Premier il popolo ha fame! Diamogli la bicicletta. Dopo la “bodenza di fuogo” annunciata dal premier durante le varie comparsate, dai promessi miliardi di interventi siamo arrivati alla richiesta alle banche di compiere un atto d’amore nei confronti degli imprenditori. Il governo ha messo in campo le misure fiscali più basse in assoluto, del resto non dispone di una banca centrale propria in grado di iniettare liquidità nel sistema. La BCE non è una banca centrale come tutte le altre, la UE non è una federazione di stati e quindi non siamo in grado di aiutare le imprese con l’immissione di denaro a fondo perduto come si fa in USA, Regno Unito, Giappone e tutte le nazioni fuori dalla UE.

Vuoi ripartire? Indebitati! Se fate i bravi poi arriva il MES, ma il MES non è un affarone. Da settimane sentiamo magnificare le virtù del MES, in base a numerose affermazioni manifestamente false in radice:

  1. I soldi del Mes “subito tutti disponibili”. Niente affatto. Nella proposta di Klaus Regling che verrà approvata venerdì 15 dal Consiglio dei governatori del Mes, si specifica che ciascuno Stato potrà richiedere mensilmente fino ad un massimo del 15% dell’ammontare totale disponibile. Per l’Italia si tratta di €5,4 miliardi al mese e ci vorranno quindi circa 7 mesi per ricevere effettivamente i tanto decantati 36 miliardi. Questo accade perché il Mes, al contrario della Bce, non può creare denaro dal nulla, ma deve mantenere un preciso equilibrio tra capitale versato e prestiti erogati e la liquidità disponibile è quindi un cuscinetto non utilizzabile. Regling sottolinea che “il Mes finanzierà i prestiti emettendo strumenti finanziari”. A questo proposito, riecheggiano ancora le parole pronunciate dallo stesso Regling durante l’Eurogruppo del 22 giugno 2015, nel pieno della drammatica crisi greca: “come trovo 27 miliardi in un solo mese?”.
  2. Per quanto riguarda le spese ammissibili – i costi diretti ed indiretti riguardanti assistenza sanitaria, prevenzione e cura, connessi alla crisi da COVID 19 – il relativo dettaglio, definito nel modello d’accordo, spegne sul nascere le speranze dei molti che si erano lanciati in fantasiosi progetti da finanziare. Saranno finanziabili le spese direttamente connesse alla pandemia, quindi tutto ciò che è stato necessario spendere in aggiunta al normale funzionamento del sistema sanitario. Ad esse, si aggiungono tutte quelle spese, necessariamente oggetto di stima, che sono una parte del complessivo costo del sistema sanitario che può essere attribuito allo sforzo messo in atto per affrontare la pandemia. Regling ha parlato esplicitamente di costi relativi a strutture e sistema sanitario dirottati (“diverted”) a soddisfare le esigenze della crisi. Conoscendo le modalità di rendicontazione dei progetti comunitari, non è difficile prevedere una lotta “casa per casa” nel definire il nesso causale e quindi identificare cosa è finanziabile e cosa non lo è. Difficilmente lo saranno progetti finalizzati a migliorare organici ridotti all’osso da anni di tagli o costruire nuovi ospedali.
  3. Il costo del finanziamento, ovvero i famosi 7 miliardi di risparmio in 10 anni. Un’altra menzogna colossale. Infatti, Regling sottolinea che caricherà un margine complessivo di 10,5 punti base sul tasso che esprime il proprio costo della raccolta attualmente intorno allo zero, oltre ad una commissione di servizio una tantum dello 0,25%. Ma precisa: “al momento”. Se tale costo di raccolta aumentasse, i costi aumenterebbero. Il Mes ci deve guadagnare, sempre. Proprio oggi, il Mes ha piazzato titoli a 12 mesi ad un tasso del -0,432%. Apparentemente un differenziale positivo di 0,68% rispetto a noi. Vantaggio che scende considerando il margine sopra elencato caricato dal Mes su tale costo di raccolta. Ma vi è di più. Se l’Italia emettesse titoli concedendo al creditore gli stessi privilegi del Mes, e cioé lo status “senior” (quindi privilegiato nel soddisfacimento rispetto agli altri creditori), sotto legge estera, quindi non ridenominabile non soggetto nemmeno a rischio di ristrutturazione, il tasso spuntato dall’Italia sui mercati sarebbe molto vicino a quello del Bund tedesco. Quindi il Mes prestandoci quei soldi a quel tasso e, soprattutto, con quello status di creditore privilegiato, ci farà addirittura pagare di più rispetto a quanto pagheremmo finanziandoci direttamente sui mercati, con pari scadenza e pari garanzie. A questo proposito, basterà ricordare quanto è accaduto ai prestiti concessi dal Mes alla Spagna, il cui tasso di interesse è variato nel corso degli anni, salendo rispetto a quello iniziale, proprio per il cambiamento delle politiche di raccolta del Mes, il cui costo è stato prontamente ribaltato sulla Spagna, aumentato del relativo margine.
  4. Non è nemmeno vero che il Mes consenta di finanziare un extra deficit o, addirittura il taglio dell’IRAP. Se non si producono adeguati giustificativi di spesa relativi ai costi prima descritti, niente Mes. Ma, soprattutto è ancora più grave fare confusione tra un’entrata a titolo definitivo (come l’IRAP) ed un’entrata a titolo di finanziamento (come il Mes). Com’è possibile pensare di sostituire le due voci? E quando dovremo restituire le rate del prestito del Mes, cosa dovremmo fare? Introdurre nuovamente l’IRAP? Allo stesso modo, sono prive di ogni fondamento le numerosi voci levatesi a sostegno del Mes perché consentirebbe un extra deficit rispetto allo sforamento del deficit da 55 miliardi presentato dal Governo. Stupisce davvero che si ignori la differenza tra un saldo di bilancio da finanziare e le relative modalità di copertura del fabbisogno. Il Mes rientra in queste ultime, assieme all’emissione di titoli di Stato, ma sempre di debito si tratta.
  5. Tutti gli altri punti salienti li trovate scritti in questo articolo https://www.startmag.it/economia/vi-spiego-perche-il-mes-non-sara-un-affarone-come-dice-regling/?fbclid=IwAR2pgPZZ33dWLL-f4xOp0DGSC7sxB1wtQHG2TB0QowJIE3L1jvgai6IMXfI di Giuseppe Liturri

