In America sta succedendo di tutto. Quello che capiterà da qui al 20 gennaio, solo Dio lo sa. Trump pare avere alzato bandiera bianca. In un tweet rilasciato sull’account del suo social media director Dan Scavino (Twitter e Facebook lo hanno bloccato indefinitivamente1), ha confermato che sarà garantita una transizione pacifica alla prossima amministrazione, benché continui a ritenere rubate queste elezioni.

Si noti però il linguaggio ambiguo: le sue parole possono essere sì interpretate come una resa su tutta la linea, ma in nessun punto vi è scritto che Trump concede a Biden.

Ciò che è avvenuto nella giornata del 06 gennaio a Washington sarà per sempre ricordato, almeno da chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire, come un’indegna pagliacciata, che ha però dato ai dems di tutto il mondo la possibilità di godere di un vero e proprio orgasmo. Quegli stessi che hanno sempre sostenuto che le violenze degli antifa e dei BLM erano “mostly peaceful”2, oggi si sono potuti dare al proprio passatempo preferito: l’ostentazione cinica e vanagloriosa della propria superiorità morale. In realtà, l’ennesima dimostrazione da parte loro di ipocrisia e dissociazione dalla realtà; in altre parole, l’ennesima dimostrazione della loro vacuità spirituale.

Eh sì! Abbiamo veramente assistito ad una rappresentazione farsesca, ancorché tragica. Comunque andrà a finire questa storia, per nulla edificante, bisognerà sin da ora concludere che abbiamo assistito ad uno spettacolo tipicamente hollywoodiano: la classica americanata dalla ben scarsa credibilità.

Indubbiamente il main character di questo che in ogni caso va considerato un B-Movie è lui, l’uomo dalle corna da vichingo. È il personaggio del momento. Il suo nome all’anagrafe è Jake Angeli3, dunque un italo-americano. Di lui si sa ben poco. Ci viene detto che proviene dall’Arizona. Egli stesso si presenta come attore di professione. Ma sarà veramente un attore? Verrebbe da pensare che sia più opportuno definirlo crisis actor. C’è sempre bisogno di gente con certe professionalità di questi tempi. Staremo a vedere.

Il nostro novello Al Pacino nella giornata di mercoledì ha avuto modo di interpretare la sua parte più importante. Milioni di persone in tutto il mondo lo hanno visto in televisione. Si è fatto un nome. Ma dubito che voglia mai concorrere per l’Oscar come migliore attore protagonista, benché non si possa negare che un po’ di scena l’ha fatta. Ma è tutto il film che lascia a desiderare. In puro stile hollywoodiano, la finzione è lampante.

Pessima la regia; nel video seguente si vede come la polizia faciliti l’accesso di diversi facinorosi al di là di alcune barriere protettive, mentre la gente attorno guarda esterrefatta.

Pessimi gli interpreti; questo giovane uomo dalla lunga barba si accompagna al nostro Jake. Il tatuaggio sul dorso della mano sinistra sembrerebbe qualcosa di simile al più tipico dei simboli comunisti, cioè falce e martello. Non si vede bene, ma non è certo questo il tipo di tatuaggio che si pensa possa ostentare il tipico suprematista bianco (così certa stampa presenta l’elettore medio di Trump). E poi, quella barba alla Karl Marx…

Pessimi gli effetti speciali; i poliziotti di guardia al Campidoglio, per quanto sopraffatti dalla folla schiumante di rabbia, hanno comunque trovato il tempo di farsi un selfie con gli assalitori, quelli stessi che i media mainstream di tutto il mondo hanno bollato come pericolosissimi insurrezionisti4.

E così, malgrado il titanico sforzo delle forze dell’ordine per contenere la furia dei rivoltosi, troviamo che tra gli autori del raid all’interno del Campidoglio figura anche costui.

Come recita la didascalia, questo noto suprematista bianco di colore è un capo antifa, noto per le violenze compiute nello stato di residenza.

Chissà poi chi era l’impresario di questi pietosi teatranti?

Questo è sempre il nostro Jake Angeli. Questa volta lo vediamo vestito in maniera decisamente elegante, senza corna da vichingo, mentre stringe la mano nientepopodimeno che a Rudy Giuliani, tra i più stretti collaboratori di Trump.

