Ognuno di noi necessita di rilassarsi e di svagarsi, a maggior ragione in questi tempi di Great Reset in cui tanta preoccupazione viene provata da tutti coloro che si rifiutano di mettersi un paio di fette di salame sugli occhi e che ancora si ostinano a ragionare con la propria testa; è sempre di fondamentale importanza scaricare la tensione emotiva al fine di mantenere la mente lucida. Per farlo vi è un’abbondanza di metodi: c’è chi – per esempio – pratica con dedizione e ardore un’attività sportiva, chi si trastulla con un hobby, chi legge molti libri, chi guarda film in continuazione, chi tifa per un campione sportivo o per una squadra di calcio… Sicuramente molti di noi sono appassionati tifosi di calcio. Chi non ha una squadra del cuore per cui palpitare? Personalmente, dopo aver passato una vita intera allo stadio, ho deciso di non seguire più il calcio. La fede calcistica e la passione per la propria squadra del cuore, o comunque per qualsiasi altro sport, non sono in sé cose cattive. È sempre bello avere qualcosa per cui emozionarsi, magari in compagnia degli amici di infanzia. Il tutto serve, appunto, a tenere sgombra la mente da quei cattivi pensieri che in questo momento certamente abbondano. Ma il calcio è oggi diventato – almeno ai miei occhi – uno dei più formidabili strumenti di omologazione culturale in mano all’élite. Forse lo è sempre stato. Chissà?

Ma per uno come me, nato negli anni ’70, cresciuto col mito della nazionale italiana campione del mondo ai mondiali di Spagna ’82, il calcio di oggi è un qualcosa di troppo falso, scadente e onnipervasivo per poter essere ancora supportato (o sopportato?). La mia generazione è cresciuta avendo come miti calcistici personaggi non necessariamente positivi (vedasi Maradona, di cui per altro non mi riesce proprio di parlare bene, anche oggi che è trapassato). Ma i calciatori di oggi sono così diversi dai miti degli anni ’80… Pur con i loro limiti, quelli erano personaggi veri, genuini, ruspanti. Come non ricordarsi, sempre a proposito di Maradona, della cosiddetta “mano de Dios”, con cui l’argentino volle prendersi beffe degli inglesi, da cui pochi anni prima l’Argentina aveva subito una grave batosta nella guerra delle Falkland?

Oggi invece i calciatori sembrano essere premiati non solo in base alla propria bravura ed alle proprie capacità tecniche ma anche in base alla loro intrinseca capacità di omologarsi e di fare propria l’agenda conformista dell’élite. Ecco dunque le “battaglie” del mondo del calcio in nome del fairplay, della lotta al razzismo, della parità tra i sessi, del cambiamento climatico, degli bambini poveri e malati, della democrazia, delle popolazioni economicamente svantaggiate, e chi più ne ha più ne metta… Che palle! Oggi l’unica libertà concessa ai calciatori, in cambio per altro di un arricchimento materiale che era puro miraggio per gli stessi campioni di qualche anno fa, è quella della decadenza morale: ovvero sono liberissimi di comportarsi sempre più spesso come subumani, per esempio ricoprendosi il corpo di tatuaggi come manco guerrieri maori o portandosi a letto qualsiasi soubrette più o meno avvenente alla ricerca del suo quarto d’ora di celebrità, ma guai a loro se osassero dire qualcosa fuori dal coro e di minimamente sgradito al politically correct imperante!

Il calciatore di fama oggi può essere un buzzurro totale, un troglodita, un individuo privo di ogni scrupolo morale. Per tutto ciò è lautamente ricompensato: guadagni milionari, belle donne, case da mille e una notte, macchine di lusso, vacanze da favola nei posti più incantevoli del pianeta… Ma non può più pensare con la propria testa e prendere una posizione che non sia quella che il sistema vuole da lui. Ad onore del vero, non che i campioni dello sport abbiano mai brillato per intelligenza tout court. Ma è anche vero che se provassero oggi a contrastare il politically correct imperante, ciò sarebbe la loro rovina economica. Siccome è sempre valido l’adagio “Paris vaut bien une messe”, cosa non si farebbe per spuntare un contratto milionario in un top club!?

