Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi certe dichiarazioni da parte del ministro degli esteri russo Sergej Lavrov: non solo quella secondo cui Adolf Hitler sarebbe di origini ebraiche e che tanto ha fatto infuriare Israele1; ma anche quella nella quale il diplomatico russo ha fatto presente come le attuali tensioni internazionali abbiano raggiunto livelli di guardia tali da non poter scongiurare al momento il rischio di un conflitto combattuto con armi nucleari2. Nessuno dovrebbe prendere alla leggera una simile esternazione. Inutile aggiungere cosa potrebbe significare per l’intero genere umano lo scoppio di una guerra in cui fossero impiegate anche armi nucleari. Eppure già si parla di terza guerra mondiale con una certa disinvoltura.

Raramente si sono vissuti momenti di tale tensione nelle Relazioni Internazionali. L’unico precedente simile al momento storico che stiamo vivendo, in cui i crescenti contrasti tra le due principali potenze nucleari erano divenuti così acuti da far temere per il peggio, è stata probabilmente la crisi missilistica di Cuba dell’ottobre 1962, allorché il mondo intero stette con il fiato sospeso guardando Stati Uniti e Unione Sovietica spingersi quasi fin sull’orlo del baratro. Successe che di fronte al dispiegamento di postazioni di missili Jupiter3 a raggio intermedio in Italia ed in Turchia da parte degli USA, l’Unione Sovietica reagì schierando a sua volta proprie postazioni missilistiche a Cuba, dove da poco la rivoluzione comunista guidata da Fidel Castro (il padre di Justin) aveva spodestato il dittatore Fulgencio Batista.

I vettori dislocati in particolare in Turchia costituivano una minaccia terribilmente concreta per l’Unione Sovietica. All’epoca i sovietici non avevano ancora raggiunto quella superiorità nel campo degli ICBM che avrebbero conseguito nei decenni a venire. Sicché avevano timore che un eventuale first strike nucleare da parte degli USA condotto a partire dal territorio turco avrebbe ridotto considerevolmente le loro capacità di retaliation, ossia di rappresaglia nucleare, inficiando così la dottrina della mutual assured destruction, la reciproca distruzione assicurata. Fu così che, per pareggiare il pericolo, decisero di installare a propria volta delle postazioni di missili a medio raggio a Cuba, da dove avrebbero potuto agevolmente colpire le principali città della costa atlantica americana.

Questo spaventò a morte gli americani, i quali si sono sempre sentiti invincibili anche per via del fatto che il loro essere uno stato-continente sempre distante dai principali teatri di guerra ha costantemente dato loro la sicumera di essere invulnerabili. Per la prima volta, invece, persino il territorio statunitense si trovò direttamente minacciato.

La risposta dell’amministrazione Kennedy fu veemente. Inizialmente si presero in considerazione diverse modalità di intervento, ognuna delle quali avrebbe potuto tranquillamente portare ad una escalation e da lì alla guerra nucleare. Si valutò infatti la possibilità di procedere all’invasione di Cuba, ben sapendo però che si sarebbe arrivati presto allo scontro frontale con le truppe sovietiche ivi stanziate. Si pensò addirittura di bombardare le postazioni missilistiche sovietiche sull’isola caraibica. Ma a quel punto la guerra sarebbe stata una certezza ineluttabile. Alla fine gli USA optarono per un blocco navale attorno all’isola per impedire alle navi sovietiche di sbarcarvi i propri sistemi d’arma. Si trattava sì di una soluzione di compromesso tra i falchi dell’amministrazione Kennedy, che volevano arrivare ad un conflitto diretto con l’Unione Sovietica, e le colombe, che comunque non potevano tollerare la minaccia costituita dai missili sovietici puntati direttamente sulle città americane. Ma restava comunque una soluzione molto pericolosa, perché il minimo incidente o fraintendimento avrebbe sicuramente portato a conseguenze terrificanti.

Grazie al Cielo, alla fine la crisi si risolse per il meglio. Messi alle strette, probabilmente anch’essi angosciati di fronte alla prospettiva di una catastrofe planetaria, i due protagonisti indiscussi, il presidente americano Kennedy ed il segretario generale del partito comunista sovietico Chruščёv giunsero ad un accordo reciprocamente soddisfacente: i sovietici avrebbero ritirato le proprie postazioni missilistiche da Cuba mentre gli americani avrebbero fatto altrettanto con le loro dislocate in Italia ed in Turchia. Ma quelli furono giorni di autentico terrore per l’opinione pubblica internazionale, che forse per la prima volta toccò con mano la possibilità di uno spaventoso conflitto nucleare. Il mondo intero rimase per settimane col fiato sospeso temendo per il peggio. Si suole dire che mai prima di allora il mondo era stato così prossimo all’abisso.

Fu analizzando quei drammatici eventi e soprattutto le modalità attraverso cui le due amministrazioni nemiche valutarono i fatti e presero le proprie decisioni che il noto politologo americano Graham Allison4 giunse a formulare uno dei più famosi modelli di studio delle Relazioni Internazionali: quello detto dell’attore razionale. Allison postulò che nello studio delle crisi internazionali si possono utilizzare dei modelli che sono essenzialmente mutuati dall’economia, cosicché i decision-makers vengono alla fine considerati una sorta di “consumatore razionale”, che si decide all’acquisto di un prodotto in modo da massimizzare il proprio grado di soddisfazione in rapporto al costo sostenuto per entrarne in possesso. Partì quindi dal presupposto che gli avvenimenti sullo scacchiere politico internazionale sono dovuti ad atti di volontà di governi unitari che, apparendo monolitici al loro interno, agiscono come se esternassero un solo pensiero ed una sola voce. In altre parole, i decision-makers “si comportano come individui, perfettamente coordinati, che hanno dei chiari obiettivi, e scelgono fra le alternative possibili per raggiungerli quelle con una utilità maggiore5.

