Perché così tanti morti in Italia rispetto ad altri Paesi Occidentali ? Questa è la domanda delle domande, la madre di tutti gli interrogativi.
Se l’Italia riuscirà a rispondere in maniera soddisfacente a questa domanda, se l’Italia saprà comunicare al Mondo, in maniera convincente, i motivi di questi xx.000 morti, allora la nostra rinascita sarà enormemente più facile. Le nostre piazze, le piazze più belle del mondo, saranno di nuovo gremite di visitatori  ed i nostri prodotti apprezzati ed acquistati in ogni dove.

La liquidità e i rapporti economici con la UE alla fine sono problema secondario. Alla fine si stamperà moneta, si dovrà stampare tanta moneta, come succederà ovunque e come sostiene Draghi. Oppure, se proprio non vogliono stampare, basterà mandare crucchi e mangiarane a quel paese.
Il problema vero sono i nostri dati: i nostri morti sono troppi rispetto agli altri. La sfida è convincere il Mondo che questi morti sono frutto di trasparenza e forse di varie altre cose che abbiamo fatto bene, forse meglio di tanti altri, e non invece la dimostrazione di un Paese dalla Sanità traballante, con organizzazione delle emergenze e sicurezza allo sbando.

Guai se non sapessimo capire noi stessi i motivi di questa debacle e, soprattutto, se non sapessimo comunicare questa nostra storia al Mondo, o per mancanza di leadership o per la solita partigianeria interna. Sarebbero guai grossi, l’Italia finirebbe come una Cina o un Iran qualunque.

Perché tutti questi morti rispetto ad altri Paesi? Dobbiamo, prima di tutti, capirlo noi. Occorrono analisi rigorose e trasparenza totale nei numeri, nel capire perché così tanti morti; non siamo i crucchi che truccano le emissioni, noi. Occorre leadership comunicativa nel fare capire al Mondo dove abbiamo (forse) sbagliato e dove invece (forse) abbiamo  dato prova di determinazione, dedizione, trasparenza,  onestà intellettuale, creatività  e, alla fine, forse,  di essere stati dieci giorni avanti a tutti gli altri nel comprendere e contenere questa bestia.

Te la senti Giuseppi di immedesimarti in questo ruolo di alfiere e comunicatore della rinascita Italiana ?      Noi crediamo proprio di no e faresti bene, il prima possibile, a salire al Colle e lasciare la palla a SuperMario, come sostenuto in questo blog da Lorenzo Marchetti.

L’Italia non è un Paese qualunque. L’Italia è l’Italia, uno dei Paesi cardine della civiltà e della cultura Occidentale. Paese nei pensieri di tutti, forse anche perché abbiamo contribuito a popolare il globo.  Ho vissuto parecchi anni all’estero e tutti conoscono e parlano dell’Italia. Cosa e perché qualcosa succede in Italia è sempre sulla bocca di tutti (da non confondere su cosa accade tra Piazza Montecitorio, Largo Chigi, Saxa Rubra o villa Taverna, di cui nel mondo frega nulla a nessuno).
Le elite del mondo, quelli con la casa in Chianti o l’appartamento a Cannaregio, ci staranno ad ascoltare attentamente. Saranno tutto orecchi. Il ritornello che ho sentito queste settimane dalle TV/giornali esteri che contano: “They have an excellent Health System. I have tried it. If it can happen in Italy it can happen anywhere.”

Ma i morti sono tanti, troppi. Un macigno. Troppi rispetto ad altri Paesi Occidentali. Il Mondo aspetta le nostre analisi, le nostre spiegazioni, i motivi di questa apparente debacle. Ecco una lista di otto possibili motivazioni, del tutto preliminare e  incompleta, ma ecco un inizio:

1) Siamo solo davanti a tutti gli altri. Siamo sulla stessa curva, ma davanti.  Abbiamo fatto più tamponi e scoperto più polmoniti da covid19.  Tra qualche settimana anche i numeri degli altri Paesi saranno come i nostri. Siamo i precursori.

2) Potrebbe essere soprattutto una questione di definizione statistica e contabile:

  • l’ormai famoso morire con covid o per covid (alla tedesca);
  • diagnosi fatta con tampone positivo e/o radiografia polmonite;
  • decesso ospedaliero/casa, con o senza tampone.
  • Qui bisogna chiarire bene cosa includono i nostri dati. Chiarire che noi mettiamo nelle statistiche tutti i morti potenzialmente riconducibilie a Covid19. Noi non siamo l’Iran o la Cina (o i Crucchi).

