Le teorie del complotto, pur verosimili, logiche ed altamente probabili, fanno fatica ad essere prese in considerazione da persone in buona fede.

Ci sembra pazzesco che un manipolo di miliardari assetati di dominio riescano ad organizzare e realizzare in azioni pensieri da psicopatici, succede che noi persone normali ed oneste rifiutiamo di accettare un pensiero folle, e succede che di fronte ad un fatto che non ci piace rifiutiamo che sia stato prima concepito, premeditato.

Lo rifiutiamo perché vogliamo automaticamente distinguerci e pensiamo “io non devo e non posso pensare cose così orribili, non devo nemmeno concepirle”. 

Qualcuno fa l’errore di pensare che per essere una brava persona debba dimostrare di non essere in grado di concepire pensieri orribili.  

Oppure lo rifiutiamo per presunzione, cioè presumiamo che gli altri siano come noi e che per loro è dunque impossibile pensare certe cose.

E la presunzione interviene anche quando sentiamo parlare i padroni del mondo: buonismo a raffica, buoni propositi da tutte le parti, love and peace come se piovesse e volemose bene in tutte le lingue, …anche in arabo!, e anche qui presumiamo che chi parla così non possa certo volere il nostro male. 

Bene! Non lo vuole! 

Non credo che siano sadici con i sudditi, credo piuttosto che il male che si ripercuote su di essi sia solo una conseguenza dell’avidità di dominio e potere dei padroni del vapore. 

Un effetto collaterale che non viene preso in considerazione da chi non fa alcuna differenza tra bene e male, cosa che invece ha ben chiara una persona perbene.

Se così fosse allora dovremmo pensare che la nostra passività ingenua serva ad alimentare la loro fame chimica di dominio, idem i freni che ci autoimponiamo nel pensare da “cattivi”. 

Per esempio, chi non mai ha desiderato la morte di qualcuno almeno una volta nella vita? 

È il tipico pensiero che appena appare nella nostra mente lo si rifiuta e condanna, facciamo tutto da soli, noi pensiamo, noi giudichiamo il nostro pensiero e noi condanniamo cosa abbiamo pensato.

E se casomai quel qualcuno morisse sul serio proviamo un brivido di soddisfazione, ma anche qui subito censurato dal nostro cervello formale, ossia quello che ci spiega cosa si può, o non si può pensare.  

Se invece…

si lasciassero fluire i pensieri più disparati senza giudicarli o censurarli, senza che ci facciano sentire colpevoli di averli pensati e senza inquadrarli nella categoria bene/male si potrebbe iniziare a trovare delle logiche limpidissime in qualsiasi teoria del complotto.

E una volta trovate si potrebbe iniziare ad individuare anche riscontri oggettivi nella realtà quotidiana, i complotti diventano meno incredibili anche per i benpensanti.

È una pratica che si può fare a cuor leggero perché non sono i pensieri che vanno giudicati ma le azioni, per esempio se io penso di squartare un criminale e di impiccarlo con del fil di ferro ma non lo faccio, non sono un assassino. 

Se invece penso che certi pensieri siano da criminali ma, da dottore pluridecorato faccio abortire una donna sì, sono un assassino (e anche lei).

È solo un invito per i negazionisti del complotto a giudicare i fatti non le parole o i pensieri, iniziando dai nostri. 

È un invito a essere scettici perché il fidarsi o il negare a priori implica un credere o un non credere a qualcosa. 

Un scettico non crede ma osserva fatti e realtà.     

Fatto questo enorme lavoro di auto osservazione del nostro universo interno si può iniziare a valutare e dare un senso a disegni che prima ci sembravano inconcepibili, o che forse rifiutavano di scandagliare semplicemente perché orribili.

Il complotto ci sembra meno assurdo ed il passo successivo ci fa osservare che noi stessi siamo parte (lesa) di quei disegni.

Ribellarsi serve a fermare il processo di estinzione del proprio spirito, e fermare il processo di estinzione del proprio spirito serve a diventare immortali. 

Intendo dire che chi permette al proprio spirito di annullarsi, una volta morto fisicamente non lascia traccia alcuna di sé.