Ovviamente questo è una descrizione molto semplificata del modello dell’attore razionale. Nella realtà concreta capita che intervengano molteplici altre varianti che possono intervenire nel processo decisionale e che spesso sfuggono all’attenzione anche dell’osservatore più attento. Ad esempio è indubbio come la burocrazia governativa esistente ponga dei limiti alle azioni che uno stato può intraprendere; questo inesorabilmente influirà sul risultato finale, impedendo che le situazioni di crisi vengano affrontate in maniera effettivamente unitaria. Altresì capita a volte che le risorse a disposizione siano limitate, e questo pone un indubbio ostacolo al raggiungimento del massimo risultato desiderato. In fin dei conti, corrisponde al vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Inoltre ogni decisione di vitale importanza, soprattutto all’interno di una cosiddetta democrazia di tipo occidentale, non può prescindere dal consenso generale. Anche se i fini che si vogliono raggiungere sono spesso gli stessi, non è detto che vi sia convergenza di vedute sul come raggiungerli da parte delle persone ad essi preposte. Possono infatti intervenire valutazioni del tutto soggettive come l’ideologia di appartenenza dei decision-makers o persino il loro banale interesse personale.

Tuttavia il modello presentato da Allison, pur con le semplificazioni del caso, ci rende possibile un’analisi dettagliata degli eventi manifestatisi in occasione della crisi missilistica di Cuba. Come abbiamo già accennato, l’URSS si risolse ad installare delle postazioni missilistiche nell’isola caraibica proprio allo scopo di riequilibrare quella sorta di balance of power che la precedente decisione degli Stati Uniti di collocare i propri missili Jupiter in Italia ed in Turchia aveva finito con lo stravolgere. A pesare nella decisione dei sovietici fu anche la consapevolezza che, potendo loro contare prevalentemente su missili a medio e corto raggio, non avrebbero potuto diversamente colmare il gap tecnologico in fatto di missili balistici intercontinentali che in quel momento li divideva dagli americani, il cui programma missilistico era stato a lungo curato dal celebre “esule” tedesco Wernher Von Braun presso l’agenzia governativa statunitense per lo sviluppo dei missili balistici6. Dal canto loro gli americani, dopo aver attentamente vagliato le più pericolose alternative, optarono per il blocco navale perché era una soluzione che permetteva loro di contrastare il pericolo posto dalla presenza dei sistemi d’arma sovietici a Cuba ma limitando nel contempo le possibilità di un incidente che avrebbe portato ad un’irrefrenabile escalation. Entrambi i nemici quindi si posero degli obiettivi da raggiungere e cercarono in seguito di modulare le proprie risposte sulla base del principio del massimo profitto (o per lo meno della maggiore perdita tollerabile).

Tutto quanto sopra detto però, per essere più pienamente compreso, deve essere inquadrato all’interno della dottrina militare della mutual assured destruction, secondo cui un attacco nucleare preventivo da parte di una delle due superpotenze non avrebbe comunque impedito all’altra di poter a sua volta procedere ad una rappresaglia che avrebbe portato unicamente a un così pesante scambio di colpi nucleari da incenerire l’intero genere umano, lasciando il pianeta una landa desolata senza letteralmente né vinti né vincitori.

In sostanza, si deve probabilmente dar ragione ad un altro celebre politologo americano, Kenneth Waltz7, che era solito descrivere il sistema internazionale come anarchico dal momento che gli attori da cui è composto, ossia gli stati nazionali sovrani, non riconoscendo al di sopra di sé nessun altro potere sovrano, tendono ad interagire fra di loro come i singoli individui nell’ipotetico stato di natura di cui hanno discettato parecchi filosofi nei secoli passati. Ad esempio, per Thomas Hobbes “nello stato di natura gli uomini si ritrovano ad avere tutti quanti gli stessi diritti su qualsiasi cosa e ingaggiano una guerra che vede tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes; homo homini lupus = l’uomo è un lupo divoratore per ogni altro uomo). Tuttavia, gli uomini hanno un comune interesse ad arrestare la guerra per assicurarsi un’esistenza che altrimenti sarebbe impegnata soltanto nella guerra per difendere beni di cui non si potrebbe mai godere, così formano delle società, stipulando un contratto sociale in cui limitano la loro libertà, accettando delle regole che vengono fatte rispettare dal Leviatano-Capo dello Stato”8.

Ecco, secondo Waltz il sistema internazionale non è dissimile da questo stato di natura, così come rappresentato da Hobbes, essendo esso privo per definizione di un Leviatano che sia in grado di far rispettare regole universalmente accettate da tutti i suoi membri. E che manchi il Leviatano è per l’appunto dovuto al fatto che gli stati che si dicono sovrani non sarebbero tali nel momento in cui dovessero riconoscere un potere superiore al loro. È chiaro che diventa difficile, se non proprio impossibile, parlare di sovranità di uno stato quando questo tende a riconoscere un’autorità superiore alla propria. Pertanto, come definire il nostro paese dove così spesso decisioni invise, se non proprio perniciose, allo stesso popolo italiano vengono prese in nome di quell’imperativo categorico che è diventato il “ce lo chiede l’Europa”? Purtroppo la risposta è scontata.

