Quos Deus perdere vult, dementat prius”. Cioè: “a quelli che vuole rovinare, Dio toglie prima la ragione”. Questo modo di dire, per la prima volta utilizzato in un suo discorso pubblico da Giovanni Gentile1, storico ministro dell’istruzione durante il ventennio fascista, è in realtà derivato da una vecchia massima latina, di cui costituisce una sorta di adattamento in chiave cristiana e di cui comunque conserva il significato originale: “Quos vult Iupiter perdere, dementat prius”. Con questa massima si è soliti esprimere “la difficoltà di trovare spiegazioni razionali per il comportamento assurdo di certe persone, specie di principi, sovrani o dittatori, i quali dopo una vita di empietà, ma nella quale sono stati assistiti da una buona dose di fortuna, improvvisamente commettono la pazzia irreparabile destinata a causare la loro rovina totale2”. E questo è proprio il caso che andremo ad esaminare.

Alcuni giorni fa, la signora Evelyn Farkas3, pezzo piuttosto grosso ma non certo conosciutissimo all’interno del Pentagono, nonché ex Deputy Assistant Secretary of Defense per la Russia, l’Ucraina e l’Eurasia sotto l’amministrazione Obama, si è lasciata andare ad una dichiarazione alquanto sconcertante in cui invitava il governo degli Stati Uniti a prepararsi in vista di una possibile guerra contro la Russia4. Ne ha parlato sul suo blog anche Maurizio Blondet5. Anzi, è stata appunto la lettura di questo articolo ad averci spinto a fare le considerazioni che andremo ad esporre nelle prossime pagine. Infatti occorre essere chiari e diretti sin dal principio: le dichiarazioni della Farkas non sono solo sconcertanti, sono a tutti gli effetti farneticanti.

Ella è – per così dire – uno degli astri nascenti all’interno della galassia neocon, quel gruppo di falchi guerrafondai, quasi tutti con doppia cittadinanza, che guidò dal dietro le quinte le politiche e le guerre di aggressione in Medio Oriente da parte delle amministrazioni Bush, padre e figlio, e Obama in Medio Oriente. Queste stesse guerre, ufficialmente condotte in nome della democrazia come crociate contro il terrorismo islamista ai danni dell’occidente, sono costate alle popolazioni locali milioni di morti (si tenga infatti presente come le sanzioni internazionali, la sistematica distruzione di economie ed il collasso degli apparati statali abbiano portato ad un caos ed a una povertà senza precedenti)6 ed al contribuente americano migliaia di miliardi di dollari che avrebbero potuto trovare un impiego decisamente più nobile7. E tutto questo per cosa?

Non stupisce dunque come la Farkas abbia – per così dire – il dente avvelenato nei confronti della Russia di Putin. Da chiunque provenga da quei circoli di potere (è anche membro del famigerato Council for Foreign Relations, a lungo egemonizzato dalla famiglia Rockfeller) non ci si può aspettare niente di buono. Tuttavia lascia allibiti il modo in cui, quasi con leggerezza, come se nulla fosse, si parla di fare una guerra alla Russia. Si rimane perplessi e senza parole nel constatare come i decisori politici americani sembrino totalmente ignorare quali potrebbero essere le conseguenze di un conflitto con la Russia, anche solo per via dell’Ucraina. Ma questi hanno idea di cosa significhi? Sembrano completamente scollegati dalla realtà. Ecco perché andremo ora ad analizzare, passo per passo, tutto ciò che la signora Farkas ha avuto modo di dichiarare.

«È più probabile che il presidente Vladimir Putin invada nuovamente l’Ucraina nelle prossime settimane. In quanto persona che ha aiutato il presidente Barack Obama a gestire gli Stati Uniti e la risposta internazionale all’invasione iniziale dell’Ucraina da parte della Russia nel 2014, e il nostro sforzo per impedire a Mosca di occupare l’intero paese nel 2015, ne sono penosamente convinta».

Fin qui, nulla di eclatante. Certo, la Farkas si dice convinta che la Russia sia in procinto di invadere l’Ucraina. Anche la stampa anglosassone è dello stesso parere8. Tuttavia dal Cremlino arrivano ferme smentite: si sostiene che “sarebbe una follia fare una guerra per l’Ucraina”9. Ma è indubbio che da tempo si stia assistendo a dei movimenti di truppe e di mezzi che non collidono con le dichiarazioni ufficiali, sia da parte dei Russi10, sia da parte degli occidentali11. Stanno dunque mentendo i Russi? Anche se fosse?

E comunque fa sorridere il modo in cui la Farkas si bea di aver collaborato con Obama che, pur premiato con il premio Nobel della pace all’inizio del suo primo mandato presidenziale, si è alla fine rivelato un presidente guerrafondaio come pochi, avendo egli fatto sganciare nel vari teatri di guerra in cui gli USA sono stati impegnati mentre lui era commander in chief (Iraq, Siria, Afghanistan, Libia, ecc…) un numero impressionante di bombe, non solo contro obiettivi militari ma spesso pure contro civili inermi12. Non è un caso che Obama venga ricordato ancora oggi col nomignolo tutt’altro che edificante di “Obomba”.

