Non ci hanno curato, non ci hanno dato il permesso di curarci, per molti mesi nessun medico di famiglia sapeva come curarci. Poi arrivarono i medici ribelli e iniziarono a usare antibiotici, usando le loro conoscenze aggiunsero/cambiarono altri mix di farmaci per curare il singolo paziente a casa. Hanno rischiato, ma hanno avuto successo: in molti NON hanno avuto decessi perché infischiandosi delle linee guida inesistenti si sono prodigati a risolvere il problema. Ma le linee guida impongono il vaccino e non di curare. Questa è una delle cose più orrende che continuo a vedere.

Ma il vero problema è un altro. “togliendoci la libertà di sapere, conoscere, muoverci e poter agire siamo rimasti completamente da soli”. “la cura era l’ospedale…”. Molti medici di base sono stati pressati e terrorizzati.

Il covid non è un virus vero, è più un virus politico e con quello hai sgretolato la prima metà della piramide dove risiede la base e la classe media della popolazione. Se metà della piramide vive nel subbuglio e nell’odio che si è venuto a creare, emerge il classico fenomeno: il vertice della piramide governa con pugno dittatoriale. Infatti cosa vedi? Leggi e confinamenti che mai abbiamo visto. Siamo immensi lager dove i confini e le reti non ci sono, ma di fatto siamo tutti ingabbiati.

Se fai cadere la società, ed è quello che hanno fatto, tu la manipoli a tuo piacimento. Ne avevo parlato in due vecchi articoli (https://www.orazero.org/litalia-come-grande-laboratorio-di-manipolazione-mentale/ + https://www.orazero.org/politica-e-competenza-tecnica-e-possibile-fonderli-o-sono-fondamentalmente-antitetiche/ che potrebbero tornare ad essere molto attuali per come avevo già inquadrato il problema).

Che fai se vivi in manipolazione di massa? Perché ora è importante diffondere un certo tipo di cultura? Qua davvero la differenza la può fare Mises, Rothbard e la Scuola Austriaca. Ma non per il concetto economico che portano, ma per altri concetti importantissimi che hanno consegnato all’intera umanità. Questa scuola insegna a pensare in modo diverso, a porsi domande, a porsi nuovi obiettivi e a ricercare/studiare per capire e aprire gli occhi. Vedi in modo diverso. Per spiegare quello che penso vi riporto uno strepitoso articolo che lo spiega bene. E’ un autore pazzesco. Godevi la lettura. E prendete tempo per meditare. Il post è apparso in origine ad agosto 2020.

Molto più del coronavirus fecero ignoranza e pianificazione centralizzata – di Gerardo Gaita – in questo bellissimo articolo https://gerardospace.wordpress.com/2020/08/23/molto-piu-del-coronavirus-fecero-ignoranza-e-pianificazione-centralizzata/

Inizierei dal concetto di salute così come viene espresso dall’OMS: la salute è un completo benessere fisico, psichico e sociale e non consiste pertanto in una semplice assenza di malattia o infermità.

Il benessere visto in tutti i suoi ambiti, in tutti i piani della vita, è quindi salute: senza questo benessere non c’è salute e senza salute non può esserci equilibrio nel sistema.

La libertà non è il diritto di far ammalare gli altri, come dice anche Sergio Mattarella, ma l’applicazione concreta di questo concetto (caro Sergio) richiede, per essere rispettata, che non si vada oltre determinati criteri: nello stabilire regole comuni che mirano alla protezione della salute della popolazione non possiamo pertanto fare affidamento su criteri remoti o indiretti, diversamente si fa saltare l’equilibrio nel sistema e quindi si va a penalizzare anche la salute della popolazione.

In tal senso, le restrizioni all’agire umano figlie di criteri remoti e/o indiretti significano ovviamente restrizioni sbagliate, cioè semplicemente un pretesto per un’azione invasiva da parte del presunto “difensore” contro la presunta “minaccia”.

In base a quanto, non esiste una relazione socialmente inversa tra libertà e salute.