Curiosi i tatuaggi del nostro Jake Angeli, sia quelli sul petto sia quelli sulle braccia. Chissà se hanno un significato recondito? Si dice che il tatuaggio che ha sul petto, grossomodo all’altezza del cuore, corrisponda al simbolo tipico degli adoratori di Odino, il cosiddetto valknut5. D’altronde, si agghinda come un vichingo (anche se a dir la verità assomiglia più al personaggio interpretato da Diego Abatatuono nel cult movie Attila, Flagello di Dio). Però è singolare come questi strambi tatuaggi, che apparentemente rimandano alla mitologia nordica, abbondino sul corpo di una persona il cui volto ha fatto il giro del mondo in queste ultime ore per quello che ha combinato in un palazzo che è famoso per i suoi continui rimandi alla simbologia massonica.

Il Campidoglio americano, al pari di Piazza San Pietro a Roma ad esempio, è famoso per la presenza congiunta di due particolari elementi architettonici: la cupola del Campidoglio medesimo e la riproduzione di un obelisco egizio a poche centinaia di metri di distanza.

Nella maggior parte delle culture la cupola viene associata con il principio femminile, il grembo, la matrice; mentre al contrario l’obelisco, simbolo fallico per eccellenza, rappresenta il principio maschile. L’unione di questi due principi dà vita a un terzo soggetto, una prole, che può essere descritto come “energia spirituale”. Nella simbologia dell’antico Egitto, alla base della stessa simbologia massonica, il principio femminile è incarnato da Iside, quello maschile da Osiride: dalla loro unione nasce Horus, associato a sua volta alla stella Sirio, la più splendente del firmamento. Sirio a sua volta viene spesso identificata con l’angelo decaduto portatore di luce, ossia Lucifero.

Altro elemento assai curioso da notare è come i giardini tutt’intorno al Campidoglio, assieme ai camminamenti al loro interno, disegnino una figura che ricorda un gufo, uccello simbolo del dio Moloch6, cui gli antichi Cananei offrivano sacrifici umani.

Le corna del nostro teatrante dovrebbero rimandare alla tradizione vichinga. Però anche Moloch aveva corna simile a quelle. Strana coincidenza. Purtroppo è stata una terribile giornata di sangue. La polizia di Washington ha confermato la morte di quattro persone nel corso degli scontri7, tra cui quella della giovane donna uccisa a sangue freddo da parte di uno sconosciuto pistolero8 mentre cercava di forzare l’ingresso in un corridoio di quell’enorme palazzo i cui paraggi sono un chiaro riferimento a quell’antica divinità cui si concedevano spietati tributi di sangue.

È tutto così artefatto, ancorché tragico! Ma tanto è bastato per mandare in solluchero i sinistrati. Eppure, se avessero un minimo di ragion critica, nonché di amor proprio, dovrebbero sentire il bisogno di ricercare la verità, sforzandosi di notare ciò che in tutta questa sporca vicenda è fuori posto. È forse chiedere troppo? Probabilmente sì. Che gliene frega, a loro, della verità? Hanno scelto di vivere nella menzogna. A loro basta solo poter sfoggiare il proprio attestato di superiorità morale, urlando di volta in volta: “Dagli al razzista! Dagli al fascista”. A loro questo basta e avanza per lavarsi la coscienza.

Misera sia la vita di tutti coloro che hanno queste stolte certezze. Il problema è che, a quanto pare, non sono solo i sinistrati a cadere nell’errore. Conoscendo costoro, uno se ne fa una ragione. Inutile insistere: non recedono dalle loro certezze perché se lo facessero dovrebbero prendere coscienza della propria infima condizione esistenziale. Però ci aspetta che almeno l’oppofinzione opposizione sappia fare di meglio.

