Nicolas Bonnal – Ci sono coloro che, così graziosi e divertenti, come i giornalisti del NYT, sostengono che il Great Reset sia una teoria della cospirazione, mentre il Forum di Davos se ne vanta sul suo sito web, e poi c’è chi teme il prossimo Great Reset, come se fosse già qui. Allora facciamo un piccolo promemoria per distrarli. Sono abbastanza grande da aver visto l’inizio del Great Reset nei primi anni ’70: erano gli anni della crisi petrolifera, il Club di Roma, il Green Sun e il Rollerball, tutto quello che serviva per rassicurare i bambini e preparare un Great Reset: lo farete, altrimenti questo è quello che succederà… E siccome non è successo, lo provocheremo, con il ben noto computer che rende facile la gestione della società totalitaria. Tutti i film di Hollywood hanno denunciato fino a poco tempo fa i “control freaks” (maniaci del controllo) nei loro scenari, ma siccome non gli crediamo mai…

Negli anni Ottanta, quando mi sono interessato per la prima volta a questi temi, ho incontrato uno specialista di nome Yann Moncomble*, scomparso prematuramente, che ha descritto la strategia dei globalisti dall’inizio del ventesimo secolo. Jacques Bordiot lo aveva preceduto qualche anno prima con un eccellente libro intitolato “Une main cachée dirige” (Una mano nascosta dirige). Sentivamo che tutto veniva allestito dalle banche ormai da metà dell’Ottocento (era la grande trasformazione del genio Polanyi o del manifesto comunista di Karl Marx) e da allora siamo stati guidati da questi buoni pastori, come un buon gregge. Esercitazioni di ingegneria fisica e mentale, le due guerre mondiali hanno inquadrato il movimento e hanno prodotto precipitosamente l’ascesa della tecnocrazia dominante e quella del gregge spaventato di cui parlava Tocqueville con un tono visionario.

Il 1945 e la pseudo-dichiarazione dei diritti umani hanno segnato un passo verso il totalitarismo globale. François Furet, l’uomo che ha riscoperto Augustin Cochin, di cui ho parlato tante volte, ha trovato questa dichiarazione troppo minuziosa. E a ragione: è indiscreta, controlla, comanda, dirige, serve un’élite dominante che è arrivata a controllare tutto verso la fine degli anni Sessanta. Come dice Watzlawick, ha bisogno della sfortuna degli uomini per governarli meglio.

Le élite al potere ora (Merkel, Macron, Bruxelles, Netanyahu – vedi il rabbino Amnon Itshak) sono spietate: vogliono scuoiare, archiviare, vaccinare, controllare. Nel 1967 Brzezinski presenta il suo famoso libro sulla società technetronica. Anche lui non controlla le sue parole, certo é che a denunciare, solo da più lucidi, coloro che saranno rapidamente ridefiniti teorici della cospirazione! E scrive il bastardo:

“Un’altra minaccia, meno evidente ma non meno fondamentale, è quella della democrazia liberale. Più direttamente legata all’impatto della tecnologia, implica il graduale emergere di una società più controllata e diretta. Una società di questo tipo sarebbe dominata da un’élite la cui pretesa di potere politico sarebbe basata su un presunto know-how scientifico superiore. Libera dai vincoli dei valori liberali tradizionali, questa élite non esiterebbe a raggiungere i suoi obiettivi politici utilizzando le più recenti tecniche moderne per influenzare il comportamento pubblico e tenere la società sotto stretta sorveglianza e controllo. »

L’élite che lavora con Macron è una conseguenza del maledetto bonapartismo di cui ho parlato più volte qui e altrove (vedi il mio libro “Coq hérétique” pubblicato nel 1997 su Les Belles Lettres). Ma è stata scelta per andare fino in fondo e lo farà. E’ ben pagata e motivata per farlo. Sempre negli anni ’80, abbiamo visto questa casta globalista di funzionari pubblici di alto rango ed ex “sessantottini” prendere ordini da Bruxelles e dal capitale, quando sembrava che l’U.R.S.S. non rappresentasse più una minaccia (vedi il mio testo su Zinoviev) e che avrebbero avuto finalmente la mano libera per riempirsi le tasche e mettere il populame a tacere.