Cosa sappiamo del nuovo coronavirus – che già prima dell’inizio dei lockdown sostanzialmente si conosceva:

  • che i coronavirus sono un’ampia famiglia di virus respiratori e quindi il nuovo coronavirus, Sars-Cov-2, è un virus respiratorio;
  • che si può contrarre il nuovo coronavirus, Sars-Cov-2, per contatto diretto o stretto con altre persone già contagiate (se saliva, secrezioni respiratorie o cosiddette goccioline droplet del contagiato entrano nella bocca, o naso o occhi di un non contagiato) oppure tramite superfici o oggetti contaminati (toccando questi oggetti o superfici, le persone possono contagiarsi toccandosi poi occhi, naso o bocca con le mani contaminate, cioè non ancora lavate con acqua e sapone o con prodotto a base alcolica); le evidenze scientifiche disponibili affermano che il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici varia in relazione al tipo di superficie considerata;
  • Una volta contagiati, le nostre difese immunitarie possono bloccare la diffusione dell’infezione e quindi liberarci dal virus, ossia negativizzarci, impedendo così di arrivare a sviluppare la malattia, cioè una sintomatologia clinica-sanitaria;
  • la trasmissione del virus da casi asintomatici, cioè che almeno al momento non presentano alcuna sintomatologia clinica-sanitaria non si può escludere a prescindere, ma, allo stesso tempo, non può certamente giocare un ruolo di primo piano – dato che le persone asintomatiche presentano in genere una bassa carica virale e una scarsa durata dello spargimento virale, il che implica un netto calo del rischio di trasmissibilità della Sars-Cov-2 e il fatto che trasmissione da soggetti con bassa carica virale si traduce in maggiori probabilità di essere asintomatiche;
  • con il contagio si può sviluppare la malattia, cioè una sintomatologia clinica-sanitaria, detta Covid-19, che colpisce in vari modi, ma nella maggior parte dei casi il contagiato finisce per non sviluppare alcuna sintomatologia clinica-sanitaria, cioè malattia; 
  • la maggior parte delle persone che sviluppa la malattia presenta sintomi lievi o moderati e non necessità per guarire dalla malattia nonché liberarsi dal virus (negativizzarsi) di ricovero in ospedale, così come ovviamente non necessità di alcun ricovero chi si ferma allo stadio della mera positività al virus; 
  • la malattia tende a generare complicazioni gravi nelle fasce ad alta anzianità e/o dalle ridotte difese immunitarie per altre patologie;

Infine, potrebbe essere poi possibile che questo virus possa colpire la stessa persona due volte, ma è decisamente improbabile che lo faccia in un arco temporale davvero breve e/o la faccia ammalare più seriamente della prima volta – sarebbe un virus molto, ma molto strano se non portasse a una forte immunità.

In sintesi, abbiamo questa situazione: si può contrarre il coronavirus; le nostre difese immunitarie durante la fase di incubazione possono bloccare la diffusione dell’infezione e liberaci dal virus senza arrivare a sviluppare la malattia, cioè Covid-19; se si ha il coronavirus si può trasmetterlo ad altri, non è detto però che dalla trasmissione del virus si scateni anche la malattia, cioè Covid-19; cosa succede una volta malati è incerto e variabile, ma, di sicuro, è possibile di molto sia guarire che guarire in brevissimo tempo senza fare appello ad alcun intervento ospedaliero; il rischio è tendenzialmente elevato non universalmente, ma soltanto per categorie già particolarmente a rischio. 

In base a quanto, con una strategia conforme al rischio, cioè facendo affidamento su criteri non remoti o indiretti, ma palpabili, immediati e diretti, il ruolo delle autorità pubbliche locali, nazionali e sovranazionali, si sarebbe dovuto realizzare nel modo seguente: 

  • in linea generale, le autorità pubbliche, sin dall’inizio e per tutto il tempo, si sarebbero dovute limitare a una visibile e serena campagna di informazione, da cui trarre per il singolo, di volta in volta, le proprie decisioni, e questa campagna di comunicazione doveva essere, nel contempo, particolarmente attenta nel fornire indicazioni di prudenza e prevenzione alle persone contraddistinte da alta anzianità e/o dalle ridotte difese immunitarie per altre patologie; 
  • nello specifico, le autorità pubbliche si sarebbero dovute concentrare sulla protezione e la sorveglianza, con precauzioni oltre la norma, nelle case di riposo, negli ospedali e in tutte le altre istituzioni sanitarie e assistenziali di comunità. 

