Stando a un recente rapporto di DigiTimes, come riportato da Windows Central e WinFuture, diversi produttori taiwanesi di prodotti elettronici hanno individuato un responsabile: Texas Instruments. Infatti, la compagnia, nota diversi anni fa anche a livello consumer per le sue ottime calcolatrici, produce chip analogici necessari per compiti come la regolazione della tensione dei PC, componenti davvero indispensabili. Secondo le fonti, Texas Instruments è stata completamente incapace di aumentare la produzione e questo, a catena, ha causato la carenza di tutti gli altri chip che necessitavano di tali componenti. Al momento, ricordiamo, si tratta solo di una supposizione, ma sarà interessante vedere come evolverà la vicenda ora che è stata messa sotto ai riflettori. Fonte https://www.tomshw.it/hardware/crisi-dei-chip-scoperto-il-responsabile/

Il problema è capire perché Texas Instruments non riesce a far scalare la produzione.
Hanno problemi di forniture o di personale?

https://www.thestreet.com/investing/texas-instruments-drops-despite-earnings-beat: … Le azioni di Texas Instruments sono cadute dopo il rapporto, in quanto gli investitori sembrano vedere la guida come poco stimolante. Le aziende di semiconduttori hanno visto una forte domanda durante la ripresa economica, ma hanno affrontato problemi persistenti della catena di approvvigionamento. Le azioni di Texas Instruments sono scese di circa il 4.5% a $185.49 nel trading after-hours.

https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-01-26/texas-instruments-projects-strong-industrial-auto-demand: L’azienda ha una propria produzione, che fornisce circa l’80% delle sue esigenze, il che la mette in una posizione molto più forte rispetto ai concorrenti che esternalizzano di più, ha detto Lizardi. Mentre ci sono “punti caldi” di domanda legati a problemi di approvvigionamento, ha detto che Texas Instruments è fiduciosa di avere abbastanza materiale e produzione in loco per soddisfare i suoi obiettivi finanziari. La crescita a lungo termine della quantità di elettronica aggiunta alle automobili e ai macchinari alimenterà quei mercati oltre qualsiasi fluttuazione a breve termine, ha detto Lizardi.
A breve termine, la crescita del business automobilistico dell’azienda, in particolare, sta addirittura superando la forte domanda di veicoli, il che significa che probabilmente ci sarà un rallentamento degli ordini intorno alla metà dell’anno, secondo l’analista Tore Svanberg di Stifel Nicolaus & Co.

Se producono l’80% in house, non sono in grado di pompare la produzione per coprire in pochi mesi la produzione non fatta nel 2020. Nel frattempo, la loro produzione è il collo di bottiglia per tanti altri produttori. Bisogna anche considerare i vari lockdown e le varie limitazioni per chi lavora non miglioreranno la situazione. Qualsiasi supply chain ha degli anelli deboli e il mondo dei chip ne ha tanti. Mi fanno notare che ad esempio a produrre i chip probe ci sono pochissime aziende e gli sconvolgimenti avvenuti negli ultimi due anni ce li porteremo dietro per molto tempo.

Nei commenti un utente fa notare che Attualmente le consegne di integrati TI sono a 72 settimane. Un secondo utente sottolinea Il problema sono i cinesi, non gli americani, gli europei, i coreani, i giapponesi, i malesiani o i taiwanesi. In Cina non si produce causa Black-outs continui, inefficienza nei trasporti e nella logistica, calo della manodopera di schiavitù. L’errore dell’occidente è stato includere nella supply chain una dittatura comunista inefficiente e corrotta come la Cina. È semplicemente il caso di tagliarla fuori dalla produzione per i prodotti esterni al mercato interno cinese e ritornare a produrre in Nord America, in Europa e negli altri blocchi continentali. La Cina ha fallito, non è e non potrà mai essere e soprattutto non dovrà mai essere la fabbrica del mondo che funziona come una dittatura spietata che sfrutta i lavoratori in capi di rieducazione, non vi sono i più basilari diritti sindacali, si ammazzano gli studenti ed i monaci, la corruzione è ai livelli di Repubblica della Banane.

Tutti vogliono vivere con il just in time, fare magazzino è il male ormai e alla prima crisi crolla il sistema.