La Capretta, 20 gennaio 2020
E no, non ci fanno votare!Se ci facessero votare! Ah, gliela farei vedere io! Lo spirito guerrier ch’entro mi rugge!Col voto ripulirei l’Italia, la disinfesterei!Guarda, proprio ora che siamo lì lì per battere i poteri forti, che succede, infatti? Non ci fanno votare, ovvio!Noi siamo con Lui, con la matita copiativa inastata, e però il Gran Porco non dà l’ordine di voto! Vigliacchi!La libertà, signori, la libertà! Non la vedere voi a portata di mano!
Basta stenderla e afferrarla, eccola, così vicina! Ma non ci fanno votare!Ve lo facciamo vedere chi siamo noi! Vi sgangheriamo!
Quando scrissi Per un paio d’anni siamo a posto alludevo a tale stupidario; allora prossimo, oggi in piena effervescenza. La velleità delle rivendicazioni è avvilente. Votare! Non c’è niente da fare, ragazzi, il voto è ormai entrato sottopelle al micco, non se ne libera più, è una droga, anzi, neppure quella: è il metadone dei fessi, il succedaneo psicotico della vera libertà. Apri il SERT una volta all’anno, locale o nazionale o europeo, e la scimmia guerriera scenderà dalla spalla del Bertoldo pronto a segnare con la X la sua squadra preferita.Se la Z di Zorro vuol dir qualcosina (volpino, in spagnuolo, in senso vero o figurato) ditemi voi cosa significa la X sulla scheda.Ma si va avanti così, a strappi di tifo, espirazione inspirazione. Vociferazioni trucibalde saturano periodicamente la miccosfera, segue la delusione, poi s’inizia la danza opposta, purtroppo palindroma. S’inverte lo spin dell’elettrone, ma sempre di elettrone di tratta. Sempre così, da almeno quarant’anni, da quando, cioè, ufficialmente, il socialismo se la fa – palesemente – con Dolce e Gabbana (e viceversa, però; anche gli altri vantano i propri Dolce e Gabbana).Non che prima il voto decidesse qualcosa, ma almeno i partiti erano consustanziali con gli elettori. Il micco votava Berlinguer e Berlinguer partecipava del sentire del micco comunista: in alcuni atteggiamenti, nelle idiosincrasie, nel modo di vestire, nei reclami di un mondo apparentemente, solo apparentemente, più equo. E viceversa. Un fascista o un pariolino li si riconosceva a occhio, al pari dei democristiani, vestiti sobriamente, alla COIN, giacchina cravattina cartellina rigonfia di raccomandazioni: ora et labora!Ma ora siamo alle battute da Drive In. Cosa ci trovi un Italiano di media intelligenza in Bonaccini o Borgonzoni non è dato sapere. La speranza? No. Solo il tifo. Sì, il tifo, cui si abbandonava Vittorio Gassman ne I mostri, dopo aver sottratto alla famiglia i soldi per lo stadio. Goooool! Fa il gesto dell’ombrello agli avversari e gli viene uno sturbo per la contentezza: tié! La gioia che invade il cuore alla vista dei rovesci dell’altro: Schadenfreude. Che il campionato sia truccato non lo sfiora, egli anela al tié, alla formicolante Schadenfreude.L’Emilia cadrà! Certo, come no … passerà di mano, dovremmo dire, perché l’Emilia è già caduta da mezzo secolo, come una pera secca. Assieme all’Emilia passeranno di mano i miliardi della Sanità, il resto rimarrà come prima. Poi, certo, fa piacere vedere certe facce piddine il lunedì mattina, ma questo è tifo, non politica; né, tantomeno, redenzione.Il Programma va avanti, indisturbato.Ma di quello importa niente a nessuno.Son tutti come quel reduce dal Vietnam che, durante le crisi, andava ad annusare la terra della battaglia: aggravando il trauma, ma, in quel momento, per pochi minuti, le proprie ansie si placavano.Ah, che bello insultare Zingaretti, ah che bello vedere Salvini sotto processo!Eppure, a ben vedere … ma si vuole davvero vedere?Quando mai un politico, pure minore, ha pagato lo scotto delle proprie scelte? Delle promesse fallaci? Mai, ovvio. Così come nessun alto poliziotto, sindacalista, magistrato, giudice, statalone in mutande, grand commis, giornalista, vescovo. Perché il gioco si divide in due: il sistema gioca a tressette, voi a traversone. Ognuno crede che il gioco accomuni tutti, le carte sono le stesse, i valori pure, i semi financo son eguali … eppure, a ben vedere
Sì, il tavolo è truccato, ma gli elettori non si saziano e gettano sul tavolo le fiches della credulità, instancabilmente, anno dopo anno. Alla fine si rendono conto di averle esaurite, ma non demordono (sono a ruota) e passano a vendersi la mobilia, la casa, la macchina pur di racimolare un po’ di speranza … la speranza, da convertire in fiches e puntare nuovamente, all’infinito, sul gioco liberale … sulla democrazia.
Ci son persino micchi che discettano di maggioritario e proporzionale, di presidenzialismo e cameralismo: come se il tavolo da gioco, passando da verde scuro a verde pisello, o le segnature, da bianco panna a bianco avorio, cambiassero il corso dei giri di roulette.Quanti numeri sono usciti negli anni!Eppure non si placa l’ansia del rinnovamento. Delusioni, durissime, plateali, solari, ma si ha da annusare la terra della disfatta. Prima o poi uscirà, ragiona l’elettore, prima o poi. Prima o poi … i comunisti una volta speravano: adda venì Baffone … inteso come Stalin … e infatti … uscirà prima o poi il trentuno: e giù puntate …
Non si sa se essere avviliti o se ridere.Se l’ultimo allievo di Aristotele (sì, lui, quello all’ultima fila, coi piedi sul banco, in equilibrio sulle gambe posteriori della sedia, a dondolarsi nell’indolenza) leggesse una qualsiasi gazzetta, digitale o residuale, cartacea, cadrebbe all’indietro, tramortito dall’idiozia.