Guy Debord ha scritto alla fine degli anni ’80:

“Dobbiamo concludere che un cambiamento è imminente e inevitabile nella casta cooptata che gestisce il dominio, e in particolare dirige la protezione di questo dominio. In tale ambito, la novità, naturalmente, non sarà mai esposta sul palcoscenico. Appare solo come un fulmine, che si riconosce solo dai suoi colpi. Questa nuova generazione, che completerà in modo decisivo l’opera dei tempi spettacolari, opera con discrezione, e sebbene riguardi persone già installate nella sfera stessa del potere, in modo cospirativo. Selezionerà coloro che vi prenderanno parte sulla base di questo requisito principale: che sappiano chiaramente a quali ostacoli andranno incontro e di cosa sono capaci. »

Vediamo con Macron, Merkel o Grisham (governatore democratico dello stato del New Mexico che ha appena ordinato la chiusura parziale dei negozi di alimentari) che non ci sono più ostacoli sul loro cammino e che sono capaci di tutto. Una volta, aggiunge Debord, che si può “misurare il punto in cui è stata raggiunta la capacità di sopportazione e sottomissione degli abitanti”, ci si può permettere qualsiasi cosa. Mi dispiace, ma è così che stanno le cose. Rileggere Bernays o Celine o anche Il lupo della steppa, per capire. Non parla d’altro, Il lupo della steppa.

L’élite globalista voluta da Wilson o dallo pseudo-colonnello Mandel House si è formata nel 1945 e ha raggiunto la maturità alla fine degli anni Sessanta: erano gli anni di Rockefeller, Giscard e la Trilaterale di cui parlava il mio amico Moncomble. Questa élite è totalmente senza radici, tecnofila e piena di paradigmi (Nizan ha visto molto bene la sua fonte borghese, ne ho parlato qui). È un’élite gnostica elevata da schermi dentro delle Babele in vetro, come la sua innumerevole mandria. In Europa abbiamo potuto vedere l’emergere di questa élite, in parte nazista tra l’altro (vedi il mio testo su Hallstein) già negli anni Sessanta. L’immigrazione, la società dei consumi e la liquidazione dell’istruzione avrebbero creato una nuova popolazione tecnofila, nomade e sottomessa.

E poi è arrivato Gorbaciov. Da allora, tutto è andato amplificandosi e accelerando, la stupidità e la vigliaccheria delle masse non ha fatto nulla per ascoltare le Cassandre censurate di teorici della cospirazione. Il controllo delle élite asiatiche o russe è andato di pari passo, qualunque cosa pensino alcuni ingenui che si preoccupano della Via della Seta o del modello cinese. Il modello cinese, che richiede la vaccinazione, il controllo biometrico e la gestione informatica dei suoi circa un miliardo di abitanti. Anche in questo caso gli oligarchi del capitalismo e del comunismo si saranno meravigliosamente stretti le mani. Sono stati Kissinger e Nixon a volere questo riavvicinamento alla Cina di Mao, non è vero?

Non sono qui per parlare del prossimo anno, tutti gli anti-sistema lo fanno, invano per di più (“Teoria della cospirazione! Teoria della cospirazione!”). Volevo solo dire che le cose sono in una logica terminale. Chi ha fatto così tanto non può fermarsi in viaggio (la strada per il club di Roma e il Green Sun) e chi ha fatto così poco per difendersi se non cliccare per vent’anni (me compreso, non è questo il problema) non dovrebbe sorprendersi di quello che gli succederà.

Bibliografia sommaria :
Zbigniew Brzezinski : l’ère technétronique
Guy Debord : Commentaires
Paul Watzlawick : Faites vous-même votre malheur
Nicolas Bonnal : si quelques résistants (à télécharger gratuitement sur reseauinternational.net)

  • Yann Moncomble [Ndt] http://www.edizionisolfanelli.it/yannmoncomble.htm

Scelto e tradotto da Jean Gabin