Quindi – almeno per quanto mi riguarda – basta calcio! Non è più quella passione che coltivavo sin da bambino. Da giovanissimo, ho sempre provato fastidio quando i falsi moralisti di allora, radical chic ante litteram, intenti a sfoggiare la propria patente di superiorità morale, bollavano la mia fede calcistica come panem et circenses, poiché ho sempre creduto che, entro certi limiti, fosse sacrosanto e fondamentale sollazzarsi con qualcosa che ci possa distogliere dall’infelicità e dalle preoccupazioni che la vita quotidianamente ci riserva. Quando un qualcosa è semplice e genuino, come può essere sbagliato? Ma oggi il calcio non è più così, semplice e genuino. Al contrario, come praticamente tutto il resto del mondo dell’entertainment, anche il calcio è stato corrotto dall’élite. Tutto è così artefatto, sporco, insalubre. In altre parole, tutto è così brutto, volgare, infimo. Dove sono i buoni vecchi sentimenti di una volta? L’altruismo, il coraggio, la generosità, la dedizione ad una causa superiore, lo spirito di sacrificio, il portare avanti una missione che si percepisce come la propria ragion d’essere e per la quale si è pronti a sacrificare tutto, persino la propria stessa esistenza?

È proprio vero: non esistono più le bandiere. Conta solo il vil denaro. Per di più, si è diventati machiavellici nel perseguire il massimo guadagno materiale, nel senso che per ottenere quest’ultimo si è disposti a tutto: non solo a calpestare ogni principio morale, ma anche ad imbruttirsi, a corrompersi, a deteriorarsi. Mai come oggi si deve concludere che il fine giustifica i mezzi. Ed allora, che cosa ci rimane? Con che possiamo dilettarci e svagarsi? Grazie a quale trastullo possiamo ancora ambire, in questo mondo di corruzione generalizzata, a rilassare la mente e nel contempo ritemprare lo spirito?

Perciò vorrei parlare di una storia alla quale mi sono appassionato nel corso degli anni. Mi scuserete per questa mia digressione personale visto che l’argomento trattato è in qualche modo sorprendente. Ci sono appunto storie che coinvolgono il lettore in una maniera che si fatica a comprendere, tanto se ne viene coinvolti. Ci riescono non solo perché sono storie misteriose, ben scritte od articolate, o semplicemente perché avvincenti. Ci riescono perché raccontano un qualcosa che in fin dei conti, in fondo al nostro cuore, vogliamo che ci venga raccontato. Sono storie che ci rinfrancano, ci danno speranza, ci inducono a credere in un futuro migliore, nella giustizia, nell’onestà, nella bellezza, in sentimenti e pulsioni superiori; placano il nostro dolore e financo la nostra sete di conoscenza. Esse ci fanno capire cose della nostra vita e della realtà in cui viviamo che altrimenti ci sarebbe difficile decifrare. Ci indirizzano per il futuro e ci spingono a migliorarci, dandoci quasi uno scopo da perseguire. Insomma, ci fanno sentire vivi e vibranti di energia.

In qualche modo, l’appassionarsi a queste storie è come un viaggio interiore, di auto-meditazione; un viaggio non solamente all’interno della nostra psiche ma anche all’interno dell’inconscio collettivo proprio della nostra società, della nostra cultura, del mondo intero (o per lo meno di quella parte di mondo a noi vicino, che solo può capire l’intensità emotiva di questo periplo interiore, condividendo il nostro medesimo sistema di valori).

E tutto questo succede perché queste storie – ma questo fatichiamo a comprenderlo – parlano di noi, del nostro mondo, dei nostri tempi. Eppure ci sembrano inizialmente opere di pura fantasia, senza alcuna connessione con la realtà: parti di una mente brillante e geniale ma pur sempre storie fantastiche ed inventate. In quanto tali, dovremmo concedere loro solo l’attenzione che merita uno strumento di svago, un trastullo infantile. Eppure, progredendo nella lettura, ci accorgiamo che esse ci coinvolgono emotivamente sempre di più, finché non ci entrano dentro, fino nel cuore.

