Chi lo avrebbe mai detto! Oggi è il quattro settembre 2021 e ancora si parla di covid! Se a marzo 2020, quando tutto è cominciato, qualcuno avesse detto che, dopo un anno e mezzo la situazione sarebbe stata ancora, più o meno, la stessa, ben pochi ci avrebbero creduto. Ancora meno, dopo il trionfale arrivo del furgone frigorifero con le prime dosi di vaccino che, partendo da Bruxelles e aggirando eroicamente la pericolosa Svizzera –chissà, forse temevano che orde di briganti elvetici lo avrebbero assaltato per rubare le dosi di siero salvifico– approdò nel dicembre dell’anno passato, allo Spallanzani di Roma tra il tripudio e la commozione generali.

Una operazione di bassa propaganda da becero regime autocratico che nemmeno l’Istitvto Lvce… “ma che te lo dico a fare” (cit.)

In questo quadro sconfortante fatto di bollettini su nuovi casi, decessi, accessi in terapia intensiva, oggi come ieri e, temo, domani come oggi, credo sia più interessante parlare della situazione di tre paesi che, per come hanno deciso di affrontare il problema covid, definirei emblematici: Israele, Australia e la solita Svezia.

Partendo proprio dal paese scandinavo, direi che la Svezia è un caso unico nel mondo occidentale ed europeo in particolare, avendo scelto sin da subito un approccio soft sulle misure da adottare per contrastare il contagio: niente mascherine all’aperto, al chiuso mascherine e distanziamento consigliati ma non imposti, no a chiusura delle scuole e delle attività commerciali, nessun lockdown. Le critiche non sono mancate: rispetto ai paesi limitrofi e simili, tipo Norvegia e Danimarca, la Svezia ha fatto registrare un numero di casi superiore, soprattutto di decessi. Ma, alla fine della prima ondata, i decessi, che poi sono quelli che veramente contano, benchè superiori agli altri paesi scandinavi, si sono rivelati inferiori a quelli di molti paesi che invece hanno adottato una linea anti pandemica dura o durissima (tipo l’Italia). Probabilmente in Svezia hanno potuto contare su una sanità più efficiente di altri paesi, su interventi tempestivi sui malati di covid prima che la malattia diventasse grave, sulla bassa densità di popolazione (come sostengono alcuni, non tenendo conto del fatto che comunque la percentuale di svedesi che abitano in città è altissima), sta di fatto che la Svezia ha scelto di adottare una linea d’azione che non distruggesse l’economia, non rovinasse le giovani generazioni e non svilisse le libertà democratiche della sua popolazione, a rischio di causare un maggior numero di decessi tra la popolazione di soggetti cosiddetti fragili. Una scelta cinica? non direi, non più cinica di quelle operate da altri paesi ritenuti virtuosi per le proprie scelte draconiane.

Benchè i debunker all’amatriciana si siano sforzati, arrampicandosi sugli specchi, per invalidare l’esempio della Svezia –chissà, forse perchè altrimenti il bonifico da parte di chi aveva interesse a screditare il modello svedese non sarebbe partito– la scelta operata dal paese che fu di Re Wasa, o di Ibrahimovic se preferite, si è rivelata vincente.

Un solo decesso nell’ultima settimana e curva dei decessi da metà giugno praticamente piatta. E tutto questo avendo una percentuale di vaccinati in linea con quella di molti paesi europei, persino leggermente più bassa di quella italiana!

Evidentemente la scelta delle autorità svedesi è stata quella di far diffondere il più possibile il virus per ottenere una immunizzazione di massa che, ormai è cosa provata, nei guariti dalla malattia è di gran lunga più efficace rispetto a quella che si raggiunge con la vaccinazione, anche nei confronti delle famigerate varianti. Ma queste sono cose che non si possono dire (cit.), a causa del picorettismo imperante, quindi si fanno senza strombazzarlo al vento; cioè si tiene d’occhio la categoria dei fragili senza penalizzare tutti gli altri, in vista di un ritorno alla normalità il più veloce possibile, a costo di “sacrificare” qualche vecchietto o qualche portatore di x patologie gravi con un piede nella fossa (sarò cinico, ma i numeri questo dicono).

