Pianeta Dei Pazzi: Speciale Natale

Buon Natalis Solis Invictus a tutti!

La storia del natale nasce da lontano, diciamo circa tremila anni fa, in Egitto, alimentato da miti di millenni più antichi.

Come saprete quel birichino del sole, in modo del tutto casuale il giorno del 21 dicembre compie il suo moto in modo del tutto peculiare, quel giorno, infatti è il più corto dell’anno.

Gli antichi, che la sapevano lunga, presero proprio quel periodo, coincidente con il simbolo della stagione invernale come un segno di rinascita. Una vittoria della luce,  da sempre rappresentante la divinità  e le tenebre considerati simboli delle forze del male:

L’idea deve essere venuta in mente ai primi uomini rinchiusi di notte nelle caverne, con le tigri dei denti a sciabola che li aspettavano fuori.

Grande festa , in quel d’Egitto, ai tempi dei faraoni,nella notte tra il 24 e il 25 dicembre dicembre si festeggiava la nascita di Horus, il Dio sole bambino.

Il Dio Sole ebbe diversi nomi, nei corso dei millenni, Ra, Aton, Osiride, Horus e Serapide,  in età ellenistica, spesso accostato a vari imperatori romani, come titolo onorifico. A onore del vero gli egizi antichi chiamavano “Horus” il sole del mattino “Ra” quello di mezzogiorno e “Atun” il tramonto: ne consegue che veneravano il sole nei diversi suoi aspetti, non divinità diverse tout court. La liturgia del Dio Horus, che fa parte di una “trinità”, con il padre Osiride, e la madre Iside è particolarmente interessante.

Horus, il dio bambino degli antichi egizi nasce appunto a cavallo tra il 24 e il 25 di dicembre. Horus è partorito da una vergine, ha avuto dodici discepoli, è stato sepolto e poi resuscitato, ha ridato vita a un morto (El Azar us= Lazzaro), era soprannominato la “Verità”, la “Luce”, il “Messia”, il “buon Pastore”, il “Krist” (l’Unto). Era denominato anche “fanciullo divino” e Iusa, figlio prediletto. Il padre divino di Horus era Osiride, con cui egli si identificava («Io e mio Padre siamo Uno»), mentre il padre terreno era Seb (Giuseppe); il dio Thot annuncia ad Iside che concepirà un figlio virginalmente. Horus nasce in una grotta, annunciato da una stella d’oriente, viene adorato da pastori e da tre uomini saggi che gli offrono doni. A dodici anni insegna nel tempio e poi scompare fino ai trent’anni. Horus viene poi battezzato sulle rive di un fiume da Anup (Giovanni) il battista, il quale in seguito verrà decapitato. Combatte quaranta giorni nel deserto contro Set (Satana), compie numerosi miracoli e cammina sulle acque… Più o meno, se vogliamo accogliere le voci degli studiosi cattolici che cercano di confutarle, ricordiamo a tutti che si tratta di miti modificatisi nel corso di parecchi millenni, e capaci di diverse interpretazioni. A onor del vero ritengo che la schiavitù del popolo ebraico sotto il giogo egiziano, durata diversi secoli, possa avere “leggermente” ispirato i miti ebraici prima e cattolici poi.

Non solo, nella liturgia Cristiana Gesù nasce sotto una palma, che diverrà in seguito una grotta… ma di quello parleremo più avanti.

Una altra divinità fondamentale del periodo era il dio Mitra degli antichi persiani, secondo una antica leggenda persiana sarebbe pure lui nato da una vergine, ma, per via delle attente distruzioni della liturgia e degli scritti che la rappresentavano, fatta dai romani prima e dai musulmani poi, tutto si fa molto incerto.

Da parte loro i persiani, gli attuali iraniani, riescono a festeggiare tutt’ora in Natale , ovvero la festa di Mitrha dalla “madre vergine” Anahita. Ovviamente la festa cambia leggermente significato, sotto il controllo  implacabile degli ayatollah sciiti. Il 21 dicembre in Iran si festeggia Shab-E-Yalda, letteralmente “la notte della nascita”, diventata una sorta di festa in famiglia e l’equivalente del nostro San Valentino. “Shab Yalda”, infatti significa , secondo i massimi poeti iraniani del 14 secolo , il “mistero della notte“, ovvero quello degli occhi neri e dei capelli neri dell’amata. Si usa far notte tutti insieme a leggere poesie d’amore e a mangiare frutta.  Poteva andare peggio, visto il ferreo controllo delle autorità religiose locali. Gli archetipi sono duri a morire.

Certo è che il mitraismo e il culto del sole egiziano si fondono con alcune religioni solari ellenistiche e confluiscono nell’impero romano.

Il 25 dicembre, detto natalis solis Invictus  era a Roma nei primi secoli dopo cristo la principale festività religiosa, da essa traeva ispirazione i miti di Horus, Mitea e i seguenti:

  • El Gabal ( Dio della montagna) culto solare siriano giunto all’apice con l’imperatore romani detto impropriamente Eliogabalo. Il dio era rappresentato da una meteorite, che i fedeli toccavano per ingraziarsi la divinità ( meteorite, la mecca… vi viene in mente niente, cari amici musulmani?).
  • Elio, il dio del sole degli antichi Greci, figura secondaria ma di tutto rispetto nel pantheon dell’Olimpo.
  • Dionisio, che si riteneva concepito da una folgore. Si festeggiava con grandi feste, dette le “piccole dionisae” nel periodo tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.
  • Le tre dee vergini del pantehon greco, Atena, Hestia e Artemide.

Insomma, forse per i romani stessi non era ben chiarissimo chi o cosa si festeggiava  tra i Saturnali e il 25 dicembre, ma festeggiavano eccome.

I primi sacerdoti cristiani videro che pure ai loro fedeli piaceva festeggiare, per cui… si inventarono letteralmente la data del 25 dicembre come giorno della nascita di Cristo. Poi, se il mito dei Mitra nato da una vergine sia anteriore al mito cristiano o l’ennesima contaminazione del tempo, ha poca importanza.

L’importante è festeggiare, per cui Buon natale a tutti!

da Nuke di Liberticida per gli amici di Orazero