La Danimarca di Rasmussen aveva adottato una politica molto dura sull’immigrazione. Gli stranieri condannati (ma che non potevano essere rimpatriati) dovevano essere trasferiti sull’isola di Lindholm. Nel frattempo i migranti che avevano commesso reati sono rimasti a Kærshovedgård (Jutland centrale), un vecchia prigione trasformata in centro per l’accoglienza. La vicina città di Bording è diventata invivibile: violenza, vandalismo, rapine e droga. Ma la decisione di inviare gli immigrati criminali sull’isola di Lindholm ha continuato a sollevare polemiche nei danesi buonisti.

Nel 2018 gli immigrati erano l’8,5% della popolazione, il Governo danese è preoccupato perché al momento ci sono grossi problemi di integrazione.

Il 5 giugno 2019 le elezioni hanno stravolto tutto, i partiti dopo vari giorni di trattative hanno creato il nuovo governo, il più grande disaccordo era in materia di immigrazione. Enormi discussione attorno alla questione del divieto di indossare burqa e niqab in pubblico e alla legge “jewelry bill” che consente al Governo di sequestrare oggetti di valore ai rifugiati per aiutare a pagare i costi. Dunque l’attuale governo ha ammorbidito le restrizioni e ha abbandonato il progetto di trasferire i migranti condannati sull’isola Lindholm. Una sinistra danese che vuole sempre maggiore manodopera straniera e che contemporaneamente crede di eliminare le crescenti disuguaglianze.

Da https://www.thelocal.dk/20190626/new-danish-government-to-scrap-plans-for-deserted-island-deportation-facility si apprende che l’isola non sarà più utilizzata come struttura, ma gli stranieri condannati non resteranno a Kærshovedgård, sta per essere formato un nuovo piano per ospitare i migranti. Forse saranno ospitati a Sjælsmark. Le famiglie verranno trasferite in base alle raccomandazioni della Croce Rossa. Ultimo ma non meno importate: la Danimarca riprenderà ad accogliere i rifugiati seguendo il sistema delle quote indicato delle Nazioni Unite.

Unica nota positva, la Danimarca si concentrerà sul ritorno dei rifugiati nei loro paesi di origine se le condizioni saranno ritenute possibili.

Ma torniamo alla nostra aaddoorraattaa Svezia (TI STO SUL CAZZO PERCHE’ TI CRITICO? E allora racconto oggi una simpatica storiella che a una filo russa non poteva sfuggire, oggi sono trashumosa)

Ad Aprile in Svezia due bambine sono state tolte a Denis Lisov (russo) e sono state affidate ad una coppia islamica. Il padre scappa con le due figlie piccole e la terza (più grande) scappa con lui in Polonia dove chiedono asilo. In questi giorni il tribunale di Varsavia ha stabilito che i servizi sociali svedesi hanno violato i diritti umani delle bambine. Gli stessi polacchi a gran voce hanno chiesto la concessione di asilo. Ma attenzione perché la Svezia lo ricercava e lo accusava di rapimento. Gli stessi polacchi rimangono basiti durante le indagini perché scoprono che la Svezia gli toglie le figlie e le affida a una famiglia musulmana, concedendogli di vederle solo per sei ore alla settimana. La Polonia concederà asilo politico alla famiglia fuggitiva. MA perché hanno tolto le figlie a Lisov? Quale grave colpa può avere? La mitica Svezia gliele ha tolte (vedi media polacchi e russi) perché aveva perso il lavoro e la moglie era caduta in depressione. I media ribadiscono che la povera famiglia non riuscì a difendere i propri diritti e non volevano una famiglia affidataria.

Ne aveva parlato anche Peter Sweden

che vi avevo già presentato in questo articolo https://www.orazero.org/in-svezia-va-tutto-bene-state-sereni-forse/. Tempi interessanti in Scandinavia. Alessia C. F. (ALKA)

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.