Alla fine non possiamo che domandarci come sia possibile che quelli che ci appaiono come dei semplici diletti possano avere simili effetti su di noi. In fin dei conti – ci giustifichiamo – non sono che degli innocui balocchi. In realtà, come è stato detto poc’anzi, queste storie ci emozionano così tanto perché in qualche modo ci accorgiamo che parlano di noi. Finiamo noi stessi con l’identificarci nel protagonista, perché a noi pare di vivere le sue stesse esperienze, vicissitudini, passioni e persino angosce. Ognuno di noi ha inesorabilmente la propria storia di riferimento, come un romanzo letto quando si era ragazzini che ci è entrato nel cuore e che a distanza di tanti anni dalla prima lettura continua ad entusiasmarci e farci vibrare di emozione come la prima volta che lo abbiamo preso in mano. Magari qualcuno si sarà, ad esempio, immedesimato nel personaggio di Julien Sorel, protagonista del romanzo Il Rosso e il Nero, di Stendhal; qualcun altro forse nel personaggio de Il piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupéry; qualcun altro ancora nel personaggio del capitano Achab di Moby o la Balena di Herman Melville…

Ebbene, nel mio caso, la storia di cui vi voglio parlare è un qualcosa di assai singolare. Si tratta di un semplice fumetto; per la precisione di un manga giapponese. Di più, si tratta di uno shōnen1, quindi di un fumetto rivolto tendenzialmente ad un pubblico di maschietti adolescenti. Immagino già lo stupore: “Ma come? Una persona seria come te come può perdere ancora tempo dietro ad un miserabile fumetto? Ormai hai già abbondantemente superato la soglia degli anta; non è il caso di pensare a qualcosa di più consono alla tua età? Dopo un po’, bisogna crescere…”. In effetti, non si hanno tutti i torti. Ma presto si capirà dove voglio andare a parare.

Prima di tutto, a mia parziale discolpa, posso dire che questo fumetto viene ormai serializzato dal lontano 1997; quando iniziai a seguire questo fumetto non ero affatto così in là con gli anni. Infatti, solo poche settimane fa il fumetto in questione ha raggiunto la straordinaria cifra di 1000 capitoli pubblicati: un’autentica epopea, che coinvolge sin dalla prima adolescenza il suo autore, il mangaka giapponese Eiichirō Oda2.

Magari alcuni avranno già capito di cosa sto parlando. Sto parlando di ONE PIECE.

Giustamente ci si potrebbe domandare cosa abbia di speciale questo fumetto da meritare che vi si scrivi un articolo. In verità, mi spingo a dire che ai miei occhi esso appare non solamente come un semplice fumetto. Vi è molto di più.

Certo, va detto che la maggior parte dei lettori del manga sono ancora oggi ragazzini o comunque giovanotti ventenni e trentenni che si entusiasmano quando i protagonisti della storia si scambiano le proverbiali “mazzate”. Gli scontri sono a dir poco epici. Vi è di tutto ciò che ci si aspetta di trovare in una vera guerra: eroismo, altruismo, inganno, tradimento, paura, codardia, angoscia, generosità, pathos, tenacia, ambizione, dolore, morte… Temi che di sicuro non ci si aspetta di trovare sviluppati in un fumetto per adolescenti; per lo meno sviluppato non con questa solennità.

Già solo per questo la lettura di questo fumetto sarebbe da consigliare. Ma ciò che lo rende – almeno a mio giudizio – veramente unico è la sua incredibilmente complessa macro-trama. Fondamentalmente, One Piece racconta le gesta dei un manipolo di pirati, capeggiati da Monkey D. Luffy (Rubber nell’anime italiano), detto Cappello di Paglia per via del suo inseparabile copricapo, il cui sogno ultimo è di diventare il re dei pirati. Benché nel mondo di One Piece la maggior parte dei pirati siano effettivamente tali, ossia predoni dediti ad ogni genere di razzia, i nostri eroi sono di tutt’altra foggia, visto che ognuno di loro persegue un proprio sogno personale, in realtà un altissimo ideale, per raggiungere il quale sono disposti a sacrificare la propria esistenza. Chiaramente i nostri pirati sono i buoni che ogni storia che si rispetti deve avere: di avventura in avventura, mettendo a repentaglio la propria incolumità fisica, soccorrono i deboli e gli oppressi, ricavandone in cambio nient’altro la loro eterna gratitudine.

