La continua disintegrazione degli Stati Uniti d’America, su cui è stata immaginata una finzione giocosa ma non realistica (http://stratediplo.blogspot.com/2020/08/de-pontiac-peltier-fiction-americaine.html), non è spontanea, e coinvolge abbastanza attori da meritare una ricerca delle reali motivazioni.

Non si tratta di una semplice radicalizzazione partigiana pre-elettorale. Non è semplicemente l’instillazione di motivi di discordia, o l’introduzione di un’ideologia conflittuale, per provocare una frattura e un conflitto tra i costituenti della società. Né è il crollo di un apparato marcio all’interno o prosciugato di risorse, né il rovesciamento di un regime dopo che il suo sostegno popolare è stato minato. Sembra esserci una collusione di attori, una concomitanza temporale e una profondità di azione che va ben oltre le circostanze dell’evento o gli interessi elettorali.

Con un pretesto circostanziale, ma non straordinario, in un Paese troppo armato, dove la polizia uccide spesso, si è scatenata un’ondata di delinquenza, violenza e odio a un livello non comune, che va ben oltre il quadro dell’opposizione politica. Tutto questo non è spontaneo come una dimostrazione di quartiere improvvisata nelle ore successive all’evento scatenante. Ovviamente ci sono leader, che sono stati addestrati da Otpor o equivalente (alcuni se ne sono vantati) a trasformare certi strumenti moderni in armi, a guidare manifestazioni di piazza, a prendere la stampa come testimone e poi a provocare la polizia, o anche a compiere azioni degne dei volgari barbagianni di un servizio di azione “civica” della repubblica francese. Come ovunque, ci sono masse che protestano in più o meno buona fede ma senza necessariamente puntare alla rivoluzione, provocatori che cercano la violenza (o il saccheggio) in sé come una vendetta senza futuro, e manipolatori che cercano una vera destabilizzazione (con o senza fine), come qualche anno fa sulla famosa piazza Maïdan di Kiev. Ma questo non spiega tutto.

Le municipalità stanno abbandonando interi quartieri all’occupazione e al saccheggio, ritirando le loro forze dell’ordine, oppure la sera o la mattina presto, soprattutto quando la popolazione è confinata nelle proprie case, permettono ai camion di consegnare pallet di mattoni all’angolo delle strade senza cantiere dove sono previste manifestazioni, I giornalisti (purtroppo è una consuetudine) e soprattutto i funzionari eletti (questo è più riprovevole) invitano i delinquenti a non indebolirsi, la polizia a non intervenire, i vicini e le vittime a non lamentarsi, i consigli comunali e i sindaci a ritirarsi o addirittura a smantellare i servizi di polizia. Tutto ciò non è compatibile con la ricerca di un vantaggio elettorale circostanziale e temporaneo, come ad esempio quando i funzionari pubblici o gli studenti sono spinti a dimostrare per richieste categoriche che promettono di soddisfare in caso di alternanza di potere, oppure che sanno di poter soddisfare, se non soddisfare completamente, almeno disinnescare quando, dopo l’alternanza, sono effettivamente al potere.

Nel caso in questione, è ovvio che, sia nelle grandi metropoli in fiamme che a livello nazionale, coloro che suscitano odio e gettano olio sulle fiamme non hanno alcuna intenzione di assumere il potere in seguito. Tuttavia, la maggior parte di questi istigatori e sostenitori delle fiamme provengono dal Partito Democratico, ma ovviamente non vogliono una rivoluzione che li porti al potere (e non si dice che una buona campagna elettorale non permetterebbe loro di farlo attraverso le elezioni), vogliono creare un profondo caos che renda impossibile a chiunque di esercitare il potere, non importa chi è al potere. Non si tratta di un’opposizione politica o parlamentare al governo o al presidente Trump (anche se questo è il discorso divulgato), nel senso legale e parlamentare in cui si intende in una democrazia, ma piuttosto di un’opposizione irriducibile al regime e allo Stato, come la guerriglia terroristica islamista in Siria, che gli Stati Uniti hanno chiamato “opposizione moderata” inviandogli pesanti armamenti militari collettivi (missili, carri armati, aerei telecomandati, ecc.). Non vogliamo battere il presidente uscente, vogliamo far crollare lo Stato federale.