Invece in questo momento pullulano da parte degli esponenti dell’oppofinzione opposizione “prese di posizione” come questa:

Borghi è persona che stimo. Chiaramente si capisce che non può fare dichiarazioni alla Vittorio Sgarbi, il quale invece si augura che anche in Italia vi possa essere un’occupazione violenta del Parlamento9 (cosa questa che credo che in Italia dispiacerebbe a ben pochi). Però è chiaro che Sgarbi può permettersi di fare certe dichiarazioni perché rischia poco o nulla: al massimo di essere trascinato fuori dall’aula parlamentare a peso e di essere additato come un pagliaccio. Sicuramente un parlamentare leghista rischierebbe di più se facesse una dichiarazione altrettanto roboante: un linciaggio mediatico e magari l’apertura di un fascicolo di indagine a suo carico da parte di qualche toga rossa è il mimino che si deve aspettare. Questo è indiscutibile. Il potere, quello vero, ha troppe frecce al proprio arco per non riuscire facilmente a zittire ogni forma di dissenso.

Una campagna mediatica diffamatoria opportunamente imbastita dai media compiacenti; un’inchiesta giudiziaria basata sul nulla ma dalla quale non si esce indenni se non dopo tanti anni di stress e spese legali; l’ostruzionismo da parte dei gran commis dello Stato, i veri detentori del potere; la presenza di quinte colonne sempre pronte a vendersi allo straniero per un piatto di lenticchie; gli attacchi ripetuti e le minacce più o meno velate da parte delle istituzioni europee; la stessa partigianeria delle istituzioni cosiddette terze, a cominciare dal colle più alto… Sono tutti fattori di cui si deve tenere conto quando si giudica l’operato di un’opposizione in Italia. Ma sono grossomodo le stesse difficoltà incontrate da Trump il quale per prima cosa, prima ancora di confrontarsi contro la Killary nelle elezioni presidenziali, ha dovuto farsi largo lottando contro il suo stesso partito, dal quale al momento del dunque è stato bellamente tradito. Ma, a parte quelli che lo stesso Borghi in maniera denigratoria ma non senza ragione definisce fatequalcosisti, nessuno chiede all’oppofinzione opposizione italiana di partire lancia in resta per fronteggiare un nemico che si sa essere troppo potente per essere affrontato in uno scontro campale. Però quanto meno le si chiede di palesare quell’amore per la verità che la sinistra nega, sguazzando quest’ultima nella menzogna in cui è nata. Almeno quello!

Invece la suddetta dichiarazione lascia trasparire un cerchiobottismo che farebbe trasalire pure il Giuda Pence. Neppure una menzione ai brogli che hanno reso la democrazia americana, la più antica al mondo, una barzelletta. Neppure una menzione, soprattutto, al coinvolgimento ormai evidente del nostro governo in questo furto elettorale10. Eppure quest’indebita intromissione dell’Italia nelle elezioni statunitensi andrebbe considerata in tutto e per tutto come un atto di guerra. L’Italia meriterebbe veramente di essere bombardata ed invasa dagli americani per quello che il nostro governo ha fatto alla popolazione degli USA. Quest’interferenza non è una chiacchiera da blogger complottista visionario, uno di quelli cui i benpensanti della sinistra falso-moralizzatrice accusa sistematicamente di terrapiattismo: è di fatto ormai una certezza, avendone espressamente fatto accenno, ed in più di un’occasione, addirittura il generale Flynn, da molti considerato come il vero braccio destro di Trump.

Ma dall’oppofinzione opposizione solo arrendevolezza! Come si fa a parlare ancora di democrazia quando lo stesso esercizio della sovranità popolare, attraverso il voto elettorale, viene annichilito da brogli che non si vedono accadere neppure nella più corrotta repubblica delle banane sudamericana? La democrazia è stata uccisa dagli stessi che chiamano se stessi democratici. Costava troppo ricordare che l’oceanica manifestazione di mercoledì si era necessaria perché la maggior parte degli elettori di Trump è giustamente convinta di essere stata defraudata di questo “preziosissimo bene”? E perché non far presente che le violenze, da stigmatizzare in ogni caso, erano da imputarsi a generiche frange estreme che si erano infiltrate per screditare l’intera manifestazione?