Tuttavia non vi è bisogno di procedere oltre nella descrizione dei personaggi principali. Solitamente in ogni storia che si rispetti sono i personaggi a suscitare il maggiore interesse da parte del pubblico. Ovviamente One Piece non fa in questo eccezione. Ma va specificato che il grosso motivo di interesse di tutto il fumetto risiede principalmente nella sua trama generale: una macro-trama a dir poco sorprendente, non solo per la sua incredibile complessità e varietà, ma anche in virtù della precisione della narrazione (tutto fila liscio che è un piacere), ma soprattutto per la profondità del messaggio che in essa si cela. Si potrebbe quasi dire che in One Piece non siano tanto i protagonisti a fare la storia, quanto piuttosto il contrario. In un certo qual senso, essi sono lo strumento attraverso cui la storia stessa si manifesta. Pertanto quest’ultima andrebbe intesa come una storia di valenza superiore, quasi di tipo escatologico. Vi è un fato che guida le azioni di ciascun personaggio. Ognuno di loro possiede un destino manifesto a cui è chiamato a rispondere in vista di un fine superiore; un fine questo che si concretizzerà solamente futuro ma che è scritto nel grande libro della storia. Vi è una costante un’aura di mistero che aleggia su ciascuno dei protagonisti e sugli eventi di cui questi medesimi sono artefici; si è sempre in attesa che questo loro destino si compi e che si realizzi qualcosa di stupefacente, che tutti attendono da tempo immemore e capace di cambiare le sorti del mondo intero una volta per tutte.

Questo è il motivo per cui si preferisce dare risalto soprattutto alla descrizione degli aspetti più salienti di questa macro-trama più che a quella dei singoli personaggi. Entriamo dunque maggiormente nel dettaglio.

GOVERNO MONDIALE

Ciò che maggiormente caratterizza il mondo immaginario di One Piece è la presenza di un’organizzazione sovranazionale chiamata Governo Mondiale, che si pone a capo di 170 nazioni, queste ultime formalmente indipendenti ma solo per quanto concerne la gestione dei propri affari interni. Agli occhi del cittadino comune, che in esso continua a nutrire una fiducia incondizionata, il Governo Mondiale è un’organizzazione benevola che persegue la pace e la prosperità generali, indirizzando le singole nazioni in politiche di cooperazione a livello internazionale. In realtà, il suo fine ultimo non è affatto l’umanitarismo. Al contrario, è un’organizzazione incredibilmente dispotica, repressiva e corrotta che, dietro la parvenza del perseguimento del bene comune, non esita a ricorrere alla violenza, al raggiro e alla menzogna per nascondere la verità e mantenere il proprio potere di stampo totalitario sull’intero genere umano.

Tutti coloro che sono ritenuti suoi nemici vengono brutalmente braccati e affrontati con ogni mezzo possibile immaginabile, anche attraverso il genocidio di quei paesi che avessero osato ribellarsi alla sua autorità. Tutti i più infami traffici malavitosi vengono segretamente organizzati sotto l’egida del Governo Mondiale. Persino quello che si può considerare il crimine più odioso di tutti, il traffico di bambini innocenti, si svolge sotto il diretto controllo del Governo Mondiale che mira a fare di questi poveretti delle cavie da trasformare in giganti, alterando il loro DNA, in modo da dare origine ad una nuova tipologia di formidabili combattenti, geneticamente modificati.

NOBILI MONDIALI

Il Governo Mondiale ebbe origine circa 800 anni prima dell’attuale linea temporale allorché venti famiglie regnati dell’epoca, nel tentativo di opporsi ad un nemico comune, il misterioso Regno Antico, decisero di consociarsi dando origine appunto a questa forma di governance mondiale. I discendenti di queste antiche venti famiglie reali sono appunti detti Nobili Mondiali o anche Draghi Celesti. In quanto discendenti dei creatori del Governo Mondiale, i Nobili Mondiali hanno la massima autorità all’interno dell’organizzazione. Sono liberi di fare ciò che vogliono senza doversi minimamente preoccupare delle conseguenze, persino commettere crimini efferati; sono letteralmente al di sopra della legge.