Andiamo avanti coll’analizzare le dichiarazioni della Farkas. «Come mai? Vedo la portata e il tipo di forza schierato dall’esercito russo, gli ultimatum emessi da Putin e dai suoi funzionari, la retorica bellicosa che fino a poco tempo fa ha saturato le onde radio russe e l’impazienza per i colloqui espressa dal suo ministro degli esteri. Aggiungete a ciò la probabile ansia prodotta in Putin dalle manifestazioni della scorsa settimana in Kazakistan e dal successo di Mosca nel reprimerle. Ma il motivo fondamentale per cui penso che i colloqui con la Russia falliranno è che gli Stati Uniti ed i loro alleati non hanno nulla da offrire immediatamente a Mosca in cambio di una riduzione dell’escalation. Gli Stati Uniti devono fare di più che emettere ultimatum su sanzioni e sanzioni economiche. I leader statunitensi dovrebbero organizzare una coalizione internazionale di volontari, preparando le forze militari a scoraggiare Putin e, se necessario, prepararsi alla guerra».

Come!? Prepararsi alla guerra contro la Russia? Ha detto veramente così? Forse alla Farkas sfugge il fatto che i Russi detengono il maggior arsenale nucleare al mondo: stando al Pentagono, per cui ella lavora, posseggono poco meno di 7000 testate nucleari13. Assieme agli stessi USA ed alla Cina, sono anche l’unico paese al mondo a disporre della cosiddetta triade nucleare completa14, essendo in grado di lanciare le proprie testate atomiche via terra (attraverso missili balistici), via mare (dai sottomarini) e via aria (con i bombardieri strategici). Ma soprattutto ci si chiede come diamine abbia fatto questa Farkas a divenire Deputy Assistant Secretary of Defense per la Russia, l’Ucraina e l’Eurasia dal momento che dà chiaramente l’impressione di ignorare quale è la dottrina militare russa in caso di guerra contro la NATO15. La Russia ha apertamente minacciato gli Stati Uniti che essa percepirà qualsiasi missile lanciato sul suo territorio come un potenziale attacco nucleare in grado di giustificare a sua volta una piena rappresaglia nucleare da parte delle sue forze armate16!

Detto in poche parole, una guerra preventiva contro la Russia, come quella che vorrebbe la Farkas, non è fattibile, a meno che non si voglia far precipitare il mondo intero nell’olocausto nucleare. I Russi, per bocca del loro presidente Putin, hanno fatto sapere ai propri nemici che “la Russia sarà costretta a creare e schierare tipi di armi che possono essere utilizzate non solo nei confronti di quei territori da cui proviene la minaccia diretta verso di noi, ma anche nei confronti di quei territori in cui si trovano i centri decisionali”17. Ovvero, in caso di pericolo imminente, i Russi scateneranno il loro immenso arsenale nucleare anche contro obiettivi americani, e non solo contro quei paesi europei da cui, eventualmente, dovessero essere lanciati dei missili – nucleari o meno – contro il territorio della Federazione. Chiunque può comprendere la gravità di questa affermazione. Qua si sta di fatto parlando della fine del mondo, per lo meno per come lo abbiamo sempre conosciuto.

Proseguiamo. «Se la Russia prevarrà di nuovo, rimarremo bloccati in una crisi non solo per l’Ucraina, ma per il futuro dell’ordine globale ben oltre i confini di quel paese. Lasciato libero, Putin si muoverà rapidamente, afferrerà un po’ di terra, consoliderà i suoi guadagni e punterà gli occhi sul prossimo stato satellite nel suo lungo gioco per ripristinare tutti i confini precedenti al 1991: la sfera di influenza geografica che ritiene sia stata ingiustamente sottratta al Grande Russia».

Qui si sottintenderebbe che la Russia di Putin abbia intrapreso una politica aggressiva, tesa a riconquistare un’egemonia che essa ha perduto con la caduta dell’impero sovietico. Quindi sarebbe compito degli Stati Uniti e dell’intero occidente opporsi a queste politiche imperialiste ed antidemocratiche. Ovviamente, fingiamo stupore: da che pulpito viene la predica… Ma il problema è ben altro. All’epoca del crollo del Muro di Berlino e dell’implosione dell’allora Unione Sovietica, in ben due occasioni (nel 1990 sotto l’amministrazione di Bush senior e nel 1993 con Clinton presidente), gli americani promisero formalmente che la NATO non si sarebbe mai espansa ad est18. Anzi, questa promessa fu conditio sine qua non affinché fosse consentita la riunificazione tedesca. I Russi credettero agli americani anche perché – inutile nasconderselo – sono questi ultimi che comandano e dettano legge in seno alla NATO. Sicché era lecito attendersi che ogni promessa fatta dagli americani in nome e per conto della NATO, per quanto non ufficialmente ratificata da questa, fosse a tutti gli effetti una promessa della NATO. Invece non solo la NATO ha inglobato al proprio interno paesi che a partire dal secondo dopoguerra erano stati satelliti dell’URSS all’interno del Patto di Varsavia, ma ha finito con l’accettare anche l’adesione di altri paesi che erano stati essi stessi membri dell’Unione Sovietica.