Tutta questa arrendevolezza è in realtà segno di grande pochezza prima di tutto morale. A voler essere magnanimi, immagino che, sentendosi impotenti, l’oppofinzione opposizione abbia lungamente sperato in un aiuto esterno, che evidentemente non poteva che provenire dalle forze leali a Trump. Va bene, da soli non ce la si può fare. Troppo marcio è questo paese per poter fare a meno di un qualche supporto dall’esterno. È forse per questo motivo che alcuni membri dell’oppofinzione opposizione si ritrovano oggi, dopo i fatti del 06 gennaio, ad essere sbigottiti, senza punti di riferimento, persino insopportabili nella propria saccenteria? Aspettavano trepidanti l’arrivo del settimo cavalleggeri per dare loro stessi un senso al proprio operato politico, altrimenti inconsistente? Si deve pertanto presumere che, adesso che sembrano essere completamente svanite le chances di un secondo mandato da parte di Trump, questi stessi esponenti dell’oppofinzione opposizione si ritrovino essi stessi in preda alla disperazione ed alla frustrazione?

Ok, non sarebbe che un segno di umana debolezza. Ma noi, basket of deplorables, cosa mai potremmo dire se la stessa oppofinzione opposizione si sente così impotente? Quanto impotenti ci possiamo sentire a nostra volta noi comuni mortali che, non percependo il ricco stipendio di un parlamentare, spesso e volentieri facciamo fatica sbancare il lunario? Quale futuro ci attende, a noi, insignificanti bipedi umani che dobbiamo convivere con mille difficoltà quotidiane?

Oh, lo sappiamo bene qual è il futuro che ci attende. Lo stesso Trump lo ha spesso ripetuto al suo stesso popolo: “non è a me che sono dietro, ma a voi”.

Il futuro che ci attende è il “grande ripristino” che, in questi tempi di “costruttori”, gli uomini del World Economic Forum hanno deliberato per noi.

Concretamente il grande ripristino significa: lockdowns a ripetizione, soppressione delle più elementari libertà costituzionali come poter viaggiare e persino lavorare, vaccinazione obbligatoria tramite un vaccino che Dio solo sa cosa contiene e cosa ci farà, fallimento di centinaia di migliaia di attività lavorative, perdita di milioni di posti di lavoro, scomparsa di settori economici una volta floridi e vitali, enorme concentrazione di ricchezza nelle mani di pochissimi plutocrati, povertà diffusa, aumento vertiginoso dei suicidi, difficoltà crescenti di approvvigionamento nelle catene alimentari, invasione da parte di milioni afro-islamici, jus soli, meticciato imposto dall’alto, discriminazione razziale nei confronti dei bianchi, censura sistematica a partire dai social di ogni forma di dissenso e di pensiero indipendente, imposizione coatta della cancel culture, indottrinamento senza fine delle giovani generazioni sempre più ignoranti e dissociate, persecuzione religiosa (ma dei soli cristiani), ed infine perdita di ogni forma di proprietà privata… Questo è il futuro che è stato programmato per noi. Ce lo dicono continuamente, i costruttori, che non si può più tornare indietro. Loro non non ce lo consentiranno mai, perché così hanno deciso.

Nell’immediato, per gli Stati Uniti il grande reset comporterà il pronto ritorno di quelle aggressive, criminali e sanguinose politiche militari imperialiste che tanti lutti hanno causato alle famiglie americane. Basta vedere di che nomi Biden si sta circondando per capire che sono assolutamente legittimi i timori di chi prevede presto una guerra contro l’Iran11. Ma subito dopo toccherà alla Russia.

Lo si è già detto in un nostro precedente articolo12. Alla lunga, se realmente Sleepy Joe renderà gli USA succubi della Cina, come è d’altro canto intenzione degli stessi propugnatori del grande ripristino, la Russia si ritroverebbe accerchiata da due formidabili nemici. L’unica possibilità che ha la Russia di contenere militarmente e politicamente la Cina, con cui condivide un lunghissimo confine terrestre, prima che questa abbia modo di sviluppare le proprie mire sull’immenso e poco densamente popolato Far East russo, è che sorga quanto prima una solida alleanza contenitiva tra la Russia stessa e gli USA. Ma nel momento in cui i Russi dovessero temere che un’America ormai cinesizzata possa schierarsi apertamente al fianco della Cina contro di loro, ebbene, ai Russi altro non resterebbe che una guerra preventiva per evitare che tutto ciò possa un giorno accadere.

