L’Unione Europea continua a lavorare sul sesto pacchetto di sanzioni antirusse. Dopo il divieto di importare il carbone approvato il 7 aprile 2022 [1], l’UE prevede di rendere impossibile l’importazione di petrolio russo.
L’Europa spera inoltre di rinunciare al gas dei giacimenti siberiani entro la metà del decennio [2].
La posizione ufficiale degli europei è che gli idrocarburi dovrebbero essere sostituiti da fonti di energia rinnovabili.
Ma la realtà è diversa: l’embargo al carbone russo porta a un aumento della produzione dello stesso combustibile fossile nell’UE. La Grecia sta tornando alla sua forma particolarmente inquinante, la lignite [3].
Ancora più pericoloso per l’ambiente è l’utilizzo di LNG, la trasformazione dal suo stato fisico è possibile solo a fronte di alti costi energetici, a cui si aggiunge il costo del trasporto. È stato calcolato che l’utilizzo di gas naturale liquefatto (LNG liquefied natural gas) trasportato (via nave) produce emissioni atmosferiche nocive 2,5 volte superiori rispetto al trasporto in gasdotto [4].

Dal punto di vista geopolitico, il cambiamento in atto va inquadrato come un passaggio da una dipendenza energetica ad un’altra.
A partire dal febbraio 2022, i Paesi europei sbloccheranno i fondi per la costruzione di un numero sempre maggiore di terminali di LNG per sostituire le forniture dei gasdotti. La Germania vuole investire 3 miliardi di euro in terminali galleggianti, mentre la Spagna (che ne ha già sei) costruirà un gasdotto per portare il LNG ai Paesi vicini attraverso le sue condutture. Un progetto infrastrutturale simile è stato concordato nell’Europa settentrionale: un terminale per il LNG sarà costruito nel porto di Paldiski in Estonia per essere spedito in Finlandia. Nei Balcani, la Grecia sta prendendo l’iniziativa: il 3 maggio ha iniziato la costruzione di un terminale sulla costa del Mar Egeo, attraverso il quale spera di fornire LNG ai suoi vicini [5].

Per poter inserire il gas LNG nei serbatoi, è necessario portarlo a -160 gradi Celsius, la trasformazione richiede un maggiore consumo di energia, ma è anche vulnerabile alle perdite. Dall’estrazione del gas LNG fino alla sua consegna al terminale, le emissioni spontanee di metano vengono rilasciate nell’atmosfera. Il Natural Resources Defense Council sostiene che fino al 6% del composto nocivo contenuto nel LNG si dissolve nell’aria prima che l’energia raggiunga il consumatore [6].

A peggiorare la situazione ambientale è data dal fatto che la maggiore fonte di approvvigionamento di LNG proviene dai giacimenti statunitensi. Oltre al lungo viaggio marittimo (inquinante ed energivoro), bisogna aggiungere che l’estrazione di tale gas – attraverso il fracking – causa avvelenamento delle acque, inquinamento del suolo e dell’aria da metano ed etano [7].

Il paradosso: a febbraio 2022 i leader europei considerarono il gas naturale come “fonte di energia verde” [8], ma attenzione ai dettagli! All’epoca si parlava di gas naturale che veniva importato attraverso gasdotto.
In futuro avverrà la stessa associazione, dove il LNG verrà classificato magicamente verde ed ecologico?
Temo davvero che il LNG diventerà green, visto che Frans Timmermans (vicepresidente della Commissione europea responsabile per la transizione verde) ha approvato un’altra transizione, ovvero sostituire il gas russo col carbone [9] .

La legge europea sul clima (adottata nel 2020 [10]) stabilisce una tabella di marcia per il futuro, obbligando i Paesi dell’UE a ridurre le proprie emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990, ma con una scadenza di soli otto anni, ovvero fino al 2030. Combinare questo obiettivo con una guerra economica contro la Russia è folle.

I Paesi che hanno ancora riserve di carbone hanno già approfittato di tutte le nuove sanzioni anti-russe per aumentare la loro produzione.
In prima linea c’è la Polonia. “Vogliamo che l’energia estratta dal carbone continui a essere consumata in Polonia nella seconda metà di questo secolo”, ha dichiarato il vice primo ministro Jacek Sasin in aprile [11] . Gli ambientalisti saranno felici, l’inquinamento derivante dal carbone è in media due volte più grande del gas naturale in termini di emissioni di CO2.

<<Una performance di marcata crescita, quindi, quella del carbone, che delude le aspettative di chi pensava che, dopo la débâcle del 2019 e del 2020, per questa fonte fosse già stato raggiunto il picco di consumo e che per gli anni a seguire non potesse che consolidarsi un pattern di decrescita. Invece, non solo il carbone è cresciuto, ma un suo maggiore utilizzo ha contribuito a un rimbalzo veloce delle emissioni di CO2, che segnano + 6% sul 2020, attestandosi a 36,3 Gt, il valore più alto di sempre. Le emissioni da carbone, infatti, crescono più delle altre fonti e raggiungono il record assoluto di emissioni prodotte (15,3 Gt), superando il precedente picco del 2014. In pratica è come se si fossero fatti tanti passi indietro fino ad arrivare a un livello antecedente allo storico accordo di Parigi. E quel che peggio è che, a fronte della guerra in corso in Ucraina e delle conseguenti misure prese per ridurre la dipendenza dal gas russo, negli ultimi mesi i consumi di carbone sono continuati ad aumentare. A marzo i cinque principali Stati europei – Italia, Germania, Paesi Bassi, Francia e Spagna, hanno visto cumulativamente crescere l’output elettrico prodotto da carbone di quasi il 60% sul pari mese del 2021. Trend di crescita che si conferma anche ad aprile: +27% a fronte, invece, di un calo del gas del 14%.>> [12]

In Europa si persegue il Green New Deal, ma grazie alla guerra economica mossa alla Russia si incoraggia la temporaneità dell’energia sporca e inquinante. E la parola “temporaneo” inizia a essere di moda, infatti è stata usata dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis per spiegare ai suoi elettori la necessità di riavviare le centrali elettriche a carbone. E il primo ministro italiano Mario Draghi ha usato la stessa parola. I progetti di carbone in Portogallo, Romania e Repubblica Ceca sono stati definiti temporanei [13]

Sempre Comunque Ovunque Alessia C. F. (ALKA)