Facciamo finta che scoppi un’epidemia di Coronavirus, ammettiamo anche che questo virus sia effettivamente più pericoloso e letale di una influenza stagionale, mettiamo addirittura dello 0.5% in più, tanto basta a scatenare il panico in una società già debilitata da una crisi economica e di libertà che va peggiorando da almeno 20 anni.   

Una opportunità come un altra per fare soldi, l’indice più attendibile e sicuro è la parola ‘panico’, che come è noto è eliminabile se hai dei soldi da spendere.

Se è panico individuale vai dallo psicologo, paghi, e lui te lo fa passare, o almeno è quello che credi succeda.

Se invece è panico collettivo ti senti rassicurato dal ‘mal comune mezzo gaudio’ ti senti meno isolato e più uguale agli altri, non vai dallo psicologo ma aspetti istruzioni collettive che prontamente arrivano da un altro psicologo attentissimo: il mercato.

Il mercato ti propone il vaccino.

A questo punto però si creano due grossolane fazioni, quelli “pro” e quelli “contro”.

Questi due schieramenti non sono tanto interessanti, sono molto simili, basano le loro conclusioni seguendo un criterio logico razionale confrontando costi/benefici derivanti da dati in cui si deve necessariamente credere (anche se ‘credere’ ha ben poco di razionale…) , non avendo la possibilità di ricavarli personalmente e direttamente.

Sono invece molto più interessanti le sottospecie dei “no vax”.

Oltre a quelli che credono nella scienza, ossia quelli che dati alla mano dimostrano che il vaccino fa male, ci sono quelli che credono nell’individuo come elaboratore e laboratorio indipendente capace di proteggersi autonomamente.

Quelli che credono nella scienza si affidano completamente a qualcosa di esterno al loro essere, sono dipendenti, hanno più fiducia negli altri che in loro stessi. 

Gli altri invece credono in loro stessi, nel loro organismo, nel suo modo incontrollabile razionalmente di reagire, e in un fine probabilmente innato che è lo sviluppo e la conservazione della vita individuale.

Credono, o forse sarebbe meglio dire ‘deducono’ che se del cervello umano si conosce solo il 5% delle sue funzioni/capacità/possibilità la scienza è comunque una risultante di quel 5%, e quindi razionalmente è molto più logico credere/affidarsi all’insieme di meccanismi noti ed ignoti presenti in noi stessi, nel nostro corpo, che non alla scienza.

Questa sottospecie di no vax non è “più coraggiosa” è semplicemente più intelligente, più aperta e più umile perché accetta che dentro di sé esista un 95% di ignoto anziché di aggrapparsi con denti ed unghie a quel misero 5% di noto, che oltretutto è poco attendibile proprio per il fatto che è stato dichiarato tale solo dal 5% del cervello umano.

Ovvio che chi ha bisogno di certezze questo discorso non lo accetta, andrebbe nel panico…