Si badi bene: quello che vi è in gioco non è tanto l’onore della Russia, i cui ex presidenti Gorbačëv e Él’cin sono stati evidentemente raggirati dagli americani, ma la sopravvivenza stessa della Federazione. Infatti l’espansione a est della NATO ha ridotto drasticamente il tempo in cui eventuali missili balistici lanciati dagli alleati americani dell’Europa orientale sono in grado di raggiungere Mosca19. Se armi tanto letali venissero posizionate, ad esempio, in Ucraina, questo priverebbe la Russia di ogni possibilità di reagire ad un first strike nucleare preventivo da parte degli americani, svuotando così di significato la dottrina della Mutual Assured Destruction20 che, volenti nolenti, ha garantito quel lungo periodo di pace in Europa seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Andiamo oltre. «Il mondo guarderà alla nostra risposta. Qualsiasi successiva accettazione dei guadagni russi comporterà l’inizio della fine dell’ordine internazionale. Se l’Europa, la NATO ed i suoi alleati in Asia e altrove non riusciranno a difendere i principi fondamentali delle Nazioni Unite di sacralità dei confini e sovranità statale, nessuno lo farà. Qualsiasi pacificazione genererà solo future conquiste territoriali non solo da parte di Putin, ma anche da parte della Cina a Taiwan ed altrove. E se le democrazie del mondo non hanno la volontà politica di fermarle, l’ordine internazionale basato sulle regole crollerà. Le Nazioni Unite seguiranno la strada della Società delle Nazioni. Torneremo alle sfere di influenza globale, alla concorrenza militare ed economica sfrenata e, in definitiva, alla guerra mondiale».

Apprendiamo dunque dalle parole della Farkas che i confini di un paese sono addirittura sacri. Questa è una tesi che noi personalmente abbiamo sempre sostenuto. Tuttavia, ogni volta che lo facciamo presente veniamo tacciati di essere razzisti. Infatti, se i confini sono sacri, nessuno dovrebbe avere il diritto di violarli facendosi passare per naufrago quando non lo si è. Allo stesso modo uno stato dovrebbe avere il diritto di schierare l’esercito e di erigere muri per non far passare attraverso i suoi sacri confini chi non ne ha diritto. Questo è esattamente ciò che ha fatto, recentemente, la Polonia alla frontiera con la Bielorussia. Pare però che non in tutto l’occidente esistano paesi i cui confini sono sacri. Evidentemente quella della sacralità dei confini è un privilegio riservato a pochi. Non certo agli Stati Uniti, stranamente, che non possono presidiare il proprio confine meridionale. Soprattutto non è concesso a noi italiani e a buona parte dei paesi dell’Europa meridionale. Questi sono paesi in cui la parola “deportare” è tabù. Guai a nominarla! È sinonimo di razzismo e di violenza. Però, se ti chiami Australia ed il deportato è Nole Djokovic, allora è tutto un altro paio di maniche!

La Farkas ci fa altresì sapere che pure la sovranità statale dovrebbe essere considerata come valore sacro ed inviolabile. Anche questo è un nostro cavallo di battaglia. Purtroppo anche in questo caso il farlo presente ci espone a molte critiche. Chi glielo dice ai sinistri elettori italiani che “ci vuole più Europa” è un concetto intrinsecamente sbagliato? Infatti, una democrazia è tale quando la sovranità appartiene al popolo. Questo è il principio cardine alla base della democrazia nei paesi dell’occidente.

Evidentemente non ce se ne rende conto, ma quando si inneggia al “ci vuole più Europa” implicitamente si invita ad una continua cessione di sovranità a favore di un’organizzazione sovranazionale al cui vertice siedono burocrati sempre più sconnessi dalla realtà che prendono decisioni sempre più cervellotiche ed impopolari, ma senza che essi si dimostrino realmente responsabili verso quei cittadini i quali, invece, dovrebbero essere il fondamento ultimo del potere di cui sono investiti. Non è forse questa una limitazione della democrazia? Se la democrazia è l’esercizio di un potere sovrano da parte del popolo, nel momento in cui questa stessa sovranità viene tolta a quote crescenti al popolo e data ad un potere sovranazionale che incomincia ad imporre la propria superiorità senza renderne conto al popolo medesimo, ha ancora senso parlare di democrazia? Eppure ci dicono che la Russia è un paese autoritario perché là non vi è la democrazia che c’è in occidente.

«Sì, questo è allarmante, ma non allarmistico. Dovremmo allarmarci. La Russia nucleare è una potenza revisionista e revanscista che agisce già come se non ci fosse un ordine internazionale o le Nazioni Unite, ignorando le Convenzioni di Ginevra, la Carta delle Nazioni Unite, gli Accordi di Helsinki o qualsiasi altro accordo regionale firmato da Mosca».

In realtà, sono gli USA che si comportano come se non vi fosse alcun ordine internazionale. O per meglio dire, si comportano come se ne esistesse uno soltanto: quello in cui loro comandano e tutti gli altri obbediscono. In un sistema internazionale, la prima preoccupazione di uno stato sovrano consiste nel garantire le condizioni per la propria sicurezza nazionale ed integrità territoriale. Ma per l’America nessuno al di fuori di essa ha diritto a queste garanzie. Si capisce bene dunque perché la Russia abbia recentemente proposto agli Stati Uniti la firma di due trattati – Treaty between The United States of America and the Russian Federation on security guarantees21 e Agreement on measures to ensure the security of The Russian Federation and member States of the North Atlantic Treaty Organization22 – allo scopo di porre le basi perché si creino quelle condizioni per cui la Russia non si consideri più in pericolo.

