New York, 07 mag 19:07 – 08 mag 13:30 – (Agenzia Nova)- Gli USA decidono di rimuovere dall’Arabia Saudita i sistemi di difesa anti-missile Patriot e decine di militari, stanno valutando un’ulteriore riduzione dei propri assetti militari nel regno. Tutto ciò indica che si è arrivati alla fine dell’incremento degli asset militari americani nella regione del Golfo per il contenimento strategico dell’Iran. Nei due posti si legge che due squadroni di caccia hanno già lasciato la regione e che il Pentagono sta valutando anche un ulteriore taglio della presenza della Marina statunitense nel Golfo. https://www.agenzianova.com/a/5eb446c98fbdc8.91184854/2927403/2020-05-07/usa-arabia-saudita-wall-street-journal-washington-rimuove-sistemi-anti-missile-patriot https://www.agenzianova.com/a/5eb5456a814ac2.60230771/2928493/2020-05-08/speciale-difesa-usa-arabia-saudita-wall-street-journal-washington-rimuove-sistemi-anti-missile-patriot

Viene da dire che l’Iran non è più una minaccia per gli interessi strategici degli USA. Il Pentagono afferma che le risorse militari devono essere destinate ad altre priorità, ovviamente si riferiscono al contenimento militare della Cina in Estremo Oriente. Tutto iniziato a marzo con il collasso del cartello cosiddetto OPEC+ dove l’Arabia Saudita decise di aumentare la produzione e si scontrò nella sanguinosa guerra dei prezzi con la Russia. Pessimo affare perché la Russia si era prepara per tempo a questa guerra. Dura poco e 3 settimane dopo arriva l’intesa dei Paesi produttori al summit dei ministri dell’Energia del G20. Ovviamente si usa come causa la pandemia Covid19. Dietro a questo accordo di Riad c’è anche la volontà di Donald Trump. Reuters rammenta i retroscena dell’accordo e con schiettezza svela che Trump ha usato “sistemi forti verso Riad”.

«Con l’ausilio di quattro fonti al corrente dei contenuti della conversazione telefonica tra The Donald e Mbs, Reuters ci racconta come, ad un certo punto del colloquio, il presidente Usa abbia sfoderato la più spaventosa delle minacce: se l’Arabia Saudita non avesse fatto la sua parte nella riunione del 12 aprile per raggiungere il risultato desiderato dall’America, ossia un taglio netto della produzione globale, l’alleanza militare che da 75 anni lega la superpotenza a stelle e strisce al Regno dei Saud sarebbe stata kaputt. … Anche questa chiacchierata si concluse con una minaccia: se non fate quel che vi diciamo, considerate concluso il sostegno militare (indiretto) Usa alla guerra che i sauditi e i loro alleati emiratini stanno conducendo dal 2015 nel vicino Yemen. Che le cose siano andate effettivamente in questo modo lo conferma indirettamente la risposta che mercoledì scorso Trump ha dato ad un reporter di Reuters che gli aveva chiesto se avesse effettivamente palesato a Mbs per telefono la volontà di cestinare l’alleanza con i sauditi:“Non ho avuto bisogno di dirglielo”.» Tutti i dettagli li trovate in questo interessante articolo https://www.startmag.it/energia/come-zampilla-il-mercato-del-petrolio/

Republicans accused Saudi Arabia of “exacerbating instability in the oil market,” earlier this year when they ramped up oil production and slashed prices amid the coronavirus pandemic, the AP reported. Saudi Arabia’s move led to layoffs in some Republican-led states, and in March some Republican senators said if the country did not change it could lose US American defense support. The Wall Street Journal (https://www.wsj.com/articles/u-s-to-remove-patriot-missile-batteries-from-saudi-arabia-11588867916) also reported Thursday night that President Donald Trump threatened to impose tariffs on Saudi oil imports, and then said the issue had been resolved. https://www.businessinsider.com/us-takes-away-anti-missile-systems-saudi-arabia-over-dispute-2020-5?IR=T

