Quando si pensa alla parola “Storia” ci si immagina sempre qualcosa di vecchio, antico, colorato di bianco e nero, inciso su una tavola di pietra o scolpito nel marmo. Come se gli eventi di “ieri”, più recenti, non fossero storia, ma un passato quasi presente.

La Storia è tutto ciò che ci lasciamo alle spalle. Le nostre impronte atte a ricordare il percorso che abbiamo fatto.

Purtroppo però, queste orme che andrebbero gelosamente custodite e preservate, con l’aumentare della presa di coscenza sembrano sempre più apparire come orme sulla sabbia. Ancora visibili, ma offuscate e a volte modificate dal vento. Il che rende ingannevole ed equivoco il tracciato percorso.

Per l’umanità però non è il vento ad omettere le tracce, ma il “sistema”.

La memoria storica ed i ricordi, con il tempo si offuscano, dando modo al sistema di modificarli a proprio piacimento, sostituendoli con propaganda, omettendo eventi scomodi, creando situazioni mai avvenute.

Non è necessario che passino eoni o secoli. Oramai la modifica sistematica dei ricordi può avvenire dopo un mese, da una settima all’altra o dall’oggi al domani. Normalmente ce ne si accorge solo se si è desti ed informati, poichè nel nostro egocentrismo ci accorgiamo di cambiamenti che coinvolgono prettamente la nostra dimensione, e lo svanire della storia di realtà lontane diventa spesso, se non quasi sempre, impercettibile.

Ma quando la memoria è globale?

Ci si aspetterebbe una resilienza mentale comune alla rimozione o alla modifica della memoria storica!

Niente di tutto questo. Paradossalmente, nonostante la memoria comune, i mezzi di comunicazione, i canali di condivisione e le interrelazioni individuali su scala mondiale, mai come in questo periodo risulta essere evidente come la memoria storica possa essere obliterata per la maggiorparte della popolazione.

Se ogni anno corrispondesse al piolo di una scala salita dall umanità, potremmo dire che ci stanno toglieno letteralmente la storia da sotto ai piedi.

Un piolo alla volta, sostituito da un’ imitazione grottesca e paradossale.

Guardadosi indietro, tra la stanchezza e la prospettiva limitata ad un punto di vista, l’umanità vedrebbe pur sempre una scala, ma non quella che realmente ha percorso.

Viviamo in una finzione perenne con di fronte l’illusione di un’oasi nel deserto, e dietro un’illusione a nascondere le miserie che ci portiamo appresso.

G.M. (Berserksgangr)http://www.thedissident.it/2022/02/16/quando-manca-la-storia-sotto-ai-piedi/