3) In tante zone, troppe zone, è stata raggiunta troppo presto la saturazione dei posti ospedalieri, sia pneumologici sub-intensivi, che di terapia intensiva. Questo ha portato a troppi malati lasciati a casa, senza  antivirali, senza saturimetro,  senza sostegni respiratori per troppo a lungo, portati in ospedale solo a malattia già grave. Insomma un collasso in troppe strutture sanitarie. Collasso anche dovuto alla veloce trasmissione intra-ospedaliera, tra medici e pazienti. Dovuta probabilmente alla carenza di DPI. Collasso che ha avuto un effetto catastrofico a valanga sul numero dei morti.

Pazienti Covid-19 in terapia intensiva per regione

Dati del ministero della Salute, aggiornati alle 18.00 del 3 aprile 2020 – Pazienti Covid-19 / Capienza

4) Legata al punto precedente. Forse una scarsa cultura/prevenzione nei nostri ospedali riguardo le malattie infettive e respiratorie. Il colera e il tifo sbiaditi ricordi, la spagnola 100 anni, la tubercolosi un qualcosa di molto lontano nel tempo.   Una classe medica, ferratissima di tumori e malattie cardiovascolari, ma colta impreparata dalle malattie infettive ? Malattie infettive forse più presenti nelle megalopoli multirazziali del pianeta che nei nostri ospedali del nord italia.

5) La nostra popolazione è tra le più anziane al mondo e da qui ovviamente l’alta mortalità. Ma da noi l’aspettativa di vita è tra le più alte al mondo: 83 anni per le donne e 77 per gli uomini. Aspettativa di vita molto più alta di Germania, Olanda e Stati Uniti, ad esempio. Di chi è il merito di tutto questo? Della altissima aspettativa di vita e della conseguente anzianità della popolazione?  Forse il merito è anche un pochino del nostro bistrattato sistema sanitario?

6) Qualche fattore, o ambientale o genetico, per cui alcune zone del nord Italia sono state colpite da forme gravi in maniera assolutamente abnorme rispetto ad altre zone. Domanda difficilissima alla quale dovremo rispondere.

7) Forse un problema, più che della Sanità ospedaliera, del sistema che viene prima? Il sistema territoriale pubblico dei medici di famiglia che, per tanti motivi, non si è rivelato in grado di captare e gestire a livello domiciliare le prime avvisaglie e poi la crescita esponenziale dei casi?  Io, che ricordo ancora quando il medico veniva a casa a visitare per una influenza, non ho mai trovato essere  brillantissima idea avere 20 persone accalcate in una piccola sala di aspetto di un medico della mutua, tutti intenti a trasmettersi virus e batteri l’uno con l’altro. Si narra invece che in Germania l’assistenza domiciliare di primo livello funzioni come un orologio. Il paziente viene visitato subito, dotato di saturimetro, isolati tutti i suoi contatti, seguito e monitorato giornalmente. Sarà vero? La testimonianza di troppi in Italia è stata: “mi hanno detto di richiamare solo se la febbre superava 39 ed iniziavo ad avere disturbi respiratori”. Oppure: “sono stato io a chiamare ed avvisare le persone con le quali avevo avuto contatti”.

8) Oggi ho letto un paio di articoli dei giornali americani con testimonianze dirette riguardo l’epidemia a New York. Sembrerebbe che, da diverse testimonianze di dottori in prima linea, la malattia vada aggredita con tempismo nelle sue fasi iniziali, capendo subito quando c’è carenza di ossigenazione. Sembrerebbe che, quando si arriva a dovere intubare per un aggravamento repentino, sia forse tardi. Che poi è la stessa ipotesi del prof. Luciano Gattinoni, emerito della Università di Milano,  che sostiene l’importanza di una diagnosi precoce. Diagnosi precoce che non è stata possibile con l’afflusso convulso negli ospedali delle zone critiche.

Quindi ritorniamo al punto 3. Voi che ne pensate? Quali sono, secondo voi, i principali motivi di tutte queste morti rispetto ad altri Paesi Occidentali?

Sarà un lungo processo all’Italia e dobbiamo capire bene cosa sia successo.   

Dobbiamo anche farci difendere da ottimi avvocati che ci facciano vincere nel tribunale del Mondo. L’avvocato giusto non è certo il professorino di diritto devoto di San Pio.