Questo aiuterebbe ad evitare una pericolosa escalation sullo scenario ucraino. Invece gli USA, per bocca del segretario della NATO Stoltenberg23, hanno già risposto picche. Non capiscono – o per meglio dire, fingono di non capire – come per qualsiasi stato sovrano si tratti né più né meno di una fondamentale questione di sicurezza nazionale. Altro che imperialismo! Persino il New York Times, tra i giornali più vicini all’amministrazione Biden, non si è potuto esimere dal constatare quanto ipocrita si stia dimostrando la Casa Bianca che ciarla continuamente di sicurezza nazionale ma senza accettare che anche altri stati sovrani possano accampare uguali diritti24.

«Credo che l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte di Putin sia ancora più probabile dopo aver visto le forze russe reprimere l’attuale ciclo di manifestazioni in Kazakistan. Le manifestazioni ad Almaty e in tutto il paese probabilmente hanno solo intensificato l’allarme di Putin per le rivolte democratiche, o quelle che lui chiama “rivoluzioni colorate”, e hanno rinnovato il suo impegno a usare le forze armate contro di loro in tutta la regione».

Rivolte democratiche? Ce ne vuole, di coraggio, per definirle tali! A noi sembra di dover ragione a Putin, quando parla piuttosto di “rivoluzione colorata” finanziata da potenze straniere25. Tuttavia è sempre buona cosa ricordare che l’intervento militare russo in Kazakistan è stato espressamente richiesto dal legittimo governo kazako in carica e che la cosa rientra nelle prerogative del C.S.T.O.26, di cui Russia e Kazakistan sono membri.

«L’odierno riunirsi delle forze americane ed europee in risposta all’aggressione militare e politica della Russia deve essere descritto per quello che è: una lotta per preservare l’ordine internazionale e le Nazioni Unite istituite per proteggerlo, inclusa la NATO. Ricordate, l’alleanza occidentale è stata istituita sotto l’ombrello della Carta delle Nazioni Unite, che riconosce un ruolo per le organizzazioni di sicurezza regionali per aiutare a mantenere la pace. Ma ultimamente quelle organizzazioni e i loro stati membri si sono dimostrati incapaci di fermare l’espansione russa».

Questa sembra piuttosto un’ammissione di colpevolezza. La NATO serve unicamente gli interessi americani (per meglio dire, gli interessi di quella élite da cui la stessa America è controllata). Quindi nessun altro ordine mondiale è possibile, se non quello voluto da questa élite, che per questo risulta così avversa alla Russia.

«Dal crollo dell’Unione Sovietica 30 anni fa il mese scorso, la Federazione Russa ha combattuto gradualmente per mantenere e riconquistare il dominio delle repubbliche sovietiche e dell’ex blocco orientale, soprattutto dopo che Putin è salito al potere. La Russia ha stabilito basi militari in Armenia, Georgia, Kirghizistan, Kazakistan, Bielorussia e Moldova. La Russia ha incoraggiato i secessionisti in Moldova e Georgia a creare territori separatisti e nel 2008 ha invaso la Georgia, occupando ancora il 20% del territorio dello stato. Nel 2014, la Russia ha invaso l’Ucraina e si è impadronita della Crimea, dichiarando i confini dell’Ucraina riconosciuti a livello internazionale rivisti d’ora in poi con la forza militare. Questa è stata la prima volta che la forza militare è stata impiegata per cambiare i confini in Europa dopo le invasioni e le occupazioni di Hitler. Fu un audace rimprovero all’ordine mondiale stabilito alla fine della seconda guerra mondiale».

Ancora una volta, ci viene fatto presente come la Russia, ma solo dopo l’ascesa al potere di Putin, sia un impedimento per il costituirsi di un nuovo ordine mondiale. Non sarà sfuggito ai più come i paesi in cui i Russi hanno la grave colpa di aver stabilito delle basi siano o paesi direttamente confinanti con la Russia, dalla lingua e dalla cultura affini, e dove spesso è presente un’ampia minoranza russofona, o comunque paesi che hanno fatto lungamente parte dell’impero sovietico ed in cui già a quei tempi erano stati costruiti siti militari dall’enorme importanza strategica (si pensi ad esempio al cosmodromo di Bajkonuri in Kazakistan27).

Che screanzati, questi Russi! Guarda un po’ se dovevano piazzare il loro paese così vicino alle basi americane!

«Le Nazioni Unite e la comunità internazionale hanno condannato la conquista territoriale del 2014, proprio come ha fatto quando Saddam Hussein ha invaso e tentato di annettere il Kuwait nel 1990. In quest’ultimo caso, la comunità internazionale ha chiesto il ritiro immediato dell’Iraq e non si è fermata qui. Le nazioni hanno autorizzato l’uso della forza militare nel caso in cui l’Iraq si fosse rifiutato di ritirarsi entro il 15 gennaio 1991. La comunità internazionale si è unita nella difesa dei confini internazionali e dei diritti sovrani del Kuwait».

