Scrivo da anni e in modo ossessivo cerco di fare di tutto per tenere divisa la mia vera vita reale e la vita su Internet. E’ anche una questione di privacy, scrivo alla sera dopo il lavoro, ma voglio mantenere riservata la mia vita che vivo nel quotidiano. Rimane poi il piccolo dettaglio che su internet siamo totalmente esposti a tutto, dall’insulto alla minaccia. L’essere realmente riconoscibili, metterci la faccia quando si scrive, è sicuramente cosa utile per capire con chi stiamo dialogando. Voi quando andate al bar vi mettete a parlare con un interlocutore che non conoscete? Io sì. Lo faccio regolarmente, da una vita. A me interessa di cosa si parla, non di come si chiama e cosa fa il mio interlocutore.

Tutti mi dicono: e dove sta il problema? Io non ho niente da nascondere, uso il mio nome cognome e ci metto pure la foto della mia faccia.

Dimmi dove vai e ti dirò chi frequenti! Internet fornisce chat e luoghi dove le persone si incontrano, si relazionano, sono anche nate vere amicizie e alcune persone si sono conosciute per davvero. Ma ci sono posti privi di filtro preventivo o di controllo dove abitualmente nascono parecchi problemi. Ma un certo sottobosco da sempre esiste, dalle vie di strada si è trasferito su internet, non ci trovo nulla di anomalo. Chi ti offende nella vita reale offende ovunque.

Non so se Luigi Marattin è un provocatore nato o se davvero ci crede, ma ha lanciato l’idea di obbligare gli utenti dei social network a registrarsi usando la carta d’identità. Ovviamente si è alzato un bel polverone di critiche, si torna a parlare di “Stato di Polizia”.

Ovviamente voglio vedere cosa fanno i siti che hanno sede e server in Russia, Indonesia, Isole Tonga o Isola di Man o in altri Stati che se ne fanno un baffo di certe leggi. Già vedo offerte strabilianti da parte di Stati che offrono sede e server a chi ha bisogno di scappare. Dopo i paradisi fiscali vedremo nascere i paradisi di internet. Questi offriranno vantaggiose e scontate VPN per gli utenti, sarebbe un mercato colossale, un affare mostruoso senza precedenti.

Ad oggi tra SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e carta d’identità digitale, sono tante le volte che dobbiamo utilizzarle. Ma se i maggiori attori internazionali decidono di aderire alla normativa italiana si aprono tanti fronti: nascerà una massiccia vendita di identità rubate, in molti si ritireranno nel deep web e altri scapperanno su siti dove non esistono tali restrizioni (per il motivo che sopra ho spiegato). Del resto, fatta la regola esiste sempre il modo di sfuggirgli. E la fantasia italiana è nota nel dribblare i problemi.

Identità sui social, Luigi Marattin risponde a Riccardo Luna: “Il web non si può regolamentare da solo” Si è voluto rappresentare la mia proposta come “ognuno deve dare a Facebook la propria carta d’identità!”. Ma in realtà  i meccanismi possono essere diversi, ad esempio sulla falsariga di quanto già avviene oggi con lo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale), vale a dire il meccanismo che consente l’accesso ai servizi online della pubblica amministrazione.

In questo caso il discorso si fa inquietante, si passa a prendere in ballo uno SPID? SPID per tutti? Sottilmente Marattin introduce un nuovo discorso, ovvero se vuoi scambiare idee su internet devi aderire a un meccanismo di identità digitale. E vista la difficoltà di ottenere uno SPID in Italia, mi immagino cosa studieranno per l’autenticazione sui social per la popolazione.

Spesso negli anni mi hanno chiesto dove sono basata, dove vivo, chi sono, cosa faccio, il mio passato e il mio presente. Ovviamente parlare con un interlocutore senza volto e identità crea: rigidità, curiosità, attacchi, scetticismo, posizioni critiche che assolutamente non mi hanno aiutato e nemmeno favorito. Ma come essere umano mi sono fatta conoscere attraverso quello che esprimo. Non avevo bisogno di divulgare il mio viso e la mia vita, spesso quando si scrive si è nudi e crudi, aperti e cristallini, chi scrive sa di essere esposto a grandi lenti e sa che verrà dissezionato VIVO e non morto.

Le critiche piovono come merda, e sulla mia testa è piovuta merda come fiume straripati. Mi hanno aiutato a crescere, a cambiare idea, a migliorarmi, hanno aperto i miei occhi perché dopo aver pubblicato un post leggevo i commenti e trovavo chi mi massacrava e chi contribuiva a farmi crescere. Mi ha fatto un male che nemmeno potete immaginare, ho preso botte da tutte le parti, vi confido che i primi tempi ho pianto davvero lacrime amare. Quando ti esponi sai che puoi essere massacrata, ma non sempre sei pronta a critiche micidiali. E in tutto questo credo che sarebbe stato superfluo esporre la mia persona, la mia vita, il mio curriculum e dettagli personali privati.

Tutti hanno la pessima abitudine di NON analizzare. Spesso internet è cannibale. E’ bella e contemporaneamente mostruosa, ha dato il meglio e il peggio, ma limitarla e regolarizzarla la ucciderebbe in un secondo. Nascerebbe un universo parallelo in pochi minuti dove prevalgono le idee e non l’identità della persona. E’ un mondo dove girano le idee, le persone durano meno di un secondo. E’ un mondo con poche regole e regolamentarlo darà una svolta con rivolta.

Talleyrand: il popolo è come certe medicine, che vanno agitate prima dell’uso. Magari attenti alla strapazzata e attenti a non fare mappazzoni, leggete con attenzione il bugiardino e poi prendete le VS decisioni. ALESSIA C.F.