Andiamo al voto! Ma questa manfrina non l’avete già sentita? No dico, vi dice qualcosa? Non so … un sentore … ma no, un fetore … un deja entendu, fra gli hard disk della memoria da pesce rosso, che dire … sì, forse qualcosina … ah, ecco: il PD che vuole liberarsi del tiranno Berlusconi … mi sembrava di rammentare .. già, non ci lasciano votare, dimettiti, ma cosa fa Ciampi … non ci lascia votare? Siamo all’antidemocrazia, alla dittatura, al totalitarismo fascista! Ma che dico: fascista! Siori e siore, non volevo dirlo, mi tocca tirarlo su dal gargarozzo con l’uncino renitente della mia indefessa rettitudine … sì, signore e signori, se non ci lasciano votare qui è in gioco la democrazia, si perde la democrazia! Si è nel nazismo, cari miei che si cade, nel nazismo! E poi lo ebbero il voto, il voto liberatorio, la purga liberatrice delle croci sulla carta da macero, croci non uncinate, attenzione, ma democratiche … ed ebbero Prodi, nientemeno, e Amato, e infine D’Alema, il Distruttore o Liberatore della Dardania … e quindi Monti, il Maquis dell’IMU.Ma c’è pure il controcazzo, recuperato, anch’esso, dal pozzo della dimenticanza: 

Cigola la carrucola del pozzo,l’acqua sale alla luce e vi si fonde.Trema un ricordo nel ricolmo secchio,nel puro cerchio un’immagine ride.Accosto il volto ad evanescenti labbri:si deforma il passato, si fa vecchio,appartiene ad un altro…Ah che già stridela ruota, ti ridona all’atro fondo,visione, una distanza ci divide

Il controcazzo del “non ci fanno votare”, dalla parte opposta, addestra, via Amato il Vampiro, via D’Alema, via tutti … fateci votare … per avere, poi, chissà, le cartolarizzazioni .. che non vi ricordate nemmeno cosa siano … Tremonti, la Cassa Unica, il Colosseo in vendita, e poi Bertolaso, e poi la rivolta dei forzisti contro Berlusconi per avere cosa? Tremonti e Bertolaso presidenti, ecco … e ci voleva il voto per inverare queste rivoluzioni … non se ne poteva fare a meno … le mani saltavano a destra e a manca, elettrizzate, come gli arti di Frankenstein dopo un bel fulmine globulare … le mani che pareva urlassero: fateci votare, maledetti comunisti! Basta! Vogliamo fare piazza pulita, fateci votare … e nel backstage – l’Asfaltato era in prima linea a far bagnare le settantenni cotonate – Salvini e Meloni applaudivano sbraitando: se non si vota qui ritorniamo dritti dritti nell’URSS! Ma che diciamo, altro che URSS! Nei gulag!