Il tutto pur sempre disposto in maniera coerente con il raggiungimento di un ulteriore fine: una forte immunità naturale collettiva, cioè quella percentuale della popolazione che deve essere immune naturalmente per prevenire la diffusione della malattia, da raggiungere in tempi relativamente brevi.

Di conseguenza, la tendenza del virus a contagiare individui più giovani, non doveva essere vissuta certamente come “un disastro”, perché questa tendenza favorisce l’aumento complessivo dell’immunizzazione nella società, attenuando la forza del virus e proteggendo indirettamente anche le fasce più a rischio della popolazione.

Questo approccio sarebbe stato pienamente coerente con il rispetto del principio di non aggressione, e avrebbe così permesso alle persone di coordinarsi tra di loro attraverso il rispetto reciproco e quindi avrebbe pienamente inserito il concetto di prevenzione all’interno di quello di benessere fisico, psicologico e sociale e pertanto anche con quello di difesa dei sistemi immunitari.

Le persone, in linea generale, dovevano quindi per tutto il tempo essere libere di prendere in considerazione informazioni delle autorità pubbliche, confrontarle se avessero voluto con altre fonti, e ovviamente ciascuno avrebbe valutato il rischio in modo diverso e agito conseguentemente, nella logica che tanto più un problema è complesso, e la diffusione-implicazioni di un virus respiratorio è un problema estremamente complesso, tanto più si ha bisogno del decentramento decisionale, dato che solo questo è in grado di utilizzare al meglio la conoscenza dispersa tra le persone.

Nella realtà, in buona parte del mondo, le cose sono andate e stanno continuando ad andare molto diversamente rispetto all’approccio basato sul far pienamente proprio il principio di non aggressione, ma soprattutto sembra proprio che il concetto epidemiologico basilare, cioè quello del valore fondamentale dell’immunità naturale collettiva sia stato quasi completamente accantonato.

Abbiamo assistito e stiamo ancora assistendo, infatti, a diverse e sconsiderate soluzioni, dai lockdown prolungati, alla tirannia del distanziamento fisico obbligatorio, delle mascherine obbligatorie e dei tracciamenti, in barba a qualsiasi riguardo delle libertà civili e controindicazione fisica, psicologica e sociale, venendo così usati come semplici esecutori di un esperimento sociale in contrasto con le stesse basi dell’immunologia.

C’è una tendenza, infatti, ancora ad agire non per stabilire una corretta relazione tra noi e il virus, esaminando razionalmente i rischi e i costi-opportunità delle varie azioni, puntando a lungo termine sull’unica soluzione sicuramente valida, cioè l’immunità della popolazione da raggiungere attraverso l’infezione naturale (dato che eventuali vaccini, oltre all’incognita sui tempi del loro concepimento, potrebbero non funzionare così bene ) ma per cercare inutilmente di sopprimere il virus.

In questo modo, si è fatto regredire il concetto di salute a mero stato di assenza certificata di malattia e di contagio e si è stabilito un regime sanitario basato sul concetto di massima precauzione possibile in senso disorganico, dando così sfogo all’intolleranza, alla repressione o alla derisione del dissenso civile, alla delazione, allo spionaggio, al disinteresse per la felicità dell’individuo, alla marginalizzazione dell’asse sociale e alla stigmatizzazione di quello economico, all’incuria, in breve, della stessa salute.

In base a quanto, più a lungo continueremo a sotterrarci e a terrorizzare le relazioni sociali per cercare inutilmente di sopprimere il virus, maggiori saranno i danni per il tessuto sociale e per l’economia, nonché i rischi per la stessa salute delle persone.

Non ci sono dubbi che in una primissima/prima fase la minaccia sia stata sottostimata e ciò è certamente colpa di una scarsa trasparenza e di una grande presunzione e incapacità delle autorità pubbliche. 