Parlando del presidente in persona, si presumeva quattro anni fa che fosse stato chiamato come capro espiatorio per l’inevitabile crollo monetario ed economico, che, a meno che non mi sbagli, è iniziato nel settembre dell’anno scorso prima di essere convenientemente imputato alle misure antiepidemiche. Presumibilmente convinto, o quasi convinto, che il crollo sarebbe avvenuto durante questo mandato, il Partito Democratico ha presentato una candidata caricaturale e ripugnante (per perdere le elezioni), e il Partito Repubblicano ha dato la sua nomina a un simpatizzante indipendente ma non membro (certo un nazionalista disinteressato), non più ansioso dei loro rivali lungo la strada per assumere il fatidico mandato quadriennale. Donald Trump è stato colui che ha dovuto prendere le misure di ultima istanza che sono state definite nell’”Undicesimo Colpo di Mezzanotte del periodo anteguerra” (che è stato appena aggiornato e ripubblicato), oppure presiedere alla cancellazione del dollaro e quindi dello stile di vita americano (del pranzo gratuito). L’unica cosa che nessuno padroneggiava erano le date.

In precedenti “rivoluzioni colorate” all’estero, i fondi statunitensi provenienti, ad esempio, dai bilanci ufficiali o dai fondi neri del NED o della CIA sono stati introdotti illegalmente (poiché il diritto internazionale proibisce la destabilizzazione di uno Stato) nei paesi di destinazione attraverso organizzazioni cripto-governative, l’ambasciata locale degli Stati Uniti, pagamenti diretti agli attivisti, ecc. Per la Black Spring negli stessi Stati Uniti, sono i finanziamenti locali che vengono mobilitati, in questo caso fondi provenienti da grandi fortune, corporazioni e cause che vengono erogati in modo del tutto legale e danno anche luogo a sgravi fiscali. Un sistema equivalente alle detrazioni fiscali francesi per i contributi alle opere pubbliche (ma non limitato ad un importo ridicolo) permette alle società americane di effettuare grandi donazioni per ridurre i loro utili imponibili, il che spiega la proliferazione di varie “fondazioni” che spesso operano a beneficio di cause utili al grande capitale che le finanzia. E l’efficienza dei pagamenti diretti, senza l’uso di intermediari pubblici, è certamente migliore, evitando anche il controllo parlamentare sull’uso dei bilanci pubblici. In Francia, per esempio, i deputati del popolo potrebbero un giorno chiedere che lo Stato smetta di usare le tasse dei contribuenti lealisti per pagare il proselitismo, a coloro che possono essere liberati in anticipo, dell’accesso al paradiso attraverso l’occultamento massiccio dei consumatori di maiali e dei sostenitori dell’uguaglianza di genere.