Quindi la presenza militare era un deterrente contro l’aggressione iraniana, i funzionari del Pentagono hanno spiegato che i cambiamenti sono dovuti al fatto che l’Iran non è più “una minaccia immediata per gli interessi strategici americani”. L’amministrazione Trump utilizza il ritiro del sostegno militare come segnale verso una Arabia Saudita che ha recentemente contribuito a mantenere prezzi bassi sul mercato petrolifero. https://www.forbes.com/sites/ellenrwald/2020/05/07/trumps-removal-of-troops-from-saudi-arabia-is-also-about-oil/#7101505a7d03

https://www.trtworld.com/magazine/why-the-us-removed-patriot-missiles-and-troops-from-saudi-arabia-36148 —– https://foreignpolicy.com/2020/04/23/saudi-arabia-trump-congress-breaking-point-relationship-oil-geopolitics/ Alcuni esperti affermano che gli Stati Uniti stiano punendo il regno dopo che la volatilità dei mercati petroliferi ha colpito duramente le compagnie petrolifere americane, costringendo alcune di esse alla bancarotta. “This is a showdown between the US and Saudi Arabia, where Washington says to Riyadh that if you do not follow our oil advice, we will leave you to Iran,” says Mehmet Bulovali, an Iraqi-Kurdish expert who served as an advisor to Iraq’s former vice president Tariq al Hashimi. Le tensioni tra USA e sauditi si collocano in un contesto dove in piena pandemia da virus molti americani sono disoccupati e l’attuale crisi economica viene paragonata a quella della Grande Depressione. L’industria petrolifera statunitense è stata colpita in modo duro perché dopo l’accordo Arabia Saudita-Russia i prezzi del petrolio sono rimasti fluttuanti (a spese dei produttori americani), le petroliere saudite continuano ad arrivare negli USA inondando poi il mercato con petrolio a prezzo molto basso; tutto questo provoca ulteriore ira dell’industria petrolifera di Washington e rabbia degli alleati repubblicani di Trump (i cui Stati sono stati danneggiati dal crollo dei prezzi). Quindi era veramente urgente punire i sauditi se non si impegnano con una immediata riduzione della sua produzione di petrolio.

L’Iran non è rimasto sordo e nemmeno cieco in questa fase di cambiamenti, bisogna capire poi come ha riposizionato le sue prospettive in Medio Oriente. Nell’ultimo periodo molti eserciti si sono ritirati dall’Iraq appena è scoppiato il Covid19, alcuni analisti affermano che in questo pasticcio – e relativo ritiro militare degli USA in Medio Oriente – si lasciano Paesi come l’Arabia Saudita e l’Iraq scoperti, questi potrebbero scendere a compromessi diretti con l’Iran (in assenza del sostegno americano). In mezzo a questo putiferio di virus e petrolio Israele ha poco da stare allegro.

Se poi l’Iran trova nuove alleanze per mettere in campo una resa dei conti è troppo presto per vederlo, covid19 e prezzo basso del petrolio hanno danneggiato tutti. Sempre in Iran attualmente è in atto una lotta di potere interna tra le forze moderate e i radicali delle Guardie rivoluzionarie del Paese.

Dunque una lunga fase che spiega l’allentamento verso il MO, che ormai non suscita interesse per DEM e Repubblicani in questa corsa per le presidenziali. Ormai la battaglia presidenziale è tutta diretta verso la Cina https://seekingalpha.com/news/3573582-stocks-drop-congress-moves-against-china-l-extends-shutdown. Il congresso va contro la Cina, questa volta non è solo questione di decidere chi è il prossimo Potus, questa volta ci sono tutti gli apparati e le élite dietro questa decisione. Tempi durissimi per la Cina e anche per quegli europei che l’hanno sostenuta. Temo che in particolare questo si sentirà in Italia.

Questo articolo piega molto bene perché “qualcuno” in Italia potrebbe avere una leggera tachicardia leggendo OBAMAGATE e chi sono le persone implicate. “In questi ultimi giorni sta impazzando sui social il tema dell’Obamagate: pochi però sembrano aver compreso cosa stia succedendo esattamente. Questo termine è diventato virale da quando lo ha twittato Trump, ma perché Trump lo ha scritto proprio ora? Cos’è cambiato negli ultimi giorni? E che c’entrano Renzi e l’Italia?” https://www.termometropolitico.it/1531426_obamagate-ecco-di-cosa-si-tratta.html Interessante articolo che spiega molti passaggi, toccando anche il controverso affaire Mifsud.

Alessia C. F. (ALKA)

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.