BY PAUL C. F. – Una notizia recente passata completamente inosservata è la strana e inconsueta alleanza tra alcune delle maggiori multinazionali e banche con la Santa Sede, a dicembre del 2020 è stata infatti formalizzata la creazione del “Council for Inclusive Capitalism and the Vatican”, un’organizzazione il cui scopo è di orientare le grandi multinazionali verso forme di capitalismo responsabile verso le società, i lavoratori e l’ambiente, in armonia con l’appello lanciato da Papa Francesco “ad ascoltare il grido della terra e dei poveri”. L’associazione si pone l’obbiettivo di promuove, sotto la guida morale del Pontefice, forme di capitalismo più “inclusive e rispettose degli interessi generali della società in cui operano”, ovvero quello che viene definito col nuovo termine di stakeholder capitalism. https://www.inclusivecapitalism.com/

Presidentessa del Council è la Signora Lynn Forester de Rothschild, moglie del banchiere inglese Sir Evelyn de Rothschild, vi partecipano inoltre come “Guardian”, ovvero controllori delle attività dell’associazione, i CEO di alcune delle più grandi banche e multinazionali, quali Bank of America, Allianz, Mastercard, British Petroleum, DuPont-Dow Chemichal, Merck Pharmaceuticals, Rockefeller Foundation, Fondi pensionistici privati e molti altri, insieme a Mark Carney, ex governatore della Bank of England e della Bank of Canada ed ex Goldman Sachs, ora inviato speciale dell’ONU per il clima. L’insieme di queste imprese ha una capitalizzazione di mercato di 2,1 trillioni di dollari, con 20 milioni di dipendenti in 163 Paesi.

Le imprese che aderiscono al Council, si impegnano formalmente ad indirizzare la loro attività verso gli obbiettivi etici promossi, e lo fanno pubblicando sul sito ufficiale del Council dei “commitments”, ovvero degli impegni formali verso degli obbiettivi etici da loro stessi elaborati.

Tutto molto bello e interessante, se vivessimo in un mondo di unicorni e prati verdi, peccato che tutte queste belle parole e questi impegni etici appaiano come una gigantesca operazione di marketing, una bella imbiancata alla facciata a cui il Pontefice si presta apponendo il suo sigillo di approvazione.

Che il Papa promuova ed esorti verso un capitalismo più etico non è nulla di disdicevole, anzi queste esortazioni sono in fondo parte del suo dovere pastorale, ciò che mi risulta incomprensibile è il fatto che gli stessi che hanno creato il modello economico post-1945 della globalizzazione guidata dal FMI e le giga-corporazioni più potenti dei governi, smantellando il tenore di vita nei paesi industrializzati per fuggire in paesi con manodopera a basso costo e zero limiti all’inquinamento, promosso la finanziarizzazione dell’economia che crea benessere solo per il vertice del sistema e drena risorse dall’economia reale, che sono responsabili di innumerevoli devastazioni ambientali, scandali, truffe e corruzione di governi, ora guideranno lo sforzo per correggere tutti i loro abusi, il tutto certificato dall’imprimatur della Santa Sede.

Soprattutto non si capisce perché, aderendo a questo club, si ottenga la patente di eticità, senza alcuno scrutinio o necessità di prova, solo sulla base di vaghi impegni auto-imposti. Di tutti i partecipanti al Council, l’unico che a quanto mi risulta si sia sempre impegnato fattualmente a conseguire i suoi impegni etici è Brunello Cucinelli, che, per inciso, in termini di dimensioni aziendali è un topolino tra gli elefanti.

Scorrendo infatti la pagina del loro sito dedicata ai commitment, cioè i loro impegni formali, si leggono una serie di altisonanti proposizioni, alcune francamente di poco conto, altre magari condivisibili, se non fosse che chi le propone le abbia da sempre ignorate e calpestate.

Prendiamo uno degli esempi più emblematici: BP, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo, che si impegna a:

“… to get to net zero on an absolute basis across the carbon in our oil and gas production by 2050 or sooner, with a target of 20% reduction by 2025 and aim for 35-40% reduction by 2030. [raggiungere lo zero netto su base assoluta di tutto il carbonio nella nostra produzione di petrolio e gas entro il 2050 o prima, con un obiettivo di riduzione del 20% entro il 2025 e puntare a una riduzione del 35-40% entro il 2030.]