In tal senso, pensiamo alla Cina, dove le autorità pubbliche hanno fatto di tutto all’inizio per nascondere, insabbiare e minimizzare il problema per mesi, compresi arresti, torture e forse altro; pensiamo agli allarmi sanitari lanciati dalla piccola Taiwan, a partire dal 31 dicembre 2019, in cui si segnalano casi di polmonite atipica a Wuhan, in Cina: allarmi che però sono stati ignorati dall’OMS; pensiamo, infine, all’Italia, in cui all’inizio le istituzioni esplicitamente o implicitamente  facevano filtrare l’idea che il rischio di una diffusione del nuovo virus e quindi anche di Covid-19 fosse addirittura zero, che non c’era quindi nulla di cui informarsi e preoccuparsi, perché era stata messa in piedi una formidabile attività preventiva da parte delle sue autorità pubbliche, disincentivando così in chiunque e dovunque ogni senso spontaneo di prudenza o di precauzione. 

Tuttavia, questa sottostima iniziale non giustifica affatto quello che è in gran parte del globo è avvenuto successivamente: si è, infatti, passati da un circo mediatico-istituzionale in cui si minimizzava-sottostimava il pericolo, all’imporre con l’uso della forza davvero l’inverosimile e a rivolgere così violenza contro persone innocenti.

Entrambi gli estremi hanno però un comune denominatore: quanto più i problemi sono complessi, tanto più le cosiddette autorità pubbliche, nel mettersi alla loro guida (cioè scelgono di essere variabile decisiva invece di limitarsi a essere variabile complementare), finiscono per sfornare le soluzioni più semplici e non quelle più efficienti.

Ricordiamoci, inoltre, che le autorità pubbliche non soltanto sono tendenzialmente le più inefficienti per via della loro logica top-down, ma anche tendenzialmente le più inefficienti per via del loro grado di esposizione alla corruzione, dilaniate da azzardo morale e da selezione anti-competitiva e questo perché le loro scelte non sono dettate soltanto dai bisogni della collettività, ma anche da interessi della politica, dei gruppi di pressione e della burocrazia.

E’ semplicemente ridicolo quindi aspettarsi che istituzioni tendenzialmente inquinanti e manipolatrici della narrativa quando si affrontano temi economici o geopolitici, possano essere considerate gestori degni di fiducia cieca quando decidono di prendere il controllo praticamente assoluto di situazioni ancora forse più complesse come la salute della popolazione.

Non è quindi un caso che, una volta che non si poteva più negare la circolazione del virus nei propri confini, la reazione delle autorità pubbliche sia stata tendenzialmente quella di garantire un flusso di comunicazione intensa, ambigua e terrorizzante, anche con bollettini mediatici quotidiani conta-morti dalle caratteristiche opache e confondenti, dallo scopo indecifrabile, se non quello di infondere panico, in modo che la popolazione cadesse in uno stato di paura dal puro sapore bellico e si caratterizzasse così con l’essere ubbidiente fino allo sfinimento, acritico e docile.

Di conseguenza, non è un caso che, a un certo punto, la Sars-Cov-2 e Covid-19 siano state trattate e vengano ancora trattate con un linguaggio puramente bellico o ritualità puramente bellica, perché la guerra è quell’attività umana in cui nessun sacrificio che venga richiesto tenderà a essere considerato eccessivo e, allo stesso tempo, fa raggiungere all’interno della società una gerarchia di valori che culminano quasi senza contrasti con l’idea insalubre dello Stato protettore e salvifico.

La guerra o un instaurato clima da guerra sono poi periodi transitori che possono essere utilizzati per allargare sensibilmente e durevolmente l’influenza statale sulla società, dato che la quota statale aumenta in questi momenti di crisi e nell’immediato dopo tende più a ristrutturarsi che a diminuire; il tutto ovviamente può contare sul supporto dei media generalisti, perché le cattive notizie, anche se basate su false o imprecise informazioni, o gli allarmismi fanno vendere e ottenere attenzione – veramente uno squallore il rito mediatico quotidiano del conta-contagi (ammesso oltretutto che sia affidabile), utile solo a trasmettere terrorismo psicologico di massa, visto che i contagiati non sono dei terminator e del conta-morti già si è detto delle sue caratteristiche e fini.