In ogni caso, si comprende bene come, per via di questa sua intrinseca caratteristica, ne consegua che nelle Relazioni Internazionali, cioè nei reciproci rapporti tra gli stati sovrani nazionali, la prima preoccupazione di ciascuno di essi sia il mantenimento delle condizioni in cui poter garantire la propria sicurezza militare ed integrità territoriale, valendo la massima di Hobbes secondo cui nello stato di natura homo homini lupus. Quindi, fondamentalmente, nelle Relazioni Internazionali l’attore razionale è quello stato sovrano che, compiendo le scelte che ritiene più opportune, riesce a massimizzare le proprie garanzie di sicurezza nazionale, integrità territoriale e piena sovranità.

Quanto sopra esposto ci permette di fare delle considerazioni sulla guerra attualmente in corso tra Russia e Ucraina. Ma prima occorre fare una premessa fondamentale, in modo tale da non dare adito a fraintendimenti. Non ci prefiggiamo di dimostrare che la ragione sia di una parte piuttosto dell’altra. No, non è questo il nostro obiettivo. Quindi, non si dica che noi si parteggi per la Russia piuttosto che per l’Ucraina. Non è quanto intendiamo dimostrare col presente articolo. Ci terremmo a presentare una spiegazione che sia per quanto possibile super partes. Il nostro obiettivo è invece quello di dimostrare se, date le condizioni di questa guerra, le varie parti in causa (che non sono solo la Russia e l’Ucraina ma evidentemente anche gli Stati Uniti, la NATO e pertanto i paesi europei), stiano agendo effettivamente secondo il modello dell’attore razionale di Graham Allison, e cioè se questi stati hanno chiari obiettivi e se stanno facendo tutto quanto è in loro potere, al netto delle inevitabili complicazioni, per raggiungerli soddisfacendo per quanto possibile il proprio grado di utilità.

Ordunque, nel caso della Russia ci pare di poter dire che essa stia agendo in maniera razionale. Attenzione: non si prenda questa asserzione come un nostro endorsement a suo favore né come un esplicito riconoscimento della giustezza delle sue ragioni. Vogliamo solo dire che si riconosce che i Russi si sono posti degli obiettivi strategici e che stanno cercando di perseguirli secondo un modello di comportamento che a loro pare razionale, quantunque questo abbia in concreto significato muover guerra al vicino ucraino. I Russi hanno inizialmente presentato questa guerra non come tale, ma come una speciale operazione militare di denazificazione, tesa a rimuovere l’Ucraina dal controllo di un’élite che si rifà esplicitamente all’ideologia nazista. Malgrado i tentativi di certa stampa internazionale di sminuire questa affermazione, questo è un dato di fatto. I simboli parlano da soli:

Sia quel che sia, la Russia ha stabilito che questa élite filo-nazista costituisce una potenziale fonte di pericolo prima di tutto per quella larga fetta di popolazione ucraina che è in realtà russofona e che secondo la leadership russa si è ritrovata dopo l’Euromaidan del 2014 privata dei propri diritti fondamentali di cittadini9. Ma, soprattutto, vale quanto detto sopra; e cioè che in un sistema internazionale ogni stato sovrano per prima cosa deve operare per garantire la propria sicurezza nazionale. Secondo i Russi l’ingresso dell’Ucraina nella NATO avrebbe minato le basi della propria sicurezza nazionale. «In presenza di determinati sistemi di lancio in territorio ucraino, il tempo di volo su Mosca sarebbe di 7-10 minuti, cinque in caso di un missile ipersonico. Ditemi, cosa dovremmo fare in questo caso? Dovremmo creare qualcosa di simile nei confronti di chi ci minaccia in quel modo. Siamo in grado di farlo»10.

Queste le parole di Putin al riguardo. In tutta franchezza, pare difficile dargli torto. Anche in questo caso, lo si deve ribadire: non è partigianeria la nostra. È un dato oggettivo. Persino papa Bergoglio, figura che per definizione si deve ergere come super partes, pur trovando modo di bacchettare la Chiesa Ortodossa per l’appoggio che ha dato in questa guerra al Cremlino11, non ha potuto esimersi dal chiedersi se l’espansione della NATO nei paesi dell’ex Patto di Varsavia non sia stato l’elemento scatenante che ha portato la leadership russa a decidere per la guerra:

In ogni caso, chiunque abbia anche solo un minimo di dimestichezza con i termini anglo sopra citati (first strike, retaliation, mutual assured destruction) sa bene quanto queste dichiarazioni di Putin abbiano un fondamento razionale. È l’abc delle Relazioni Internazionali. Che sia così lo dimostra il fatto che 60 anni fa successe praticamente la stessa cosa, ma a parti invertite. Furono gli Stati Uniti in quel caso, non potendo tollerare la presenza di sofisticati sistemi d’arma sovietici in quello che loro consideravano il proprio “giardino di casa”, e ritenendo che l’URSS fosse in procinto di superare un’invalicabile linea rossa che avrebbe irrimediabilmente minato la loro sicurezza nazionale, a minacciare di invadere un paese straniero sovrano col rischio più che concreto di scatenare la terza guerra mondiale. In fin dei conti, invadendo l’Ucraina, oggi la Russia ha fatto quello che la stessa amministrazione Kennedy aveva preso in considerazione di fare in quel frenetico mese di ottobre del 1962.

