priorità ergonomica, per dotarle di nuovi vestiti, visto che le truppe indossano scarpe da basket cinesi e espadrillas pakistane. Ma questa è rimasta la versione ufficiale, le 20.000 nuove tute sequestrate dovevano lasciare la Spagna. Alla luce della spiegazione ufficiale dei 10.000 fucili d’assalto sequestrati due mesi fa, ci si può porre la domanda sulla reale destinazione di queste 20.000 tute.

Per tornare agli armamenti sequestrati due mesi fa, l’elemento più significativo, tuttavia, sono i proiettili di mortaio, che non servono né al crimine organizzato né al terrorismo. Solo un esercito potrebbe essere interessato a diverse centinaia di colpi di mortaio, cioè un’artiglieria facile da nascondere prima dell’inizio delle ostilità, facile da usare dopo alcune settimane di istruzione da parte di uno staff militare professionale, e soprattutto leggera, maneggevole, schierabili al fronte con (o anche sopra) semplici automobili civili, e capaci di fornire un supporto di fuoco paragonabile a quello dell’artiglieria pesante sull’obiettivo, la principale differenza è la portata (distanza di fuoco quindi ritiro dal fronte), che è più fastidiosa in una campagna mobile per la difesa di linee determinate. A condizione naturalmente di avere mortai, assente dall’inventario che cita tuttavia diverse centinaia di proiettili.

Questo conferma quello che avevamo sospettato, cioè che quello che è stato sequestrato dalla polizia spagnola era solo un prelievo parziale. Un fornitore così ben organizzato non avrebbe acquistato, e confezionato per la consegna, diverse centinaia di proiettili di mortaio, senza aver fornito anche i mortai corrispondenti. Altre consegne sono già state fatte o sono in arrivo. Né un fornitore così ben organizzato avrebbe anticipato tali fondi senza aver già intascato un contratto. Solo un giornalista poteva credere, o sperare di far credere, che questo arsenale sarebbe stato offerto al dettaglio, nascondendolo sottoterra e per diversi anni, a migliaia di clienti individuali.

Era per un grosso cliente. Per aver ordinato 10.000 fucili d’assalto (se c’è stata una sola consegna), doveva essere sicuro di poter raccogliere 10.000 fanti, cioè circa 13.000 uomini, compreso il personale ufficiale e sottufficiale. Questo è venti volte il numero del battaglione indipendentista corso che, al culmine della lotta e all’apice del suo reclutamento, ha sfilato davanti alla stampa l’11 gennaio 1996. Come già detto, è la metà della fanteria spagnola, per lo più di guarnigione in Spagna, o della fanteria francese, per lo più schierata fuori dalla Francia. Pianificare la creazione e la formazione di una tale forza non è un compito facile. Il responsabile del progetto è un attore politico importante, già organizzato. Una città non potrebbe fornire un tale sforzo di mobilitazione se non paralizzando totalmente la sua attività economica. Si tratta quindi di un paese, nel senso delle dimensioni di una grande provincia, e non di un’isola come la Corsica o l’Irlanda perché le armi non sarebbero state scaricate e confezionate sulla terraferma, né di una regione periferica perché le armi sarebbero entrate attraverso confini orientali porosi o corruttibili. Questa entità ha una certa legittimità storica, nazionale o morale, necessaria per motivare uno o duemila ufficiali già formati sotto un’altra uniforme. Ha una capacità decisionale e organizzativa (e di bilancio), ed è quindi proto-stato, sia nella forma dell’attuale governo di una provincia autonoma, sia nella forma di un’organizzazione clandestina che mira a prendere il potere in una provincia attualmente amministrata da un prefetto o un delegato distaccato localmente da un governo centrale. Questa provincia appartiene a un paese senza forze territoriali reclutate localmente, altrimenti basterebbe mobilitarle, con il loro armamento già esistente, come fecero Slovenia e Croazia al momento della loro secessione. Per raccogliere un esercito dell’ordine di 10.000-20.000 uomini anche prima di essere minacciati (è più facile mobilitarsi sotto le bombe come in Novorussia), questa provincia è certamente popolata non da alcune centinaia di migliaia di abitanti ma da diversi milioni. Infatti, non è possibile giustificare, in tempo di pace, la mobilitazione del 5% di una popolazione, cioè il 10% della popolazione maschile o il 20% della popolazione attiva maschile, che sarebbe il modo più sicuro per alienare tutto il sostegno popolare alla causa. Questa provincia appartiene a un grande paese con un vero esercito, altrimenti due o tre reggimenti sarebbero sufficienti per affermare la sovranità senza combattere. E se non si tratta di una provincia territoriale omogenea ma di una comunità minoritaria o maggioritaria che rischia di impadronirsi di un certo territorio abbastanza rapidamente da poter formare un esercito regolare, bisogna considerare che il territorio preso di mira da questa comunità di alcuni milioni di persone è oggi popolato da dieci milioni o più.