Prima di tutto, bisognerebbe specificare che la Crimea, quanto meno buona parte dei suoi cittadini, si è sempre sentita più russa che ucraina. Entrò a far parte dell’Ucraina solo nel 1954, allorché Nikita Chruščëv, la cui famiglia aveva ascendenze ucraine, decise in maniera piuttosto arbitraria per la sua annessione a favore Repubblica sovietica di Ucraina. Il suo ritorno alla madrepatria russa è stato motivato sicuramente anche da motivi strategici, essendo Sebastopoli sede della Flotta russa sul Mar Nero, ma è stata di fatto sancita da un referendum popolare che si è svolto secondo i crismi della legalità internazionale tanto cara all’occidente.

In ogni caso, fa specie sentir nominare da un alto funzionario del Pentagono le guerre in Iraq. Forse gli USA hanno agito secondo il diritto internazionale quando invasero l’Iraq per la seconda volta fornendo come prova del fatto che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa la fialetta di antrace sventolata da Colin Powell alle Nazioni Unite? Tra l’altro, ci si scorda che Saddam per anni fu un prezioso asset nelle mani degli USA, assolutamente strategico quando si trattò di fare guerra all’Iran degli Ayatollah. Anzi, i maligni sostengono che Saddam si decise all’invasione del Kuwait solo dopo aver ottenuto la tacita approvazione degli USA28. Insomma, il dittatore iracheno aveva creduto che gli americani avrebbero acconsentito che l’annessione del Kuwait potesse essere una sorta di ricompensa per gli sforzi sostenuti nella lunga e sanguinosa guerra contro l’Iran. Invece…

«Al contrario, quando Putin ha ristretto la sua conquista territoriale alla Crimea, gran parte della comunità internazionale ha deciso che la minaccia immediata era stata eliminata o limitata agli ucraini. Di conseguenza, il leader russo ora sta facendo richieste più grandi».

Beh, chi vuole rischiare la Terza Guerra Mondiale per l’Ucraina? Davvero: chi è così stupido da immolarsi affinché la Crimea ritorni all’Ucraina? Perché si tratta veramente di questo: essere stupidi. Soprattutto, gli ucraini si illudono realmente che l’occidente correrà in loro soccorso rischiando l’incenerimento seduta stante da parte dei Russi? Suvvia, non scherziamo. L’Ucraina è uno stato fallito, letteralmente alla canna del gas, corrotto all’inverosimile, povero, desolato, più degno di essere considerato un paese del terzo mondo che un paese europeo. Dell’Ucraina i Russi se ne fregherebbero totalmente se non fosse per il rischio di trovarsi i missili americani posizionati così vicino a Mosca e a San Pietroburgo. Che interesse avrebbero nell’annettersi un paese così degradato da dover essere considerato, per parafrasare Donald Trump, uno shithole? Sarebbe solo un inutile spreco di risorse sottratte allo sviluppo delle altre regioni della Federazione.

Anzi, i Russi sarebbero ben contenti se quell’autentica palla al piede chiamata Ucraina continuasse a restare sul groppone di noi occidentali. Loro hanno interesse solo a proteggere la maggioranza russofona delle regioni orientali, le uniche che varrebbe la pena di annettersi, essendo le più ricche di risorse, soprattutto carbone di ottima qualità, nonché le più sviluppate economicamente. Così potrebbero mettere in sicurezza anche il Mare di Azov e lo Stretto di Kerč’, sul quale hanno edificato il ponte che collega la madrepatria alla Crimea; ponte che gli ucraini, istigati dall’occidente, hanno più volte messo in pericolo in questi ultimi anni.

«Vuole due nuovi trattati che impediscano alla NATO di accettare nuovi membri, stazionare forze militari negli stati membri che hanno aderito dopo il 1997, piazzare armi nucleari nel territorio dei membri e intraprendere qualsiasi attività nell’Europa centrale e orientale e in Asia centrale. Ora siamo, come ha affermato di recente un ex ambasciatore degli Stati Uniti, “in un momento di verità”. Se Putin si rifiuta di negoziare su cose negoziabili, come i controlli sugli armamenti, e insiste nel ridurre l’adesione alla NATO, le basi militari e le operazioni, ci sarà una battuta d’arresto diplomatica. Se ciò accade, la nostra migliore scommessa è una nuova Guerra Fredda».

Sono i due trattati a cui accennavamo poco fa. Proposte legittime, quando si entra nell’ottica di idee che ogni stato ha il diritto/dovere di difendere la propria sovranità ed integrità territoriale. Ma, come abbiamo visto sopra, gli Stati Uniti riconoscono questo diritto/dovere solo a se stessi. Infatti hanno apertamente minacciato la Russia qualora essa li ripagasse con la stessa moneta, mandando ad esempio personale ed armamenti in America Latina29.

«L’unico modo per riaffermare il primato del diritto internazionale e la sacralità dei confini internazionali, e contenere la Russia, potrebbe essere quello di emettere il nostro ultimatum. Non solo dobbiamo condannare le occupazioni illegali di Ucraina e Georgia da parte della Russia, ma dobbiamo chiedere il ritiro da entrambi i paesi entro una certa data e organizzare le forze della coalizione disposte ad agire per farlo rispettare. A dire il vero, la Russia con armi nucleari è molto più potente dell’Iraq di Saddam. Ma da mio padre di 96 anni, testimone della guerra mondiale, ho imparato si vis pacem, para bellum: chi vuole la pace deve prepararsi alla guerra. Solo un equilibrio di potere militare – una forza deterrente e la volontà politica di corrispondere – può tenere a bada la guerra e congelare la dinamica militare».