Solo che allora – per fortuna – le parti in causa dimostrarono una certa ragionevolezza ed alla fine si addivenne ad una soluzione utile e condivisa per evitare una escalation. Questa volta, purtroppo, le cose sono andate diversamente. Dopo l’Euromaidan, vi sono stati sì diversi tentativi da parte delle cancellerie internazionali di risolvere in maniera diplomatica la questione ucraina attraverso gli accordi di Minsk. Ma questi sono sempre stati lettera morta. Entrambe le parti, l’Ucraina e i separatisti filorussi del Donbass, hanno sempre accusato la controparte di violare le varie tregue che di volta in volta venivano annunciate. Alla fine, il Cremlino, ritenuti gli accordi di Minsk oramai inutili perché non rispettati12, e quindi avendo reputato la via diplomatica come non più praticabile, ha deciso per la guerra. Von Clausewitz avrebbe parlato di questa guerra come nient’altro che la prosecuzione della politica con altri mezzi. Giusto o sbagliato che sia, quello della Russia rimane un atteggiamento che, inquadrato nel modello di analisi proposto da Allison, va comunque considerato come razionale.

Un’altra parte in causa che – sempre secondo lo schema interpretativo di Allison – sta agendo con una certa razionalità sono… gli Stati Uniti d’America. Certo, questa è ufficialmente una guerra tra Russia e Ucraina. Gli USA non c’entrerebbero nulla, apparentemente. Ma sappiamo tutti che non è così poiché questa è già diventata una guerra per procura. Lavrov lo dice apertamente, che la NATO è in guerra per procura contro la Russia attraverso l’Ucraina13! Ora, che questo lo dica Lavrov, che è parte in causa, gli si può anche non credere. Però ormai questa inizia ad essere opinione diffusa anche presso quei commentatori che non hanno mai avuto fama di essere filorussi ma che oggi sono ormai reputati tali perché hanno osato mettere in risalto l’atteggiamento opportunista della NATO, o quanto meno degli USA sotto l’amministrazione democratica. Ad esempio persino il noto giornalista Marco Travaglio, firma di punta de Il Fatto Quotidiano, ha avuto una sorta di folgorazione sulla via di Damasco e oggi dice apertamente che l’Italia dovrebbe prendere le distanze dalla NATO se non vuole incorrere in gravi conseguenze per una guerra dalla quale dovrebbe tenersi fuori perché non la riguarda14. Per altro, questa è pure l’opinione di alcuni ex generali italiani, i quali si presume parlino con cognizione di causa15.

In ogni caso, c’è poco da aggiungere. Se due paesi – chiamiamoli genericamente A e B – sono in guerra l’uno contro l’altro, un terzo paese, C, non può essere considerato neutrale se fornisce ufficialmente armi ad uno dei due contendenti, per esempio a B. Chiaramente, agli occhi di A la fornitura di armi a favore di B da parte di C appare come un atto di guerra. Quindi C, per A, è a tutti gli effetti un cobelligerante al fianco di B. E si dà il caso che l’amministrazione Biden sia in procinto di varare un piano monstre di aiuti militari, pari a svariate decine di miliardi di dollari, per sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia16: una simile cosa la si era vista solo in occasione degli aiuti forniti agli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Anzi, Biden stesso si vanta del fatto che grazie alle armi americane gli ucraini si stanno prendendo gioco dei nemici russi17.

E comunque sia, non è da tutti riuscire a fare una guerra per interposta persona. E quindi sì, gli USA si stanno comportando in maniera perfettamente razionale. Chiamali stupidi! Stanno combattendo contro il nemico di sempre18 fino all’ultimo ucraino! C’è però un problema, ed è sempre il solito: in un sistema internazionale ogni stato sovrano (l’Italia non è tra essi) deve per prima cosa provvedere a preservare la propria sovranità e sicurezza nazionale. La guerra in Ucraina è per i Russi questione di vita o di morte. Lo ha detto chiaramente anche Putin allorché si è rivolto all’opinione pubblica russa per annunciare l’inizio delle operazioni militari19. Questo significa solo una cosa: che se messi spalle al muro i Russi potrebbero fare ricorso al loro arsenale atomico. A mali estremi, estremi rimedi. Ed è questo ciò che evidentemente intendeva Lavrov quando – come ricordato all’inizio dell’articolo – alcuni giorni fa asseriva che il pericolo di un colpo nucleare non può essere sottostimato. D’altronde, cosa poteva mai intendere Putin quando ha minacciato di “risposta fulminea” chiunque si intrometta nella guerra tra Russia e Ucraina20?Quindi stiano attenti, gli americani. Al momento per loro gira bene: finché la guerra viene combattuta, magari sino all’ultimo ucraino, sul territorio europeo, avranno modo di massimizzare la propria utilità. Ma si guardino bene dal commettere l’errore di superare certe linee rosse. Se lo faranno, c’è timore che dovranno tenersi pronti (e purtroppo noi europei con loro) a vedere volare dei Sarmat sopra le loro teste.

Passiamo quindi a quei paesi sulla cui razionalità vi è motivo di dubitare. Innanzitutto, parliamo degli Stati Europei. Onestamente si vorrebbe stendere un velo pietoso su di loro. Non è necessario essere dei geni per capire che rendersi ostili agli occhi di chi ti fornisce energia a basso costo non è mai una mossa azzeccata. Ci viene detto che in nome della democrazia dovremo presto fronteggiare situazioni di difficoltà. Qualcuno ci ha domandato pure se preferiamo la pace o i condizionatori accesi. Ma gli scenari futuri sono molto foschi. Si prospetta già la possibilità di una recessione in caso di divieto di importazioni di gas e petrolio dalla Russia21. In realtà, sarebbe più corretto parlare di stagflazione giacché il rischio non è solo quello di un rallentamento della crescita economica, cosa che era già evidente ancora prima che iniziasse la guerra; il vero pericolo è la continua salita dei prezzi che, contrariamente a quanto di solito avviene, non è dovuto ad un aumento dal lato della domanda, ma ad un rincaro senza precedenti del costo dell’energia22.