Eccezionale poi è la farsa sulle mascherine: dapprima additate come strumenti, in linea generale, inutili se non dannosi, rese obbligatorie, in seguito, in maniera quasi indiscriminata con l’uso della forza, come se fossero strumenti privi di qualsiasi controindicazione fisica, psicologica e sociale; evidentemente, nel frattempo, qualcuno ha fiutato l’affare e ha saputo fare le debite pressioni.

Stendiamo un velo pietoso, ma sarebbe molto meglio di sterco, invece, su tutti coloro che, da un certo punto in poi, si sono dilettati a fornire previsioni apocalittiche sul numero dei morti dovuti al nuovo coronavirus, qualora non ci fossimo affidati all’interventismo sanitario e sulla base di modelli matematici inadatti allo scopo e infondati fin dalle premesse; “grazie” per aver aiutato a preparare e servire questo carcere orwelliano e il più grande trauma sociale ed economico dalla fine della seconda guerra mondiale per notevolissimo distacco.

Ma siccome non ci vogliamo far mancare niente, ormai siamo addirittura arrivati a parlare di obbligo per un futuro, eventuale e riconosciuto vaccino anti-coronavirus, o per meglio dire anti-Covid-19 – dato che un vaccino mira a essere una preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi per conferire una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva.

In tal senso, in Italia, portavoce di questa tesi sono esponenti di un partito che si chiama Italia Viva, i quali chiedono una futura vaccinazione anti-Covid-19 obbligatoria per tutti, per garantire il ritorno alla normalità in piena regola e/o scongiurare altri futuri lockdown; in breve, viene posto un ricatto a piene mani, tentando di far leva sulla manipolazione della verità: esiste il coronavirus-Covid-19, ma i lockdown, così come il mancato ritorno alla normalità in piena regola, non li ha decisi il nuovo coronavirus-Covid-19 e nemmeno sicuramente i testi di biologia cellulare o molecolare, bensì la politica in base ai suoi credo.  

È sempre auspicabile avere un vaccino come opzione, ma la vaccinazione obbligatoria (che sia tale in modo manifesto o in modo subdolo, non importa) non può mai essere giustificata: anche per i vaccini, infatti, valgono le regole del mercato.

In tal senso, proprio come i mercati stabiliscono il valore attraverso il processo di determinazione del prezzo, l’equilibrio tra rischio e beneficio di un vaccino può essere stabilito soltanto da quante persone sono volontariamente disposte a prendere il vaccino.

Per meglio dire, devono essere sottratte alla sfera delle decisioni collettive tutte quelle decisioni che non sono tra loro incompatibili, perché ogni volta che si sostituisce, senza una vera necessità, la regola di una maggioranza o di una minoranza alla scelta individuale volontaria, siamo di fronte a un uso della forza che si pone socialmente in contrasto con la libertà e quindi anche con la salute; e, appunto, le scelte individuali volontarie di vaccinarsi e di non vaccinarsi non sono tra loro incompatibili.

Concludendo il tutto, sul piano dell’analisi strategica, la contrapposizione di fondo della questione è tra una singola e grezza scelta imposta tramite coercizione forzosa, cioè decisioni collettive che si sostituiscono a scelte individuali volontarie senza che questa sostituzione sia giustificata da una vera necessità, e una miriade di piccole scelte individuali compatibili che emergono spontaneamente; le seconde, potendosi basare su informazioni disperse e locali, sono sicuramente più orientate a operare in maniera maggiormente avveduta della prima e garantiscono una migliore convivenza tra le persone e quindi preservano meglio anche la salute della popolazione.

In breve, la pianificazione centralizzata applicata alla salute rende la società più debole, come la pianificazione centralizzata applicata all’economia rende il sistema economico più debole.

PS di ALKA dalla Redazione di OZ: spero vivamente che Gerardo presto torni a scrivere. Con tanta FORZA e SPIRITO.