Ma guarda un po’? Si vis pacem, para bellum! Tutto giusto. Questa vecchia massima latina è ancora valida a distanza di secoli. Gli antichi Romani la sapevano lunga. Però c’è un problema. La Russia vorrebbe sì la pace con quelli che Putin ha sempre definito “i nostri partner occidentali”. Ma la presenza di sistemi di arma altamente avanzati ai confini con la Russia, in paesi che storicamente sono sempre stati accecati (a volte non senza ragione) da una furente russofobia, non è affatto garanzia di pace. Anzi, è proprio quel qualcosa che può portare ad un disequilibrio di potere militare ed a una perdita di forza deterrente da parte della Russia. Ed è proprio per questo motivo che essa è costretta a prepararsi alla guerra. Si vis pacem, para bellum! Questo vale soprattutto per la Russia. E lo sta facendo. A questo probabilmente si riferiva il suo ministro degli esteri Lavrov quando di recente ha dichiarato con tono allarmante: “La nostra pazienza con l’occidente è giunta al termine”30.

«Esiste l’orribile possibilità che gli americani, con i nostri alleati europei, debbano usare i nostri militari per respingere i russi – anche a rischio di combattimento diretto. Ma se non lo facciamo ora, Putin ci costringerà a combattere un altro giorno, probabilmente per difendere i nostri alleati del Baltico o dell’Europa orientale».

Come no? Me li vedo i giovani americani ed europei, cresciuti in un occidente sempre più woke ed effeminato, arruolarsi in massa per andare a combattere contro i temibili Specnaz russi. Domanda: ma in caso di guerra, per poter andare a combattere al fronte, sarà necessario il green pass? Le premesse non sono propriamente confortanti.

«Quando i colloqui di questa settimana finiranno e Mosca farà avanzare i suoi militari, gli Stati Uniti e i nostri alleati nel mondo dovranno prendere tutti i provvedimenti che l’amministrazione Biden ha previsto, tra cui sanzioni, controlli sulle esportazioni di tecnologie e l’armamento dell’Ucraina. Ma questo non basta. Biden dovrebbe andare immediatamente alle Nazioni Unite per radunare la comunità globale delle nazioni. Dobbiamo costruire una nuova coalizione di volenterosi per far rispettare la sovranità statale sancita dalla Carta delle Nazioni Unite».

Oh beh! C’è una ragione precisa per cui nessuna delle sanzioni che la Farkas ha in mente di implementare contro la la Russia potrà mai sortire alcun effetto: le riserve minerarie di quest’ultima sono stimate in 75 trillioni di dollari, ovvero 75.000 miliardi31. Si pensa realmente che queste sanzioni economiche possano mettere in ginocchio l’economia di un paese che ha già in casa tutto ciò di cui ha bisogno? L’unica cosa che gli USA potrebbero fare per provare a mettere il bastone tra le ruote alla Russia è far sì che venga esclusa dal circuito SWIFT. Formalmente, questo è una società di diritto belga, con sede a Bruxelles, che funge da intermediario ed esecutore di transazioni finanziarie tra banche in tutto il mondo. Ma i Russi sono previdenti e da tempo hanno iniziato a lavorare con la Cina per allestire un proprio sistema di transazioni finanziarie alternativo32.

Quindi, se mai gli USA si dovessero risolvere a quella che loro pomposamente chiamano “opzione nucleare”, appunto staccare la Russia dal circuito SWIFT, gli unici paesi che ci rimetterebbero saranno probabilmente le povere colonie europee degli Stati Uniti. Cioè noi. Si tratterebbe non solo di rinunciare a molti miliardi di euro di esportazioni di prodotti finiti dai paesi UE verso la Russia (7 miliardi per l’Italia, 23 miliardi per la Germania ad esempio), ma soprattutto, in un momento già di per sé difficilissimo per le scellerate politiche ecologiste dell’occidente che hanno portato a pesantissimi rincari delle bollette dell’elettricità e del riscaldamento, si tratterebbe di trovare dall’oggi al domani nuovi affidabili fornitori di gas naturale (l’Italia dipende dalle forniture di gas dalla Russia nella misura di quasi il 50% del suo fabbisogno, la Germania addirittura di ⅔)33. La verità è che – malgrado i deliri del nuovo ministro degli esteri tedesco Annalena Baerbock che si sta opponendo alla messa in funzione del nuovo metanodotto North Stream II34 – l’Europa non può fare a meno del gas russo, pena uno shock economico ed un caos sociale senza precedenti. Putin lo sa bene: lui sa di avere il coltello dalla parte del manico.

E con questo abbiamo terminato la nostra disamina delle dichiarazioni della Farkas. Dunque, dove si vuole andare a parare? È presto detto. Già all’inizio dell’articolo avevamo anticipato come questo suo discorso fosse oltre lo sconcertante. Ci siamo dunque prefissati di dimostrare, analizzando e commentando ogni singolo passo di queste sue dichiarazioni, quanto scollegate dalla realtà, false e prive di ogni logica siano le convinzioni che animano i decisori politici dell’occidente. Questo è evidente soprattutto nel caso degli Stati Uniti d’America, che hanno perso la Trebisonda ormai da tempo immemore. Ma lo stesso vale – e poco importa se fosse pure in misura minore – anche per l’Europa occidentale. La Germania, ad esempio, la cosiddetta locomotiva d’Europa, il paese economicamente più sviluppato del continente e pertanto indicato da molti come un punto di riferimento, è oggi governata da una classe dirigente ormai completamente sopraffatta da quella che non è altro che pura devianza ideologica ambientalista.