In questo momento a dir poco drammatico, in cui ogni speranza sembra perduta, mi sento comunque di lanciare un messaggio minimamente ottimista. Trump ha ancora una carta a disposizione prima di dover cedere il passo a Biden, ossia l’attivazione dell’ordine esecutivo con cui può decretare che le elezioni americane sono state soggette ad interferenza straniera (cosa che corrisponde per altro alla verità). Non so se Trump avrà il coraggio di farlo. Sarebbe guerra civile. Se non lo farà, avrà tradito le aspettative di tutti coloro che, in America come nel mondo intero, hanno riposto in lui le proprie speranze di vedere andare in fumo i piani diabolici degli uomini di Davos. E si tratta di centinaia di milioni di individui.

Sarebbe un’immensa delusione, uno choc da cui si faticherebbe a riprendersi, oltre che una cosa dannatamente inutile e perniciosa. Il fatto è che la guerra civile negli USA deve ormai essere data come ineluttabile. Ogni tentativo di evitarla risulterebbe vano. Non si può più tornare indietro. Troppo lacerata è al suo interno la società americana. È chiaro che quelle centinaia di migliaia di persone che sono accorse a Washington per manifestare il proprio sostegno a Trump nella giornata di mercoledì non lo hanno fatto giusto per farsi una scampagnata fuori porta, a differenza – questo sì – degli infiltrati antifa, che nella capitale hanno recitato la parte per cui sono stati messi sotto contratto. Lo hanno fatto perché hanno consapevolezza di quanto loro capiterà se il grande ripristino verrà integralmente implementato dopo il furto delle votazioni che hanno subito. Hanno capito che Trump ha ragione quando – come ricordavamo poc’anzi – ripeteva loro che è loro stessi che gli uomini di Davos vogliono.

Non è per Trump che sono scesi in piazza. Non è per Trump che sono disposti a sparare. Non è per Trump che vorranno morire. Ma per loro stessi. Hanno capito che cosa c’è veramente in ballo: non una semplice tornata elettorale in cui il candidato A sfida il candidato B e nemmeno una semplice ideologia. C’è in ballo la loro stessa esistenza, tutto ciò in cui credono, il loro futuro come uomini liberi, la sorte della loro stessa amata nazione. Trump ha solo il merito – enorme, comunque andrà a finire – di averglielo fatto capire.

Questa è la più grave colpa nella nostra oppofinzione opposizione. Questa non è una partita di Risiko in cui partire allo sbaraglio. Pertanto nessuno sta dicendo agli esponenti dell’oppofinzione opposizione: “armiamoci e partite”. Sarebbe un suicidio. Ma vivere nella verità, questo sì, questo è quello che si chiede a costoro. Perché è soltanto rifiutando la menzogna che si crea consapevolezza nelle persone, insegnandole ad amare la verità. Non ci possono chiedere di seguirli, di credere nel loro programma, di aver fiducia nella loro strategia, se loro per primi non sono in grado di abbandonare la menzogna perché temono la riprovazione da parte dei media o dell’opinione pubblica dalla coscienza obnubilata.

Sono loro che hanno il compito di risvegliare queste coscienze. Vuoi che la gente ti segua? Vuoi che abbia cieca fiducia in te? Vuoi che sia disposta a fare per te quello che forse non sarebbe disposta a fare neppure per se stessa? Allora dille la verità. Chiama le cose con il loro vero nome. Esponiti in prima persona. Non avere paura di quello che ti potranno dire per denigrarti e tacciarti. Non essere codardo. E soprattutto non giudicare per primo se non vuoi che poi la gente ti giudichi negativamente. Soprattutto questo. Piuttosto taci. Così ti giochi ogni credibilità.

La nostra opposizione, se vuole essere degna di tale definizione, deve trovare il coraggio di vivere nella verità. Costi quel che costi. Ma se ci si deve comportare come il Don Abbondio de I promessi Sposi, per il quale “il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, ebbene, allora ci si faccia un esame di coscienza. Non abbiamo bisogno di una destra dagli uomini deboli e titubanti: peggio di uomini dalla lingua lesta ma pusillanimi che hanno paura della propria stessa ombra. Abbiamo bisogno di persone equilibrate, sagge, determinate, rispettose del prossimo, che rischino il giusto, ma che abbiano il coraggio delle proprie idee. Non devono essere alla ricerca del consenso fine a se stesso. Devono loro stesse dare il buon esempio a tutti quanti. Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Ed i deboli si accomodino in tribuna.