L’enorme potere di cui sono investiti, virtualmente senza limiti, li ha resi personaggi a dir poco disgustosi: al cospetto delle persone comuni, verso cui sono incapaci di provare la minima empatia, si sentono come semidei per via del proprio superiore lignaggio che deriva loro dall’appartenere alla nobile schiatta di questi antichi regnanti. Sono arroganti, prepotenti, violenti e viziati al di là dell’immaginabile; abusano costantemente del proprio potere e disprezzano le persone di status inferiore al loro, considerando il resto del genere umano come degno solamente di fungere da schiavi per soddisfare ogni loro minimo capriccio personale. Godono di ricchezze materiali smisurate la cui origine consiste apparentemente negli enormi tributi monetari che le varie nazioni del mondo affiliate al Governo Mondiale sono tenute a versare, anche a costo di ridurre alla fame la propria stessa popolazione. In più, sono forti dell’appoggio incondizionato da parte dei vertici della marina e dell’intelligence, che sono letteralmente alla loro mercé. Addirittura, posseggono ciascuno un chip di identificazione rilasciato dal Governo Mondiale che serve per identificare il loro status superiore.

CINQUE ASTRI DI SAGGEZZA

La massima autorità politica e decisionale nel mondo di One Piece è costituita da un consesso i cui membri sono i cosiddetti cinque astri di saggezza. Si tratta di cinque anziani personaggi, figure altamente misteriose, serafiche, inavvicinabili. Di loro si sa poco o nulla. Verosimilmente, appartengono anch’essi alla schiatta dei Draghi Celesti. Trovandosi al vertice della piramide di potere del mondo di One Piece, sono loro che decidono le sorti dei paesi affiliati al Governo Mondiale; tramando costantemente nell’ombra, determinano la piega che prenderanno in futuro gli eventi. Brigano continuamente per conservare l’autorità ed il potere del Governo Mondiale, avendo cura che vi sia il giusto balance of power tra i principali poteri politico-miltari esistenti: i pirati, la Marina, braccio armato del Governo Mondiale medesimo, e i membri della Flotta dei Sette (ovvero sette potenti pirati che, al pari dei vecchi corsari del Seicento e del Settecento, in cambio dell’impunità e della possibilità di continuare i propri loschi affari, si sono posti alle dirette dipendenze del Governo Mondiale, al quale spesso si affiancano nella gestione dei traffici illeciti). Spietati e freddi calcolatori, questi misteriosi decisori politici sono disposti a tutto pur di conservare intatti i segreti su cui si regge il potere totalitario del Governo Mondiale.

Malgrado l’immenso potere di cui sono rivestiti, essi paiono rispondere del proprio operato ad un enigmatico personaggio, certamente il più misterioso tra i personaggi finora apparsi nelle pagine di One Piece. Costui, introdotto per la prima volta nella storia dopo ben 900 capitoli (ovvero dopo 20 anni dall’inizio della serializzazione del fumetto), risponde al nome di Im. La sua stessa figura è uno degli arcani maggiori della storia nonché uno dei segreti meglio custoditi dal Governo Mondiale (con ogni probabilità solo i cinque astri di saggezza sono a conoscenza della sua esistenza). Im è l’unico che si possa accomodare sul Trono Vuoto, uno scranno maestoso su cui, ufficialmente, nessun monarca al mondo ha facoltà di sedersi giacché il fatto che sia vacante rappresenta la pace e l’uguaglianza di tutti i re del mondo, che non è quindi governato da una singola persona. Ma Im può farlo. Egli è dunque – in senso lato – il vero sovrano, o principe, di questo mondo.