Quella che si sta preparando non è una semplice azione di comunicazione, è una vera e propria azione di comunicazione. L’immagine vi giocherà un ruolo, altrimenti sarebbe più economico comprare diecimila kalashnikov, robusti, molto facili da maneggiare dopo un’ora di dimostrazione, disponibili e in ordine di funzionamento in Europa centrale, e molto economici. Preferire la faticosa ri-militarizzazione delle armi occidentali acquistate neutralizzate è certamente una scelta strategica volta a costruire un’immagine espressamente distinta da quella di una milizia di insorti scalzi del terzo mondo. Come parte di questa affermazione visiva, è obbligatorio un abbigliamento pulito e uniforme. E ovviamente, al di là dei mortai necessari per l’affermazione spettacolare, su alcuni ponti, passi e incroci, della frontiera dichiarata, sono necessarie anche le munizioni di piccolo calibro, cioè almeno una “unità di fuoco” (un giorno di consumo) per questi 10.000 fucili d’assalto, in due calibri NATO… certamente disponibili nei depositi di munizioni nazionali o federali che il nuovo esercito provinciale dovrà sequestrare sul suo territorio, sempre che ne abbia già un minimo. Anche se pochi Stati hanno i mezzi per affrontare una fanteria di 13.000 uomini schierata una mattina in una regione dell’Europa occidentale, sarà necessario combattere battaglie assertive, come la cattura simbolica dei posti di frontiera jugoslavi da parte della milizia territoriale slovena alle frontiere italiana e austriaca, fuori dalla portata di una reazione federale ma necessaria per il cambio di bandiera e l’affermazione della sovranità internazionale. Le munizioni saranno quindi necessarie, ma è possibile prevedere la costituzione di un esercito in due tipi di unità, quelle d’élite armate con CETME-L di plastica verde scintillante ed equipaggiate in anticipo con munizioni 5.56 relativamente facili da trovare per un attore proto-statale, e le unità di seconda fascia armate con vecchie CETME-C con canne e impugnature di legno per le quali sarà necessario sequestrare vecchi stock di munizioni 7.62. La stampa sarà chiamata alle operazioni iniziali delle unità di primo tipo. Possiamo aspettarci un’operazione tattico-visiva simile a quella del 6 aprile 1992, quando diverse migliaia di djellabah bianchi furono schierati nelle prime ore del mattino, in un ordine relativamente buono, in una provincia che non avrebbe tardato a riscoprire le virtù tattiche della mimetica verde o variegata da cui una comunità aveva voluto simbolicamente distinguersi. Solo che qui non si trattava di un abbigliamento esotico più adatto alla spada da decapitazione che al Kalashnikov, ma piuttosto di un aspetto deliberatamente moderno, di fucili d’assalto dal look occidentale e, presumibilmente, di un abbigliamento impeccabile. Si tratterà di affermare una sovranità preparata e di scoraggiare un governo nazionale o federale sorpreso.

Qualunque sia lo stato futuro in questione, il suo progetto è già molto avanzato, altrimenti non si imbarcherebbe in una tale spesa, e soprattutto un tale rischio, diversi anni prima di un’ipotetica affermazione militare. Non si comprano 12.000 armi da guerra, o 10.000 fucili d’assalto, senza aver valutato la necessità strategica e senza avere le risorse umane. Non ci si impegna in una tale spesa senza essere sicuri di averne bisogno, e non si corre il rischio fisico dell’immagazzinamento, e soprattutto il rischio politico della scoperta, anni prima dell’uso. Gli obiettivi sono stati fissati per una data specifica. In questa fase del progetto politico, l’intercettazione anche di una consegna importante è un inconveniente, non un ostacolo. Le armi sequestrate erano solo un mezzo per un fine, e saranno (o sono già) sostituite, dallo stesso o da un altro fornitore.

Certamente non ancora addestrato, questo esercito esiste già su una tavola di organizzazione e di manodopera, nominativa o numerica. Dopo la mobilitazione, e a seconda del livello di competenza militare del personale che lo addestrerà (e della responsabilità umana del decisore politico), ci vorranno solo poche settimane per essere dispiegato sul terreno. Questo esercito è stato progettato per tenere un territorio specifico, in Europa occidentale, contro un grande stato. Nella fase iniziale (senza una componente aerea o rinforzi stranieri) sarà in grado, una volta schierato e in modalità difensiva, di resistere a un esercito da due a tre volte la sua dimensione, nel contesto di un conflitto interstatale immediato (questo non è il Settimo Scenario). Possiamo cercare di indovinare il teatro interessato, visto che mancano ancora diversi mesi a questa secessione.

https://stratediplo.blogspot.com/2017/01/utilite-de-12000-armes-de-guerre.html

https://stratediplo.blogspot.com/2017/03/destinataire-des-10000-fusils-dassaut.html

Scelto e curato da Jean Gabin

[Ndt: Furono fatte circolare altre notizie, relative all’ingerenza NATO in Europa, d’altronde gli attentati in Francia erano stati ben annunciati da Erdogan, e la Turchia fa parte di questa organizzazione, mentre la Francia è “rientrata” parzialmente nella NATO sotto la presidenza Sarkozy e ospita solo due basi attualmente. Venne anche ventilato uno scenario, dopo l’elezione di Marine Le Pen a presidente, di guerra civile in Francia, seguita dalla richiesta di aiuto alla Russia da parte della stessa Le Pen, con la successiva invasione da parte dell’esercito USA prima dell’intervento Russo, diretto a mantenere sotto la NATO la Francia, che avrebbe scatenato la terza guerra mondiale… ma questa era un’altra storia… ]