oppure

“bp commits to no oil and gas exploration and production in the most sensitive protected areas, and aims to achieve net positive impact on biodiversity in our new projects and to enhance biodiversity around our existing major operating sites. “ [bp si impegna a non intraprendere attività di esplorazione e produzione di petrolio e gas nelle aree protette più sensibili, e mira a ottenere un impatto positivo netto sulla biodiversità nei nostri nuovi progetti e a migliorare la biodiversità intorno ai nostri siti operativi principali esistenti]

e ancora

Our new Regions, Cities and Solutions team will help countries, cities and corporations around the world decarbonize, aiming to partner with 10-15 cities and 3 industrial sectors: high-tech and consumer products, heavy transport and heavy industry. [l nostro nuovo team di Regioni, Città e Soluzioni aiuterà i paesi, le città e le aziende di tutto il mondo a decarbonizzarsi, puntando a collaborare con 10-15 città e 3 settori industriali: prodotti high-tech e di consumo, trasporto pesante e industria pesante]


e non può certo mancare…

In the UK, bp has launched a framework for action on racial injustice implementing commitments across transparency, accountability and talent through 2020 and 2021. [Nel Regno Unito, bp ha lanciato un quadro d’azione sull’ingiustizia razziale per attuare gli impegni di trasparenza, responsabilità e talento fino al 2020 e al 2021]

Bene, tutto molto bello, ma a me nascono spontanee alcune domande: BP è un’azienda petrolifera, la cui attività principale è estrarre e vendere il dannato petrolio, come fa a promuovere la decarbonizzazione, quando questo significa ridurre di fatto il suo fatturato? E come se un macellaio promuovesse il veganesimo, senza contare che non ci viene detto come tutto questo verrà misurato concretamente (ammesso che sia possibile) e chi verificherà il mantenimento degli impegni.

Le anime belle che chiedono a BP di decarbonizzare, forse non sanno che ancora oggi e per molti anni a venire avremo bisogno del petrolio per mantenere funzionante la mega macchina industriale che permette al mondo di funzionare, e che per ora non ci sono rinnovabili che lo possano sostituire, non è che per caso BP sta dando loro un contentino?

BP nello sua lunga storia ha sempre nei fatti calpestato tutto ciò che ora si impegna a fare, da quando si chiamava Anglo-Persian Oil Company e in Iran contribuiva attivamente al rovesciamento del governo legittimo di Mossadegh al fine di instaurare il più compiacente Reza Phalavi, fino al più recente disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico per la quale è stata condannata a pagare miliardi di dollari per negligenza acclarata e che ha causato un immane disastro ambientale; non era forse il caso di sottoporre BP ad un lungo periodo di prova prima di conferirle il diplomino di impresa etica?

Potremmo andare avanti così analizzando i commitment di quasi tutti i partecipanti al Council, da Bank of America, coinvolta e condannata in innumerevoli scandali finanziari (l’ultimo nel 2019), primo tra tutti il grande business dei mutui subprime che ha innescato la crisi finanziaria del 2008, a Merck Pharmaceuticals, coinvolta negli scandali riguardanti la vendita di farmaci e vaccini nocivi come il Vioxx ed il Gardasil, e così via fino in fondo alla lista. Sommando tutti gli scheletri negli armadi di tutte queste aziende non basterebbe il sacrario di Redipuglia per contenerli tutti.

In sintesi il Council non è altro che una grande operazione di marketing per ripulire un po’ l’immagine di molte imprese oramai svergognate davanti all’opinione pubblica, ciò che però mi lascia attonito è che il Pontefice si presti a tutta questa operazione, dalla quale avrebbe dovuto tenersi bene alla larga, considerando che non ci sono effettive garanzie che le suddette imprese si mantengano sulla retta via che promettono di percorrere. Inoltre il Vaticano ha già discreti problemi di immagine di per sé, dagli scandali sulla pedofilia, alle recenti distrazioni di denaro del Cardinale Becciu, all’indagine in corso su strani e ingiustificati movimenti milionari verso l’Australia.

https://www.smh.com.au/world/europe/vatican-says-2-3-billion-transferred-to-australia-like-science-fiction-20210101-p56r5p.html

Escludendo a priori che in Vaticano siano degli sprovveduti e si facciano facilmente coinvolgere in iniziative di cui non conoscono la portata, le motivazioni per giustificare l’adesione a questa operazione di marketing che mi vengono in mente sono due (sono naturalmente mie illazioni): Le casse del Vaticano (di cui nulla si sa di certo) sono in profondo rosso, a causa degli scandali sopra citati e l’amicizia con Lady de Rothschild potrebbe facilitare una qualche forma di sostegno o facilitazione finanziaria; oppure il pontificato di Francesco, sui cui molti cattolici sono fortemente critici, sta virando verso l’ideologia pseudo-ecologista e pseudo-etica propalata dai grandi Think Tank mondialisti, come il World Economic Forum, di cui gli aderenti al Council sono a loro volta sostenitori e promotori. Vista in questo contesto l’iniziativa si inquadra perfettamente nella promozione di un’immagine finto-moralista e quasi paternalistica che il Big Business vuole dare di sé, il tutto propedeutico a promuovere il ruolo sempre più preponderante che il Big Business internazionale vuole avere nella Governance mondiale, sostituendosi sempre più al ruolo svolto dagli Stati nazionali e dalla politica.

Per fare tutto ciò, c’è bisogno di dare di sé un’immagine ben ripulita, e il newspeak orwelliano ne è parte integrante: War is Peace, Freedom is Slavery e… BP is Carbon Neutral.