CENT’ANNI DEL GRANDE VUOTO

Come accennato più sopra, il Governo Mondiale ebbe origine circa 8 secoli prima dell’attuale linea temporale, quando ebbe termine una guerra che frappose un misterioso Regno Antico con le venti famiglie reali i cui discendenti sono divenuti appunto i Draghi Celesti. Il secolo che portò alla nascita del Governo Mondiale, cioè il periodo di tempo compreso tra gli 800 e i 900 anni prima dell’attuale linea temporale, è detto il secolo buio perché tutti gli eventi in esso capitati sono stati completamente cancellati dai libri di storia. Ciò che effettivamente vi avvenne è il segreto più ferocemente custodito dal Governo Mondiale. Chiunque abbia cercato di squarciare il velo di segretezza che aleggia su questo periodo storico è stato sistematicamente perseguitato e giustiziato. L’unica testimonianza scritta rimasta del secolo oscuro è rappresentata dai Poignee Griffe, ossia giganteschi monoliti, costituiti di una roccia virtualmente indistruttibile, su cui sono stati incisi misteriosi geroglifici che solo ben poche persone al mondo sono in grado di decifrare.

I Poignee Griffe e i messaggi in essi contenuti sono la chiave per apprendere ciò che è veramente successo nei cent’anni del grande buio. Questa è la vera ragione per la quale lo studio di queste steli e delle loro iscrizioni è severamente vietato dal Governo Mondiale: con la scusa che esse sono in grado di portare alla scoperta ed alla costruzione delle cosiddette armi ancestrali, ossia antiche armi di distruzione di massa, chiunque sia sorpreso anche solo a studiare questo vetusto idioma viene punito con la pena capitale. Evidentemente questi monoliti portano con sé informazioni, soprattutto nei riguardi del suddetto Regno Antico, che se rivelate al grande pubblico potrebbero compromettere l’autorità o la legittimità del Governo Mondiale medesimo. Il popolo deve dunque vivere nell’ignoranza ed essere completamente ignaro della verità.

ONE PIECE

Lo One Piece è il nome di un misterioso e fantasmagorico tesoro che dà il nome all’intera saga. Tutti i pirati del mondo si danno battaglia per impossessarsene. Colui che vi riuscirà, verrà riconosciuto come il re dei pirati e godrà di gloria imperitura. A dire il vero, di esso si sa ben poco; non si sa neppure se sia effettivamente un tesoro materiale o se sia un’allegoria di qualcosa di ordine superiore. Si sa solo che lo si può trovare nell’altrettanto misteriosa isola di Laugh Tale, la cui ubicazione è di fatto sconosciuta. Lo One Piece è il sogno ultimo di ogni pirata, buono o cattivo che sia, ma soprattutto lo spauracchio supremo del Governo Mondiale, poiché il mondo intero verrebbe scosso fin nelle sue fondamenta se qualcuno giungesse a conquistarlo. In quello stesso momento, avrebbe termine l’egemonia del Governo Mondiale.

Da quel poco che ancora si sa (benché siano passati oltre vent’anni dall’inizio della serie), il misterioso One Piece è in parte costituito dal lascito di un ancor più misterioso personaggio, di nome Joy Boy, vissuto durante il secolo buio. Personaggio chiave della serie, benché finora di lui vi siano state rarissime menzioni, Joy Boy appare come una figura messianica; per essere più precisi, arriverà un giorno in cui il mondo intero verrà completamente sconvolto da una persona che incarnerà la volontà originaria di Joy Boy.

VOLONTÀ DELLA D

Uno dei maggiori arcani di One Piece risiede nell’oscuro significato della lettera D che alcuni tra i personaggi principali della serie hanno nel proprio nome. Ovviamente il protagonista assoluto, Monkey D. Luffy, non poteva esimersi dall’averne una nel proprio nome, così come il personaggio di Marshall D. Teach, che è il vero villain della serie, la nemesi del nostro eroe. La D nel nome non va intesa solamente come un vezzo. È molto di più perché sottintende l’esistenza di un legame forse di sangue molto profondo e antico.

Il fatto stesso di avere una D nel nome identifica tutti costoro come grandi uomini accomunati da un destino manifesto: quello di compiere grandi gesta. In altre parole, sono coloro che creeranno del mondo di One Piece un tale sconquasso da portare al collasso definitivo del potere del Governo Mondiale. Ecco perché stati definiti come i nemici giurati dei Draghi Celesti: è come se i portatori della D fossero per questi ultimi qualcosa di simile a ciò che la kryptonite è per Superman.