Il North Stream II per i tedeschi sarebbe un’autentica manna dal cielo: avrebbero la possibilità di guadagnare miliardi attraverso le royalties che verrebbero loro riconosciute come principale hub di smistamento del gas russo in Europa, ma soprattutto porrebbero al riparo la propria industria, avanzata ma al contempo anche fortemente energivora, da ogni possibile difficoltà di approvvigionamento e dai relativi costi aggiuntivi. Sarebbe un vantaggio competitivo enorme. Invece no. I governanti tedeschi farneticano anche loro di elevare sanzioni alla Russia in caso di invasione dell’Ucraina. Minacciano persino di abbandonare definitivamente il progetto North Stream II35, che peraltro è già stato completato e necessità solo di un collaudo definitivo per entrare in funzione. Questo equivale letteralmente – ci scusiamo per la scurrilità – a spararsi nei coglioni.

Avrete notato come nel corso di questo articolo, ogniqualvolta ci siamo riferiti all’occidente, abbiamo utilizzato la lettera minuscola. Questo è stato fatto apposta. Ci si rifiuta di considerare l’attuale occidente in cui viviamo come il vero Occidente, questo sì meritevole della lettera maiuscola. Il vero Occidente è quello che non solo ha saputo colonizzare l’intero globo e dare origine alla civiltà industrializzata e tecnicamente avanzata che ha permesso ad ognuno di noi un tenore di vita impensabile per i nostri avi. Il vero Occidente è soprattutto quello che ha sempre coltivato la bellezza, la giustizia, la verità. E questo è successo perché il Logos albergava in esso.

La parola Logos, che in greco antico può essere tradotto come verbo o parola, non è solo capacità di pensiero critico, razionale ed oggettivo. Per gli antichi filosofi greci rivestiva un’importanza cruciale. Per Eraclito Logos era “principio di razionalità universale, legge di armonia e insieme principio dinamico del divenire”; per Aristotele era “facoltà di pensare, ragione”; per Platone corrispondeva al “procedere del pensiero”36. In ambito cristiano, Logos coincide con Dio Creatore medesimo. “In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e Dio era il Logos. Questi era in principio presso Dio”; questo l’incipit del Vangelo di San Giovanni. Particolarmente pregnante di significato è la definizione di Logos presso i cinesi di religione cristiana: essi tendono a tradurre Logos con Tao, la via, la strada37. In questo modo, il Logos coincide con “l’eterna, essenziale e fondamentale forza che scorre attraverso tutta la materia dell’Universo, vivente o meno”38.

Il Logos è anche la speciale rivelazione di Dio al mondo intero. Amore, giustizia, verità e bellezza sono quindi connaturati al Logos; ne sono in qualche modo la manifestazione pratica e concreta nel mondo della materialità. Finché il Logos compenetrava di sé tutto l’Occidente, questo è stato grande. Si pensi a ciò che il vero Occidente è stato in grado di creare nel corso dei secoli, alle sue bellissime città d’arte, al suo pensiero filosofico, al suo progresso scientifico, all’intrepido desiderio di scoperta e di conquista delle sue una volta impavide popolazioni. Ma oggi questo occidente non merita più di essere chiamato con la O maiuscola. Il Logos non alberga più tra di noi.

Si consideri per esempio la persona che è stata appena eletta presidente del parlamento europeo al posto del deceduto Sassoli. Si dia un’occhiata al suo curriculum

Ella incarna perfettamente i “valori” del nuovo occidente, quello con la o minuscola: libertà civili, diritti umanitari, immigrazione e LGBT. Può forse sorprendere qualcuno il fatto che costei abbia rapporti molto stretti con le ONG di George Soros39?

Al contrario, si pensi alla Russia. In essa vive ancora il Logos. Su cosa basiamo quest’asserzione? Facile. Si riconsideri quanto sopra abbiamo esposto. Non una delle affermazioni della Farkas trova riscontro nella realtà. Sono per lo più menzogne. Peggio ancora, sono dichiarazioni sconsiderate, prive di ogni fondamento logico-razionale e di una pericolosità inaudita. Ma veramente si vuole rischiare una guerra nucleare per via dell’Ucraina? Solo un folle lo vorrebbe. O per meglio dire, solo uno che è stato completamente abbandonato dal Logos.

La Russia invece agisce ancora come un attore razionale su uno scacchiere internazionale. Si affida al buon senso, cerca di mediare, fa proposte concrete che sono nell’interesse reciproco delle parti in causa. Ma ottiene solo parole di scherno e piene di veleno da parte di individui che non mancano mai di manifestare la propria pochezza intellettuale di fronte ai propri interlocutori russi. Ingrato è sicuramente il compito di Lavrov e degli altri diplomatici russi. Immaginiamo quanto sia difficile per loro interagire con controparti totalmente prive di spessore morale, educazione e discernimento, capaci solo di farneticare con insopportabile arroganza di diritti e democrazia (per altro, quegli stessi diritti che negano alle loro popolazioni in nome della lotta alla terribile malattia).