Negli Stati Uniti, quindi, una rapida ricerca su Internet permette di sapere dove fare donazioni ai violenti movimenti razzisti Black Live Matters e Antifa in tutta trasparenza e legalità attraverso centri di raccolta autorizzati come Thousand Currents (che si vanta anche di finanziare legalmente l’immigrazione clandestina, per quanto insignificante negli Stati Uniti) o la Freedom Road Socialist Organization. Questo è ciò che fanno donatori generosi come la Open Society (George Soros), la Rockefeller Foundation, la Novo Foundation (figli dell’ ex uomo più ricco del mondo Warren Buffett), Kellogg’s, Wallace e consorte, e la pianificazione familiare internazionale (la cellula madre e l’industria degli organi è una beneficiaria), aziende come Ford o, inoltre, direttamente o indirettamente, i pluridecamilionari Warren Buffett e Bill Gates che, dieci anni fa, hanno dato vita al Giving Pledge, e oggi sono i principali finanziatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’anarchia è quindi molto seriamente finanziata, e da un sistema ufficiale di esenzione fiscale che significa che lo Stato stesso (simbolicamente) fornisce una grande quantità di finanziamenti senza che questi sussidi fuori bilancio vadano al parlamento (o all’esecutivo). Una rapida compilazione delle donazioni raccolte da Mille Correnti, specificamente per Black Live Matters, dimostra che non si tratta di pochi piccoli milioni che rappresenterebbero solo qualche migliaio di dollari di formazione, equipaggiamento e propaganda da parte di un leader manipolatore di folle di attivisti. Sembrerebbe piuttosto che non siamo molto lontani dall’ordine di grandezza ammesso dagli Stati Uniti per la destabilizzazione dell’ex Ucraina (cinque miliardi di dollari in dieci anni), da dividere, ovviamente, per il rapporto delle equivalenze di potere d’acquisto, dato che un dollaro acquista molti meno servizi a New York che a Kiev.

Tutto questo non è più banale di quanto sia spontaneo, circostanziale o reversibile, e non può essere semplicemente finalizzato a rovesciare gli equilibri elettorali di parte a spese del governo che ha continuato e approfondito la politica di ritiro degli Stati Uniti dalle organizzazioni internazionali e la denuncia dei trattati sul controllo degli armamenti, come si potrebbe pensare a prima vista. Un cambiamento di squadra e di politica permetterebbe certamente di reintegrare il Paese nella comunità internazionale, ma nulla, nemmeno una politica di massicce indennità della disoccupazione, può ripristinare la pace civile e sociale negli Stati Uniti nel prossimo futuro, cioè prima del crollo monetario, economico e sociale che era comunque inevitabile anche senza un’insurrezione anarchica o razzista. L’enorme investimento per fomentare il caos non è finalizzato a sconfiggere un partito, ma ad abbattere lo Stato federale.

I commentatori politici statunitensi affermano chiaramente che le elezioni del 3 novembre non risolveranno la disputa partigiana, e che qualunque sia il risultato, sarà fortemente contestato per diversi mesi, anche durante il mandato, dal partito sconfitto. Tuttavia, non sembrano avere l’acume politico per discernere, al di là della competizione elettorale e liberandosi dal linguaggio dei rispettivi partiti, il grave attacco al sistema politico e allo Stato. Accusare i Democratici di giocare con il fuoco sostenendo la violenza per rovesciare il Presidente repubblicano è un linguaggio fazioso e miope, rivelando in realtà l’incapacità di distinguere, dietro i suddetti Democratici, il nemico del sistema che li manipola per uno scopo molto più serio e duraturo.

Questo fine verso il quale le maggiori potenze finanziarie non statali (cioè la plutocrazia e il capitale apolide) sono fortemente, contemporaneamente e dal 3 giugno, apertamente impegnate, all’instaurazione di quella che modestamente chiamano Global Governance, alla quale gli Stati più potenti potrebbero tentare di opporsi, e si può supporre che gli Stati Uniti non siano i soli ad essere neutralizzati.

Poiché alcuni paragrafi non sono sufficienti, “Il Quarto Cavaliere dell’Era del Coronavirus” ha dedicato un capitolo al processo e alla posta in gioco di questo cantiere istituzionale globale, che sta per sconvolgere la vita quotidiana dei popoli e delle persone.

Dobbiamo attendere altri importanti annunci all’apertura dell’Assemblea generale dell’ONU tra tre settimane.

https://stratediplo.blogspot.com/2020/08/offensive-anarchiste-aux-etats-unis.html

25 Agosto 2020 – Liberamente scelto da Jean Gabin.

Nota: L’autore del sito è un ex militare, che ha scritto alcuni libri con le sue ipotesi sugli scenari futuri, in Francia soprattutto ma anche in Europa e USA. (quelli in grassetto sono i titoli di due di questi libri).