Potremmo andare avanti ancora per pagine e pagine a parlare di One Piece! Vi sono tante altre cose cui poter fare accenno e che nell’economia del manga rivestono un ruolo di primissimo piano, oltre a costituire alcuni tra i misteri più affascinanti della serie. Possiamo però farne a meno. Entriamo dunque più nel dettaglio. A questo punto immagino che molti tra di voi si saranno già chiesti: “perché sprecare tante energie per quello che rimane sostanzialmente un fumetto? In questo periodo tanto incerto e tumultuoso vi sono di certo argomenti maggiormente meritevoli di attenzione”. Sono obiezioni più che legittime. Ma vi è una ragione precisa per la quale se è voluto parlare di tutto ciò: non si può fare a meno di notare quanto le situazioni e gli eventi narrati in One Piece ricordino così da vicino questa stessa realtà incerta e tumultuosa che ognuno di noi sta vivendo. Forse non sono che coincidenze, ma si è legittimati ad avere il sospetto che, in qualche modo, One Piece parli di noi e dei nostri tempi.

Ricordo un vecchio articolo di Maurizio Blondet risalente ormai a alcuni anni orsono3. Vi si parlava di J.R.R. Tolkien e del suo capolavoro indiscusso: Il Signore degli Anelli. Più precisamente l’articolo presentava una spiegazione escatologica degli eventi, in apparenza fantasiosi, narrati nell’opera di Tolkien. Si mettevano in comparazione eventi e personaggi con quanto contenuto nelle profezie di santi e veggenti cristiani. In altre parole, Tolkien nello scrivere questo suo capolavoro avrebbe avuto un’ispirazione divina che lo avrebbe indirizzato a scrivere dei nostri tempi. Pertanto Il Signore degli Anelli sarebbe, secondo questa singolare interpretazione, non una semplice opera fantasy cui dedicare qualche ora di svago, ma un vero e proprio ristoro per lo spirito, un’ancora di salvataggio spirituale per tutti coloro che soffrono e non vedono la luce in fondo al tunnel.

Mi piace pensare che un discorso del genere possa essere riferito anche a One Piece, pur trattandosi di un fumetto. Oltretutto, è un manga, quindi opera di un mangaka giapponese che – a quanto è dato da sapere – non appartiene alla minoranza cristiana del paese del Sol levante né sembra interessarsi granché interessato di cose religiose. Eppure…

In fin dei conti, non viviamo noi un’epoca dove esiste un potere tanto generale e onnipervasivo da aver fatto tremare ai polsi persino al 28° presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson?

Oppure, come non ricordare le parole pronunciate ormai più di 70 anni fa dal potente banchiere Paul Warburg davanti ad una speciale commissione dell’ONU circa la nascita ventura di una governance mondiale a cui nessuno si sarebbe potuto opporre?

Infine, perché non citare anche le memorie dell’altro noto “filantropo” David Rockfeller, che si vantava apertamente di come la propria famiglia abbia contribuito alla nascita di una struttura sovranazionale?

Forse, appunto, non sono che coincidenze. Ma non avete l’impressione che il Governo Mondiale dell’immaginario mondo di One Piece sia invece qualcosa di molto simile a questa governance mondiale per dare vita alla quale potenti personaggi di cui sopra hanno lavorato tanto alacremente chissà per quanto tempo? Allo stesso tempo, non scorgete una qual certa somiglianza tra i cinque astri di saggezza, che agiscono col favore delle tenebre, clandestinamente e senza mai apparire pubblicamente, con questa cricca di grandi banchieri e uomini dell’alta finanza che, nelle segrete riunioni che tengono periodicamente nei grandi alberghi di lusso sparsi per tutto il pianeta, prendono decisioni destinate però a determinare il destino del mondo? Similmente, i Draghi Celesti, che si sentono superiori per nascita al resto della popolazione mondiale tanto da considerare le persone comuni come inutili consumatori di ossigeno, non rammentano forse questa nostra schiatta di decisori illuminati per i quali gran parte della popolazione mondiale è da considerarsi come pure bestiame? Non vi pare inoltre che la sempre più pesante imposizione fiscale cui nei paesi occidentali è soggetto chiunque voglia solo creare ricchezza sia ormai da considerarsi come un vero e proprio tributo da riconoscersi a persone che si considerano come elette e superiori? E che possiamo dire della maggioranza delle persone comuni, che vivono nell’ignoranza più cupa ed a cui è preclusa la conoscenza della verità, perché se dovessero apprendere la verità sottaciuta potrebbero aprire gli occhi accorgendosi di essere solo pecore destinate al macello?