Francamente c’è da averne paura, considerando anche i vari colli di bottiglia nella supply chain che si stanno registrando a causa delle esageratamente stringenti politiche anti-Covid che la Cina sta attuando nella regione di Shangai. Sin da ora appare evidente che le previsioni dei governi europei, che a tutt’oggi preventivano comunque un minimo di crescita economica presupponendo che la guerra terminerà a breve, sono irrealistiche e destinate ad essere rivedute pesantemente al ribasso23. La stagflazione non potrà che portare a recessione, chiusura di aziende e di negozi, disoccupazione galoppante, conti pubblici fuori controllo… Ci si sta accorgendo che, senza il gas russo, le ripercussioni saranno ovunque molto gravi, soprattutto ai danni delle famiglie a più basso reddito, le quali si ritroveranno a spendere metà delle proprie entrate solo per spese incomprimibili come cibo e riscaldamento24.

Sì, certo, bello combattere per la democrazia. È la più nobile delle cause. Povera Ucraina, vittima dell’orco russo… Però, senza l’energia a basso costo che la Russia ci vendeva, saremo presto alla canna del gas (scusate il gioco di parole). Viene da chiedersi se i governi europei stiano conducendo effettivamente una guerra contro la Russia oppure contro i loro stessi popoli. Eh no, comunque la si pensi al riguardo, tutto ciò non è affatto razionale. Affamare il proprio popolo non dovrebbe rientrare tra le prerogative di uno stato che si comporti secondo il modello dell’attore razionale. Semmai è il contrario. E poco importa che tutto questo avvenga in nome della libertà e della democrazia. Non a caso il governo ungherese, che sarà pure autoritario ma al benessere del suo popolo ci tiene ancora, di fronte alla prospettiva di un embargo del gas e del greggio russi che impoverirebbe la sua gente, ha risposto all’Unione Europea col canonico gesto dell’ombrello25: tiè!

Da ultima, prendiamo in considerazione l’Ucraina. Eh no, neppure l’Ucraina si sta comportando razionalmente. Ci tocca dirlo. “Ma come – obietterete voi – si può biasimare un paese che è stato invaso e che sta solo cercando di difendersi eroicamente contro l’aggressore”? Sì, è vero, tecnicamente parlando l’aggressore è la Russia. Ma c’è un però. Nessuno ha il diritto di dirsi sorpreso dello scoppio di questa guerra. In queste pagine abbiamo cercato di chiarire perché l’intervento militare della Russia fosse ad un certo punto divenuto ineluttabile. Magari non giusto, ma di sicuro ineluttabile secondo le regole non scritte delle Relazioni Internazionali. Ancora una volta siamo a puntualizzare che non si vuole parteggiare né per l’uno né per l’altro. Ma ci si domanda dove siano stati in questi anni tutti coloro che oggi si stracciano le vesti per la Russia per non essersi accorti per tempo che prima o poi ci sarebbe stata questa guerra.

Già un anno fa su OraZero ne avevamo diffusamente parlato26: avevamo scritto che ci attendevamo da un momento all’altro che la Russia e l’Ucraina passassero dalle parole ai fatti. Non è che noi siamo veggenti. È che analizzando i fatti con un minimo di obiettività e competenza ci eravamo resi conto di quanto velocemente la situazione stesse precipitando. Anche Bergoglio aveva capito con largo anticipo l’antifona. “Qui siamo in guerra, è una terza guerra mondiale ma a pezzi”, diceva già quasi 10 anni fa27. Quindi – sarò perentorio – non si può tollerare lo stupore di certuni. Sono solo persone che si sono messe due belle fette di salame sugli occhi.

Anche in Ucraina, evidentemente, non si poteva ignorare il rischio di questa guerra. La leadership ucraina non può certo fingere di cadere dal pero per l’aggressione della Russia. Se l’aspettava, eccome se se l’aspettava! È evidente che si stavano preparando da tempo a questa guerra. Infatti è noto come l’esercito ucraino abbia beneficiato negli ultimi anni di un consistente upgrade grazie alle continue forniture di armi e all’addestramento dei suoi soldati da parte degli istruttori dei paesi occidentali28. Tutto ciò non avrebbe avuto senso se non vi fosse stata anche in Ucraina la percezione dell’ineluttabilità della guerra. Certo, oggi Zelens’kyj & Co. vanno dicendo che non potevano che armarsi perché hanno sempre saputo che l’orco russo li avrebbe invasi. Armarsi per fronteggiare una guerra che pare imminente è a tutti gli effetti un atteggiamento proprio di un attore razionale. Niente da dire, a tale proposito. Però a questo punto la leadership ucraina dovrebbe domandarsi se valga ancora la pena continuare a combattere fino all’ultimo ucraino, come i suoi sponsor americani vogliono tanto. In fin dei conti, chi sta vincendo questa guerra? Gli ucraini pensano realmente di poter debellare l’esercito russo?

Questo è il punto. Non ha senso continuare a combattere quando sai già di aver perso. Lo fai solo se sei cosciente che non esiste un’alternativa: o combatti e vinci morendo, o muori e basta. E questo è certamente il caso dei membri dei vari battaglioni neonazi che imperversano nelle forze armate ucraine. Per loro è letteralmente una guerra all’ultimo sangue. Quindi non si arrenderanno mai, a costo di venire trucidati nei sotterranei dell’impianto di Azovstal. Ma ciò non vale per il resto della popolazione ucraina, che potrebbe non avere questa stessa determinazione nel condurre la guerra. Essa potrebbe considerare l’eventualità di una resa e la possibilità di ricostruire il paese su basi nuove.