Il secondo caso da analizzare è quello dell’Australia. Le autorità del paese dei canguri hanno scelto di raggiungere l’obiettivo di eradicare il virus dal proprio territorio, la famosa strategia covid zero, a costo di misure draconiane quali lockdown totali non appena i casi crescono anche di poche unità, chiusure di attività ritenute pericolose per la diffusione del virus, controllo della popolazione capillare e tolleranza zero nei confronti di chi trasgredisce alle durissime norme, chiusura ferrea dei confini. Tutto questo non può bastare per eradicare un virus che si diffonde con molta facilità, da un territorio. Appare ovvio, ma questa è una mia libera deduzione, che gli australiani abbiano confidato sull’azione immunizzante del vaccino. Misure durissime di contenimento in attesa che il vaccino faccia “il suo sporco lavoro”, ma nel mondo evidentemente, non in Australia, visto che la percentuale di vaccinazioni nel paese è piuttosto bassa

Qualcosa deve essere andata storta, però, dal momento che i casi in Australia aumentano piuttosto velocemente

anche se i decessi si mantengono piuttosto bassi

In pratica i decessi sono contenuti ma la strategia “covid zero” è fallita miseramente, probabilmente perchè, dal punto di vista dei contagi, il vaccino più che funzionare, funzionicchia

E dulcis in fundo, o in cauda venenum se preferite, parliamo di Israele. lo stato ebraico ha scelto di puntare decisamente sulla vaccinazione di massa, ha fatto un all-in sui vaccini. E’ stato il paese che prima di tutti gli altri ha avviato una campagna vaccinale massiccia, che ha raggiunto una percentuale molto alta di vaccinati con seconda dose prima di chiunque altro. Attualmente la percentuale di popolazione vaccinata non è superiore a quella di altri paesi, diciamo che la vaccinazione ha rallentato, in parte perchè gli ortodossi non si vaccinano per motivi religiosi, vuoi perchè i palestinesi non si vaccinano (o non vengono vaccinati) per motivi politici. Sta di fatto che pur essendo un paese che è partito a razzo con le vaccinazioni, oggi registra un aumento dei casi allarmante

Che cosa succede in Israele? Per poter dare una risposta è utile fare un confronto con l’altro paese che è partito a razzo con le vaccinazioni, il Regno Unito. Nel paese di Her Majesty Elisabetta II, i casi sono in calo, i decessi sotto controllo, i ricoveri ospedalieri trascurabili, con il paese aperto ormai da tempo, come Israele stesso. Quali sono le differenze tra UK e Israele? Il primo vaccina quasi esclusivamente con AstraZeneca, il secondo con Biontech-Pfizer. I britannici hanno allungato i tempi tra la prima e seconda dose, preferendo raggiungere una percentuale significativa di vaccinati con una dose prima di procedere con la seconda inoculazione, lo stato ebraico ha preferito mantenere un lasso di tempo ristretto tra la prima e la seconda dose.

A cosa ci porta tutto questo? Posso solo fare congetture personali, visto che la scienza (o lascenzah) preferisce nicchiare su questo argomento. Sembrerebbe che Astrazeneca sia più efficace rispetto ai vaccini a mRNA, cioè offre una immunizzazione migliore. A questo punto mi chiedo se la campagna denigratoria nei confronti del vaccino anglo-svedese non sia stata orchestrata per motivi tutt’altro che scientifici e decisamente di carattere politico-economico. Sicuramente nessuno pagherà in caso venga accertata la scelta “dolosa”.

L’altro aspetto è che emerge sempre più chiaramente che i vaccini (che vaccini non sono) anti covid in generale, e quelli a mRNA in particolare, offrono una immunizzazione paragonabile alle batterie del telefonino: si scaricano dopo un tot di tempo e quindi bisogna ricaricarle. Quindi via alla terza dose, e poi alla quarta e alla quinta; e le varianti c’entrano poco o nulla. In pratica ritardando la somministrazione della seconda dose allunghi i tempi di efficienza del vaccino, riducendo i tempi tra una somministrazione e l’altra, come ha fatto Israele, li hai accorciati. Lapalissiano, no?