Questo è il vero motivo alla base dell’odio dell’occidente verso la Russia. La Russia ha ancora il Logos con sé. Non è l’inesistente imperialismo della Russia di Putin a far sì che le potenze le occidentali le siano così avverse. Non è neppure la sua autocrazia, così in apparente contrasto con le nostre democrazie (che tali sono solo sulla carta). E probabilmente neanche l’avidità ed il desiderio di impossessarsi delle enormi ricchezze materiali della Federazione sono tra i motivi principali di tanta ostilità. No, ciò che fa veramente imbufalire l’occidente nei confronti della Russia è il Logos, ancora forte in quest’ultima. Questo è ciò che lo aizza contro la Russia. Non può sopportare che il Logos stia ancora dalla sua parte. Proprio vero: “a quelli che vuole rovinare, Dio toglie prima la ragione”.

  • 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Gentile
  • 2 https://www.corriereregioni.it/2021/09/14/dio-fa-impazzire-quelli-che-vuol-perdere-i-nuovi-cristiani-dellamuchina/
  • 3 https://www.defense.gov/About/Biographies/Biography/Article/602701/
  • 4 https://www.rt.com/russia/545846-us-prepare-war-ukraine/
  • 5 https://www.maurizioblondet.it/alta-dirigente-pentagono-nato-propone-una-coalizione-dei-volonterosi-per-far-guerra-alla-russua-preventiva/
  • 6 http://www.worldfuturefund.org/Reports/Imperialism/usmurder.html#1
  • 7 https://www.brown.edu/news/2021-09-01/costsofwar
  • 8 https://www.wsj.com/articles/russia-ukraine-border-what-to-know-11638874853
  • 9 https://www.rt.com/russia/546200-moscow-deploy-weapons-ukraine-guarantee/
  • 10 https://www.globaldefensecorp.com/2022/01/17/russia-deploys-nuclear-ballistic-missile-in-arctic-military-base/
  • 11 https://www.zerohedge.com/geopolitical/two-nato-carrier-groups-sail-north-large-scale-arctic-exercises-near-russia
  • 12 https://original.antiwar.com/nicolas_davies/2017/01/18/obamas-bombing-legacy/
  • 13 https://en.wikipedia.org/wiki/Russia_and_weapons_of_mass_destruction#Nuclear_arsenal_of_Russia
  • 14 https://it.wikipedia.org/wiki/Triade_nucleare
  • 15 https://sgp.fas.org/crs/nuke/R45861.pdf
  • 16 https://www.militarytimes.com/news/your-military/2020/08/09/russia-warns-it-will-see-any-incoming-missile-as-nuclear/
  • 17 https://nypost.com/2019/02/20/vladimir-putin-warns-us-of-new-russian-weapons-during-speech/
  • 18 https://www.rt.com/russia/546074-russia-nato-relations-lie/
  • 19 https://www.reuters.com/article/uk-russia-putin-usa-missiles-idUKKCN1Q91A7
  • 20 https://en.wikipedia.org/wiki/Mutual_assured_destruction
  • 21 https://mid.ru/ru/foreign_policy/rso/nato/1790818/?lang=en
  • 22 https://mid.ru/ru/foreign_policy/rso/nato/1790803/?lang=en&clear_cache=Y
  • 23 https://sputniknews.com/20220116/stoltenberg-says-nato-wont-agree-to-keep-military-within-pre-1997-borders-1092303995.html
  • 24 https://www.nytimes.com/2022/01/13/opinion/us-russia-putin-ukraine.html
  • 25 https://www.orazero.org/kazakistan-dei-pazzi-analisi-dei-fatti-a-volo-di-uccello/
  • 26 https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_del_trattato_di_sicurezza_collettiva
  • 27 https://it.wikipedia.org/wiki/Cosmodromo_di_Bajkonur
  • 28 https://myemail.constantcontact.com/Iraq-s-Saddam-Hussein–CIA-Asset—Client-Dictator.html?soid=1108369064136&aid=Rc4l0T3MMOs
  • 29 https://www.rt.com/russia/546021-moscow-presence-cuba-venezuela/
  • 30 https://www.rt.com/russia/546060-lavrov-kremlin-loosing-patience/
  • 31 https://www.rt.com/business/447815-russia-natural-resources-sanctions/
  • 32 https://www.russia-briefing.com/news/russian-chinese-alternatives-swift-global-banking-network-coming-online.html/
  • 33 https://www.ilgiornale.it/news/politica/nel-conflitto-usa-russia-leuropa-scomparsa-e-rischia-2001519.html
  • 34 https://newsrnd.com/news/2021-12-12-annalena-baerbock-on-nord-stream-2–»this-pipeline-cannot-be-approved-like-this«.r1lXUyk49Y.html
  • 35 https://www.politico.eu/article/olaf-scholz-consequence-nord-stream-two-russia-attack-ukraine/
  • 36 https://www.treccani.it/vocabolario/logos/
  • 37 https://it.wikipedia.org/wiki/Tao
  • 38 https://it.wikipedia.org/wiki/Logos
  • 39 https://www.independent.com.mt/articles/2017-11-26/local-news/Farage-alleges-collusion-over-Open-Society-funding-3-Maltese-MEPs-named-in-document-mapping-allies-6736181917