Il voto, al voto, votiamo, fateci votare … il collante delle fregatura da tre palle un soldo è sempre quella … infatti monarchici, liberali, comunisti (di tutti i tipi: problematici, propedeutici, rifondatori), liberisti con l’inghippo, destrocattolici, cattosinistri, sinistrati rosé, centristi, decentrati a destra, convergenti a sinistra col riporto, centrali inamovibili, pivot e playmaker, fascisti popolari, fasciocomunisti, radicali, libertari, analsinistri, arcobalenanti, cooperativisti, industrialotti con la Porsche, pummarolisti, tripponi sudisti, bancarellari, stakanovisti, statalisti col dubbio, tutti vi chiedono il voto. Non un parere, un consulto, un “che vogliamo fare, qui?” … macché, la croce vi chiedono, per rappresentarvi, da elettori passivi, perché di loro dobbiamo fidarci e con la prossima croce – quelle precedenti avevano la scarlattina, anzi no, erano finite le pile, non funzionavano – la prossima croce sarà quella decisiva, definitiva, necessaria, inappellabile.

Ma se non voto cosa ci guadagno? Una buona obiezione. Quando domandarono a Gigi Riva: ma i sardi collo scudetto del Cagliari cosa ci hanno guadagnato? Sempre poveri e tristi sono! E lui rispose: e se non lo vincevo cosa cambiava?

Col voto ci si prova, insomma … è la speranza! Se non voto niente speranza, manco quella! Conviene scommettere sul voto come Pascal scommetteva sull’esistenza del Divino. E però il conto non torna. No. Se, per un miracolo impossibile, il 70% non votasse si vivrebbe in un’Italia diversa. I caporioni girerebbero con meno baldanza. Questo è un fattore psicologico naturale. Sfrecciare sull’auto blu sapendo che il 70% ti disprezza è diverso dal farlo quando la totalità, di fatto, condivide il sistema liberale, cioè tutto quello che la democrazia ti ammannisce quotidianamente, dalle umiliazioni negli uffici pubblici alle lettere minatorie, dalle risatine dei militi quando vai a denunciare un furto alle risatine dei call center quando reclami un tuo diritto ma quel tuo diritto, guarda caso, si perde nelle more della burocrazia e delle leggine ad hoc fornite proprio dai caporioni alle multinazionali. Taccio del resto dell’arrosto: le umiliazione nella scuola, nel lavoro, nella buona amministrazione, quando si reclama la cultura.

E però da qui in poi sarà una gara, la gara del voto, abbiamo vinto, fateci votare, ve lo facciamo vedere chi siamo noi …

Poiché i prossimi mesi saranno impegnati in tali meschinità vi faccio riandare al piccolo enigma di D’Alema, il liberatore della Dardania … Ma sì, il toponimo Dardania è antichissimo, più antico degli Etruschi, almeno dalle parti del Kosovo o Kossovo o Cossovo … I Dardani, alleati dei Troiani o i Troiani stessi, popolo misterioso, razza dimenticata … Dardano, figlio di Zeus, e dell’atlantidea Elettra. Atlantide? Ma l’etimologia di Durazzo non è “catastrofe”?
Dardani e Achei, Ilio: non sarà stata la guerra civile di una razza dimenticata?

Una razza dimenticata, remota, e noi l’abbiamo bombardata … con precisione nichilista, ancora una volta.
Gli svaghi, ragazzi, non rimangono che gli svaghi.

Pubblicato da Alceste Link articolo originale https://alcesteilblog.blogspot.com/2020/01/non-ci-fanno-votare.html#more