Chiaramente dal mio punto di vista tutte queste sono domande retoriche. Altrimenti, che senso avrebbe mai questo articolo? Al pari de Il Signore degli Anelli, mi sono convinto che anche One Piece potrebbe essere in qualche modo un’opera ispirata che parla in definitiva del nostro presente e del nostro futuro. Perché no? Perché non riconoscergli questa interpretazione? One Piece viene ormai pubblicato da oltre 20 anni ma è lungi dall’essere finito. Verosimilmente, all’autore Oda saranno necessari ancora 6/7 anni (come minimo!) per giungere alla conclusione della storia.

Nessuno di noi comuni mortali conosce ciò con esattezza ciò che il futuro gli riserba. Ma già da ora siamo consapevoli che ognuno di noi sarà chiamato ad affrontare prove sempre più difficili e pericolose. C’è da temere che non tutti riusciranno a portare questo incredibile fardello che ci si prospetta davanti. In molti ne verranno schiacciati. Sappiamo di vivere in un mondo profondamente ingiusto e degradato. Ne abbiamo contezza anche se fatichiamo ad ammetterlo apertamente, illudendoci ancora di vivere nel migliore dei mondi possibile. Pertanto, chi in maniera più consapevole di altri chi meno, noi tutti viviamo nell’attesa – oserei dire – messianica che presto o tardi possa succedere un qualcosa che sappiamo poter essere terribile ma allo stesso tempo salvifico, perché in grado di portare ad un tale sconquasso nella nostra tanto malata società da rendere possibile una catarsi vieppiù necessaria ed impellente. Mi sia concesso questo ardito accostamento: questa è la stessa messianica attesa di una catarsi che pervade le pagine di One Piece! Tutto questo è in ultima istanza la vera ragione per cui si finisce con l’appassionarsi alla storia.

Il suo finale è, ovviamente, ancora sconosciuto. Nessun lettore lo conosce: è tutto nella mente del suo creatore. Però ognuno dei fans può già immaginarsi grossomodo quale potrà essere questo finale: un pugno di eroi ardimentosi, prescelti da un Fato superiore, dopo mille peripezie giungerà a scoprire una verità inconfessabile, tanto a lungo celata: quella stessa verità che il Governo Mondiale così ostinatamente tenta di occultare, andandone della sua stessa esistenza. Quello sarà il momento della catarsi. Una volta che questa verità sarà disvelata a tutto il mondo, il potere del Governo Mondiale si dissolverà naturalmente. Sarà per tutti quanti un grande risveglio. Sarà la fine del potere dei Nobili Mondiali che da così tanto tempo tengono in pugno l’intera umanità.

Forse è proprio questo il vero tesoro nascosto, lo One Piece che dà il nome all’intera saga: la fine delle macchinazioni degli empi. Chi può dirlo? Per scoprirlo basterà continuare a leggere la storia.

In definitiva, non è questo il tesoro a cui noi stessi aneliamo? Non stiamo forse noi stessi in attesa di un momento di catarsi con cui gettarci tutto il brutto alle spalle? Non stiamo pure noi aspettando un qualche uomo scelto da un Destino superiore che possa squarciare il velo di menzogna opprimente che è alla base di questo nostro mondo tanto corrotto? Non stiamo forse agognando il momento in avrà termine una società che percepiamo come sempre più oppressiva e sbagliata?

In fin dei conti, è come se a tutti noi fosse stato promesso un regalo e che il dono tanto desiderato non arrivasse. Noi viviamo un sogno: che le macchinazioni degli empi abbiano presto fine.

1 https://it.wikipedia.org/wiki/Shōnen

2 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Eichiiro_Oda

3 https://www.maurizioblondet.it/tolkien-ha-descritto-i-tempi-ultimi/