Il fatto è che, contrariamente a quanto ci riporta una certa propaganda, non è affatto da darsi per scontato che l’Ucraina stia vincendo la guerra. Questo il giudizio di un esperto del settore, il generale francese in pensione Dominique Delawarde: “Fino a prova contraria, la Russia non ha dichiarato una mobilitazione parziale e ancor meno generale delle sue forze per svolgere questa operazione speciale. Nell’ambito dell’operazione Z, finora ha utilizzato solo il 12% dei suoi soldati (professionisti o volontari), il 10% dei suoi aerei da combattimento, il 7% dei suoi carri armati, il 5% dei suoi missili e il 4% della sua artiglieria”29.

Come ha giustamente sottolineato il professore Alessandro Orsini (a proposito, questo cognome mi ricorda qualcosa)30, non è continuando a fornire armi agli ucraini che si otterrà la pace (e nemmeno spegnendo i condizionatori). Come si sta facendo ora, non si farà altro che prolungare il conflitto e quindi moltiplicare le sofferenze. Sofferenze inutili, ci viene da dire. Che non sono solo quelle del popolo ucraino. E poi, più la guerra andrà avanti, più esponenzialmente crescerà il rischio che si verifichi un qualche incidente che porterà ad un peggioramento della situazione di una tale entità da non poterci più mettere una pezza. Già si parla di un allargamento del conflitto alla Moldavia, cioè alla Transnistria a maggioranza russofona31.

Insomma, stiamo già assistendo ad una vera e propria escalation che nessuno sa dove porterà. E come sempre, come sistematicamente successo nelle due guerre mondiali, saremo noi europei a pagarne le conseguenze peggiori. Occorrerebbe che i nostri governanti mantengano un atteggiamento equidistante. Ma questo è proprio ciò di cui Draghi stesso non vuole sentire parlare32: equidistanza. L’Unione Europea, per bocca della Van der Leyen, si è schierata apertamente dalla parte dell’Ucraina: si vuole andare avanti finché questa non conseguirà la vittoria33.

Ma – come abbiamo visto – si stanno levando sempre più numerose voci autorevoli che quasi supplicano i governanti europei di fare un passo indietro. Non sono voci di individui irresponsabili, privi di morale ed insensibili alle sofferenze delle popolazioni coinvolte nella guerra. Al contrario, sono persone esperte che conoscono la materia delle Relazioni Internazionali, parlano con cognizione di causa, hanno una visione completa dei fatti, senso critico e anche tanto buon senso. Sono persone che prima di tutto si rendono conto che le sanzioni elevate contro la Russia, lungi dall’indebolirla (i vorticosi aumenti dei prezzi energetici hanno consentito alla Russia di più che pareggiare le perdite per le minori esportazioni34), avranno come unica conseguenza l’impoverimento della popolazione mondiale (in Sri Lanka e Perù, ad esempio, sono già cominciate le rivolte per il pane). Ma soprattutto queste persone, autorevoli, preparate, intelligenti, che proprio per questo vengono vilipese da altre persone ignoranti, presuntuose, stolte, che si credono chissà chi… queste persone – dicevamo – hanno compreso la follia che alberga nei cuori e nelle menti di questi nostri governanti europoidi.

Lo abbiamo già fatto presente in questo nostro articolo: i Russi non si fermeranno mai poiché per loro questa guerra è una questione di vita o di morte. Sono consapevoli che, nel caso in cui dovessero incappare in quella tragica sconfitta che l’amministrazione Biden e buona parte dei governanti europei auspicano, la loro patria, intesa non solo come stato unitario sovrano, ma soprattutto come cultura e civiltà russe, sarà destinata a scomparire dalla faccia della Terra. Di tutto questo ne hanno piena contezza e per questo sono terribilmente determinati. Sono pronti anche alla morte, non ne hanno paura. Ne parlano apertamente persino nelle loro trasmissioni televisive35.

Ma solo di una cosa sono evidentemente atterriti. Non si capacitano di come noi occidentali non riusciamo a nostra volta a capire, a capire quanto essi siano motivati ad andare sino in fondo qualora fossero messi spalle al muro! Ce lo stanno dicendo in tutti i modi che non si fermeranno mai; ma noi fingiamo di non capire. Forse perché – a questo punto mi viene il dubbio – non siamo proprio in grado di capire. Noi occidentali siamo talmente ideologizzati da aver perso ogni contatto con la realtà. Questo probabilmente è ciò che veramente spaventa i Russi. Avessero a che fare con nemici minimamente razionali, sarebbero probabilmente più tranquilli perché questi ipotetici nemici razionali, per quanto irriducibili, non sarebbero in ogni caso così folli da ignorare quanto letali sono le armi che i Russi sono chiaramente disposti ad utilizzare pur di preservare la propria civiltà. Un individuo minimamente razionale, per quanto possa nutrire un odio insanabile verso il nemico, comprenderebbe che vi sono dei limiti che a lui stesso conviene di non superare.

La dottrina della mutual assured destuction, che è concretamente ciò che ha evitato che la guerra fredda diventasse calda è, per definizione, qualcosa di orribile. È un qualcosa che si pone addirittura ad un piano superiore rispetto alla massima latina si vis pace para bellum. In questo caso, infatti, la pace non è garantita dal fatto che, preparandoci alla guerra, dimostriamo al nemico che troverà pane per i suoi denti nell’eventualità in cui ci attaccasse, ma dalla consapevolezza che una guerra, anche se inizialmente circoscritta e di bassa entità, quando combattuta da potenza nucleari può in ogni momento portare ad una escalation in fondo alla quale c’è solo una cosa: la fine della civiltà umana su questo pianeta così come l’abbiamo sinora conosciuta. Alla fine, non è neppure questione di razionalità, ma di puro istinto di conservazione.

