PUBBLICO E PRIVATO fanno «sistema» come detta il pensiero unico dominante: white economy” fonte di nuovi profitti, anche tramite assicurazioni sostitutive, ormai presenti in molti CCNL.
Tra 2010 e 2019, chiusi 173 ospedali e 837 ambulatori, il personale sanitario cala di 42 mila unità su 642.636 (- 6,56%) con il blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione (P.A.).
Il settore privato va dal 53,6% al 58,65%. Il blocco è aggirato spostando la spesa dalla voce «personale» a «acquisizione di beni e servizi» con il ricorso al privato: un falso in bilancio legalizzato.
Medicina del territorio e prevenzione sono state vittime della carenza di personale, di gigantismo di Asl e Distretti, molto diversi da quelli della L. n.833/1978 (20-40.000 abitanti), oberati di competenze amministrative, senza salute mentale e prevenzione in Dipartimenti autonomi, deboli di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione con aumento di patologie croniche ed enorme offerta diagnostica e farmacologica, schiacciati tra ospedale e medicina di base.

Sono previste future norme legate alla Legge di bilancio, con disegni di legge: salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, Patto per la salute 2019-2021 e per il potenziamento dellassistenza territoriale, anziani non autosufficienti, disabilità, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), autonomia regionale differenziata.
PUNTO PREOCCUPANTE, non impugnabile con Referendum (impossibile su norme finanziarie), perché la sancirebbe in una legge di bilancio, dopo la riforma del titolo V della Costituzione del 2001:21 diversi Servizi sanitari regionali, il divario Nord-Sud fin dalla L.n. 833/1978, il finanziamento iniquo basato su quota capitaria pesata per età, che favorisce il «turismo sanitario» indebolendo ulteriormente le Regioni del Sud con trasferimento dei corrispettivi di spesa alle Regioni del Nord per le prestazioni lì erogate.
Quali risposte del Pnrr? La Casa della comunità (CdC) non differisce dalla Casa della salute (CdS), ma sorvola sui risultati impietosi fotografati in un Dossier della Camera dei Deputati (del 2020): 493 in 13 Regioni.
La CdS fu pensata da Giulio Maccacaro come luogo di partecipazione in un Distretto di piccole dimensioni. Di fronte al gigantismo di Asl e Distretti, inaugurato in Toscana, la Cgil la ripropone in quella Regione nel 2004, come risposta a quel gigantismo e come strumento di riforma della medicina di base e poi prevista sperimentalmente dalla Ministra Livia Turco nella Legge di bilancio nel 2007.
La CdC deriva invece il suo nome da un convegno del 2020 dell’associazione “Prima la Comunità” (Don Colmegna, Livia Turco): ambiguo ma funzionale al privato sociale in mancanza di assunzioni.
L’ospedale di comunità (oggi 163 in 10 Regioni) si presta ad accordi con il privato accreditato. Le centrali operative territoriali: un’invenzione che tende ad una ingegnerizzazione informatica dei servizi, smistando la domanda, più che prenderla in carico, pensata per un cittadino consumatore abituato a comprare su internet. Ingegneria istituzionale calata dall’alto.

L’intento è depurare il Ssn da quell’aspetto costituzionale di «riforma di struttura», «elemento di socialismo» (come prefigurava il Pci) o «obiettivo prefigurante» (per il manifesto), che la sinistra aveva ottenuto in due decenni di lotte operaie e studentesche a cavallo del lungo Sessantotto italiano.
Nel suo discorso di insediamento, Mario Draghi, alfiere del pensiero neo-liberale-liberista, ha citato Cavour, e i partiti che lo sostengono (Pd, Lega, 5Stelle) sono ormai tutti nell’orbita liberale-liberista, seppure con declinazioni diverse tra loro. Liberal-liberisti con i soldi pubblici.
Siamo alla spallata finale dopo anni di definanziamento e ricorso al privato, responsabili anche governi di centrosinistra nazionali e regionali (pur con la sinistra radicale), in mancanza di nuove elaborazioni e pratica sociale. Tratto da https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=12502

https://t.me/LeonardoFaccoQuotidiano/5973

E Grisù che fa?

Il governo Draghi ha approvato nelle scorse settimane la NaDef. La spesa sanitaria è attesa a 129,4 miliardi di euro, pari al 7,3% del PIL. Lo scorso anno era di 123,5 miliardi, al 7,5% del PIL. Gradualmente, però, dovrebbe scendere a 125,7 miliardi nel 2022 (6,7%), a 123,55 miliardi nel 2023 (6,3%) e a 124,4 miliardi nel 2024 (2024). Dunque, tra il 2021 e il 2024 assisteremmo a tagli alla sanità per 5 miliardi. https://www.investireoggi.it/economia/davvero-il-governo-draghi-ha-previsto-tagli-alla-sanita-per-5-miliardi/

In pratica prima taglia la sanità e poi gonfia le tariffe dei ricoveri covid.