Magari Trump non attiverà mai quest’ordine esecutivo. Magari Biden si insedierà realmente da qui a pochi giorni alla Casa Bianca. Magari si assisterà, nostro malgrado, ad un accelerazione del programma del grande ripristino… Una tragedia. Non oso pensarci. Però Trump ha già ottenuto risultati incredibilmente significativi in barba a tutti coloro che – atterriti dal poter essere attaccati con accanimento dei media mainstream – oggi lo accusano di aver gettato alle ortiche quattro anni di superba presidenza, non avendo saputo prevenire la trappola in cui credono che sia caduto.

Trump ha prima di tutto dimostrato agli americani e a tutto il mondo quando irrimediabilmente siano compromesse le istituzioni cosiddette democratiche. Nelle moderne democrazie occidentali di democratico non vi è nulla. Il partito repubblicano non è mai stata una reale alternativa al partito democratico: stesse corruzione e depravazione. Pence si è rivelato un Giuda: più infimo di un Toninelli qualsiasi. La Corte Suprema si è dimostrata per quello che è: un covo di arrivisti senza scrupoli e principi morali. Trump ha sbugiardato il potere politico americano. Il GOP non vincerà mai più un’elezione. Il trumpismo sicuramente sopravviverà allo stesso Trump.

Alla fine gli amici si sono rivelati nemici. Costoro seguitano a vivere nella menzogna. Agendo con verità e giustizia, Trump li ha stanati. Lo aveva detto, tanti anni fa, che gli sarebbe “piaciuto perdere tutto per un certo lasso di tempo per vedere chi è leale e chi non lo è”.

E poi, guardate quest’ultima immagine:

Un gruppo di sostenitori di Trump, quelli veri, non certo i figuranti prezzolati che hanno finto l’irruzione in Campidoglio, hanno eretto questa croce in Capitol Hill13 sia per rimarcare la propria fede cristiana, che è propria di tutta l’America, sia anche per sottolineare la loro consapevolezza della delicatezza del momento che tutti noi stiamo vivendo, in cui si ha veramente la sensazione che i figli della luce stiano lottando per non soccombere ai figli delle tenebre. Questa foto non è senza ricordare l’iconica, per quanto poco veritiera, foto di Iwo Jima. Comunque la si voglia vedere, questo è un altro grande successo di Trump. Viene realmente da pensare che avesse ragione l’eremita di Loreto, al secolo Tom Zimmer, quando predisse nel lontano 1983 che Donald J. Trump, allora noto solo per essere un ricco ereditiere dedito alla vita da playboy, sarebbe stato colui che avrebbe riportato l’America a Dio14.

1 https://www.wired.it/internet/social-network/2021/01/07/trump-sospensione-twitter-facebook/

2 https://time.com/5886348/report-peaceful-protests/

3 https://eu.usatoday.com/story/news/politics/2021/01/06/arizona-qanon-supporter-jake-angeli-joins-storming-us-capitol/6570514002/

4 https://www.ilpost.it/2021/01/07/attacco-insurrezione-congresso-stati-uniti-trump/

5 https://en.wikipedia.org/wiki/Valknut

6 https://it.wikipedia.org/wiki/Moloch_(divinità)

7 https://www.rt.com/usa/511755-dc-capitol-police-fatalities/

8 https://www.bitchute.com/video/YM9scM0RtwLi/

9 https://it.blastingnews.com/politica/2021/01/washington-campidoglio-assediato-sgarbi-spero-accada-anche-in-italia-003257528.html

10 https://lacrunadellago.net/2020/12/29/italiagate-il-governo-conte-accusato-di-essere-responsabile-della-frode-elettorale-contro-trump/

11 https://www.maurizioblondet.it/torna-la-nuland-guerra-alliran-piu-vicina/

12 https://www.orazero.org/apocalipse-now-parte-4/

13 https://www.breitbart.com/politics/2021/01/06/trump-supporters-erect-cross-on-capitol-grounds/

14 https://ununiverso.blog/2020/07/05/profezia-del-1983-donald-trump-riportera-lamerica-a-dio/