Ma noi occidentali diamo l’impressione di non possedere neppure più questo istinto di sopravvivenza! Non ci rendiamo conto dei rischi insiti in una guerra totale con la Russia. Noi parteggiamo per l’Ucraina, pensiamo che sia normale inviare armi ad un paese in guerra in nome della democrazia e che proprio per questo non vi saranno delle conseguenze. Siamo dei folli. Ed i Russi ne sono angosciati.

Dicevamo poc’anzi che sulla TV russa si parla apertamente delle armi che potrebbero essere utilizzate in casi estremi contro l’occidente. Quella che segue ne è una plastica dimostrazione:

Questi sono i tempi che un Sarmat lanciato da Kaliningrad impiegherebbe per raggiungere alcune capitali europee. Nessuna difesa sarebbe dunque possibile. Ancora più inquietante quanto descritto nel seguente video:

Si tratta del Poseidon36, un drone sottomarino che viaggia nelle profondità del mare ad oltre 200 km/h e capace di generare uno tsunami radioattivo in grado di spazzar via intere isole. E qui ci tocca aprire il momento Irlmaier: «Vedo qualcuno che vola, venendo dell’Est, che lancia qualcosa nella grande acqua, così che avviene qualcosa di strano. L’acqua si alza da sé come una torre a ricade, allora tutto è inondato. C’è un terremoto e metà della grande isola affonderà. I paesi vicino al mare sono in grave pericolo, il mare è molto inquieto, le onde diventano alte come una casa; spumeggia come se fosse bollito dal sottosuolo. Le isole scompaiono e il clima cambia»37. Chissà a che cosa si riferiva il veggente bavarese?

Purtroppo questo è il livello di irrazionalità che contraddistingue le élite politiche occidentali. Sembrano del tutto incapaci non solo di provvedere al benessere dei propri cittadini ma anche di fare valutazioni con un minimo di obiettività e prudenza. Che senso ha applicare il modello dell’attore razionale ad un capo di governo che riduce la guerra ad una banale questione di condizionatori? “È così che dobbiamo parlargli perché non capiscono nient’altro”, si inquietano alla TV russa. Temo abbiano ragione. Anzi, ho paura che neppure così sarà sufficiente. Non è solo questione di irrazionalità, o finanche di mancanza di capacità di comprensione. C’è qualcos’altro.

Sin dall’inizio di questa guerra, i due nemici hanno fatto uso di simboli molto particolari e, a ben guardare, molto strani. Come noto, i Russi usano la lettera Z. Non che non esista la Z nella lingua russa, ma nell’alfabeto cirillico non si scrive così, bensì come una sorta di numero 3: з. Quindi, a cosa mai potrà corrispondere il simbolo Z visto che non può essere la nostra lettera dell’alfabeto latino? Questo non è ancora chiaro ma si dice che la lettera Z “non sia altro che un simbolo tradizionale della tradizione ortodossa, il tratto superiore rappresenterebbe Dio, quello inferiore la Terra e il tratto inclinato lo spirito Santo”38.

Dal canto loro, gli ucraini fanno chiaro sfoggio di simbologia nazista. Ordunque, la svastica è un simbolo universalmente diffuso. È evidente che gli ucraini ne fanno uso perché trattasi di un diretto rimando all’ideologia nazionalsocialista. Ma non deve essere questo un simbolo da associare al nazismo in maniera esclusiva, anche se in occidente è così. La svastica è a tutt’oggi il simbolo più comune in Oriente. Ad esempio, compone il simbolo ufficiale del giainismo39:

In realtà, a destare perplessità è quell’altro simbolo, il sole nero, che appare direttamente nello stemma del battaglione Azov:

Il sole nero è un simbolo sicuramente antichissimo, di cui esistono rappresentazioni che hanno migliaia di anni, ma che ha fatto capolino nella storia umana molto di rado. Mentre è possibile ipotizzare che la svastica sia un simbolo polare, in quanto potrebbe indicare il disegno celeste dell’Orsa Minore e dell’Orsa Maggiore intorno al polo nord celeste a rappresentazione dei punti cardinali e delle stagioni, al contrario del simbolo del sole nero non si sa cosa dire perché di esso si conosce poco, se non addirittura nulla. Di fatto lo si ricorda solo per via di un mosaico presente nella Obergruppenführersaal del castello di Wewelsburg nei pressi di Paderborn, che Himmler, su suggerimento dell’esoterista austriaco Karl Maria Wiligut40, aveva adibito a vera base istituzionale delle sue SS.

Difficile dire cosa rappresenti realmente questo simbolo che, dopo essere stato in auge nella Germania nazista, a differenza della svastica era successivamente caduto nel dimenticatoio, salvo poi fare la sua riapparizione in Ucraina in questi ultimi anni al seguito delle milizie paramilitari. Similmente bisognerebbe capire quale sia il vero significato della lettera Z, usata invece dai Russi. Sapendo che il simbolo, quando soprattutto di valenza archetipica, costituisce una liaison con quello che Jung chiamava inconscio collettivo, viene da pensare che abbia ragione il noto esperto di esoterismo Giorgio Rossi41 quando puntualizza che quella che si sta ora combattendo in Ucraina non è solo una guerra fisica, tra due eserciti dotati di armi materiali, ma anche, se non principalmente, una guerra spirituale dove si stanno affrontando due distinte tipologie di forze preternaturali. Ed il tutto sta avvenendo proprio in quegli stessi luoghi dove già nel corso della seconda guerra mondiale si era svolta la loro ultima, terribile battaglia frontale. La guerra a cui stiamo assistendo oggi, insomma, non sarebbe altro che una resa dei conti, la redde rationem definiva:

Ecco perché in tutto questo forse non ha neppure senso parlare di razionalità. Se questa è per davvero una resa dei conti a livello spirituale, occorre tenere presente una cosa: nessuno si fermerà, si andrà fino in fondo, costi quel che costi.