Ho parlato di scelte, operate da ogni singolo paese sulla base della propria estrazione socio-politico-culturale, giacché la scienza a tutt’oggi, non è in grado di offrire una guida univoca e coerente su come affrontare la pandemia. Perchè la scienza brancola ancora nel buio (o nella penombra, se preferiamo) e gli scienziati sono tutt’altro che concordi su molti aspetti della situazione. Per cui c’è chi ha scelto di non penalizzare il vivere civile a costo di qualche vita, c’è chi ha scelto di azzerare le libertà democratiche in nome di un fantomatico e irraggiungibile “covid zero” e chi si è buttato “a pelle di leone” sulla vaccinazione di massa illudendosi di risolvere il problema.

E l’Italia? Quali sono state le scelte dell’Italia? Quelle che la qualificano come il solito paese di cialtroni, ca va sans dire! Ovviamente è l’unico paese in cui nel frattempo il governo è cambiato, a parte gli USA, dove la presidenza era giunta a naturale scadenza (purtroppo). Ma il ministro della Salute è sempre lo stesso, e il suo consigliere scientifico, tale Ricciardi, pure: chi, l’attore? e il sottosegretario chi è, Jerry Calà? (semi cit.)

All’inizio lockdown duro, unico caso al mondo. Chiuse pure regioni in cui i contagi registravano numeri risibili. Caccia ai runner, droni per stanare chi si recava da solo in spiaggia. Andrea Bocelli, solo per aver confessato che durante il lockdown aveva talvolta trasgredito facendo il giro dell’isolato per prendere un po’ di sole, trattato come un assassino di mafia. Poi apertura totale e improvvisa del paese, temendo forse qualche tumulto. Ma senza far nulla per potenziare le strutture sanitarie e mettere in sicurezza le scuole per l’apertura dell’imminente anno scolastico, a parte l’acquisto dei banchi a rotelle (ma come si fa? o Zeus!)

Poi adozione della cromatizzazione delle regioni per regolarne le chiusure, sulla base di criteri che appaiono ancora oggi arbitrari. Mascherine all’aperto (a che cazzo servono?) green pass obbligatori benchè l’efficacia dello strumento sia tutto da verificare.

Siamo uno dei paesi con più alta percentuale di vaccinazioni al mondo ma l’unico in cui chi non si vaccina viene colpevolizzato e considerato responsabile di qualunque misfatto. Mentre in Danimarca, col 75% di vaccinati, stanno per togliere tutte le misure anti covid, compresi mascherina al chiuso e distanziamento, da noi col 71% si pensa di procedere con l’obbligo vaccinale, unico caso al mondo. Come Israele si parla già di terza dose, perchè evidentemente due dosi sono considerate insufficienti. Chi è che disse “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.” ?

Ovviamente tirano in ballo le varianti e i no-vax, ma il vaccino è “tarato” sempre sul virus originale, quello di Wuhan, non sulla variante delta, quindi la variante, e i no-vax, c’entrano poco, ma fa sempre comodo tirarli in ballo, e la terza dose testiminia soltanto il fatto che l’immunizzazione è di gran lunga minore di quella che veniva spacciata all’inizio della campagna vaccinale. Naturalmente i primi a ricevere la terza dose saranno quelli che per primi hanno ricevute le altre due, perchè il loro effetto è praticamente scaduto. Ma prima di procedere con la terza bisogna completare la seconda e addirittura la prima, quindi come si fa col green pass che dura “solo” nove mesi dalla data della seconda inoculazione? Semplice, si allunga la validità da 9 a 12 mesi! E gli scienziati? muti! E poi ci dicono di fidarci della scienza? Il problema non è la scienza, ma i suoi sacerdoti. Per non parlare di chi è guarito dal covid e ha una immunizzazione di gran lunga migliore di quella offerta dal vaccino, ma il GP per costoro dura solo sei mesi. Così sei costretto a vaccinarti, anche se Galli, e dico Galli, ha platealmente dichiarato che vaccinare i guariti è una inutile perdita di tempo e risorse: in pratica una stronzata.

Ma noi andiamo spediti verso il burrone: cialtroni, cialtroni, CIALTRONI!