Quindi false promesse, tante dichiarazioni, imprenditori italiani preoccupati e critici per quanto questo governo NON sta facendo, per chi fa impresa si tratta di “tengo chiuso ancora un po’ o chiudo definitivamente?”

Tutti sanno come vanno a finire le cose in Italia: la task force, le persone sempre in diretta con tutta la loro immane competenza, ebbene non avranno il fegato ed il coraggio di prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Spariranno e se le IENE li seguiranno risponderanno che “mi dispiace ma non posso rispondere”.

Dunque molte aziende chiuderanno, si abbassa la capacità produttiva, aumenta la disoccupazione, arrivano sempre meno soldi allo Sato. A questo punto Mes o non Mes nessuno sa come verrà ripagato il debito. Siamo davanti alla desertificazione industriale/imprenditoriale e alla disperazione diffusa, oltre il tracollo sociale.

C’è poi da divertirsi in questa scomposta decomposizione

00:00 Un decreto che ti dá una piccola bottarella e poi ti lascia “morire”…
02:40 Il Paese muore di fame ma pensiamo ai bonus per monopattini e bici. Complimenti!
04:05 Almeno sull’Irap non ci lamentiamo.
05:20 Anche sulla cassa integrazione siamo alle comiche.
08:25 Bellissimo il commento di De Soto sullo Stato.
09:02 L’arroganza del Kommissar Arcuri.
10:45 La follia del distanziamento sociale raccontata da Pigi Battista.
11:54 L’inspiegabile sanatoria sui migranti e il pianto della Bellanova.
14:35 Il turismo muore e tutti zitti.
16:20 Lasciamo stare Silvia Romano.
16:45 Il siparietto ridicolo al Csm tra Davigo e Di Matteo.
17:00 La Matone mal vista perché amica della Casellati. Il curriculum non serve più?

Dopo la Pandemia 2019-2020, DOPO IL TERREMOTO (la crisi sanitaria) ARRIVA LO TSUNAMI (la crisi economica). Per i terremoti abbiamo preso delle misure precauzionali, per lo tsunami non ci ha pensato nessuno e questo farà più morti. Rimane incerto come classificarli.

Che scenario politico ci troveremo davanti, finita l’emergenza Coronavirus? Semplice, tutti fuori senza ombrello convinti che il temporale sia passato e si ritorni al bel tempo. In questi giorni tutti a sbavare sui 50 miliardi di soldi che devono piovere dal cielo, ma è una pioggia irregolare con strana destinazione. L’ennesima distribuzione di pani e dei pesci fatta alla vecchia maniera, in un “dubbio domani” si fanno le solite distribuzioni, meglio ancora se sono le ultime. In Italia hanno promesso aiuti economici durante la pandemia, ma in verità non si è visto niente di concreto. In questo caso la prima regola è tenere alto il morale della truppa. In pratica si dice che è tutto finito “perché Hitler è arrivato a Parigi” mentre la verità è che la crisi (potete chiamarla anche guerra) è appena cominciata. In ogni guerra o crisi la verità è la prima vittima collaterale. L’annuncio di una serie di misure dovrebbe avere chiarito a tutti che qui NON si sta facendo sul serio. Coi soldi che non ci sono, non si può fare sul serio.

Un fittizio Decreto Rilancio che terrorizza. Non cadono dal cielo “soldi dall’elicottero” ma solo funesti presagi. Un 50 miliardi che non ci sono, il governo non ci fornisce indizi su dove li andrà a pescare, soldi non per tutti, pure mal distribuiti. Quella finta aria calma che preannuncia il panico e il caos. Se non si è seri davanti alle situazioni gravi non c’è più nulla da fare. E se non sapiamo dove andare a prendere questi soldini, come possiamo pensare di affrontare il MES e quanto dovremo poi restituire? Avete capito che non esiste più il calcio al barattolo e che non esistono ipotesi future?

Un virus magnifico, ha ucciso più l’economia delle persone. Con un governo che si farà grasse risate, perché consapevole che è impossibile risarcire chi ha perso molto o tutto a causa della quarantena imposta per il coronavirus e della ancor più allucinante Fase2 che deprime le ultime attività che possono riaprire. Chi può si procuri almeno il salvagente, sempre che funzioni in caso di tsunami. Alessia C. F. (ALKA)