  • 1 https://www.repubblica.it/esteri/2022/05/02/news/ucraina_israele_indignata_dalle_parole_di_lavrov_anche_hitler_aveva_sangue_ebraico-347805980/
  • 2 https://www.youtube.com/watch?v=Sb6zmmD7obY
  • 3 https://it.wikipedia.org/wiki/PGM-19_Jupiter
  • 4 https://en.wikipedia.org/wiki/Graham_Allison
  • 5 https://it.linkedin.com/pulse/essence-decision-roberto-tomaiuolo
  • 6 https://en.wikipedia.org/wiki/Army_Ballistic_Missile_Agency
  • 7 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Kenneth_Waltz
  • 8 https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_di_natura
  • 9 https://agenparl.eu/putin-russi-e-russofoni-in-ucraina-vengono-spinti-fuori-dai-loro-territori-storici/
  • 10 https://www.ilsole24ore.com/art/le-linee-rosse-putin-ucraina-non-voglio-missili-5-minuti-mosca-AEoRK9z
  • 11 https://www.politico.eu/article/pope-francis-nato-cause-ukraine-invasion-russia/
  • 12 https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2022/02/22/ucraina-putin-accordi-di-minsk-non-esistono-piu_530b46f0-944b-4b9c-b5f8-949a521d88bc.html
  • 13 https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/ucraina-lavrov-la-nato-e-in-guerra-per-procura-con-la-russia_49298501-202202k.shtml
  • 14 https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/terza-guerra-mondiale-laffondo-di-marco-travaglio-ma-possiamo-noi-stare-a-90-gradi-verso-il-nostro-27-04-2022-435886
  • 15 https://voxnews.info/2022/04/27/la-rivolta-dei-generali-italiani-questa-non-e-la-nostra-guerra-fermiamo-gli-usa/
  • 16 https://www.congress.gov/bill/117th-congress/senate-bill/3522/all-info
  • 17 https://www.open.online/2022/05/03/biden-armi-usa-ucraini-vs-russi-video/
  • 18 https://www.limesonline.com/carta-russia-il-nemico-preferito-dagli-usa/89272
  • 19 https://www.nicolaporro.it/cari-russi-e-questione-di-vita-o-di-morte-ecco-la-discorso-di-guerra-di-putin/
  • 20 https://www.youtube.com/watch?v=5bkoJ-onn0U
  • 21 https://www.today.it/economia/stop-importazioni-gas-petrolio-russia-2022-def.html
  • 22 https://www.soldionline.it/notizie/macroeconomia/inflazione-europa-2022
  • 23 https://notizie.tiscali.it/economia/articoli/stagflazione-segnali-commento-ricci/
  • 24 https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/gas-russo-prezzo-pagare-la-rinuncia/c08bcd8c-caeb-11ec-84d1-341c28840c78-va.shtml
  • 25 https://it.investing.com/news/commodities-news/ungheria-contro-embargo-ue-su-importazioni-greggio-e-gas-russi–portavoce-2056072
  • 26 https://www.orazero.org/il-caos-soffiano-venti-di-guerra-in-ucraina/
  • 27 https://www.leggo.it/news/esteri/papa_francesco_kurdistan_guerra_mondiale_bergoglio_corea-547329.html
  • 28 https://www.lastampa.it/esteri/2022/04/18/news/cosi_l_esercito_ucraino_e_stato_trasformato_dall_occidente-3133406/
  • 29 https://www.maurizioblondet.it/come-va-alla-russia-il-generale-delawarde-fa-un-confronto-con-le-forze-nato/
  • 30 https://www.adnkronos.com/orsini-a-cartabianca-italia-si-sganci-no-armi-a-ucraina-per-fare-pace_5wsEr2BFopflu8LeRvU8qw?refresh_ce
  • 31 https://www.iltempo.it/esteri/2022/05/03/news/transnistria-famiglie-generali-russia-evacuazione-allargamento-guerra-ucraina-attacco-moldavia-31444304/
  • 32 https://www.ilgiornale.it/news/politica/draghi-nessuna-equidistanza-stiamo-lucraina-2031097.html
  • 33 https://www.liberoquotidiano.it/news/adnkronos/31451178/ucraina-von-der-leyen-vogliamo-vittoria-kiev-.html]
  • 34 https://thehill.com/opinion/international/3473500-why-sanctions-against-russia-may-not-work/
  • 35 https://www.brighteon.com/9f735cf4-fa65-4c7b-8102-965ea60a8bb3
  • 36 https://en.wikipedia.org/wiki/Status-6_Oceanic_Multipurpose_System
  • 37 https://www.maurizioblondet.it/irlmaier-parlava-del-nosto-tempo/
  • 38 https://www.orazero.org/lettere-pazze-sbagliare-una-maiuscola-puo-cambiarvi-la-vita-misteri-della-democrazia/
  • 39 https://it.wikipedia.org/wiki/Giainismo
  • 40 https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Maria_Wiligut
  • 41 https://cavouresoterica.it/relatori/giorgio-rossi/